LA PRAIA: CONSORZIO O CONSORTERIA?

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L’episodio delle sassate con cui sono stati accolti i turisti sudafricani alla Praia mi hanno scosso dal torpore e dal disinteresse per quei luoghi, che giudico ormai “perduti”. La Praia è un condensato di tutte le problematiche che affliggono il territorio della Divina Costiera: le amministrazioni locali devono essere espressione di esigenze ben diverse da quelle rappresentate dall’interesse di qualche singola famiglia. La Praia “il posto più bello del mondo”? ……….ma giratelo il mondo, prima di sostenere idiozie! Non si può continuare ad incentivare l’afflusso di un turismo, oggi più che mai “Mordi e Fuggi”, senza affrontare temi significativi come quelli legati alla sicurezza. Finito è il tempo in cui la commistione tra interesse privato e pubblico si esprimeva nella realizzazione di complessi alberghieri, che dovevano corrispondere a normative più o meno restrittive, a seconda della proprietà. Oggi tutti vogliono partecipare alla “tavolata”, non solo quelli “acculturati” e per il solo merito di una nascita “fortunata”. E’ l’epoca delle “Case Vacanza” ……… e di spremere quello che è rimasto. Stiamo andando ben oltre il limite di un turismo sostenibile! L’uscita a mare di un canalone di scarico del dilavamento della montagna, questo è La Praia, in un sistema di equilibrio naturale. Perfino le brecce della marina, che oggi irresponsabilmente si insiste a ricoprire di cemento, prendevano parte a questo equilibrio, nell’incontro della terra con il mare. Andate ad Agerola, sulla strada per Paipo, e guardate in basso da 900 metri di altezza e vi renderete conto! E non mi risulta che, su questo “scarico” che è La Praia, ci sia l’attenzione di una particolare manutenzione ma, piuttosto, quella di una impropria, imbarazzante, utilizzazione (scarico tombato, altrimenti definito sulla rivista di achitettura “Domus”: Piazza alta del Borgo di Marina di Praia). Le sperimentate strategie, un tempo di pura e semplice sopravvivenza, nel rapporto con un territorio difficile, oggi, con l’esplodere del turismo, si ripropongono in strategie di conquista nell’assenza (leggasi complicità) di chi dovrebbe amministrare il benessere comune.
Sotto costoni rocciosi, spesso degradati, non si possono attirare bagnanti……..ho visto, qualche volta sulla costa, l’apposizione di cartelli di pericolo (regolarmente disattesi): classica soluzione alla Ponzio Pilato! In altre località della “divina” ho visto il cartello di “Divieto di balneazione” accanto allo sbocco di uno scarico fognario. Sono passati molti anni, oggi la situazione è decisamente migliorata………….i tubi di scarico sono meglio nascosti e si provvede ad impreziosire le macerine con opere d’arte! E per fortuna che esistono mappe con la perimetrazione delle zone demaniali (simili alla pelle dei “beneamati”, a seconda che ci si mettano le mani) e di quelle ad “elevato rischio idrogeologico”…….ma come è possibile continuare ad autorizzare accoglienza o di rilasciare licenze per l’esercizio di attività, più o meno legali, senza affrontare il tema delle responsabilità civili o penali? Ma torniamo alla Praia: si attirano automobili in un “cul de sac”, senza provvedere ad un banale sistema di regolazione del numero per i mezzi in entrata e in uscita ……….meglio dissertare su possibili consorzi, così che, mentre si dividono i proventi, le eventuali responsabilità diventano di tutti e di ………nessuno! E non credo che manchi molto alla maturazione di un tempo in cui, anche solo da bagnante, per accedere ad un mare, ancorchè inquinato, bisognerà pagare un contributo………….semmai mi dovesse toccare di arrivare a quel tempo, spero di avere, io, allora, ancora la forza di tirare sassate! Giancarlo Irace
Nella foto: La Praia rasa al suolo dall’alluvione nel 1924.L’episodio delle sassate con cui sono stati accolti i turisti sudafricani alla Praia mi hanno scosso dal torpore e dal disinteresse per quei luoghi, che giudico ormai “perduti”. La Praia è un condensato di tutte le problematiche che affliggono il territorio della Divina Costiera: le amministrazioni locali devono essere espressione di esigenze ben diverse da quelle rappresentate dall’interesse di qualche singola famiglia. La Praia “il posto più bello del mondo”? ……….ma giratelo il mondo, prima di sostenere idiozie! Non si può continuare ad incentivare l’afflusso di un turismo, oggi più che mai “Mordi e Fuggi”, senza affrontare temi significativi come quelli legati alla sicurezza. Finito è il tempo in cui la commistione tra interesse privato e pubblico si esprimeva nella realizzazione di complessi alberghieri, che dovevano corrispondere a normative più o meno restrittive, a seconda della proprietà. Oggi tutti vogliono partecipare alla “tavolata”, non solo quelli “acculturati” e per il solo merito di una nascita “fortunata”. E’ l’epoca delle “Case Vacanza” ……… e di spremere quello che è rimasto. Stiamo andando ben oltre il limite di un turismo sostenibile! L’uscita a mare di un canalone di scarico del dilavamento della montagna, questo è La Praia, in un sistema di equilibrio naturale. Perfino le brecce della marina, che oggi irresponsabilmente si insiste a ricoprire di cemento, prendevano parte a questo equilibrio, nell’incontro della terra con il mare. Andate ad Agerola, sulla strada per Paipo, e guardate in basso da 900 metri di altezza e vi renderete conto! E non mi risulta che, su questo “scarico” che è La Praia, ci sia l’attenzione di una particolare manutenzione ma, piuttosto, quella di una impropria, imbarazzante, utilizzazione (scarico tombato, altrimenti definito sulla rivista di achitettura “Domus”: Piazza alta del Borgo di Marina di Praia). Le sperimentate strategie, un tempo di pura e semplice sopravvivenza, nel rapporto con un territorio difficile, oggi, con l’esplodere del turismo, si ripropongono in strategie di conquista nell’assenza (leggasi complicità) di chi dovrebbe amministrare il benessere comune.
Sotto costoni rocciosi, spesso degradati, non si possono attirare bagnanti……..ho visto, qualche volta sulla costa, l’apposizione di cartelli di pericolo (regolarmente disattesi): classica soluzione alla Ponzio Pilato! In altre località della “divina” ho visto il cartello di “Divieto di balneazione” accanto allo sbocco di uno scarico fognario. Sono passati molti anni, oggi la situazione è decisamente migliorata………….i tubi di scarico sono meglio nascosti e si provvede ad impreziosire le macerine con opere d’arte! E per fortuna che esistono mappe con la perimetrazione delle zone demaniali (simili alla pelle dei “beneamati”, a seconda che ci si mettano le mani) e di quelle ad “elevato rischio idrogeologico”…….ma come è possibile continuare ad autorizzare accoglienza o di rilasciare licenze per l’esercizio di attività, più o meno legali, senza affrontare il tema delle responsabilità civili o penali? Ma torniamo alla Praia: si attirano automobili in un “cul de sac”, senza provvedere ad un banale sistema di regolazione del numero per i mezzi in entrata e in uscita ……….meglio dissertare su possibili consorzi, così che, mentre si dividono i proventi, le eventuali responsabilità diventano di tutti e di ………nessuno! E non credo che manchi molto alla maturazione di un tempo in cui, anche solo da bagnante, per accedere ad un mare, ancorchè inquinato, bisognerà pagare un contributo………….semmai mi dovesse toccare di arrivare a quel tempo, spero di avere, io, allora, ancora la forza di tirare sassate! Giancarlo Irace
Nella foto: La Praia rasa al suolo dall’alluvione nel 1924.