Sorrento sabato in biblioteca evento per l’ingresso dei libri del Fondo Andrea Savino

0

Articolo aggiornato dall’inviato della redazione Positanonewtv Luigi Russo, presente all’evento e che ha riportato video interviste foto e impressioni.

Inaugurazione presso la Biblioteca Comunale di Sorrento, del “Fondo Savino”, un patrimonio di oltre 4000 libri che gli eredi del prof. Savino hanno donato alla collettività.
Questo non stupisce chi ha avuto il piacere di conoscerlo.
Il prof. Andrea Savino oltre alla profonda Cultura è ricordato soprattutto per averla sempre condivisa con tutti.

L'immagine può contenere: 1 persona, in piedi

Sorrento sabato in biblioteca evento per l’ingresso dei libri del Fondo Andrea Savino . L’evento ci è stato segnalato dal dottor Inciso, ricordiamo come centinaia di sorrentini volevano dedicare la biblioteca proprio a Savino, tuttora è dedicata allo storico di Napoli  Bartolommeo Capasso, ma per Savino è stato costituito un Fondo ed un’ala tutta sua.

La redazione ha ricevuto questo comunicato dagli amici del compianto prof. Andrea Savino che hanno curato la realizzazione del fondo librario presso la Biblioteca Comunale di Sorrento: Alfaro Luigi, Ascione Filippo, Cambi Maurizio, D’ Alessio Pasquale,  Inciso Giovanni e Morelli Quinzio.

“Sabato 20 maggio alle ore 19, presso la Biblioteca Comunale di Sorrento in Piazza Tasso, sarà inaugurato il “Fondo Andrea Savino”.
Si tratta di oltre quattromila volumi di grande interesse scientifico su temi che vanno dalla filosofia alla matematica, dalla storia alla religione, dall’economia agli studi sociali. Una raccolta di testi rappresentativa dell’intenso percorso intellettuale del prof. Andrea Savino, scomparso improvvisamente due anni fa, che gli eredi hanno voluto donare ai suoi concittadini.
Una scelta generosa, operata nel solco della continuità con i valori che hanno caratterizzato la vita del prof. Andrea Savino: la convinta attività di divulgazione della cultura e di condivisione della conoscenza considerate come forme di democrazia. Un’attività portata avanti per anni con passione, che ha contribuito alla formazione culturale, intellettuale ed etica di molte generazioni di giovani della Penisola sorrentina.
Nell’incontro di sabato prossimo, il prof. Maurizio Cambi, che insieme ad altri affezionati amici dello stimato prof. Savino ha curato l’assemblaggio e l’organizzazione del patrimonio librario donato alla città, illustrerà i contenuti del fondo e le modalità di catalogazione tese a favorire, per i frequentatori giovani e meno giovani della Biblioteca Comunale di Sorrento, la curiosità e il desiderio di conoscenza.

All’appuntamento interverranno il Sindaco di Sorrento avv. Giuseppe Cuomo e l’Assessore alla Cultura Maria Teresa De Angelis. Interverrà, inoltre, Adriana Ventolino, moglie di Andrea Savino, che ha voluto donare alla città il prezioso fondo librario.”

HELMUT NEWTON. FOTOGRAFIE Napoli, PAN Palazzo Arti Napoli

0
!HUSTON 4498-9

dall’inviato di Positanonews Luigi Russo

Non sarebbe una cattiva idea, anche in considerazione dell’imminente 8 marzo, visitare la mostra dedicata a Helmut Newton; si perché malgrado i suoi scatti fossero osé e rivoluzionari per l’epoca, non furono mai volgari, anzi il Maestro mise la Donna sempre al centro della sua opera.

Stamane 24 febbraio 2017, nella sala Convegni “Roberto Di Stefano”, del Palazzo delle Arti di Napoli (PAN), si è tenuta l’anteprima per la stampa, della Mostra: “Helmut Newton. Fotografie. White Women / Sleepless Nights / Big Nudes”. Dopo i saluti di Nino Daniele assessore al Comune di Napoli e di Alberto Rossetti AD di Civita Mostre; l’esposizione è stata illustrata dai curatori Matthias Harder e Denis Curti

Il progetto, realizzato da June Newton, vedova di uno dei più famosi fotografi del Novecento e presidente della Helmut Newton Foundation, è stato promosso dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, in collaborazione con Civita Mostre, e raccoglie oltre 200 immagini tratte dai primi tre libri del fotografo pubblicati tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80.

Per illustrare al meglio l’evoluzione dello stile di Helmut Newton, la Mostra si compone di tre sezioni ben distinte:

1 – WHITE WOMEN
Helmut Newton pubblicò il suo primo libro monografico nel 1976 e ricevette il prestigioso Kodak Photo Book Award. Per la prima volta il nudo e l’erotismo, attraverso 84 immagini a colori e in bianco e nero, entrarono nel mondo della moda e testimoniarono la trasformazione del ruolo della donna nella società occidentale.

2 – SLEEPLESS NIGHTS
Questo volume di Helmut Newton, pubblicato nel 1978, raccoglie tutti i lavori realizzati per diversi magazine, tra cui Vogue; ed è quello che lo ha reso una vera e propria icona della “fashion photography”.

3 – BIG NUDES
Newton pubblicò questo libro nel 1981, quando raggiunse il ruolo di protagonista della fotografia del secondo Novecento, inaugurando le gigantografie, cioè i nudi a figura intera ed in bianco e nero ripresi nello studio con la macchina fotografica.

Nella sezione Sleepless Nights è possibile ammirare uno scatto che il Maestro eseguì a Capri nel 1977, per la Rivista Vogue, dal titolo: “Capri at night”.

Berlinese, classe 1920, Helmut Newton (il cui vero nome era: Helmut Neustädter) crebbe in una famiglia ebrea della ricca borghesia, frequentò ottime scuole e poi la passione per la fotografia e il lavoro con la fotografa tedesca Else Simon. Nel 1938 la fuga dalla persecuzione nazista, a bordo della nave “Il Conte Rosso”, che da Trieste lo portò a Singapore.

Poi la II Guerra Mondiale, combattuta con la divisa dell’esercito australiano, il lavoro di freelance (anche per Playboy) e, nel 1961, il trasferimento a Parigi per concentrarsi sulla fotografia di moda.

Inutile dire che Newton fu conteso e lavorò per le più grandi riviste di moda: Vogue,Elle, GQ, Vanity Fair, Marie Claire, ecc.

Lavorò anche per stilisti del calibro di Chanel, Gianni Versace,, Yves Saint Laurent e fotografò tantissimi famosi personaggi, quali ad esempio, Ava Garner, Charlotte Rampling, Catherine Denevue,, Margaret Thatcher, ecc.

Tra i tanti episodi della sua vita, cito la cinquantesima edizione del famosissimo Calendario Pirelli (The Cal) del 2014 che non venne prodotta come sempre, ex novo, ma recuperò, invece, gli scatti in bianco e nero realizzati nel 1986 da Helmut Newton nel Chianti e a Montecarlo. Le foto inedite erano state all’epoca censurate perché “caratterizzate da una nudità aggressiva”, furono gelosamente conservate dalla Fondazione Pirelli, e riproposte anni dopo, appunto nel 2014, le fotografie ritraggono, tra le altre, le modelle Susie Bick e Antonia Feodora Dell’Atte.

Newton se ne è andato nel 2004, in seguito ad un infarto, la sua tomba è nel cimitero ebraico di Friedenau, a Berlino.

Sarà possibile visitare la mostra da Sabato, 25 Febbraio 2017 a Domenica, 18 Giugno 2017, presso il PAN in Via dei Mille 60, Napoli.

Luigi Russ

 

o

 

 

Il progetto della mostra Helmut Newton. Fotografie. White Women / Sleepless Nights / Big Nudes, nasce nel 2011 per volontà di June Newton, vedova del fotografo e presidente della Helmut Newton Foundation, e raccoglie le immagini dei primi tre libri di Newton pubblicati tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, da cui deriva il titolo della mostra e l’allestimento articolato in tre sezioni. I tre libri sono fondamentali per capire la fotografia di Newton, che li ha progettati personalmente, selezionando le immagini fotografiche e la loro impaginazione.

L’esposizione, curata da Matthias Harder e Denis Curti e aperta al pubblico dal 25 febbraio al 18 giugno 2017 al PAN, Palazzo Arti Napoli, presenta per la prima volta a Napoli oltre 200 immagini di Helmut Newton, uno dei più importanti e celebrati fotografi del Novecento.

White Women

Nel 1976 Helmut Newton dà alle stampe il suo primo libro monografico, che subito dopo la sua pubblicazione riceve il prestigioso Kodak Photo Book Award. 84 immagini a colori e in bianco e nero in cui per la prima volta il nudo e l’erotismo entrano nel mondo della moda: si tratta di fotografie innovative e provocanti che rivoluzionano il concetto di foto di moda e testimoniano la trasformazione del ruolo della donna nella società occidentale. Visioni che trovano spunto anche nella storia dell’arte, in particolare nella Maya desnuda e nella Maya vestida di Goya del Museo del Prado di Madrid.

Sleepless Nights

Anche Sleepless Nights pubblicato nel 1978, ruota attorno alle donne, ai loro corpi, abiti, ma trasformando le immagini da foto di moda a ritratti, e da ritratti a reportage di scena del crimine. I soggetti sono solitamente modelle seminude che indossano corsetti ortopedici o sono bardate in selle in cuoio, fotografati fuori dal suo studio, quasi sempre in atteggiamenti sensuali e provocanti, a suggerire un uso della fotografia di moda come mero pretesto per realizzare qualcosa di completamente nuovo e molto personale. Sicuramente si tratta del volume a carattere più retrospettivo che raccoglie in un’unica pubblicazione i lavori realizzati da Newton per diversi magazine (Vogue fra tutti), ed è quello che definisce il suo stile rendendolo un’icona della fashion photography.

 

Big Nudes

Con la pubblicazione Big Nudes del 1981, Newton raggiunge il ruolo di protagonista della fotografia del secondo Novecento, inaugurando una nuova dimensione – misura, quella delle gigantografie che entrano prepotentemente e di fatto nelle gallerie e nei musei di tutto il mondo. Fonte di ispirazione dei  nudi a figura intera ed in bianco e nero ripresi in studio con la macchina fotografica di medio formato, sono stati per  Newton i manifesti diffusi dalla polizia tedesca per ricercare gli appartenenti al gruppo terroristico della RAF.

Il percorso espositivo permetterà di conoscere un Helmut Newton più profondo e se vogliamo più segreto rispetto a quanto già diffuso: infatti, se l’opera del grande fotografo è sempre stata ampiamente pubblicata e con enorme successo su tutte le riviste di moda, non sempre la selezione effettuata dalle redazioni corrispondeva ed esprimeva compiutamente il pensiero dell’artista.L’obiettivo di Newton aveva la capacità di scandagliare la realtà  che, dietro il gesto elegante delle immagini, permetteva di intravedere l’esistenza di una realtà ulteriore, che sta allo spettatore interpretare.Obiettivo della mostra è presentare i temi distintivi dell’immaginario artistico di Helmut Newton, offrendo la possibilità ai visitatori di comprendere fino in fondo il suo lavoro come mai prima d’ora.Promossa dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napolila mostra è organizzata da Civita Mostre in collaborazione con la Helmut Newton Foundation.  La mostra è accompagnata da una pubblicazione edita da Marsilio.

La Ceramica Francesco De Maio a La Triennale di Milano con Gio Ponti: L’Infinito Blu

0

NOCERA SUPERIORE  – Un volume ed una mostra che la Ceramica Francesco De Maio, licenziataria per la riproduzione fedele delle maioliche Blu Ponti, dedica a Gio Ponti per valorizzare il Made in Italy in continuità con la tradizione ceramica tra passato, presente e futuro.

 “… e penso sempre alle infinite possibilità dell’arte: date a uno un quadrato di venti per venti e

– benché nei secoli tutti si siano sbizzarrirti con infiniti disegni –

c’è sempre posto per un disegno nuovo, per un vostro disegno…non ci sarà mai l’ultimo disegno…”(Gio Ponti) .

 

“Gio Ponti: L’Infinito Blu”. Una mostra ed un libro ideati dalla Ceramica Francesco De Maio di Nocera Superiore (SA), per raccontare a Milano con i disegni originali, alcuni inediti, fotografie, pezzi storici, un architetto e un designer come Gio Ponti.

Il doppio appuntamento con la mostra a La Triennale di Milano e la presentazione di un prestigioso volume firmato Ceramica Francesco De Maio ed edito da Edizioni Paguro con le testimonianze di Aldo Colonetti, Gianni De Maio, Gillo Dorfles, Patrizia Famiglietti, Fulvio Irace, Salvatore Licitra, Lisa Licitra Ponti, Fabrizio Mautone. Per la prima volta in assoluto, in un unico testo, i tre artefici del Blu Ponti.

 

Protagonisti del libro e della mostra, curati da Aldo Colonetti e Patrizia Famiglietti con la collaborazione di Salvatore Licitra, le fotografie mai pubblicate prima d’ora che ritraggono Gio Ponti come una sorta di regista “felliniano” mentre coordina in fabbrica le fasi di produzione, gli schizzi che ha tracciato velocemente per cogliere la sua creatività fuggente, le tavole e gli acquerelli fatti a mano su cui ha carpito le forme dei decori, e le maioliche che hanno reso reali le sue creazioni. In mostra anche le 33 maioliche “Blu Ponti” della Ceramica Francesco De Maio, riproduzioni fedeli non solo delle 27 maioliche ideate per il Parco dei Principi di Sorrento, ma anche degli inediti 5 decori non utilizzati e rimasti fino ad oggi solo disegni. Ed ancora la realizzazione di un decoro non compreso tra le 32 tavole disegnate da Gio Ponti, ma ritrovato nell’archivio degli schermi della Ceramica D’Agostino, ben riconducibile agli altri patterns bianchi e blu e individuabile tra gli schizzi a penna del designer.

 

Gio Ponti: L’Infinito Blu, un infinito blu di combinazioni. Prendi un decoro, lo giri di novanta gradi, e poi ancora di novanta gradi e ancora di novanta gradi e capisci che ad ogni giro si crea un disegno diverso. Linee, quadrati, punte, fiori che volgono in maniera diversa, che mirano in verticale verso il cielo o in orizzontale verso il mare. E quando il decoro viene posto a quattro, è proprio lì che l’azzurro del cielo e il blu del mare non hanno più fine in un intreccio infinito di forme e colori sempre diverso.

 

Maggiori dettagli nella conferenza stampa che si terrà giovedì 9 febbraio alle ore 18.30 al Palazzo de La Triennale di Milano, sala Quadreria.

Interverranno:

 

Aldo Colonetti, Filosofo, storico e teorico dell’arte, del design e dell’architettura, studioso di Gio Ponti

Salvatore Licitra, Erede di Gio Ponti

Gianni De Maio, CEO della Antiche Fornaci D’Agostino S.r.l.

Patrizia Famiglietti, Art Director della Ceramica Francesco De Maio S.r.l.

Fulvio Irace, Storico dell’architettura

Fabrizio Mautone, architetto che ha ristrutturato l’Hotel Parco dei Principi di Sorrento

LUTERO, COME E PERCHE’ ALL’UNITRE

0

Sabato 28 gennaio gennaio ore 16:30 nella sala della biblioteca di Piano proiezione del film LUTHER. Ingresso libero

Nell’ambito della rassegna di film storico filosofici curata dal Prof Paolella, il prossimo appuntamento è con il film Luther il sabato e la domenica la prof Kristien  Thiele pastore della chiesa Luterana di Napoli, ci guiderà nella conversazione.

video del primo incontro dedicato a Gallileo

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

Positano musealizzazione Villa Romana alla ditta Pompa. Numero chiuso per le visite. De Lucia “Accordo con Soprintendenza e Chiesa per la gestione”

0

Il Comune di Positano ha reso noto, tramite un avviso ufficiale, la ditta aggiudicataria dell’appalto riguardante i lavori della Villa Romana è la ditta Pompa che già stava lavorando per il restauro .  In particolar modo, i lavori di restauro riguarderanno la musealizzazione delle cripte, restauro totale della Villa Romana risalente al I Secolo a.C. e il restyling del campanile della Chiesa di Santa Maria dell’Assunta di Positano. Ora resta da vedere come gestire questa scoperta. Non sarà come Pompei, ne come le altre ville romane della Costiera amalfitana, fra Amalfi, Tramonti – Ravello, e Minori, quest’ultima è l’unica fruibile.  Abbiamo chiesto ad archeologi e al direttore dei lavori Diego Guarino “Per la limitatezza degli spazi e la delicatezza del contesto, saranno sicuramente visite contingentate. Dieci o venti lo deciderà chi di competenza”. Già , siamo a poche settimane dalla fruibilità della struttura, tempo permettendo a marzo dovrebbe essere completa anche la piazza, e ancora non si ha certezza sulla gestione della struttura, chi deciderà come e quando usufruirne, la bigliettazione, l’ingresso, che probabilmente dovrebbe avvenire su prenotazione, perchè , come abbiamo detto non di potranno essere quelle centinaia di visitatori al giorno e , almeno all’inizio, quando la curiosità sarà grande, sarà necessario prenotare il tutto? Abbiamo chiesto al sindaco Michele De Lucia “Dovremmo fare un tavolo con la Soprintendenza di Salerno che è la massima autorità, la Chiesa che è proprietaria di parte dello spazio, e trovare un accordo che contemperi gli interessi della valorizzazione culturale e turistica del paese, è la nostra grande occasione per destagionalizzare oltre che dare un grande valore alla cultura che se non si conosce non si valorizza.” In tutto questo si innesta anche l’UNESCO, Positanonews proprio ieri a Napoli ha seguito i giovani e ha un progetto con l’ANSO, associazione nazionale stampa online che potrebbe contemperare anche questo spazio da promuovere a livello nazionale e internazionale. Ma veniamo al bando. Sono pervenute al Comune 28 offerte di ditte che chiedevano l’aggiudicazione dei lavori e la scelta, secondo il criterio della media aritmetica dei ribassi in termini assoluti di tutte le offerte pervenute meno il 20% e l’ha scampata la ditta ing. Antonio Pompa S.r.l. con sede a Napoli, in via Giovanni Porzio n.4, Centro Direzionale Isola A2. L’importo di aggiudicazione provvisorio è di euro 88.334,68.

In seguito alla scoperta straordinaria del settembre del 2015, la Villa Romana di Positano ha attirato l’attenzione dei media e curiosi di tutto il mondo.  E’ stata ritrovata otto metri sotto il livello della strada ed è una costruzione risalente al I secolo d.C., stupendamente affrescata. Una scoperta che lasciò di stucco gli addetti ai lavori e attirò una miriade di curiosi e giornalisti da tutto il mondo: una villa enorme, che rappresentava gran parte dell’area del posto. Una vera e propria villa dei misteri, che sorge sotto la chiesa di Santa Maria Assunta, e che è stata letteralmente sepolta dall’eruzione del 79 d.C. Probabilmente, anzi quasi certamente, doveva trattarsi di un’abitazione di facoltosi proprietari, vista la qualità degli affreschi presenti.

Lunedì mattina si sono già visti all’opera i responsabili dei lavori in Piazza Flavio Gioia, nei pressi della Chiesa Madre, e noi abbiamo incontrato l’assessore Antonio Palumbo. Si sta lavorando assiduamente per un restyling importante: prima di tutto verrà effettuata un’opera di restauro della stessa Piazza, in senso generale, mentre in senso più stretto si sta lavorando per creare l’ingresso per la Villa Romana.

Super offerte al Pollio Speciale Epifania

0

Super Offerte ai supermercati Pollio, netto e Tre esse, speciale Epifania.

Prodotti di prima qualità scontatissimi, inoltre, in vista della festività,speciale sconti su dolci e caramelle.

Le offerte sono valide dal 27 dicembre all’8 gennaio 2017

In allegato la locandina

Info e contatti

Pollio Sorrento Via degli Aranci, 157 tel 081 8074465 Aperti giovedì pomeriggio

Tre Esse Piano di Sorrento Corso Italia, 377 tel 081 8088875 Aperto giovedì pomeriggio aperto domenica mattina orario continuato

Netto Maiori Via Orti, 44 Tel. 089 8541640 aperto giovedì pomeriggio

Netto Sorrento Via Santa Lucia, 15 tel 081 8781454 Aperto giovedì pomeriggio e domenica mattina

Netto Sant’Agnello Corso Italia, 178 tel 081 8774851 aperto giovedì pomeriggio aperto domenica mattina orario continuato

Netto Maiori Via Nuova Provinciale Chiunzi tel 089 854019 Aperto giovedì pomeriggio.

CLICCA QUI AVANTI SULLA P PER L’OFFERTA COMPLETA O SUL BANNER POLLIO P

Sorrento lutto Giovanna Caluzzi , Gianfranco D’Esposito

0

Sorrento in questi giorni natalizie ci sono stati dei lutti non tutti ci sono stati noti. Facciamo le nostre più sentite condoglianze per la scomparsa di Giovanna Caluzzi Ostetrica nota e amata vedova dell’avvoacato Nicolangelo Esposito e madre degli avvocati Andreina, Gianvincenzo e Danilo. A loro tutti e alla famiglia tutta diamo le nostre condoglianze. In questi giorni è scomparso anche il Comandante Gianfranco D’ Esposito titolare dell’ hotel Alpha di anni 73 , facciamo le condoglianze ai figli Francesco Saverio, Luigi e Alessandra la signora Michela e i parenti tutti .
Per chiunque voglia pubblicare le sue condoglianze potete inviarci una mail a direttore@positanonews.itlutto3.jpg

Amalfi e Atrani la meraviglia Calata della Stella a Natale 2016 – VIDEO

0

amalfi-calata-stella-2016

amalfi-calata-stella-2016-02

gruppo-calata-stella-2016Amalfi e Atrani la meraviglia Calata della Stella a Natale 2016 alcuni video su Positanonews dello straordinario spettacolo che ha incantato la Costiera amalfitana, per Atrani una tradizione che continua ad Amalfi che ritorna. Qui sotto quelli di Atrani le foto di Michele Abagnara premiato di recente da Positanonews e sotto Glassi videoatrani-natale

atrani-calata-stella

Amalfi è stato un ritorno quello della discesa della stella, sul cavo  d’acciaio, collocato tra il rione Sant’Antonio e la Darsena, che ha illuminato tutta la baia d’ Amalfi . Un percorso diverso e più suggestivo di quello percedente quando la cometa che scendeva dalla torre Tabor verso la cattedrale, ora dopo dieci anni la Stella è tornata con un percorso diverso è più affascinante . «Siamo contenti e commossi, inutile negarlo- dice con soddisfazione l’assessore alla cultura e alle tradizioni Enza Cobalto subito dopo lo spettacolo andato in scena ieri notti dinanzi a Piazza Flavio Gioia – Grazie a chi ha creduto in questo progetto, al sindaco, all’amministrazione comunale, al comitato Natale e Capodanno, ed ai tanti volontari, dopo alcuni anni di stand by siamo riusciti a far ritornare un rito che ha arricchito e impreziosito il natale amalfitano. Ci siamo adoperati per individuare una soluzione alternativa al percorso originario e riteniamo che la nuova stella luminosa che ha attraversato la baia di Amalfi la notte del 24 dicembre ha una suggestione maggiore». Ad Atrani la tradizione dura da 138 anni. Dopo Amalfi, che è partita ad un quarto a mezzanotte, subito dopo le campane che annunciano il Natale, cominciano i fuochi di artificio che riempono di colori la piccola e suggestiva città-presepe della Costiera amalfitana per poi far arrivare la Stella che attraversa il nucleo abitato affascinando tutti i presenti per la sua bellezza

Sorrento cadono calcinacci a Via del Capo intervengono i pompieri

0

sorrento-calcinacciSorrento cadono calcinacci a Via del Capo intervengono i pompieri per timore che venissero colpiti i passanti .  L’allarme è scattato poco prima delle 13 quando alcune parti di intonaco e di muratura di un cornicione sono cadute sul marciapiedi sottostante, per fortuna senza colpire nessuno.

Sono intervenuti gli agenti della polizia municipale di Sorrento che hanno bloccato il transito pedonale lungo il marciapiedi ed allertato i vigili del fuoco del distaccamento di Piano di Sorrento. I pompieri sono intervenuti con un’autopompa ed hanno utilizzato le scale in dotazione per raggiungere il balcone del primo piano dove hanno potuto provocare la caduta dei calcinacci giudicati pericolanti in modo da mettere in sicurezza lo stabile ed evitare rischi per l’incolumità dei passanti.

Atrani e Amalfi torna la meraviglia della calata della stella a Natale

0

Una Tradizione che vive in Costiera amalfitana ne parla il decano dei giornalisti della Divina Sigismondo Nastri 

Il recupero della calata della stella cometa, ad Amalfi – una tradizione che s’era bruscamente interrotta e sembrava ormai perduta – non può che farmi piacere. Dico di più: l’innovazione, che la sposta da piazza Duomo al fronte mare, mi piace. Darà alla gente, presumo tantissima, che si accalcherà sullo stradone e il lungomare, il vantaggio di non dover stare con lo sguardo rivolto in alto e scansarsi la cenere dei bengala che inevitabilmente viene giù a pioggia. Peccato che io non ci possa essere.

La calata della stella, nel 1970, suscitò l’interesse di Peter Nichols, mitico giornalista inglese, che su La Stampa raccontò: “Quest’anno ho realmente visto la stella di Betlemme nel cielo italiano. E, a differenza dei Magi, non ho dovuto cercarla e seguirla; è stata la stella a venire dove ero io e a posarsi sopra la città dove avevo portato la mia famiglia a passare il Natale. Avrete senz’altro già indovinato il nome della città: Amalfi. Qui un’enorme stella risplendente di fuochi d’artificio appare d’improvviso alta sulla città alla mezzanotte della vigilia di Natale e lentamente discende, per mezzo di un cavo, lungo le pendici della montagna, fino alla piazza della cattedrale, illuminando la città come se fosse un gigantesco presepe napoletano, una Betlemme italianizzata in dimensioni umane.”

Cambia lo scenario, le farà da sfondo il vasto orizzonte tra cielo e mare, ma l’emozione rimane la stessa.

Di questa stella cometa, in competizione tra Amalfi e Atrani, ebbe tante volte a occuparsi, nel corso di una ultracinquantennale militanza nel mondo della carta stampata, sempre attento alle vicende del nostro territorio, l’indimenticabile Gigino de Stefano. I suoi scritti sono ormai fonte indispensabile per gli storici. Come, spero, lo saranno i miei.

Mi piace riportare qui uno stralcio dell’articolo di Gigino pubblicato sul Mattino del 23 dicembre 1990 a proposito della stella di Amalfi e di quella di Atrani: “Due stelle comete per due paesi: compariranno, a mezzanotte in punto di domani, nel cielo di Amalfi [in effetti, l’orario è fissato alle 23,45] e in quello di Atrani [leggo che ad Atrani avverrà un quarto d’ora dopo la mezzanotte] senza, però, che tra i due eventi ci sia un minimo di coincidenza. Miracolo di Natale? La gente fa finta di crederci pur sapendo del piccolo trucco che gli Atranesi ripetono, puntualmente, tutti gli anni perché quanti lo vogliono, e specialmente i turisti, possano assistere anche alla loro festa in onore di Gesù Bambino. Niente di magico, comunque, e tantomeno di macchinoso ma solamente le lancette dell’orologio municipale (sulla facciata del Salvatore dove venivano incoronati i Dogi) che stranamente si ritrovano indietro di mezz’ora. Entrambi gli appuntamenti, del resto, sono veramente da non perdere. È la stella che scivola lentamente sui tetti antichi [questo avverrà solo ad Atrani, ndr] indietro un fantastico scintillio di argento ed oro. Le case sono illuminate da una tenue luce riflessa, che disegna il paesaggio di un grande presepio. Le zampogne suonano in concerto mentre i fuochi di artificio si frantumano in mille colori.”

Mi auguro che la webcam della Lega Navale mi dia la possibilità di assistere, anche da lontano, allo spettacolo di Amalfi.

michele-abbagnara stella-cometa-amalfi

Seiano, il wwf denuncia una cittadella balneare in riva al mare.

0

 inserito da Salvatore Caccaviello

Alle Axidie , gli ambientalisti segnalano scavi, smantellate le cabine ,cementificazioni e roghi inquinanti  in area protetta e ad alto rischio idrogeologico.

Meta di Sorrento –Combustione rifiuti speciali, sbancamento terreno e opere edili in corso in proprietà Le Axidie a Marina d’Equa nel Comune di Vico Equense” … è questo l’oggetto dell’ennesimo esposto inviato dal WWF Terre del Tirreno alla Procura della Repubblica di Torre Annunziata con la richiesta di un urgente intervento. E’ praticamente axidie-dallalto-18-nov-2016passato un mese da quando, il 17 novembre, giungeva al WWF Terre del Tirreno una segnalazione che allertava i volontari del Panda di operazioni di combustione di rifiuti in atto nel comune di Vico Equense, in località Marina d’Equa, all’interno della proprietà Le Axidie, consistenti nella bruciatura di cabine balneari, scavi-in-riva-al-mare-18-nov-2016smantellate e depositate a centinaia nella vasta area parcheggio localizzata sotto il costone pericolante. Il fumo sprigionato dal rogo appariva visibile anche da mare. Contemporaneamente, nella stessa proprietà, in area limitrofa alla fascia demaniale costiera, erano in corso d’opera lavori edili con mezzi pesanti consistenti in un grosso distanza-dal-maresbancamento di terreno e roccia che venivano depositati nella cava, utilizzata come parcheggio, sotto il costone calcareo, in area classificata nel Piano di Stralcio dell’Autorità di Bacino Campania Centrale (Tav. 466092) a rischio frana molto elevato e rischio idraulico molto elevato. Le telefonate fatte da un cittadino alle forze dell’ordine sin dalla mattinata non sortivano alcun effetto e solo grazie all’interessamento del WWF, che allertava del rogo in atto praticamente tutte le forze dell’ordine, giungeva sul posto (dopo 22 ore!) un rappresentante della Polizia Municipale di Vico Equense a verificare la legittimità dello scavo in atto. Prima del sopralluogo tuttavia per una strana coincidenza (?) la bruciatura dei rifiuti veniva interrotta e sul cumulo di cenere veniva sversato un intero camion di terreno! “Su questa vicenda vogliamo vederci chiaro – dichiara il Presidente del WWF Terre del Tirreno – a Seiano si sta edificando un vero e proprio villaggio in riva al marecabine-in-cemento-al-12-dicembre-2016-1 che, a ben leggere le norme di salvaguardia vigenti nell’area, a nostro avviso non si sarebbe potuto realizzare!!! E’ passato un mese dalla nostra prima segnalazione e, ad oggi, all’esterno della proprietà non sembra esserci alcuna tabella di cantiere come invece prescritto dalla legge. Ci si chiede se gli zelanti vigili, che non esitano a multare le auto private in sosta se sprovviste di park-card, abbiano notato o meno la prescritta tabella indicante i lavori in corso? Restiamo in attesa di conoscere se e chi abbia mai potuto autorizzare tutto ciò! I lavori edili, mai interrotti, hanno di fatto comportato una modifica dello stato dei luoghi con sbancamento di terreno e roccia e cementificazione del suolo a poca distanza dal mare all’interno dell’area di 30 metri di rispetto dal confine demaniale. Inoltre la bruciatura delle cabine balneari, in legno verniciato e materiali di copertura in plastica, ha prodotto pericolose diossine e un grave inquinamento dell’aria. I lavori segnalati sul nascere sono proseguiti senza alcuna interruzione e, ad oggi, al posto delle preesistenti cabine in legno si sta procedendo all’allocazione di casette in cemento che configurano, di fatto, la realizzazione di una vera e propria cittadella balneare!!!” –cabine-in-cemento-al-12-dicembre-2016-2 Visto che l’intero territorio del Comune di Vico Equense è stato dichiarato di notevole interesse paesaggistico e ricade nell’ambito di efficacia del P.U.T. per l’Area Sorrentino-Amalfitana statuito con la L.R. n. 35/87; nell’area oggetto di segnalazione insistono tutta una serie di opere edili quali edifici, manufatti, baracche, tettoie, piscine, strade e parcheggi  che non presentano di certo il carattere della provvisorietà; l’area oggetto della combustione dei rifiuti e del deposito/discarica di tonnellate di terreno, rocce e rifiuti rientra in zona classificata nel PSAI dall’Autorità di Bacino Campania Centrale (Tav. 466092) in relazione alle strutture ed infrastrutture antropiche presenti a Rischio Frana Molto Elevato (R4) e Rischio Idraulico Molto Elevato (R4), mentre l’area oggetto dello sbancamento rientra in zona classificata a Rischio Frana Medio (R2), il WWF ha chiesto un sollecito intervento della Procura della Repubblica al fine di accertare fatti e responsabilità. – 19 dicembre 2016 – Claudio D’Esposito Wwf Terre del Tirreno.

BERLINO UN CAMION SULLA FOLLA DEI MERCATINI DI NATALE, 9 MORTI

0

Un camion contro la folla, come a Nizza. Questa volta gli attentatori hanno colpito un mercatino di Natale. Sono almeno nove i morti e decine i feriti dell’attacco avvenuto vicino alla Chiesa del Ricordo di Berlino. Il mezzo ha invaso un marciapiede e falciato le persone. La chiesa si trova nel mezzo del Mercato natalizio situato in pieno centro della parte ovest della città nel quartiere di Charlottenburg dove ci sono le vie dello shopping. Secondo alcuni testimoni sul camion c’erano due persone. Uno dei due sarebbe stato arrestato, mentre l’altro sarebbe stato ucciso. Media parlano di rivendicazione dell’Isisberlino

Sorrento, Coast to Coast ed il divario tra sport e rispetto del territorio.

0

di Salvatore Caccaviello

 Il divertimento, le  passioni, non dovrebbero terminare solo nel momento in cui si toglie spazio e libertà a coloro che hanno altri interessi. Ma bensì quando organizzatori e sportivi si impongono regole ferree verso un territorio che oltre ad offrire determinate opportunità dovrebbe  innanzitutto  essere rispettato. La visione stamane delle nostre strade dopo la Coast to Coast sta a dimostrare che in penisola sorrentina  si è ben lontani dal costruire una coscienza ecologica anche per chi pratica sport.

Sorrento – Ancora un’ulteriore dimostrazione, quella rappresentata  all’indomani della ottava edizione della Maratona Coast to Coast, che non basta essere sportivi per essere ecologisti e magari rispettare le altrui esigenze. Oltre agli innumerevoli disagi provocati dallo stop alla circolazione per un periodo considerato, in un periodo di festività, prolungato ed insostenibile da cittadini e commercianti ,  un ulteriore grave disagio lo si può cogliere osservando stamane le nostre strade.  wp_20161219_12_43_37_pro1 Basta dare un’occhiata a cosa  hanno lasciato dietro di se’ i maratoneti dopo i vari ristori per capire quanto sia ancora grande il divario tra coloro che intendono fare sport  ed il rispetto di un territorio che si è offerto per tali manifestazioni. Se si può tollerare  che a gettare per terra un bicchiere o una bottiglietta di plastica sia colui che sta primeggiando, non lo si può assolutamente comprendere per i  numerosi amatori  che compongono la stragrande maggioranza di tali manifestazioni, che altresì potrebbero  fermarsi e tranquillamente utilizzare cesti e bidoni senza compromettere di sicuro la loro esibizione. Invece ancora una volta, la popolazione residente è  costretta a subìre uno spettacolo degradante composto da mucchi di bottiglie di plastica  e rifiuti di ogni genere lasciati lungo i cigli delle carreggiate. Al di là della ormai risaputa inerzia, dimostrata in varie altre occasioni,  la cittadinanza si aspettava un solerte intervento durante la mattinata affinché tali rifiuti venissero  rimossi.wp_20161219_12_44_06_pro1 Soprattutto perché trattasi per la maggior parte di materiale plastico (bottigliette e buste) che giacciono all’interno delle cunette dove , visto il peggioramento meteorologico, ed il probabile   scorrere di una grossa ed imminente quantità di acqua. Pertanto tale materiale oltre ad ostruire le caditoie, verrà probabilmente trasportato dall’acqua nei numerosi rivoli presenti lungo il territorio comunale, con destinazione il nostro già inquinato mare. wp_20161219_12_43_39_pro1 Non è la prima volta che rifiuti di ogni genere  vengono lasciate lungo le cunette per fare poi bella mostra per mesi dopo eventi sportivi realizzati lungo le strade della penisola sorrentina. Dove, visto ormai il livello di cultura  tendente sempre più verso il basso , non arriva la consapevolezza di un pubblico accecato dall’euforia nel godere uno spettacolo offerto da determinate competizioni , ma altresì non è tollerabile che non solleciti  l’ intelligenza e la perspicacia, oltre che degli organizzatori, almeno degli amministratori preposti a tali eventi. Ancora una volta , dinanzi a semplici  e banali problematiche  si è costretti a sollecitare chi di dovere sperando che il messaggio sia almeno recepito. 19 dicembre 2016 – salvatorecaccaviello

Terremoto a Ischia, ci sono i morti. Paura sull’isola

0

Terremoto a Ischia, paura nell’isola della Campania . Ci sono i morti, almeno due : una donna, colpita dai calcinacci della chiesa di Camicciola, è stata la prima a perdere la vita: si temono altri morti sotto le macerie. Almeno sette, infatti sono sotto le macerie: c’è una donna incinta, un ragazzino di dieci anni, un bambino di pochi mesi.
Di certo, sono decine i feriti.

I crolli
Confermati decine di crolli in tutta l’isola soprattutto a Casamicciola come ha anche testimoniato la tenenza della Guardia di Finanza che ne ha contati almeno 6 o 7. Ma su tutta l’isola la protezione civile già presente sull’isola per l’ordine pubblico estivo, sta mappando il territorio. Molti passeranno la notte all’aperto.

Ospedale evacuato
Disposta l’evacuazione dell’ospedale Rizzoli. Unico dell’isola attivo, tanto da destare la preoccupazione dei sindaci visto che ora non si sa dove portare i feriti che aumentano di numero. Nell’ospedale sono rimaste solo 5 persone intubate che non possono essere trasportate perche in pericolo di vita.

Elisoccorso, centrale al Cardarelli di Napoli
È scattato il piano di emergenza sanitario per i soccorsi alla popolazione di Ischia: già disposta unità di crisi del Cardarelli per eventuali necessità di trasporto in eliambulanza. Parte dell’ospedale di Ischia è stato invece evacuato per verifiche strutturali. Sui luoghi interessati dai crolli sono al lavoro squadre di volontari della protezione civile regionale.

Forze dell’ordine in campo
Al momento le forze dell’ordine sull’isola, tra tutti i corpi, sono 100 unità, tante vista la grandezza dell’isola, ma poche rapportate alle persone in vacanza e all’emergenza del terremoto. Un traghetto è stato messo a disposizione delle forze de

Amalfi quella caduta dal Saraceno “Ho visto una luce .. oggi voglio raccontarlo per diffondere l’Amore per la Vita”

0

Una bellissima testimonianza questa di Giuseppe Caputo che precipitò quattro anni fa dall’hotel Saraceno ad Amalfi che merita di essere riportata “…20 agosto 2013 Salerno …insistono con la TAC …impossibile sopravvivere ad un volo di 20 mt., sono precipitato sul viale dell’hotel Saraceno (Costiera Amalfitana), lo scooter è rimasto sulla strada ed io mi trovo di sotto. Vedo questo Signore alle spalle con un abito togato completamente bianco, …ricordo di essere in affanno, volevo raggiungere questa luce bianca intorno al Signore, ma proprio mentre allungavo il passo un sorriso mi rimette in vita. Aiuto… ricordo di aver gridato …Aiutooo …dopo che mi sono accorto di avere il piede destro completamente aperto, …non sentivo tanto dolore ma non mi reggevo in piedi. Dopo 40 min. sono tornato in vita, …da lontano sento qualcuno rispondere, …stiamo arrivando. Al Pronto Soccorso insistono con la TAC, ma proprio la testa è l’unica parte che funziona benissimo, tanto che collaboro già da subito con i medici. PERCHÉ SONO PRECIPITATO…!? …mentre deceleravo lo scooter accelerava e non son riuscito a fermarmi quindi sono precipitato di sotto, dopo aver urtato con la forcella il muro della strada, …di chi la colpa…!? …Oggi a distanza di tempo, credo di avere le idee chiare, …scooter/conducente …lo stress di quel periodo sono stati determinanti alla sciagura. VOLEVO RICORDARE questo momento perché non meritavo di finire, proprio io che ho sempre Amato la Vita. Volevo ringraziare DIO (entità infinita ed astratta) la fede nel Signore, volevo ringraziare chi si è preso cura di me, i Medici, i Paramedici, Parenti, gli Amici Veri, la Famiglia, ed anche gli Amici del gruppo Cuori Coraggiosi che diffondono Fede ed Amore. Oggi che posso raccontarlo, volevo sottolineare l’importanza di credere nella Vita, perché quando hai tanta vita puoi anche permetterti di diffondere Amore che è alla base di tutto.”

Strade rotte ad Agropoli. A settembre i primi lavori

0

Condizioni precarie di alcune strade di Agropoli: a settembre gli interventi di ripristino. Nei giorni scorsi l’Aifvs, l’Associazione familiari vittime della strada, ha inviato una lettera al Comune di Agropoli per chiedere un immediato intervento di ripristino dell’asse stradale e della segnaletica in via Malagenia, nella periferia di Agropoli. L’arteria in questione non è la sola a necessitare di interventi manutentivi. Lo stesso ufficio tecnico comunale, nell’indire la gara di appalto dedicata, nell’apposito atto, ha sottolineato che le strade “presentano in molti punti un livello di degrado tale per il quale non è più possibile un intervento efficace di manutenzione ordinaria”. Quindi ha individuato alcuni interventi prioritari, anche “in base alle richieste che provengono dalla cittadinanza e alle segnalazioni da parte dell’amministrazione comunale stessa”. In molti casi i problemi si sono riscontrati dopo gli interventi di messa in opera, da parte delle diverse ditte, delle tubature del gas metano, delle fibre ottiche, dell’Enel e, in ultimo, dei lavori per il rifacimento delle opere fognarie. Per questo motivo sono la maggior parte delle arterie cittadine a versare in uno stato di degrado, con buche e dislivelli. Tra le più colpite risultano: via Croce, via De Gasperi, via Pio X, via Taverne, viale Lombardia, via della Libertà, località Moio, via Belvedere, località Madonna del Carmine, località Mattine, via Malagenia, località Frascinelle, via San Francesco. L’Unione del comuni Alto Cilento, quale Centrale unica di committenza, ha aggiudicato l’appalto in questione alla ditta Scalzone Costruzioni di Villa di Briano, in provincia di Caserta, per un totale di circa 280mila euro oltre Iva. «Alcuni tratti stradali già sono stati ripristinati – spiega il sindaco Adamo Coppola – e tra alcuni giorni il lavoro sarà completato. Dopo aver aggiudicato l’appalto, si è provveduto a iniziare gli interventi di messa in sicurezza dei tratti più danneggiati. Molte delle arterie sono state soggette, nel tempo, a numerose opere di escavo per la messa in opera di sottoservizi. Con l’arrivo dell’estate, abbiamo sospeso i lavori, che verranno ripresi a settembre». (La Città)

Ravello S.S. 373 un degrado da terzo mondo. Di Martino “Disinteresse dei precedenti amministratori”

0

Ravello, Costiera amalfitana. Ravello la “bellissima”, capitale della Cultura Europea ma non solo per il 2020 , qui è il regno degli eventi di qualità della Costa d’ Amalfi e della Campania. Ma quando parliamo di strade e parliamo della provincia di Salerno, siamo nel degrado più completo. Tutti concentrati sulla SP 1 per il Valico di Chiunzi che, forse se lo sono dimenticati tutti, è addirittura ufficialmente interdetta in attesa di “Godot”, insomma di questi benedetti finanziamenti dalla Regione Campania e dei lavori di messa in sicurezza. Non siamo messi meglio per la S.S. 373 che sembrano tutti dimenticare forse abituati a tale scempio, muri distrutti da incidenti auto rimasti così con vuoti pericolosi, gli specchi scassati da anni e mai sostituiti. Ci chiediamo perchè la provincia di Salerno rimanga ancora in piedi, forse per far scrivere a noi giornalisti che ci prendiamo la briga di vedere come stanno le cose. Poi la strada stessa non doveva essere allargata e sistemata? Un groviglio di strettoie e curve che ha formato ottimi corridori fra i ravellesi e scalesi abituati allo slalom, ma è normale? Già da anni si parlava di finanziamenti , sentiamo il sindaco Salvatore Di Martino “Spero di avere a breve un finanziamento.. Purtroppo il disinteresse ( per non dire altro ) quinquennale dei precedenti amministratori riguarda oltre all’incuria presente in tutto il paese anche questa situazione..” . In ogni caso una vicenda assurda e inaccettabile per Ravello e per tutto il mondo, visto che Ravello è una bellezza tutelata dall’ UNESCO e riconosciuta come unica a livello internazionale. 

Roscigno. Il sindaco ed ex presidente della Alburni: «Finanziamenti per la Fondovalle. Parte di quei fondi è fittizia»

0

«La ripresa dei lavori della Fondovalle-Calore parte in malo modo, perché una parte dei fondi rappresentano quote fittizie». A sostenerlo è Pino Palmieri, sindaco di Roscigno ed ex presidente della Comunità montana Alburni. «Nel quadro tecnico economico relativo ai lavori della Fondovalle – sottolinea Palmieri – la somma complessiva comprende anche 1.860.000 euro circa (alla voce imprevisti e lavori in economia), fondi erogati in passato all’Ente montano e non restituiti alla Provincia. Nel medesimo atto viene specificato che la Provincia avvierà azione legale nei confronti della Comunità Alburni per il recupero delle somme in questione. Questa voce – secondo Palmieri – è fittizia in quanto la Provincia non la recupererà mai, visto il tempo trascorso». Nel contempo però si dice preoccupato che questa situazione possa ritorcersi contro gli operai. «Come minoranza, in seno al Consiglio della Comunità montana Alburni – evidenzia il primo cittadino di Roscigno – abbiamo presentato una interrogazione al nuovo presidente, Donato Cervino, chiedendo di impugnare la determina della Provincia, in quanto se la stessa dovesse davvero procedere, come annunciato, l’azione legale andrebbe a bloccare le somme utili per pagare gli stipendi degli operai forestali». Da qui la richiesta di giocare di anticipo rispetto all’ente provinciale. Il tratto finanziato, alcune settimane fa, dalla Regione, per circa 9 milioni di euro, con relativo avvio lavori, riguarda i circa 4,2 chilometri tra Mainardi di Aquara e Castelcivita. Gli interventi consistono nel porre in essere alcuni viadotti, quindi ci sono strutture da completare e collaudare, con tempi di intervento stimati in un anno. Per consegnare l’intervento complessivo invece, iniziato circa 15 anni fa, una volta operati questi interventi, mancano all’appello altri due tratti: in direzione Serre, per ulteriori 15 milioni di euro, già finanziati; quindi il collegamento tra Serre e Campagna, tratto non finanziato per altri 10 milioni di euro. Una volta che sarà terminata, la Fondovalle-Calore collegherà Campagna a Serre e ad Aquara, quindi il Cilento interno con gli Alburni. I lavori sono ripresi a metà luglio scorso, dopo un lungo stop, operato nel 2012, quando la Soprintendenza aveva ritirato il nulla osta espresso dieci anni prima, sostenendo che quella autorizzazione era ormai scaduta e che una parte dell’opera, già realizzata, non ne aveva rispettato i limiti. Ne è seguita una battaglia legale: le sentenze hanno stabilito che le difformità contestate dalla Soprintendenza riguardavano aspetti marginali, come il numero di piloni nella costruzione dei viadotti “Cannicelle” (quattro anziché sei) e “Alburno” (otto al posto di dieci), nonché di materiali in parte diversi da quelli che erano stati autorizzati. (La Città)

Milano. Occupa il posto dei disabili: multato. Poi scrive insulti e il web insorge

0

Il cartello è comparso sabato nel parcheggio sotterraneo del centro commerciale Carosello di Carugate, nel Milanese. Anonimo, vigliacco e sgrammaticato: se la prendeva con la persona, probabilmente disabile, che ha chiamato i vigili dopo aver trovato occupato il posto auto riservato ai portatori di handicap «per non fare 2 metri in più», compiacendosi che fosse capitata proprio a lui «questa disgrazia». Questo il testo del cartello (comprensivo di errori): “A te handiccapato che ieri hai chiamato i vigili per non fare 2 metri in più vorrei dirti questo: a me 60€ non cambiano nulla ma tu rimani sempre un povero handicappato……… Sono contento che ti sia capitata questa digrazia!!!”  Il tutto perché l’ignoto (per ora) estensore del messaggio ha dovuto pagare una multa di 60 euro. Un cliente 46enne ben più civile, Claudio Sala di Brugherio, ha visto il cartello passando, l’ha fotografato, ha avvertito il centro commerciale (che l’ha subito rimosso) e ha postato l’immagine su Facebook. Ripresa da Iacopo Melio, studente toscano 25enne e inventore della campagna #vorreiprendereiltreno per rendere le ferrovie italiane più accessibili a chi — come lui — si muove in sedia a rotelle, è diventata un caso sui social. «A te, cara “testa a pinolo”, che godi delle “disgrazie” altrui senza capire che due gambe acciaccate non limiteranno mai quanto un cervello bacato come il tuo, auguro di non scoprire cosa significhi non poter fare “2 metri in più”, o magari doverli fare inforcando una quattro ruote come la mia — scrive Melio — Ti auguro di non viverlo mai sulla tua pelle perché la differenza tra gli incivili come te e i “disgraziati” come me sta proprio in questo: i secondi cercano ogni giorno di ripulire ciò che li circonda dalla cattiveria e dall’intolleranza che i primi scagliano». Il suo è anche un appello a tutti a non lasciare correre: «Ricordatevi che potete fare la differenza dimostrandovi civili: fate come l’amico “disgraziato” e chiamate i vigili, segnalate e denunciate SEMPRE, perché il rispetto delle regole è il primo passo per rispettare le persone». (Corriere della Sera)  

Scala auto butta giù muro nella notte a Pontone, subito ricostruito dal Comune e la Provincia sta a guardare

0

Scala, Costiera amalfitana auto butta giù muro nella notte a Pontone, subito ricostruito dal Comune. E’ successo questa notte nella cittadina più antica della costa d’ Amalfi, il conducente dell’auto miracolato ma poi il Comune guidato da Luigi Mansi è subito intervenuto. Mentre a pochi metri la strada provinciale per Ravello è ridotta in uno stato pietoso e la provincia di Salerno non fa nulla neanche per cambiare uno specchio rotto

Paura ad Ischia. Alle 21 scossa di terremoto di magnitudo 3.6. Danni e crolli. Diversi feriti e alcuni dispersiu

0

Una scossa di terremoto nell’isola d’Ischia con la gente che si è riversata in strada mentre un black out elettrico si è registrato nel centro di Ischia porto. A Casamicciola in piazza Maio, secondi alcuni testimoni, una palazzina abitata è crollata. La chiesa del Purgatorio è andata distrutta, numerosi alberghi sono isolati. Ci sarebbero diversi feriti e alcuni dispersi. Stanno operando carabinieri, polizia e vigili del Fuoco, oltre che unità di soccorso medico. Secondo l’Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) si è trattato di una scossa avvenuta alle ore 20.57 con magnitudo 4.0, profondità 10 km ed epicentro in mare, a mille metri circa dal Faro di Punta Imperatore, sulla costa occidentale dell’isola. comuni più vicini all’epicentro sono Forio, Serrara Fontana, Lacco Ameno, Barano d’Ischia e Casamicciola Terme. La zona più colpita dal terremoto che è avvenuto stasera a Ischia è il Comune di Casamicciola dove si registrano numerosi danni e crolli. Carabinieri e polizia stanno convergendo nel centro termale. «In Piazza Maio a Casamicciola ci sono case che hanno subito grossi crolli. Si spera non ci sia nessuno sotto le case che hanno avuto crolli ingenti. Siamo molto preoccupati. La scossa qui è stata avvertita fortissima». Così al telefono Giuseppe Silvitelli, vicesindaco di Casamacciola. Il vicesindaco aggiunge: «Mi hanno riferito che ci sono lesioni anche nel palazzo del Comune di Casamiccola». E Silvitelli parla anche di un ferito grave a Casamicciola che è stato portato all’ospedale. Intanto l’ospedale Rizzoli di Lacco Ameno è stato evacuato per la presenza di numerose crepe nel palazzo. Solo cinque degenti intubati resteranno nella struttura. Ne dà notizia il sindaco di Lacco Ameno, Giacomo Pascale, che ha chiesto l’intervento della Protezione Civile. A Lacco Ameno la scossa si è sentita forte. Gli abitanti di via Borbonica, una zona alta del comune, appena avvertita la scossa sono scappati dalle case. Racconta Tommaso Monti, un giovane fotografo: «Ho visto crollare qualche tetto, ringhiere, muri di contenimento. Una rudere vicino alla nostra casa si è sbriciolato all’istante. Alcune stanze di una villa sono crollate. In giro si sentono solo sirene di ambulanze e quelle dei pompieri. Siamo tutti fuori dalle case con grande paura». «Mi trovo in una struttura termale di Lacco Ameno. È andata via la corrente. E siamo subito scesi in strada nel viale. Qui nella struttura non risultano per ora feriti. Ho provato ad andare in piazza Maio dove mi dicono ci sono stati danni. Ma col buio è difficile. Sono venuti giù lampadari e tante crepe. Qui nella zona borbonica crolli non ne risultano. Ci hanno fatto uscire dall’hotel, gente coi bagagli è scesa in strada. Aspettiamo istruzioni», racconta Andrea Petrella , portavoce presidente commissione Camera, da Ischia dove è in vacanza, al telefono Rainews 24. Sono in atto verifiche da parte della Protezione civile della Regione Campania sull’isola di Ischia per accertare se vi siano danni causati dalla scossa sismica di magnitudo 3.6. La scossa risulta avvertita dalla popolazione: numerose le chiamate pervenute alla sala operativa. Le squadre che al momento stanno effettuando i controlli sono state attivate immediatamente poiché erano impegnate sull’isola per Il servizio antincendio boschivo. Il presidente De Luca ha già allertato l’intera struttura di protezione civile. La scossa di terremoto è stata avvertita in maniera distinta anche in alcune zone dell’area flegrea. I comuni dove maggiormente è stato registrato il movimento tellurico sono stati Monte di Procida e le zone alte di Bacoli e Pozzuoli. Al momento non si registrano danni a persone e cose. I sindaci di Monte di Procida, Bacoli e Pozzuoli si sono messi in contatto con la Protezione Civile regionale per le prime valutazioni. Allertati, comunque, la Polizia Municipale e la Protezione Civile locale. A Bacoli la situazione viene seguita direttamente dal vulcanologo, Giuseppe Luongo, assessore alla Protezione Civile, in stretto contatto con l’Ingv. Nei tre centri flegrei non si sono registrate scene di panico. La vita nelle strade della `movida´ e sul lungomare dei tre centri sta proseguendo normalmente. (Corriere della Sera)

Gli ultimi aggiornamenti parlano di due vittima, una delle quali è Lina Cutaneo, una donna anziana di Casamicciola colpita dai calcinacci del crolli di Santa Maria del Suffragio. Si contano al momento 25 feriti di cui due in pericolo di vita, oltre a dei dispersi. Si cerca di recuperare sette persone rimaste sotto le macerie di un’abitazione. Con l’elisoccorso si sta provvedendo al trasporto dei feriti presso l’Ospedale Cardarelli di Napoli, in quanto l’ospedale di Ischia è stato evacuato per precauzione.

Pini di Villa Fondi tagliati a Piano di Sorrento, intervento di D’Aniello ma silenzio su esclusione del WWF

0

Piano di Sorrento . Premettiamo che la foto di apertura è quella di un post di Mariella Nica e che cerchiamo di essere equanimi in questa vicenda, che poi ci sarà chi fa l’incazzoso sul web sono fatti suoi, il veleno gli ritorna indietro come uno specchio riflesso, noi parliamo a persone sensate e calme, ai cittadini. Ebbene ci ha colpito il post sul blog di Antonio D’Aniello consigliere di maggioranza critico dell’amministrazione di Vincenzo Iaccarino, in genere D’Aniello ha sempre ponderato le cose e non è mai partito con stizza come fanno altri , sia pro che contro l’amministrazione

“In molti mi hanno posto domande su questo tema, come sapete preferisco essere documentato prima di prendere una posizione. La mole di documenti prodotta in questi tre anni è tale da non poter essere letta in un paio di giorni, però posso iniziare a mettere alcuni punti fermi. Spero di essere oggettivo e non rinfocolare delle polemiche a cui premetto che non risponderò.

  1. La pubblica amministrazione non abbatte alberi a cuor leggero. Non per sensibilità, semplicemente non può farlo. Nel caso specifico, Villa Fondi è anche un parco monumentale sottoposto ad un vincolo speciale. La procedura di abbattimento ha visto nel tempo susseguirsi tre perizie(due redatte da agronomi, una dall’università). Infine per procedere all’abbattimento c’è stata un’ulteriore autorizzazione rilasciata dalla Soprintendenza. Gli alberi abbattuti erano pertanto morti o ammalati.
  2. Va detto che le tre perizie non dicono la stessa cosa e spesso si sono contraddette. Il funzionario responsabile, Ing. Maresca, ha infatti disposto l’ultima perizia che facesse da ‘collazione’ con le altre.
  3. Il parco di Villa Fondi era chiuso da anni, non mi risulta, ma cercherò meglio che nei primi anni di chiusura siano arrivate proposte da privati, associazioni o altri enti che proponessero un metodo per aprire il parco e salvaguardare eventualmente gli alberi.
  4. La società che sta provvedendo all’abbattimento produrrà al Comune dei certificati di smaltimento della legna, che sarà trattata come rifiuto. (poteva essere evitato? Sinceramente non lo so, dalle foto alcuni pezzi di legna sembrano inutilizzabili) Appena ne verrò in possesso saranno pubblicate.
  5. Il responsabile del cantiere produrrà una relazione su eventuali accessi o negazione degli stessi rispetto al wwf. Purtroppo non ero presente, quindi non posso fornirvi una fonte autentica. Dalle ricostruzioni il personale comunale e il wwf dicono cose molto diverse.
  6. Gli alberi saranno rimpiazzati con essenze dello stesso tipo, ovviamente ‘baby’ rispetto agli originali. 
  7. Aggiunto oggi, domenica 20 agosto. Una porzione dei pini è a Villa fondi a disposizione per eventuali indagini e approfondimenti sulla morte degli alberi.

Credo sia tutto, ci aggiorneremo nei prossimi giorni. Se avete altre domande o perplessità resto a disposizione”

Nel contempo in un post del 13 agosto Mariella Nica scriveva che a Claudio d’ Esposito, circostanza confermata dallo stesso, non è stato dato accesso a Villa Fondi , ricordiamo che è legittimamente il rappresentante del WWF, la più importante associazione al mondo di tutela della natura, e la sua proposta di fare delle sculture dagli alberi neanche è stata presa in considerazione. A questo proposito, visto anche questo posto, ad Antonio abbiamo chiesto sul suo profilo facebook cosa ci dicesse al proposito. Il problema non è chi ha torto o ragione sul taglio degli alberi, rispetto alla qual cosa non ci vogliamo esprimere visto che non siamo dei tecnici, ma sulla scelta politica e morale di non far entrare il presidente del WWF a Villa Fondi crediamo che ci vogliano delle risposte o dei chiarimenti, comunque non riteniamo che sia stata la scelta giusta, anche nello stesso interesse dell’amministrazione che facendolo entrare avrebbe evitato ogni altra discussione…

Ecco il post della Nica

“NON SAPREMO MAI PIU’ come sono morti gli storici pini di Villa Fondi, (di cui i famosi “QUATTRO PRINCIPI”, detti così perchè piantati alla nascita dei principini Fondi De Sangro, la cui foto è esposta anche nel museo di Monaco in Germania).

Infatti, il “Sindaco di Piano di Sorrento dott. Vincenzo Iaccarino ha categoricamente VIETATO al WWF, con i suoi esperti agronomi ed entomologi di assistere alle operazioni di taglio ed effettuare ricerche … salvo poi mostrare i “trofei marci” e, ancora una volta, strumentalizzare il tutto.

Le precise richieste del WWF all’amministrazione comunale e agli enti preposti erano “ben chiare” e rese pubbliche su facebook per chi avesse voglia di cercare la “verità” in questa triste pagina della storia di Villa Fondi.

Segretando l’area di cantiere si è persa per sempre la possibilità di fornire alla scienza preziose e irripetibili informazioni desumibili dal taglio degli alberi secolari.

Un pezzo della storia di Piano di Sorrento, volutamente oscurata e mai narrata nelle infinite e costosissime celebrazioni del suo bicentenario, si dissolve col rumore delle motoseghe venute dalla Puglia … e ben allenate all’eliminazione di ulivi nodosi e monumentali … senza minimamente preoccuparsi delle controindicazioni per i rischi legati alla xylella e alla salute degli ulivi del parco … tanto chi avrà poi la capacità di collegare le cause agli effetti?”

Grazie Claudio d’Esposito per il tuo sforzo solitario ma mai vano.  Vamos!”

Furore, chiuso stabilimento: ecco il perché. Tutto parte da una denuncia

0

Furore, Costiera amalfitana. Oggi oltre all’intimazione a chiudere il Fiordo di Furore da parte della Sezione Navale della Guardia di Finanza di Salerno è stato chiuso di nuovo lo stabilimento balneare di Luigi Perrelli. Come mai ? Tutto sarebbe partito da una denuncia ed un ulteriore elemento, lo stabilimento balneare dovrebbe essere collegato al deposito. Insomma vi è indubbiamente una “guerra” in corso e alla fine a perderci è il Fiordo di Furore una delle bellezze della Costa d’ Amalfi e del mondo. Rileggetevi qui la nostra intervista esclusiva 

Fiordo di Furore. Dopo gli incendi è pericolo caduta massi: chiusa spiaggia, ma non vi è nessun segnale

0

Fiordo di Furore , Costiera amalfitana . Dopo gli incendi è pericolo caduta massi: chiusa spiaggia, ma non vi è nessun segnale  Gli uomini della Sezione Operativa Navale della Guardia di Finanza di Salerno, al termine di un sopralluogo atto a verificare lo stato dei luoghi, hanno intimato ai sindaci dei comuni competenti, Furore e Conca dei Marini  di emettere un’ordinanza di chiusura della spiaggia . A preoccupare i costoni rocciosi che caratterizzano l’unicità dell’insenatura, che presentano fratture in diversi punti con possibili distacchi di massi e materiale franoso. La situazione più seria ad Est, nel comune di Conca dei Marini, ricordiamo quando scoppiò l’incendio , in coincidenza con la gara dei tuffi, a luglio. Il pericolo esisteva già da allora . Desta curiosità il fatto che Conca dei Marini ha fatto l’ordinanza già da tempo e Furore non ancora, non solo ma fino a stasera la gente faceva il bagno tranquillamente e salivano e scendevano per godersi questo angolo di mare della Costa d’ Amalfi senza nessun segnale. Sicuramente ora partiranno richieste di finanziamenti alla Regione Campania per il dissesto idrogeologico, dopo quelli già spesi di recente..  LEGGI QUI ORDINANZA DEL COMUNE DI CONCA DEI MARINI 

Madre della Consolazione

0

L’Arciconfraternita di Santa Monica è di certo una delle più antiche congreghe laiche esistenti a Sorrento, l’Arciconfraternita è impegnata in prima linea nelle opere di assistenza e carità verso le persone più bisognose. Alcuni confratelli collaborano costantemente al fianco della Caritas Diocesana e la stessa Confraternita provvede alla fornitura del pane per la casa di riposo Sant’Antonio, una delle istituzioni più importanti della Città di Sorrento. Tante ancora sono le iniziative che nel silenzio i confratelli portano avanti per i più bisognosi. Tutto questo nel pieno spirito di servizio a cui i laici sono chiamati in seno alla Chiesa, così come espresso nei concetti fondamentali del Concilio Vaticano secondo. La festa della Madonna della Consolazione (o Madonna della Cintura) è di certo, tra le diverse celebrazioni della nostra Arciconfraternita, la più importante e significativa. Infatti, come avviene per altri ordini religiosi che esprimono la devozione a Maria sotto qualche titolo particolare, per gli agostiniani la principale devozione alla Madonna si è sviluppata da sempre sotto il titolo di Madre della Consolazione o della Cintura. Che la devozione alla Cintura sia una prerogativa degli agostiniani e delle confraternite da essi ispirate, sarebbe dovuta ad una tradizione secondo la quale Santa Monica, afflitta dalla morte del marito e ancor di più per i traviamenti del figlio Agostino, si rivolgesse alla Vergine perché potesse consolarla nelle sue angustie e le mostrasse in che modo andasse vestita dopo la morte di San Giuseppe. La madonna allora le sarebbe apparsa, vestita di nero e con una nera cintura di cuoio stretta ai fianchi, esortandola a vestire ugualmente, assicurandola, nel medesimo tempo, della sua protezione e del suo conforto. Dopo la sua conversione prese la “cintura” anche Sant’Agostino e tutti i monaci che lo seguirono nei diversi secoli. Anche i confratelli di Santa Monica nel loro abito confraternale hanno come segno distintivo la cintura. La festa è caratterizzata, di norma, da un solenne triduo al quale negli ultimi anni si è soliti invitare anche altre confraternite e cori della penisola. La celebrazione vuole rappresentare un momento di unione tra fedeli: quale momento migliore, dunque, per rinsaldare rapporti d’amicizia e fratellanza con le altre congreghe La festa si conclude con la solenne celebrazione della liturgia della parola con il canto delle litanie lauretane e con la benedizione eucaristica Anche in questa occasione vengono ammessi i nuovi confratelli i quali, nel corso di una suggestiva cerimonia, ricevono la veste con lo scapolare bianco e la cintura, simboli della Confraternita. Il programma di quest’anno nella Chiesa della SS:Annunziata è cosi articolato:
Sabato 26 Agosto alle ore 20.00
S.Messa presieduta da S. E. Arcivesvovo Mon. Francesco Alfano con la partecipazione di:
Corale Santa Maria del Lauro – Meta
Corale Elpis – Piano di Sorrento
Corale della SS. Trinità -Piano di Sorrento
Coro della Basilica S. Antonino – Sorrento
Coro dei SS.Prisco ed Agnello – Sant’Agnello
Corale nostra Signora di Lourdes – Sorrento
Schola Cantorum – S. Francesco
Coro della Cattedrale ” D. Antonio Izzo” – Sorrento
Coro S. Monica – Sorrento
Domenica 27 agosto Festa di S. Monica
ore 20.00 S. Messa celebrata da Don Giovanni Ferraro, litanie e benedizione Eucaristica
con la partecipazione delle confraternite della Penisola Sorrentina e delle Associazioni laicali.
Lunedi 28 agosto – Festa di S. Agostino
ore 20.00 S. Messa celebrata da Don Giovanni Ferraro, litanie e benedizione Eucaristica
cerimonia di ammissione dei nuovi confratelli
Domenica 3 settembre – festa della Madonna della Cintura
ore 09.00 S. Messa celebrata da Don Giovanni Ferraro, con omelia e Supplica
con la partecipazione dell’Arciconfraternita del SS. Rosario in Sorrento

ESCLUSIVA Praiano – Furore appello in Consiglio di Stato contro la Sibilla per la concessione alla Praia

0

ESCLUSIVA Praiano – Furore appello in Consiglio di Stato contro la Sibilla per la concessione marittima. Continua la guerra giudiziaria nella “Praia”, una vicenda complessa . Insomma una nuova società , che era poi collegata alla precedente, avrebbe dovuto gestire la concessione al confine fra i due comuni, sia come sia è stata prima revocata, poi ripresa dalla orignaria società Sibilla ma ora la questione in uno degli angoli più belli della Costa d’ Amalfi continua a sopresa con ricorso in Appello avverso la sentenza favorevole al Tar Salerno alla Sibilla al Consiglio di Stato da parte dell’amministrazione Ferraioli.. che sta succedendo? Sibilla ricorso al Tar

DICO TUODI’, addetti senza stipendi

0

DICO TUODI’, addetti senza stipendi. 4000 lavoratori sperano nel futuro vivendo un presente che è fatto di scaffali vuoti . Stipendi di luglio dimezzati, quattordicesima congelata, assegni familiari decurtati, rimborsi 730 non versati, ferie e permessi sospesi contro ogni normativa. Sono le spiacevoli novità di Ferragosto per circa 4000 addetti della catena di grande distribuzione Dico Tuodì di proprietà della famiglia Faranda. A denunciarlo è la RSA. “Ormai lavoriamo per un’azienda per la quale la dignità dei lavoratori non ha alcun valore – dichiara Davide Bozza (Filcams Cgil) – Da 4 anni viviamo una situazione di assoluta precarietà, senza che ci sia stato presentato un piano industriale realistico per invertire la rotta. L’impressione è che l’azienda ci stia portando allo sfinimento per accettare il fallimento del gruppo come un fatto ineluttabile. Del resto, è già arrivata a lasciare gli scaffali vuoti per i nostri clienti, calpestando la nostra professionalità. E’ una situazione per noi non più sostenibile, tanto più che, ad oggi, non ci è stato chiarito come sia stato possibile accumulare 350 milioni di debito pur avendo avuto la possibilità di ripartire con basi solide grazie ai capitali scaturiti dall’accordo con Coop del marzo 2013. Persino al tavolo istituzionale del Mise, l’azienda non ha fatto chiarezza sui circa 100 milioni di plusvalenza derivati in quell’occasione che si sarebbero dovuti reinvestire nella nostra azienda. Dove sono finiti? Dal 2013, sono state avviate solo procedure di esuberi e di cassa integrazione che hanno già lasciato a casa 1 lavoratore su 4, con il taglio di 5 centri di distribuzione, tra cui quello di Napoli, 2 sedi amministrative e circa 100 punti vendita. Uno scenario drammatico, peggiorato dal blitz dell’11 luglio scorso, quando in 48 ore, in seguito del concordato fallimentare, l’azienda ha chiuso, anche se dice temporaneamente, altri 123 punti vendita, lasciando a casa altri 650 lavoratori (in Campania 8 filiali, Napoli, Castellammare, Pompei, Gragnano,Torre del Greco, Ottaviano, Pomigliano, Cava dei Tirreni, in totale 70 lavoratori). Il 3 agosto l’azienda ha fatto richiesta di Cigs per i 2000 addetti diretti rimasti. Ma, intanto, abbiamo dovuto subire i tagli indiscriminati agli stipendi e il diniego di ogni nostro diritto. Come sindacato – conclude Bozza – ora, aspettiamo solo, oltre che la convocazione al tavolo tecnico per la cassa integrazione, l’arrivo del 19 settembre, quando l’azienda si è impegnata ancora una volta a portare al tavolo del Mise il piano di rilancio. Se davvero esiste, deve essere portato alla luce: per quanto ci riguarda, sarà l’ultima occasione per verificare l’attendibilità dell’azienda a proseguire l’attività. Non permetteremo a nessuno di giocare con le nostre vite”. Articoloonline

Agerola festa di Sant’Antonio il sindaco di Tramonti non da la mano al parroco e lui fa una lettera pubblica

0

Costiera amalfitana . Agerola festa di Sant’Antonio il sindaco di Tramonti non da la mano al parroco e lui fa una lettera pubblica.

Ogni prima domenica di Agosto, ad Agerola, come di tradizione, si festeggia il Patrocinio di Sant’Antonio Abate, presso la Chiesa della fraz. Pianillo
Per l’occasione accorrono sull’altopiano migliaia di cittadini dei vari comuni campani, villeggianti, oltre ai tanti figli agerolesi sparsi per le varie città del Nord Italia.
In rappresentanza dei vari Comuni della Costa d’Amalfi si è registrata una numerosa presenza dei Sindaci con la fascia tricolore, a testimoniare la consapevolezza della dignità e del decoro della carica.
Al rientro della solenne processione religiosa, che ha visto un’imponente partecipazione di fedeli, il parroco sac. Arulappan Jayaraj, nel ringraziare le autorità civili, religiosi e tutti i fedeli per la composta manifestazione di fede e di cultura cristiana, riceve un commosso saluto e abbraccio da parte del sindaco di Agerola, a testimonianza di stima e affetto.
A conclusione della cerimonia religiosa, il sac. Arulappan Jayaraj, avvicinandosi ai Sindaci, rimasti in piedi in prima fila e stringendo la mano ad ognuno di loro, li ringrazia personalmente della loro presenza e partecipazione. Una grave nota stonata interrompe l’armonia, al momento di stringere la mano al sindaco Giordano di Tramonti, costui con gesto riprovevole, inatteso e immotivato si rifiuta e ritraendo la mano ancor più, volge lo sguardo a terra e si chiude a “mo’ di riccio”. L’ignobile gesto è notato da tutti, tanto che rimangono perplessi, ammutoliti e sorpresi comandante dei vigili, i colleghi Sindaci e quanti erano nelle immediate vicinanze. Ci si chiede se fosse così importante in quell’occasione, mettere in atto un comportamento così squallido e inqualificabile, nonostante la fascia tricolore, imponesse, per il suo alto significato, altro codice di comportamento ?
Era proprio così importante in quel contesto e con il ruolo che ricopriva, rappresentando lo stimato popolo di Tramonti, e non il singolo soggetto, manifestare in modo così inurbano un suo presunto dissapore con il rappresentante di Cristo, che le porgeva la mano? Mi dispiace dirlo, ma, a me pare che ci sia bisogno di un ripasso sostanziale del Vangelo.
In siffatte circostanze l’uomo medio chiama in causa il concetto di cultura, in senso lato, per cercare una motivazione che giustificasse o facesse comprendere un simile comportamento. Non trovando alcuna risposta consona a capire le ragioni della situazione, solleviamo la cultura da quell’azione di responsabilità plasmante ed educativa dell’animo umano, perché, data la diversa soggettività dell’individuo, nulla ha potuto.
All’amato Sig. Sindaco vogliamo ricordare che solo qualcuno a lui vicino può, forse, aver condiviso il suo operato, ma la stragrande maggioranza della popolazione stigmatizza il comportamento, ritenendolo non condivisibile, offensivo dei propri valori civili e umani e pertanto si dissociano.
Ad ogni modo e al fine di non arrecare ulteriori danni morali al popolo di Tramonti La invitiamo, Sig. Sindaco, ad astenersi dal parteciparvi per il prossimo anno, con la pace di tutti, così ci risparmieremo altri insulti e commenti negativi per colpa del Capo.
Sac. Arulappan Jayaraj

Meta , Sorrento la canoa inaffondabile da un’idea di Schettino. Pane, Amore e Canoa…

0
PANE AMORE E…CANOA Rubrica #MADICOSAPARLIAMO di Gimax per Positanonews 

 

Gigione Maresca
Meta, Sorrento . L’intrapendente amica del comandante Schettino realizza il suo sogno : la canoa inaffondabile …secondo alcuni giornali e quotidiani nazionali. Sarà vero? Le caratteristiche tecniche corrispondono ai requisiti a norma Cee per natanti della stessa tipologia ? Sono utilizzati materiali e resine non inquinanti a zero impatto ambientale? Visto il lancio in grande stile nelle acque del Golfo di Napoli, sulle onde azzurre di Alimuri, tra Capri e Sorrento e alla Conca di Meta con servizi pubblicitari tutto fa pensare a una forte commercializzazione anche al Salone nautico di Genova. Si nutrono forti dubbi sulla tipologia del business visto che in penisola tanti Cantieri Nautici di fortissima tradizione marinara non hanno mai preso in considerazione la produzione di natanti come la canoa che è un prodotto particolare in un settore di nicchia. Surfcruise svela le sue dimensioni : lunghezza​. 5420 mm, in larghezza 600 mm, altezza 350 mm ad un costo secondo un sondaggio tra addetti ai lavori tra 1500 e 2000 euro. L’imprenditrice torinese Maura Paruzzo produrrà il kayak surfcruise, una canoa che sarebbe stata progettata dalla figlia di Schettino la cui società e’ intestata per il 50% per cento proprio alla figlia del noto ex comandante . Che ruolo avrà Rossella in questo progetto imprenditoriale ? Questo progetto nasce da lontano e da un forte e solido quanto chiacchierato legame di amicizia che lega da tempo Schettino alla Paruzzo pare da circa 5 anni . Un legame speciale profondo, maturato negli anni perche’ fin dalle prime ore dopo il naufragio, la Paruzzo si e’ schierata con tenacia dalla sua parte ed e’ diventata la sua piu’ convinta ed accanita supporter. Come ? Amministrando diversi gruppi di sostegno al comandante su Facebook . La Paruzzo lo ha seguito anche nel lungo processo a Grosseto presenziando a molte udienze . Lo ha seguito negli anni che hanno preceduto la sua detenzione raggiungendolo a Meta dove si faceva vedere spesso in sua compagnia. E proprio nel paese del comandante ha realizzato il servizio fotografico della canoa inaffondandabile che per sua stessa ammissione e’ stata testata e provata a mare dal comandante. Il comune di Meta paese di grandi tradizioni e laboriose famiglie e’piccolo ed è facile che la gente sussurra che dietro l’insolita passione per la nautica circostanza piuttosto singolare per una signora imprenditrice di lamierati per auto ci sia un interesse personale ancor più forte per il Comandante Schettino . Uomo di grande fascino come dicono in paese che aveva già’ conquistato il cuore della giovane e bella moldava . Schettino che negli ultimi tempi aveva scelto uno stile di vita più tranquillo e riservato trascorreva lunghe giornate in canoa. Passione del mare di “Surriento.” Il comandante ha sperimentato in prima persona la sua creatura. Schettino ha coltivato l’antica passione per la canoa pagaiando spesso da Meta a Punta Campanella, Ieranto e Capri. L’ex comandante avrebbe testato personalmente l’imbarcazione durante l’inverno scorso prima della sentenza. il marittimo metese avrebbe dato indicazioni sui gavoni, cioè sui compartimenti a poppa e a prua in cui è possibile riporre oggetti personali e vivande, magari in vista di lunghe traversate. Francesco chiacchierando con i suoi compaesani aveva spesso raccontato del suo originale quanto brillante progetto ideato e studiato nei minimi particolari negli anni. Progetto Surfcruise sponsorizzato e finanziato dalla torinese che cerca la notorietà d’impresa.

Gustaminori 2017. Il saluto del Governatore della Campania

0

Regione Campania

Riposo e “otium”, come nella storia. Ma non solo. All’interno dello straordinario programma di eventi dell’estate in Campania non poteva mancare una manifestazione dedicata all’esaltazione delle bellezze e delle tipicità della Costa d’Amalfi, tra i gioielli indiscussi del nostro territorio. Con “Gusta Minori” si realizza un prodotto artistico culturale di qualità, che coniuga arte, cultura ed enogastronomia. Ed in particolare con questa edizione, interamente dedicata ai fasti bellici e mercantili dell’antica Repubblica Marinara, la tradizione diventa “produzione” di eventi, e si fa spettacolo attraverso una serie di appuntamenti originali con interpreti ed autori di prestigio, in location suggestive invidiate in tutto il mondo.

“Gusta Minori” è l’esempio di come si possano costruire sulle radici storiche di un passato glorioso iniziative di qualità e di eccellenza per il futuro. Un futuro che vede la nostra Regione sempre più proiettata verso una sapiente promozione del suo immenso patrimonio e delle sue peculiarità, in una logica integrata che coinvolge arte, turismo e mobilità. Un’offerta completa e strutturata, sulla quale stiamo investendo importanti risorse per dotare il territorio di infrastrutture di mobilità sostenibile, per favorire tutto l’anno l’accessibilità e la conoscenza di luoghi unici al mondo come la Costa d’Amalfi.

Vincenzo De Luca
Presidente Regione Campania 

 

Comune di Minori

La gestualità, l’espressione delle voci, gli ambienti, le scenografie, i suoni e le musiche del sogno e della vita quotidiana: c’è tutto questo nel connubio, felice e inscindibile, tra Minori e il teatro, un amore che data da decenni, espresso inesauribilmente nelle molte compagnie di appassionati lungo la cui storia è transitata gran parte dei Minoresi, e dai tanti, tantissimi eventi che nel corso degli anni hanno ribadito e rinsaldato il legame, non di rado l’identificazione, tra la comunità e il palcoscenico. L’amministrazione comunale che mi pregio di rappresentare, da diversi anni mira ad un approccio moderno e di qualità della promozione territoriale, che parta dall’analisi delle risorse tangibili ed intangibili dei nostri luoghi, per definire strategie di promozione efficaci che rendano un prodotto “appealing”, in grado di intercettare la domanda turistica italiana ed internazionale. L’intento principale è quello di ritagliare su misura l’offerta, l’esperienza da far vivere “al nostro ospite”, facendolo diventare il miglior ambasciatore della nostra destinazione turistica, grazie ai servizi elargiti, all’accoglienza ed alla ospitalità ricevuta.

L’edizione “Gusta Minori” 2017 riconferma un binomio di successo tra musica e teatro di grande interesse, e ripropone una occasione unica al visitatore di assaporare l’incanto del posto e di fare un salto indietro nel passato per rivivere i fasti della intraprendente ed ingegnosa Amalfi, sovrana degli scambi nei luoghi d’Oriente. L’atmosfera incantata del giardino porticato del sito archeologico della Villa Romana marittima, gli ambienti con volta a botte, pregevoli stucchi e pavimenti mosaico da sfondo, si trasformano in set teatrale impeccabile, dove arte e musica incontrano la storia e si fondono mirabilmente .Un allestimento di grande impatto che vanta di essere una produzione unica, con musiche e testi originali e con la partecipazione corale di attori professionisti, musicisti ballerini, comparse e figuranti che danno vita , come sempre, ad una messa in scena inedita per il palcoscenico. Ai tanti ospiti che ci onoreranno della presenza, il mio invito ed augurio a viverne la singolare magia!

Andrea Reale
Sindaco di Minori 

Qui sotto il video di presentazione dell’evento

Lutto Famiglia Procida-Vernieri

0

Ieri dopo lunga e inesorabile malattia è mancato ai vivi, Raffaele “Lello” Procida, trombettista, prestato anche al sassofono, amatissimo professore della Scuola Media “Torquato Tasso” di Salerno. In tempi “usa e getta” – anche la coscienza e i sentimenti, disvivere più che vivere -, ossia la vita quotidiana intesa quale consumo veloce, consunzione oscura, spendita e ricarica inerti, abbandono, cieca soddisfazione, sopraffazione, una parola, il sorriso di Lello, potevano assolverti e redimere. Sull’affiorare insistente, sottile e nostalgico di emozioni, colori, profumi, vivificati dall’ascolto di una specie di racconto, un filo di storia breve e pur intenso “pieno”, oggi reso disperato, e insostenibile, per la famiglia e tutti gli amici, dall’agire quieto, incessante e inesorabile, delle grandi leggi di natura, capaci di svelare il segreto di quell’anima senza tradirla, gettandovi soltanto un raggio di luce obliqua, scopriamo dentro di noi una nuova, particolare qualità d’animo, un patrimonio di sentimenti e valori ricchissimo, quell’educazione all’amore che Lello, col suo esempio, nel suo passaggio terreno è riuscito a trasmetterci. Lo si incontrava nella Salerno storica che ha sempre vissuto trasmettendone i saperi, le tradizioni, gli aneddoti, sempre al fianco del suo amico Antonio Marzullo, anche sui campi di calcio, con la maglia azzurra della Filarmonica “G.Verdi”, seguendo i dettami dell’estetica musicale contemporanea, secondo cui il temine “musica” indica una famiglia di eventi sonori nella quale sono compresi suoni, rumori e silenzio, la vita stessa dell’uomo, che sia musica anche il piede che impatta il pallone. La cerimonia funebre verrà celebrata questo pomeriggio nella Chiesa dei Santi Nicola e Matteo in San Mango Piemonte, alle ore 17,30. Nel rinnovare commossamente il ricordo della sua figura umanissima, Olga Chieffi e Antonio Florio, unitamente all’intera redazione di Positano News, si stringono con grande affetto ai due figli Antonio e Giovanni e alla inconsolabile Signora Annamaria Vernieri, esprimendo le condoglianze più vive all’intera famiglia.

 

 

 

 

Dopo gli incendi a Cava de’ Tirreni si contano i danni. La Protezione civile avvia i sopralluoghi nelle zone dei roghi

0

Si comincia a fare la conta dei danni all’estinguersi ormai di un’emergenza che ha tenuto stretti nella morsa delle fiamme i monti di Cava de’ Tirreni per oltre dieci giorni. Le operazioni di spegnimento degli ultimi focolai sono proseguite nella mattinata di ieri con l’ausilio di un elicottero regionale della Protezione Civile e nel frattempo i volontari del gruppo locale e gli agenti della polizia municipale hanno disposto un presidio costante del territorio per evitare e scongiurare il rischio di nuovi principi di incendio. Sul territorio cavese già in settimana saranno predisposte dalla Protezione civile le attività di sopralluogo delle zone devastate dalle fiamme, non solo per avere un quadro chiaro della portata dei danni, sicuramente ingenti, causati dai roghi, ma soprattutto per capire come agire e quali misure preventive adottare affinché, con l’arrivo delle prime piogge, non si verifichino smottamenti e frane, considerato l’altro rischio idrogeologico a cui sono sottoposte le diverse aree raggiunge dal fuoco. Come ormai da tre notti, infatti, le squadre di intervento volontarie sono a lavoro fino all’alba per tenere sotto controllo il territorio e monitorare, in special modo, le località prossime al fronte degli incendi (Badia, Corpo di Cava, Sant’Antuono di Passiano e Sant’Arcangelo, Pella, Contrapone, Pioppi) e anche il versante pedemontano orientale. «Obiettivo di questi presìdi – spiegano dalla Protezione civile – è tenere sotto controllo le aree interessate dal fuoco e prevenire nuovi roghi appiccati da individui che agiscono di notte o all’alba. Caso emblematico il rogo nei pressi dell’acquedotto romano al Corpo di Cava». Durante la giornata di sabato, infatti, i volontari della Protezione civile – dopo la prima assistenza ai mezzi di spegnimento – hanno prontamente avvistato un rogo in località San Vincenzo di Dragonea estinto dai Vigili del fuoco di Salerno. Oltre l’attivazione del punto di avvistamento AIB posizionato al Castello di Sant’Adiutore, è iniziato il monitoraggio dei punti critici per il rischio idrogeologico e già in settimana è previsto l’avvio dei lavori per i fossi di guardia sotto le aree percorse dal fuoco. (La Città)

Positano. Il “Boss delle Torte” in giro per le strade del paese

0

Il “Boss delle Torte” Buddy Valastro, dopo aver trascorso un po’ di tempo a Capri ha scelto di fare una puntatina nella magnifica Positano. Su Instagram immortalato con sua moglie Lisa, dalla terrazza del ristorante “La Tagliata”, di cui ha elogiato la pasta, il celebre volto televisivo di Real Time, è giunto nei giorni scorsi nella sua città di nascita, Altamura, per festeggiare il matrimonio di suo cugino Mario, e da quel momento ha iniziato a postare foto e video delle sue giornate italiane, dalle cene in cui canta “Volare” insieme ai suoi parenti e amici italiani.

Famoso per il suo programma internazionale Il boss delle torte, dedicato alla preparazione di torte-sculture, Buddy (diminutivo inglese di “Bartolo”) – di origini italiane  – ha sempre mostrato nei suoi show televisivi il forte attaccamento per l’Italia. Nel New Jersey, dove vive e lavora con la sua famiglia, ha sempre voluto amato sfoggiare quel pizzico di italianità che lo rende così simpatico e socievole.

Dal 1994 gestisce la pasticceria del padre, “Carlo’s Bakery Shop” nella città di Hoboken, ma grazie al successo dello show Il boss delle torte, ne ha aperte altre diciassette, anche al di fuori dello Stato del New Jersey.

 

Lahav Shani: il fuoco della giovinezza

0

Abbiamo incontrato il direttore israeliano dopo l’entusiasmante performance al Ravello festival alla testa della Rotterdams Philarmonisch Orkest

 Di ILARIA CAPALDO

Riconosciuto come uno dei più talentuosi e promettenti tra i direttori emergenti. Lahav Shani, “classe” 1989 di Tel Aviv, gemma della Hochschule für Musik Hanns Eisler di Berlino allievo dei maestri Fabio Bidini e Christian Ehwald, dopo solo cinque anni dalla sua vittoria del Gustav Mahler International Conducting Competition viene designato Direttore Principale della Rotterdams Philarmonisch Orkest, un neo-nato binomio che abbiamo avuto ospite sabato sera al Ravello Festival. La professionalità e maestria dei musicisti che caratterizzano la formazione, ha ben sposato e controllato l’urgenza espressiva del suo giovane direttore un’intensa energia stregando il pubblico attraverso le note della eclettica triade statunitense: Gershwin, Weill e Bernstein capace di accendere nel cuore degli spettatori il fuoco della passione per la musica che è ben diverso da quello che ardeva in lontananza sui nostri cari Monti Lattari. Ha scelto di presentare stasera un programma particolare al nostro pubblico. Perché ha preferito proprio questo repertorio americano? E’ stata fortemente voluta come scelta di repertorio in quanto penso che la musica americana sia piacevole da ascoltare, da suonare e soprattutto penso che crei una grande atmosfera in qualsiasi luogo venga eseguita e che piaccia particolarmente al pubblico. Abbiamo notato che c’è stato un cambio di esecuzione del programma. Come mai si è deciso di iniziare prima con la seconda sinfonia di Weill e non con la Cuban Overture di Gershwin? Ho deciso in questo modo perché sono due stili completamente differenti. La musica di Kurt Weill è molto seria a differenza della Cuban Overture di Gershwin più rilassante, giocosa e di intrattenimento; dunque ho preferito iniziare con la seconda sinfonia di Weill che non ha bisogno di impressionare, ma di essere apprezzata dal pubblico per i suoi dettagli sonori e compositivi, perciò necessita di maggiore concentrazione. Dopo ciò ci si può rilassare e divertire con la musica gioiosa di Gershwin. Per me questo ha più un senso perciò ho deciso di cambiare ordine di esecuzione. Passiamo alla famosissima Rhapsody in Blue. L’esecuzione di questa è stata influenzata dall’ambiente esterno che ti circondava? Pensa ci sia stata una perdita di suono in particolar modo del pianoforte sovrastato dall’orchestra su un palcoscenico posto all’aperto? Naturalmente ogni qual volta si suona da soli o con l’orchestra c’è sempre il fattore ambiente che influenza l’esecuzione, la sonorità del tutto. Dipende da dove si suona, se all’aperto o in una sala da concerto, se ci sono o meno mura che fungono da amplificatori sonori naturali. In questo caso, questi mancavano e quindi il suono a volte terminava sul nascere e non tornava indietro, veniva tagliato senza procedere. Sinceramente, penso non ci sia stata alcuna perdita di suono da parte del piano in quanto secondo me vi era un corretto bilanciamento tra le parti. Passiamo all’istrione Leonard Bernstein. Geniale compositore, appassionato didatta, brillante pianista di tutti i tempi. E’ suo modello nella direzione d’orchestra? Penso sia stato il più grande musicista che sia mai esistito. Dotato di un’ampia varietà di abilità musicali. Si è da subito contraddistinto nel panorama musicale per queste sue molteplici capacità, infatti, fin da subito venne considerato anche un po’ fuori dalla sua stessa epoca. Questo perchè fin dall’inizio del XX secolo era solito per un compositore dover eseguire le proprie opere, suonando il proprio strumento, magari dirigere nello stesso tempo, cosa non così scontata verso la fine del secolo scorso dove il direttore rimaneva tale senza eseguire necessariamente i suoi brani o addirittura doverli comporre. Egli, invece, era capace di suonare il pianoforte fantasticamente, dirigere nel modo migliore che un uomo possa immaginare e infine scrivere pezzi fantastici come quelli che avete ascoltato stasera con le Danze Sinfoniche tratte da West Side Story. Sono convinto sia un grande modello di insegnamento per tutti i giovani che si avvicinano al mondo della musica. Sicuramente è stato un modello per me e sfortunatamente è venuto a mancare proprio un anno dopo la mia nascita. Peccato, sarei stato onorato di poterlo conoscere di persona e magari imparare qualche trucco del mestiere da uno come lui. Infine cosa pensa del paese che l’ha ospitato: l’Italia? Io amo l’Italia. Amo la gente, il cibo in particolar modo, la cultura italiana, l’amore per la musica, la vostra storia. Nel vostro sangue scorre l’amore e la cultura musicale, penso sia parte della vostra vita e ciò mi affascina molto. Non a caso la musica parla italiano.

Morto di Antonio Scafuri al Loreto Mare. La Procura indaga. Sequestrata cartella clinica, il ministero invia ispettori

0

Una inchiesta, o meglio due branche di una stessa inchiesta. La morte di Antonio Scafuri al Loreto Mare è già oggetto di un procedimento in Procura di Napoli, sotto la lente del pm Vincenzo Piscitelli. Già il decesso del ragazzo, nella giornata del 17 agosto, aveva portato alla apertura di una indagine, per l’eventuale reato di omicidio colposo, in relazione all’incidente stradale, ovvero lo scontro fra un’auto e la moto su cui viaggiava Antonio, avvenuto il 16 sera a Ercolano. La cartella clinica del ragazzo è stata sequestrata ieri, nei prossimi giorni saranno ascoltati i medici. Dopo la denuncia interna del direttore del pronto soccorso, Alfredo Pietroluongo, circa la «superficialità» delle cure prestate al ragazzo, si è aperta ovviamente anche la prospettiva per l’accertamento di eventuali responsabilità da parte del personale sanitario del nosocomio napoletano. Si attendono, da qui a una settimana almeno, gli esiti dell’autopsia. Intanto si è mosso anche il governo. La ministra Beatrice Lorenzin ha disposto l’invio al Loreto di una task force, composta di ispettori dell’Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari), carabinieri dei Nas e ispettori dello stesso ministero della Salute. A sua volta la Asl Napoli 1, da cui dipende l’ospedale, ha annunciato «massimo rigore» con il suo direttore generale Mario Forlenza, che esprime «dolore, sgomento e rabbia per la morte del giovane di 23 anni, in circostanze che, se confermate, sono inaccettabili e incompatibili in una organizzazione ospedaliera la cui priorità assoluta è salvare vite umane». L’azione di Forlenza è appoggiata da Palazzo Santa Lucia, al punto che «d’intesa anche con la Regione – aggiunge il manager – per l’accertamento delle responsabilità presenterò personalmente denuncia alla Procura». Nel frattempo parte una indagine interna «anche ai fini di responsabilità disciplinari». Forlenza promette a familiari e cittadini: «È interesse primario del direttore generale e degli operatori della Asl, che sulla vicenda si faccia piena chiarezza, fino in fondo, senza guardare in faccia nessuno». Sia l’iniziativa di Lorenzin che quella della Asl sollevano i ringraziamenti di Francesco Borrelli, il consigliere regionale dei verdi che ha aperto il caso rendendo pubblica la segnalazione interna di Pietroluongo sui fatti del 16 notte. Ma la politica non si risparmia le polemiche. Forza Italia reclama che «non servono ispettori del giorno dopo, ma un intervento complessivo del governo a tutela dei cittadini». Valeria Ciarambino dei “Cinque stelle” protesta che «da mesi denunciamo le condizioni disastrose della sanità campana, l’unica risposta è stata la nomina di De Luca a commissario». Infine la Cisl invoca: «Mai più episodi simili, basta tagli nella sanità». (la Repubblica)   

Il Comune di Napoli, riapre 15 chiese, saranno gestite dai cittadini per servizi sociali

0

Napoli. Il Comune “mette a disposizione della collettività le chiese del centro storico non più adibite al culto”. Diventeranno “spazi di aggregazione e per servizi sociali”. È l’ultima avanguardia dei “beni comuni”, inserita nella delibera approvata dalla giunta de Magistris il 10 agosto. Si delinea così il percorso che porterà all’utilizzo da parte della cittadinanza di spazi urbani e immobili di proprietà del Comune. Un “uso temporaneo, non più di due anni rinnovabili e comunque fino al mandato del sindaco o all’inizio del processo di trasformazione fisica dello spazio o immobile”. Ci sono le chiese: 15 sono di proprietà del Comune sulle 203 censite nel centro storico, tra attive e chiuse (tra le 15 San Camillo, Santissimi San Filippo e Giacomo, Santa Maria di Costantinopoli). Ma ci sono tra i beni comuni anche “orti urbani, aree attrezzate per il gioco e lo sport, installazioni artistiche, attrezzature sociali e assistenziali”. E residenze in cui ospitare “persone o famiglie che vivono in difficoltà di carattere economico-professionale o personale”. A maggio l’opposizione capeggiata da Fratelli d’Italia e An denunciò, dietro il paravento dei “beni comuni destinati alla collettività”, “l’occupazione degli immobili da parte di movimenti e centri sociali con il favore dell’amministrazione”. E la Corte dei conti, con il viceprocuratore Marco Catalano, ha avviato un’indagine. Ora la giunta va avanti e sforna una delibera firmata dagli assessori Carmine Piscopo e Ciro Borriello, da quattro dirigenti e dal direttore generale Attilio Auricchio. Obiettivo: promuovere “forme di utilizzo flessibili e temporanee” su beni inutilizzati o dismessi, “senza interventi di trasformazione edilizia o di modifica della destinazione d’uso e basati sulla partecipazione della cittadinanza”. Individuati alcuni temi che ispireranno i “progetti-pilota” da portare avanti sui beni selezionati dagli uffici. Ecco i temi: “valorizzazione della città storica, trasformazione della città esistente come motore di sviluppo sociale, nuove forme dell’abitare, recupero della legalità, paesaggio agricolo e naturale, le terre sociali”. Sono definiti i passaggi amministrativi: gli uffici della “pianificazione urbanistica e del patrimonio” selezionano aree e immobili “con particolare attenzione allo stato di conservazione e di agibilità”. Le aree individuate saranno pubblicate sul sito del Comune. Poi assessorato e Municipalità, “con procedure atte a garantire trasparenza e par condicio”, “promuoveranno la manifestazione di interesse dei cittadini alla partecipazione dei progetti”. Che in ultimo saranno approvati dalla giunta. È anche contemplato l’investimento di fondi pubblici: “La direzione generale – si legge – provvederà ad adottare le misure organizzative necessarie ad allocare le risorse: umane, finanziarie e strumentali”. (la Repubblica)  

Il City smentisce ma ci prova, 300 milioni per Messi. Il club pronto a pagare la clausola rescissoria al Barcellona

0

C’è stato un tempo per niente lontano in cui una notizia come questa — Manchester City pronto a pagare 300 milioni di clausola per Messi, la voce originale arriva dalla Francia, CanalPlus — sarebbe stata derubricata come la classica sparata ferragostana e niente più: giusto riprenderla dandogli però il giusto peso, un’interpretazione sensata, logica, realistica. Qualcosa di simile a un: sì, certo, può succedere ma non succederà e lo sapete tutti. Poi però c’è stato Neymar e forse aveva ragione José Mourinho, «da qui in poi nulla sarà più uguale» sentenziò in quei giorni, sostenendo come i 222 milioni pagati cash dal Psg avrebbero cambiato il senso di tutto e per sempre. Quello che prima sembrava fantamercato ora di fanta non ha più nulla, è mercato e basta, l’estate più dissoluta di sempre è chiaramente solo l’inizio di una nuova epoca con nuovi padroni, occorre farsene una ragione e soprattutto resettare i parametri: da qui in poi, come diceva quella vecchia pubblicità, nulla sarà impossibile. Specie se di mezzo ci sono gli sterminati conti correnti di gente come Mansur bin Zayd Al Nahyan o Tamim bin Hamad al-Thani: il primo è padrone del City, il secondo del Psg, sono cugini e l’impressione è che in questo momento si stiano divertendo un mondo. C’è chi intravede proprio la rivalità parentale dietro al desiderio del City di acchiappare Messi: tu hai preso Neymar, io mi compro l’altro. Una famiglia che spolpa il Barça (che ieri al Camp Nou ha battuto 2-0 il Real Betis)? Eppure lo scenario è realistico, anche perché in un mese e mezzo i Citizen hanno speso la bellezza di 244 milioni per il mercato e i parigini 238: questi sono piani di guerra, c’è poco da girarci intorno. Certo, da qui a dire che Leo raggiungerà senz’altro il suo vecchio maestro Guardiola ce ne passa ma è un dato di fatto che a oggi la Pulce non abbia ancora firmato il nuovo contratto fino al 2021 col Barcellona. Il 5 luglio scorso l’annuncio fra squilli di trombe ma l’ufficialità non è mai arrivata. Perché? Cosa è successo? Qualcosa è cambiato forse proprio dopo l’adiòs di Neymar? Forse Lionel ci ha ripensato perché intravede l’inizio della fine? La firma che non c’è a ogni modo qui è un punto cruciale, tinge tutta la vicenda di giallo, un giallo fosco, per niente rischiarato dalla smentita del City riportata da Mundo Deportivo, il quotidiano più vicino al barcelonismo: non vogliamo tesserare Messi, avrebbe fatto sapere informalmente il club inglese. Proprio un anno fa di questi tempi peraltro Pep dichiarò di non essere intenzionato a portare via Leo da Barcellona «dove resterà fino a fine carriera», eppure in molti — anche a Barcellona — sono convinti si tratti di affermazioni di facciata, o meglio di convenienza. Guardiola, che non è uno sprovveduto, sa bene che un’operazione del genere non gioverebbe alla sua immagine di catalano impegnato e devoto. Specie nella prospettiva di un suo futuro impegno politico, tutt’altro che improbabile. (Corriere della Sera)

Banditi al Twiga di Briatore e Santanchè. Colpo da 20.000 euro. L’ex parlamentare: «Conoscevano benissimo il locale»

0

«Quello che è successo è pazzesco, mai accaduto prima in Versilia. È il segnale di una preoccupante escalation di violenza». Daniela Santanchè, ieri a Marina di Pietrasanta, è ancora sconvolta dai racconti dei dipendenti del Twiga, tra i locali più mondani della Versilia, di cui è proprietaria assieme a Flavio Briatore, che ieri sono stati vittime di una rapina a mano armata. «Sono entrati all’alba — racconta ancora l’imprenditrice ed ex parlamentare — Armi in pugno e volto scoperto, sono andati dritti negli uffici dell’amministrazione perché, ne sono convinta, conoscevano il locale alla perfezione. E si sono fatti consegnare i soldi con una freddezza incredibile». Il bottino della rapina è di 20.000 euro. Ma non sono i soldi a preoccupare i proprietari del Twiga. «È un segnale terribile, un precedente odioso e preoccupante — continua Santanchè — Metteremo guardie armate davanti al locale e ci dispiace molto. Ma purtroppo questa è la situazione». Come in un improbabile saloon, i banditi sono entrati al Twiga alle 6.30. Erano due. Uno di loro aveva un paio di occhiali da sole. Hanno immobilizzato un paio di dipendenti, sono entrati nell’ufficio dell’amministrazione e si sono fatti consegnare l’incasso della serata. Poi sono scappati. Mario Cambiaggio, gestore del locale e cognato di Briatore, ha raccontato che alcuni ragazzi dello staff hanno cercato di inseguire i banditi, ma quando si sono avvicinati e stavano per tentare di catturarli, un malvivente si è fermato e ha puntato la pistola contro di loro. I rapinatori sono poi saliti su una Matiz con targa rubata. Una rapina atipica. Non solo perché i banditi hanno agito a volto scoperto infischiandosene delle videocamere di sorveglianza e hanno esibito una freddezza da professionisti, ma per la finalità del colpo che ha fruttato una cifra modesta, almeno nella valutazione dei rischi, quei 20.000 euro trafugati dalla cassa degli introiti del sabato sera. Polizia e carabinieri credono che i rapinatori conoscessero non solo benissimo la mappa del locale ma anche le abitudini dei clienti del Twiga, che amano trattenersi nel giardino e nel parcheggio sino al mattino. Quasi certamente si sono nascosti nelle vicinanze, si sono assicurati che anche l’ultimo cliente fosse uscito e poi sono entrati, senza compiere il minimo errore. Ma senza curarsi delle videocamere. Che potrebbero essere decisive per le indagini. Da ieri gli investigatori stanno esaminando i fotogrammi. E non è escluso che ci fosse un terzo bandito, il basista, appostato nelle vicinanze del Twiga per poi aiutare i complici a fuggire. Il sindaco di Pietrasanta, Massimo Mallegni, ieri ha denunciato la perenne carenza negli organici di polizia e carabinieri nella zona, ma ha anche rassicurato i turisti. «La Versilia è sicura — ha detto — La rapina al Twiga è un episodio isolato». (Corriere della Sera)

Napoli. Il padre di Antonio Scafuri ricostruisce la drammatica notte al Loreto Mare conclusasi con la morte del figlio

0

«Me lo hanno ucciso. Mio figlio era lì che moriva e intanto al pronto soccorso litigavano per decidere quale infermiere dovesse accompagnarlo in ambulanza per fare l’AngioTac. Qualcuno dovrà pagare per quello che è successo, non posso rassegnarmi a questa morte assurda». Raffaele Scafuri non si dà pace. Il suo Antonio, un bel ragazzo di 23 anni di Torre del Greco, è morto la mattina del 17 agosto nel reparto di rianimazione dell’ospedale Loreto Mare di Napoli, dove era arrivato in codice rosso la sera precedente, alle 21.45, dopo un grave incidente stradale mentre era alla guida della sua moto. Il racconto del padre è avvalorato anche dall’importante testimonianza del dottor Alfredo Pietroluongo, responsabile del Pronto soccorso del Loreto Mare, che ha inviato alla direzione sanitaria un rapporto da brividi. Si persero quattro ore di tempo, è scritto, perché non c’era accordo su quale infermiere dovesse accompagnare il giovane in gravissime condizioni al «Vecchio Pellegrini», distante appena un chilometro. Ma Pietroluongo chiama in causa anche un suo collega per la «libera interpretazione dei percorsi assistenziali». Ora il rapporto arriverà in Procura, come ha annunciato la direzione sanitaria, mentre il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha inviato gli ispettori. Cosa sia successo durante quelle drammatiche quattro ore dovrà stabilirlo l’inchiesta. Intanto prova a ricostruirlo il padre. «È certo — accusa — che, seppure preso in carico dalla chirurgia, è rimasto parcheggiato in pronto soccorso per ore. All’arrivo in ospedale inizialmente lo hanno assistito, poi è stato steso su un lettino in attesa di effettuare quella Tac che avrebbe evidenziato eventuali problemi ai vasi sanguigni. Antonio aveva fratture multiple e l’emoglobina in discesa, si temeva un’emorragia interna, ma lui era sempre lì sul lettino». Quindi ulteriori attese, mentre i medici delle urgenze pressavano per il trasferimento. E qui il paradosso: quale infermiere avrebbe dovuto accompagnarlo in ambulanza? «Tra i paramedici di turno sembrava non esserci accordo, erano tutti occupati a fare altro. Saranno state le 4 del mattino quando ho perso la pazienza e ho alzato la voce — ricorda il padre — solo a quel punto medici e infermieri si sono messi d’accordo, dopo che li avevamo visti litigare». Al giovane vengono trasfuse quattro sacche di sangue, è evidente che c’è un’emorragia interna ma non si riesce a localizzarla. Pietroluongo fa presente al collega di chirurgia che occorre fare presto, ma nemmeno la sua preoccupazione serve ad abbreviare i tempi. Così, dopo una burrascosa telefonata tra i due, il primario chiede aiuto all’ispettore sanitario e si riesce finalmente a trovare un infermiere per il trasferimento. Antonio viene trasportato al vicino ospedale, su un’ambulanza priva di rianimatore. Intanto le sue condizioni peggiorano e lo sottopongono ad altre due trasfusioni, poi con i risultati dell’esame viene rispedito al Loreto Mare e sono ormai le 8 del mattino. «In quel momento — dice il padre — hanno informato me e mia moglie che si trovava in rianimazione e che i risultati delle analisi erano favorevoli». Invece tutto precipita. «Ci fu consentito di vederlo solo dopo le 15 — accusa il padre — quando era già deceduto. Era freddo, segno che era morto da tempo. Ci dissero che aveva avuto tre infarti». I familiari ci tengono a chiarire un altro aspetto: «Qualcuno in ospedale ha provato a insinuare che Antonio fosse malato. Falso, lui scoppiava di salute e aveva giocato a calcio fino ai 16 anni. Era un leone — ripete il papà disperato — e l’ho perso per la totale negligenza di quelli che dovevano curarlo. Voglio tutta la verità sull’accaduto e lotterò ogni giorno della mia vita per ottenerla». La famiglia del giovane si è affidata all’avvocato Luigi Ascione per la denuncia. E adesso tutta la comunità di Torre del Greco si stringe attorno a quei due genitori disperati, Raffaele e Rosaria, molto noti nella città vesuviana, perché lavorano in un parco giochi privato sul litorale. In attesa dell’autopsia e dell’ispezione ministeriale, esplode anche un caso politico. Valeria Ciarambino, consigliera regionale dei Cinque Stelle, accusa: «Da mesi denunciamo al ministero della Salute che in Campania l’assistenza sanitaria è fuori controllo e ci sono gravi rischi per i cittadini». (Corriere della Sera)

La Tonnarella a Conca dove si rivive il fascino di Jacqueline

0

Conca dei Marini, un dedalo di scalini per il paradiso. Qui , fra Praiano e Amalfi, troviamo uno degli angoli più belli della Costiera amalfitana e della Campania , se non d’ Italia. Si può arrivare facilmente da mare, ma anche scendere a piedi per le scale è uno spettacolo , ci si perde fra spiagge e anfratti meravigliosi. Scesi qui troviamo la mitica e storica “Tonnarella”, dopo una serie di antipasti rigorosamente di pesce ci arriva il primo “Spaghetti alla Jacqueline” , un omaggio a Jacqueline Kennedy che, ospite a Ravello, amava venire qui su questa spiaggia incantata e incontrava Gianni Agnelli, tanto si è detto su questi incontri, ma quello che è certo è che il fascino è rimasto immutato. Acqua cristallina e vista spettacolare, buon cibo siamo alla Tonnarella.. rigorosamente da non perdere per chi viene in vacanza in Costiera .. se guardate le foto troverete delle sorprese, il figlio di Sarri, allenatore del Napoli, che potrebbe portare una sorpresa,e un famoso attore americano.. 

Tel. tel: 089/831939 mobile: 3395912526, fax089.831236
www.ristorantelatonnarella.com

Attentato a Barcellona: ucciso in Catalogna il terrorista in fuga. Indossava cintura esplosiva e ha urlato Allahu Akbar

0

Finita la fuga dell’autore dell’attentato di Barcellona, Younes Abouyaaquoub. Da giovedì, dopo la folle corsa con il furgone che ha ucciso 13 persone sulle Ramblas e ferito oltre 120 passanti, il 22enne marocchino era ricercato in tutta Europa. Secondo le ultime notizie sarebbe stato ucciso dalla polizia a Subirats, a nord di Barcellona, e indossava una sospetta cintura esplosiva. Mancano ancora conferme ufficiali. La polizia catalana ha prima annunciato sul suo account Twitter che era in corso un’operazione a Subirats e ha poi confermato l’uccisione di una persona sospetta che apparentemente indossava una cintura esplosiva. Secondo altre informazioni diffuse dai media spagnoli l’uomo avrebbe urlato «Allahu Akbar» prima di essere ucciso. La polizia è intervenuta a Subirats, nella regione di Altos del Subirat, dopo che un cittadino aveva segnalato una persona sospetta che somigliava al terrorista in fuga da giovedì. Secondo testimoni l’uomo ucciso era sdraiato con il volto a terra quando sono iniziate le verifiche degli artificieri che sono intervenuti con l’ausilio di un robot. L’uomo infatti apparentemente indossava una cintura esplosiva ma potrebbe essere falsa come quelle dei cinque terroristi che venerdì notte hanno attaccato il lungomare di Cambrils prima di essere anche loro uccisi. Le tracce di Younes Abouyaaquoub erano state perse giovedì pomeriggio. Secondo la ricostruzione degli investigatori, che hanno utilizzato anche i video delle telecamera di sorveglianza, dopo l’attentato sulle Ramblas il 22enne ha lasciato il furgone e si è diretto, a piedi, a La Boqueria, uno dei più famosi mercati spagnoli che si trova a pochi passi dalle Ramblas. Poi, mentre nessuna telecamera lo riprendeva, ha accoltellato e ucciso il giovane Pau Perez per fuggire con la sua vettura. Con la stessa ha investito un poliziotto a un posto di blocco per poi abbandonare il veicolo a Sant Just Desvern. La polizia catalana non escludeva la possibilità che Younes avesse subito attraversato il confine con la Francia. (Corriere della Sera)

Amalfi Coast Car Service ricerca autista NCC

0

Redazionale – La rinomata società Amalfi Coast Car Service con sede a Ravello in Costiera amalfitana Cerca collaboratore con i giusti requisiti per un turismo internazionale di qualità, con conoscenza della lingua inglese e licenza NCC . Assunzione immediata.

 

Amalfi Coast Car Service
Via Grotta Petina, 84010 Ravello –
Salerno Italia
Tel +39 339 70 28 395
www.amalficoastcarservice.it
info@amalficoastcarservice.it

Emergenza sicurezza dopo la strage di Barcellona. Il Viminale: «barriere anche a costo di disagi»

0

«Eventuale implementazione delle misure di sicurezza dopo sopralluoghi di verifica per l’individuazione delle vulnerabilità». È uno dei passaggi chiave della circolare diramata dal Viminale per indire la convocazione di tutti i comitati provinciali di ordine e sicurezza nel dopo Barcellona. L’indicazione si è tradotta già in queste ore nell’installazione delle barriere antiterrorismo in molte città italiane. Quei jersey di cemento armato che avrebbero forse impedito la strage sulla Rambla. A Milano sono già comparsi all’ingresso della Galleria, nelle vie attorno al Duomo, e un’altra dozzina saranno sistemati ai varchi della movida. A Roma viene creato uno slalom nella pedonale via dei Fori Imperiali (le camionette dell’esercito già sbarrano da tempo l’avvicinamento al Colosseo) e altre 11 piazze sono sotto osservazione. I dissuasori sono già comparsi anche a Napoli e Torino (nella versione fioriere), mentre Firenze vorrebbe aumentarle e Bologna ne studierà la dislocazione per l’arrivo del Papa, il 3 settembre. All’ufficio di gabinetto del Viminale stanno affluendo i report richiesti dal documento firmato dal capo della polizia Franco Gabrielli su indicazione del ministro Marco Minniti. Che punta a ribadire le prescrizioni già in vigore e — implicitamente — invita a non abbassare la guardia in questa fine estate. I comitati, allargati per l’occasione anche alle polizie locali, hanno inoltre il potere di varare provvedimenti speciali per concerti, partite, manifestazioni estive in programma, coinvolgendo gli organizzatori. Anche a costo di qualche disagio o «danni» estetici a luoghi d’arte e scorci da cartolina. Lo dice in modo esplicito la circolare: «Dovranno essere attivati tutti i canali di comunicazione per garantire una piena conoscenza di queste misure di sicurezza ai cittadini, che dalle stesse potrebbero subire eventuali disagi». Le barriere, appunto. Ma anche i controlli con i metal detector e aree di prefiltraggio nelle piazze a rischio. (Corriere della Sera)  

MINORI IN WHITE “BUTTERFLY EFFECT” 23 AGOSTO 2017 PORTO TURISTICO DI MAIORI

0

“Si dice che un battito d’ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo”. Sarà “The butterfly effect”, il tema del Minori in White 2017, la festa danzante per eccellenza della Costa D’Amalfi, che intende regalare anche stavolta un uragano di emozioni, suoni, luci e il “white” di un evento unico. L’appuntamento giunto alla sua nona edizione, si presenta in una veste rinnovata ed una location differente. Infatti, grazie alla sinergia tra gli organizzatori e le amministrazioni comunali di Maiori e Minori, quest’anno ad ospitare l’evento sarà l’anfiteatro del porto di Maiori. Sicuramente uno spazio più adeguato per le accresciute dimensioni dell’evento, in grado di garantire una maggiore fruibilità ai tanti giovani e meno giovani che scelgono di vivere la notte “in White” più attesa dell’estate. Un ringraziamento particolare va quindi all’ amministrazione comunale di Maiori che ha accolto con entusiasmo la proposta concedendo l’area del porto. La formula divertimento, musica, spettacolo e allegria, accompagnata da una organizzazione ancora più importante ed attenta ai bisogni della sicurezza, costituirà ancora una volta quel valore aggiunto che ha reso l’evento un must del comprensorio costiero. “The Butterfly Effect” è l’effetto positivo di un evento capace ogni anno di rinnovarsi e di regalare emozioni ai tantissimi che premiano un format nato e pensato per essere sinonimo di festa e che nel 2018 toccherà il suo decennale, sempre all’insegna del motto “che il meglio deve ancora venire”.

 

Positano ascensore per il cimitero con parcheggi il project financing alla Gemar, fissata conferenza dei servizi

0

Positano ascensore per il cimitero con parcheggi il project financing alla Gemar, fissata conferenza dei servizi per il 20 settembre. Un progetto strategico per la cittadina della Costiera amalfitana , quello del collegamento per il cimitero e le zone alte di Liparlati è un problema che ci trasciniamo da mezzo secolo con interventi sciagurati e sventramenti di uno dei posti più belli della Costa d’ Amalfi. Soldi sprecati a conti fatti, questa è la realtà. Alla fine si sta provando a realizzare un intervento che porti un vantaggio al pubblico e al privato, con la realizzazione di parcheggi. Questo progetto se lo è aggiudicato la Gemar di Piano di Sorrento , con sede a Napoli, di Fabrizio Gargiulo , che è già intervenuto a Positano a Fornillo alle scuole medie con un progetto misto pubblico – privato. Bisogna far sempre attenzione che non prevalgano gli interessi privati su quelli pubblici anche se questa è la via maestra che si sarebbe dovuta percorrere già dall’inizio evitando scempi e sprechi di soldi pubblici. Un intervento delicato ed importante per il paese che positanonews seguirà per i lettori , intanto è stata fissata la data per la conferenza dei servizi Positano Project Financing

MAIORI: GRAZIE PER GLI AUGURI E UN BUON FINALE DI STAGIONE A VOI. LA RISPOSTA A CAPONE

0

GRAZIE PER GLI AUGURI E UN BUON FINALE DI STAGIONE A VOI.

 

Maiori, Costiera amalfitana. Riceviamo e pubblichiamo Gentile Sindaco Capone e gentili colleghi di Obiettivo Maiori, ricambiarVi gli auguri di Ferragosto è dovere e cortesia.

Tanto più che per l’occasione si rileva in quanto scrivete la sopravvenuta coscienza che il Vostro operato superi “inconsapevolmente” “i limiti”.

E’ confortante accorgersi che almeno su una cosa la pensiamo allo stesso modo.

Certo, si potrebbe obiettare che in parecchi casi (calcetto, solarium e dehors sono solo i più noti) qualche elemento di conoscenza vi sia stato offerto, ma non sto qui a sottilizzare.

Certo, abbiamo ancora qualche problema linguistico, perché la lingua italiana definisce “regole” quelle che in “caponiano” chiamate “scartoffie e burocrazia che opprime” ; e qualche altro di coerenza logica, giacchè mostrate difficoltà ad applicare perfino le “scartoffie” Vostre (la bellezza di 24 delibere di regolamenti in 27 mesi), ma anche qui non sottilizziamo.

Quel che conta è che sapete di superare i limiti “inconsapevolmente”, ossia senza rendersi conto di ciò che si fa” (Treccani).

Il che conferma una congettura parecchio diffusa in città e in Costa d’Amalfi.

E non basta. Nel Vostro messaggio d’amicizia c’è anche una chicca: vi lamentate – non è ben chiaro con chi – di un lungo elenco di possibili illegalità, tanto che  “non basterebbe un esercito per controllare”.

Per essere la stessa Amministrazione che ha fin qui categoricamente escluso ogni collaborazione di ambito istituzionale per la riduzione finalizzata degli illeciti, si tratta di un notevole salto di qualità.

Gentili colleghi, rinviando per ora la mobilitazione delle Forze Armate, basterà che nel prossimo Consiglio il Sindaco presenti una semplice, credibile proposta di monitoraggio su trasparenza, governance e bilancio dei ventiquattro regolamenti che avete approvato, per avere in materia tutta la collaborazione che desidera.

E probabilmente anche quella che non desidera.

Sarebbe comunque un bel tentativo – in via  eccezionale “consapevole” – per fare una tantum il mestiere che vi siete “inconsapevolmente” candidati a fare: i garanti sul territorio del patto sociale basato sulla legalità.

Perché senza legalità non vi è difesa per il più debole; cade un fattore essenziale della competitività economica, la libera concorrenza di mercato; e per ogni privilegio concesso a qualcuno c’è un danno per qualcun altro, mentre viene meno la fiducia dei cittadini verso le istituzioni.

Certo, resta singolare che si debba aiutare chi ha voluto la bicicletta a pedalare, ma tant’è.

Nell’interesse generale si fa anche questo. Consapevolmente.

E con questa consapevolezza, nel ricambiare il gentile pensiero di Ferragosto, auguro a tutti Voi il sereno finale di stagione che spero vorrete generosamente donarci.

Cordialmente.

Enrico Califano

 

 

 

 

Questa estate “corpi” anomali vagano disorientati anche in acqua! A Maiori medusa gigante

0

Stamattina nelle acque della cala maiorese cosiddetta del “Cavallo morto”, ben visibile ad una profondità di circa un metro, un grande esemplare di medusa scifomedusa gigante, Rhizostoma pulmo, nuotava indisturbata tra i bagnanti.
Non è la prima che viene avvistata quest’estate in costiera amalfitana perché di recente più bagnanti ne hanno segnalato la presenza, alcuni inviando anche una foto a Positanonews.
È una specie pelagica diffusa nel Mediterraneo frequente però lungo la costa adriatica e ionica nwi mesi di settembre ed ottobre.
Presenta un cappello di forma semisferica opalescente con bordi sfrangiati blu-viola e da sotto il corpo grumoso, partono 8 tentacoli allungati semitrasparenti.
Il nome comune è polmone di mare ed è dovuto proprio al tipico movimento palpitante, compiuto dalla medusa per muoversi.
Di dimensioni notevoli, potendo raggiungere fino a 50–60 cm di diametro e 10 kg di peso, rappresenta la più grande medusa del Mediterraneo.
La loro dieta è composta da piccoli organismi pelagici i quali vengono catturati dai suoi tentacoli e una volta paralizzati, trascinati verso una delle sue sedici bocche.
Nonostante le grandi dimensioni, pare sia innocua e nuotarle accanto è un’esperienza davvero affascinante, sempre che si riesca a non farsi prendere dal panico…
La specie non dovrebbe provocare gravi conseguenze, dato che i suoi tentacoli di norma non urticanti non creano pericoli seri per l’uomo se non su soggetti particolarmente sensibili, il cui contatto può provocare dermatiti che però scompaiono spontaneamente dopo qualche ora.
Nel dubbio tenetevi alla larga!
Beta

Costa d’Amalfi, amianto sul Valico di Chiunzi. Le denunce degli ambientalisti

1

Il Valico di Chiunzi, la porta per la Costiera Amalfitana, attualmente è in una condizione di abbandono, nonostante la tratta sia percorsa da migliaia di turisti. L’intero tratto della strada provinciale che porta a Maiori è condannato all’incuria, con la vegetazione che invade il bordo strada, i muretti cadenti, il fondo stradale sporco e con riparazioni di fortuna. Ma come si usa dire, al peggio non c’è mai fine.

Un articolo da Repubblica di Napoli, riporta la denuncia di una discarica a cielo aperto, con cumuli di amianto lasciati incustoditi, al confine tra i comuni di Tramonti e Sant’Egidio del Monte Albino. I rifiuti sono celati sotto la carrabile dalla vegetazione, non vista dagli ignari viaggiatori che vi transitano.

L’articolo a firma di Gaetano De Stefano, riporta la denuncia di Andrea Cretella, presidente dell’associazione nazionale “Cittadini contro le mafie e corruzione”, che sta preparando una denuncia in Procura. “I Comuni interessati – evidenzia  Cretella – non prendono provvedimenti. E, intanto la bomba di sostanze cancerogene fa bella mostra di sé, oltre che essere oltremodo pericolosa per la salute pubblica”.

Cretella rivela che le istituzioni sono a conoscenza del grave problema, ma non hanno mosso un dito per prendere provvedimenti. La denuncia di questo pericolo, va ad aggiungersi a segnalazioni fatte da altre associazioni nel corso di questa estate, che hanno mostrato lo stato di incuria del percorso, esponendo la questione agli amministratori di Corbara, S. Egidio e Tramonti: sulla pulizia delle strade si è giunti al “nodo del fazzoletto”, ma la grande assente resta sempre la Provincia, un istituzione che è spogliata del suo ruolo nonostante le mille responsabilità. Dopo gli incendi che hanno distrutto ettari di vegetazione ed ecosistema, quello della presenza dei rifiuti speciali è un altro grattacapo che espone rischiosamente il fragile contesto idrogeologico dei nostri territori.

Vico Equense. Troppa sporcizia, anticipata la chiusura dell’accesso agli arenili del Pezzolo

0

Vico Equense. L’ex sindaco Gennaro Cinque con propria ordinanza n°318 del 28/06/2010, aveva disposto l’interdizione (la chiusura), a tutela della sicurezza e dell’igiene delle spiagge e dei lidi, dei litorali cittadini, nonché l’accesso e la circolazione di persone e mezzi, sugli arenili delle spiagge delle Calcare, del Pezzolo e della Postali, dalle ore 24.00 alle ore 05.00 di tutti i giorni, nel periodo compreso tra il 12 Giugno ed il 15 Settembre di ogni anno solare.

Tante sono state le lamentele, fotografate anche personalmente, circa episodi di inciviltà, segnalati sul litorale della foce del Rivo d’Arco e sull’adiacente arenile (sito dell’ex ristorante Saraceno), oltre a istanze da parte dei lidi ubicati nell’area del Pezzolo, i quali chiedono di anticipare alle ore 20.00 la chiusura dell’accesso alle spiagge di quest’area, al fine di evitare il degenerarsi di situazioni che mettono a rischio l’incolumità delle persone e la sicurezza urbana.

Per l’attuale sindaco Andrea Buonocore, “meritevoli di accoglimento sono le istanze avanzate dai titolari delle attività ubicate in area Pezzolo, condivido le motivazioni, in quanto particolarmente l’arenile posto alla foce del Rivo d’Arco, nelle ore serali diventa ritrovo di bande di ragazzi che, ignari del pericolo rappresentato dalla presenza di un alveo, bivaccano sulla spiaggia, creando anche fastidio al riposo ed alla quiete delle persone. Gli arenili a ridosso della foce del Rivo d’Arco non sono nè vigilati, né illuminati, la qual cosa aggrava le condizioni di rischio per l’incolumità delle persone”.

Per tutte le motivazioni elencate, portano il sindaco ad ordinare che l’accesso agli arenili delle spiagge ubicate nell’area del Pezzolo sia anticipato alle ore 20.00, in deroga a quanto stabilito dalla propria ordinanza n° 318/2010.

sindaci della Costiera chiedono intervento della Procura per la questione incendi

0

In Costiera Amalfitana si comincia a fare la conta dei danni provocati dai numerosissimi incendi che in questa estate nera hanno distrutto ettari di vegetazione. Le fiamme hanno divorato l’equivalente di 1300 campi di calcio, giusto per avere una idea della superficie verde bruciata nei roghi. Dati che si riferiscono a luglio con agosto che è stato caratterizzato da altri devastanti incendi aggravando ulteriormente il quadro di per se già preoccupante.

E mentre si fa la conta dei danni i Sindaci da un lato chiedono un intervento della Procura della Repubblica verso la quale martedì verrà indirizzata una lettera per chiedere una task force preposta all’accertamento dei reati relativi al disastro ambientale per la bonifica delle zone colpite dagli incendi. L’altro problema che verrà sollevato dai primi cittadini riguarda le preoccupazioni connesse al dissesto idrogeologico. Con l’arrivo delle piogge cosa accadrà nei luoghi in cui gli incendi hanno distrutto alberi e vegetazione?

In Costiera le zone più colpite dagli incendi sono state quelle di Positano, Maiori, Tramonti e Conca dei Marini. Anche a Cava de’ Tirreni ed in altre zone del salernitano le fiamme hanno prodotto danni con il dissesto idrogeologico che oggi fa più paura dei roghi.

Positano: Maxi vincita di 23milaeuro

0

Maxi vincita ad Amalfi nell’ultima estrazione del Lotto. Per la precisione 23mila 700 euro. Ora in paese è scattata la corsa per scoprire chi sia stato il fortunato vincitore, se un residente nel paese capofila della Divina o uno dei migliaia di turisti che hanno invaso in queste settimane Amalfi.

Si tratta di una delle vincite più alte dell’ultima estrazione del Lotto in tutta Italia. Per la precisione Amalfi è finita al terzo posto in questa particolare graduatoria, ovviamente in riferimento all’estrazione dello scorso sabato 19 agosto.

Come detto sul podio anche Amalfi con la maxi vincita da 23.700 euro. La Dea Bendata ha baciato in pochi mesi nuovamente la Costiera Amalfitana. Solo nel mese di aprile, in quel caso al supernalotto, stato sfiorato il jackpot con un “cinque” che è valso al fortunato ben 67.187,41 euro.

La mega vincita è stata registrata in un tabacchi di Positano. Ovviamente nella città verticale è scattata la corsa al toto vincitore. In paese ci si chiede se ad aggiudicarsi gli oltre 67mila euro sia stato una persona residente nella perla della Costiera Amalfitana o semplicemente un turista di passaggio, che proprio a Positano ha trovato la fortuna e l’ispirazione per aggiudicarsi l’ambitissimo premio.

weekend di caos nella circumvesuviana: Treni guasti e atti vandalici

0

Tre treni guasti, ritardi di oltre un’ora e passeggeri dirottati a bordo dei Campania Express, i convogli di lusso pensati per i turisti diretti in penisola sorrentina ed ai siti archeologici. Non sono mancati neanche i vandali che hanno danneggiato 160 porte tanto da costringere l’azienda ad effettuare le corse con un solo vagone sulle linee per Nola e Ottaviano per salvaguardare quella per Sorrento, la più affollata. Sono i disservizi ed i problemi che hanno caratterizzato l’intero fine settimana della Circumvesuviana.

Disagi iniziati già sabato sera. Un guasto ha bloccato un treno tra le stazioni di Torre Annunziata e Torre del Greco. Ciò è bastato per mandare in tilt per oltre un’ora il traffico ferroviario di due linee della Circum. Altri due guasti si sono verificati successivamente. In pochi minuti migliaia di passeggeri sono rimasti a piedi e per due volte il Campania Express, il treno ad uso esclusivo dei turisti, con le hostess a bordo, è diventato ordinario: nel tratto da Torre Annunziata a Sorrento e poi da Sorrento a Napoli. In pratica è successo che la corse speciali hanno dovuto caricare i pendolari, con qualche disappunto per i turisti, molti dei quali avevano prenotato il posto a sedere sul Campania Express pagando il sovrapprezzo.

Ieri, invece, sono stati i vandali a creare scompiglio. Ben 160 porte sono state private dei cosiddetti bordi sensibili, le guaine di gomma che servono ad attutire le chiusura. Un atto teppistico consueto in Circumvesuviana che, tuttavia, non ha arrecato molti problemi al servizio, filato liscio anche perché si è deciso di dirottare più convogli sulla linea per Sorrento, sacrificando quelle per Nola ed Ottaviano, solitamente meno frequentate di domenica.

Sorrento Concerto AleVive in memoria di Alessandro Schisano

0

SORRENTO. Una location decisamente suggestiva, un concerto dai contorni “estemporanei”, le note della tradizione napoletana del trio “Suonno d’ajere” che accompagnano il sole che si “immerge” lentamente nel mare del Golfo di Napoli. Sono tutti gli ingredienti che caratterizzeranno l’iniziativa dedicata ad Alessandro Schisano, principale animatore del “Movimento 22 dicembre – Sorrento” e già consigliere comunale, che si terrà lunedì’ 28 agosto 2017, alle ore 19 sul punto panoramico di piazza della Vittoria a Sorrento.

“Non una tradizionale commemorazione – spiegano i componenti del Movimento 22 dicembre, che hanno promosso l’appuntamento -, ma un modo per perpetuare la straordinaria testimonianza di Alessandro e dare seguito almeno ad una piccolissima parte delle intuizioni e dell’impegno profuso per la sua comunità cittadina. Anche la data non è casuale: il 28 agosto ricade, infatti, il giorno del suo compleanno. E mai titolo fu più azzeccato: AleVive”.

Il concerto “Alevive”, coordinato dal promotore artistico Giuseppe Prudente (da sempre impegnato nella diffusione di eventi musicali di qualità in costiera sorrentina) gode della collaborazione silenziosa di più componenti: da semplici cittadini ad enti istituzionali che, condividendo lo spirito dell’iniziativa, hanno deciso di restare spontaneamente nelle retrovie.

L’obiettivo è chiaro: coniugare concetti di semplicità, arte e tradizione. Con pochi mezzi (non sarà allestito alcun palco, né sono previsti posti a sedere), l’evento mira, infatti, a “sfruttare” la bellezza del luogo (il set naturale del complesso architettonico di piazza della Vittoria) e l’arte dell’interpretazione della musica napoletana del trio “Suonno d’ajere”, che si esibisce per la prima volta in penisola sorrentina, per regalare momenti di magia a cittadini e turisti.

La partecipazione è naturalmente libera.

Il progetto “Suonno d’ajere” nasce nel 2016 dall’esigenza di conoscere e approfondire ciò che la città di Napoli ha prodotto nella sua storia musicale vocale. I tre componenti del gruppo provengono da esperienze musicali diverse, dal jazz alla musica leggera, dalla musica popolare a quella classica. Nei loro percorsi hanno sempre incontrato la canzone napoletana, rimanendone profondamente affascinati e colpiti.

Obiettivo del progetto è segnare un filo conduttore nella canzone partenopea dal ‘500/’600 fino ai nostri giorni, individuandone, attraverso un criterio storico/stilistico, i brani maggiormente rappresentativi.

Sant’Agnello/Piano di Sorrento: Mercoledì sospensione rete idrica

0

La Gori fa sapere che mercoledì prossimo, 23 agosto, per alcune ore della mattinata dovrà essere sospesa l’erogazione idrica per consentire l’esecuzione di alcuni interventi programmati sulla rete dell’acqua potabile. In particolare il disservizio, che dovrebbe essere limitato alla fascia oraria compresa tra le ore 10 e le ore 13, riguarderà alcune zone che si trovano al confine tra i territori comunali di Sant’Agnello e Piano di Sorrento.

In particolare, il blackout idrico interesserà le seguenti strade: via Lepantine (la stradina pedonale che collega Sant’Agnello con Piano di Sorrento), via Banco Lepantine e Travesa Lepantine.

Razzia di ciclomotori e moto denuncia di Rosario Fiorentino

1

“Ormai in pensiola sorrentina il sistema di telecamere non serve più a nulla” ci dice Rosario Fiorentino, che, esasperato, si sfoga con la redazione, “i furti di bici e moto a Sorrento sono ormai all’ordine del giorno, la gente è stanca non ne può più.

Oramai siamo ridotti malissimo anche la stampa specializzata ci critica ferocemente per tre motivi

Caos traffico e conseguente inquinamento

Decoro urbano aiuole e giardini zero

Sistema sicurezza zero

Senza voler parlare dello stato disastroso delle strade del fenomeno ormai che sfugge a tutti di aperture di b&b case vacanze etc senza rispetto di legge e di regole che toglie dal mercato un ulteriore fetta di case in affitto per abitarci”.

Amalfi rissa dopo il by night, coinvolti in 40. Si aspetta il morto?

0

Riceviamo e pubblichiamo Amalfi rissa dopo il by night, coinvolti in 40. Si aspetta il morto? Scriviamo a voi di Positanonews che seguite con attenzione e libertà la Costiera amalfitana. Tutto è accaduto questa notte alle prime ore del Mattino, in piazza Flavio Gioia ad Amalfi un gruppo di giovani, a quanto appreso, tra 20 16 anni di Amalfi Praiano e Ravello, all’uscita da alcuni locali modani sono venuti sono venuti in contatto in pubblica piazza.

Ancora sconosciuti i motivi, della rissa. Sul posto è subito intervenuta la pattuglia della Polizia Locale impegnata nel servizio notturno, ma i due agenti nulla hanno potuto per sedare la violenta colluttazione che si distribuiva in più punti e coinvolgeva, inevitabilmente, anche coloro che tentavano invano di sedarla.

Solo l’intervento di una gazzella dei Carabinieri del Radiomobile con un’auto civetta, hanno evitato il peggio, con i ragazzi che si sono dileguati tra i vicoli e i bus in sosta. Identificati alcuni di loro, le cui responsabilità sono da verificare.

Perdifumo, in bici si scontra con un cinghiale

0

Con il fresco, il giorno fa troppo caldo, sistemata la bici, decide per una breve pedalata, più o meno un quattro chilometri, verso Ortodonico , finisce contro un cinghiale che gli attraversa la strada, caduta, riporta, m.f. una ferita alla testa.
Una caduta non grave, ma poteva finire peggio. Le strade del Cilento, attraversate da cinghiali, e in taluni casi hanno provocato incidenti anche gravi, con automobilisti feriti e auto distrutte. m.f. ha deciso di non usare più la bicicletta, la vuole vendere.
Giovanni Farzati

STASERA LUCIO BATTISTI A PROGETTI D’AUTORE

0

In una delle sue rare dichiarazioni pubbliche
Lucio Battisti affermò:
“Un artista deve comunicare solo per mezzo del suo lavoro. L’artista non esiste. Esiste la sua arte”.(www.ondarock.it/italia/luciobattisti.htm)
E noi questo faremo.
Faremo ascoltare le sue canzoni e parleremo di quanto siano state il prodotto di un musicista e un compositore geniale (da Anima latina a Hegel, dai primi 45 giri a Il nostro caro angelo) il quale, oltre a essere un interprete con doti canore particolarissime, ha rappresentato il comune denominatore dell’immaginario collettivo di più generazioni.
PROGETTI D’AUTORE IX edizione
concerto-tributo LE ANIME DI LUCIO BATTISTI
Arena di Casarlano, Sorrento – nell’ambito di Aperti per Ferie 2017
lunedì 21 agosto ore 20:30

 

 

Perdifumo, in bici si scontra con un cinghiale

0

Con il fresco, il giorno fa troppo caldo, sistemata la bici, decide per una breve pedalata, più o meno un quattro chilometri, verso Ortodonico , finisce contro un cinghiale che gli attraversa la strada, caduta, riporta, m.f. una ferita alla testa.
Una caduta non grave, ma poteva finire peggio. Le strade del Cilento, attraversate da cinghiali, e in taluni casi hanno provocato incidenti anche gravi, con automobilisti feriti e auto distrutte. m.f. ha deciso di non usare più la bicicletta, la vuole vendere.
Giovanni Farzati

LA CANZONE DEL MARE DI CIRO FERRIGNO A MARINA DI CASSANO

0

Piano di Sorrento la Canzone del Mare di Marina di Cassano di Ciro Ferrigno  , nel bel borgo marinaro rivalutato di recente

 

 

LA DIOCESI NELLA BUFERA

0

Nel mentre la Diocesi Sorrento Stabia si prepara ai grandi eventi di settembre, con l’ordinazione presbiterale di ben nove nuovi sacerdoti,il 14 settembre e il Cammino delle Confraternite il 30 settembre,  dopo le dimissioni di Don Natale dalla Parrocchia di Sant’Agnello e lo spostamento di alcuni preti, si scatena sui media nazionali una bufera mediatica che coinvolge Don Francesco monsignor Alfano, per la mancata applicazione del diritto canonico, e non privilegio, della elezione da parte del popolo del parroco. Sia Il Mattino del 20 agosto   Eppure, secondo monsignor Francesco Alfano, il diritto di patronato fa riferimento a «privilegi che mal si collocano in un contesto ecclesiale di comunione e di partecipazione». L’arcivescovo della diocesi di Sorrento-Castellammare rompe così il silenzio e risponde a quanti lo accusano di voler…

che il Fatto Quotidiano di oggi 21 agosto

Sorrento, il vescovo dittatore che nega la democrazia ai fedeli

La crociata di monsignor Alfano contro l’antico diritto di patronato, che consente l’elezione del parroco

Si chiama diritto di patronato e resiste da oltre mille anni. È un antico privilegio che tocca a ventuno parrocchie nel mondo, di cui ben sette nella penisola di Sorrento, in provincia di Napoli. È l’elezione diretta del parroco. Proprio così. Nacque con la fondazione di queste chiese, costruite da laici che ottennero e pretesero

Esiste anche un profilo facebook  “elezioni SUBITO del Parroco di Piano di Sorrento”, gestita da Domenico Cinque che da anni sottolinea senza polemizzare la presenza di questo diritto.

Fino a qualche anno fa il Vescovo rispondeva indirettamente a chi gli poneva la questione che il numero dei preti disponibile era tale da non permettere e rendere possibile le elezioni nelle parrocchie titolari dello jus patronatus, ma adesso che negli ultimi anni, nella Diocesi Sorrento Stabia, si sono celebrate tante ordinazioni, nel settembre prossimo ben nove, quest risposta non è più accettabile.

 

 

L'immagine può contenere: 1 persona, con sorriso

L'immagine può contenere: una o più persone

L'immagine può contenere: 9 persone, persone in piedi e spazio al chiuso

Vigili del fuoco bloccati nel traffico ad Amalfi (FOTO)

0

Traffico e caos Ad Amalfi coda chilometrica di autovetture,vigili del fuoco bloccati nel traffico.

 

Amalfi. Parte il conto alla rovescia per il Capodanno Bizantino.

0

Amalfi è pronta a rituffarsi nelle atmosfere Medievali. Come di consueto il prossimo 1 settembre con i suoi paggi, le sue dame e i suoi cavalieri, che faranno da cornice all’incoronazione del nuovo Magister di Civiltà Amalfitana. E così l’antica Repubblica Marinara, insieme con l’attigua cittadina di Atrani, tornerà ad essere teatro di uno straordinario evento storico che trae spunto dalla grandezza politica delle civitates per offrire un carnet di appuntamenti di alto profilo culturale e spettacolare. Il 31 agosto e il 1° settembre, infatti, Amalfi e Atrani celebreranno una nuova edizione del Capodanno Bizantino. Ovvero, l’inizio dell’anno fiscale e giuridico nell’epoca dell’Impero d’Oriente da cui si trae spunto per una due giorni di celebrazioni e festeggiamenti che coinvolgerà cittadini, visitatori e turisti della Costiera in un emozionante viaggio che coniuga la centralità amministrativa e politica dell’Amalfi medievale al protagonismo culturale e turistico della città di oggi.

Giunto quest’anno alla sua XVII edizione, l’evento è organizzato dal Comune di Amalfi, in collaborazione con il Comune di Atrani e ilCentro di Cultura e Storia Amalfitana, ed è finanziato dalla Regione Campania nell’ambito del POC Campania 2014/2020 – “Iniziative promozionali sul territorio regionale”.

In Costiera fervono da giorni i preparativi per la manifestazione: il conto alla rovescia parte ufficialmente da oggi, domenica 20 agosto, con l’esposizione dello stendardo ufficiale che sarà srotolato sulla facciata di Palazzo San Benedetto, sede del Municipio di Amalfi.
A fine mese ci saranno il suggestivo 
Corteo Storico rievocativo, con oltre 100 figuranti in costume d’epoca, e la cerimonia diinvestitura del Magister di Civiltà Amalfitana, con l’affascinante rito medievale ispirato all’incoronazione dei Duchi di Amalfi, suggellato dalla presenza dell’Arcivescovo di Amalfi – Cava de’ Tirreni, monsignor Orazio Soricelli. I momenti centrali dell’evento che ad ogni edizione si divide tra tradizione, approfondimento culturale e intrattenimento lungo un tema predefinito scelto proprio intorno al nome del Magister. Titolo assegnato a una personalità, amalfitana d’origine o di adozione, che si è distinta per particolari meriti in uno dei settori di spicco dell’antica civiltà medievale e che sarà svelato solo a ridosso dell’evento.
Il programma del Capodanno Bizantino seguirà comunque una consuetudine ormai rodata. Il 31 agosto è previsto nell’Arsenale della Repubblica un convegno di studio sul Medioevo amalfitano declinato sul tema dell’edizione, seguito dalla lectio magistralis del Magister di Civiltà Amalfitana. Il 1° settembre spazio alla rievocazione: toccherà all’imponente Corteo Storico, ancor più ricco di quello ammirato sfilare in occasione della Regata, accompagnare il Magister lungo il percorso che da Amalfi porta al sagrato della Cappella San Salvatore de’ Birecto di Atrani, dove ha luogo la cerimonia di investitura alla presenza dell’Arcivescovo. Subito dopo, preceduto sempre dall’imponente corteo che celebra l’apogeo della Repubblica di Amalfi intorno al Mille, il Magister raggiungerà la suggestiva scalinata della Cattedrale di S. Andrea ad Amalfi per la presentazione ufficiale alla cittadinanza.

Completeranno il programma, che interesserà tutto il primo weekend di settembre una serie di appuntamenti e di eventi musicali in piazza.

LA STORIA

Nato da un’idea del medievalista amalfitano Giuseppe Gargano intorno al 1980, il Capodanno Bizantino si incentra sulla rievocazione dell’inizio dell’anno fiscale e giuridico nei territori dell’impero d’Oriente, che corrispondeva al 1° settembre, giorno nel quale entravano in carica i comites, cioè i capi della repubblica marinara di Amalfi nella sua fase aristocratica. Una prassi in voga dall’839, anno di nascita della repubblica autonoma, alla prima parte del X secolo, per poi essere ripresa con l’istituto dell’elezione annuale dei rappresentanti delle Università della Costa d’Amalfi nel 1266, in epoca angioina, e proseguire fino ai Borbone. Fin dalla sua fase progettuale, la manifestazione ha coinvolto i comuni di Amalfi e di Atrani, le uniche civitates della Repubblica Amalfitana almeno sino alla metà dell’XI secolo; teatro principale della rievocazione, la chiesa del S. Salvatore de Birecto di Atrani, cappella palatina e sede dell’incoronazione dei duchi di Amalfi, quindi luogo di pubbliche assemblee dei sindaci delle Università. La prima edizione delCapodanno Bizantino, realizzata per una felice intuizione dell’assessore al turismo dell’epoca Antonio Bottiglieri, si è svolta nel 1999 ed è proseguita fino ad oggi con un’unica pausa, avvenuta nel 2010, che ha segnato un cambio di passo e una svolta nella sua storia. Se nei primi anni, infatti, il focus della manifestazione era incentrato sui temi del diritto e della giurisprudenza, con il clou nell’assegnazione del titolo di “Duca di Amalfi – Maestro del Diritto” a nomi di spicco del mondo della giurisprudenza, tra cui Giovanni Conso e Sabino Cassese, dal 2011 si è deciso di allargare il campo alle personalità che hanno dato lustro alla storia amalfitana con l’investitura del “Magister di Civiltà Amalfitana”.

IL MAGISTER

Il titolo di Magister di Civiltà Amalfitana viene assegnato ogni anno a una personalità, amalfitana d’origine o di adozione, che si è distinta per particolari meriti in un settore della civiltà amalfitana medievale, dall’imprenditoria alla politica, dalla scienza alla marineria,che trovano un punto di fusione nell’invenzione della bussola, dall’arte alla religione, dal diritto alla solidarietà e diplomazia. Campi in cui la grandezza di Amalfi ha fatto scuola.

Ciascuno di questi campi è dedicato a un personaggio famoso della storia di Amalfi: il premio per l’Imprenditoria è intitolato a Mauro de Comite Maurone, ricco e nobile mercante amalfitano indicato come il fondatore di uno dei primi ospedali a Gerusalemme nella seconda metà dell’anno Mille. Al cardinale e teologo Pietro Capuano è dedicato quello per la Religione, quindi si ricordano il Duca Mansone I per la Politica, Lorenzo d’Amalfi, distintosi per l’originalità degli studi classici e dell’uso delle fonti, per la Scienza, Giovanni Augustariccio per il Diritto, il traduttore Giovanni d’Amalfi per l’Arte, il fondatore dell’ordine dei Cavalieri Ospitalieri – poi Cavalieri di Malta – fra’ Gerardo Sasso per la Solidarietà e la Diplomazia, e Flavio Gioia per la Marineria. La Commissione che assegna il titolo è composta dai Sindaci di Amalfi e di Atrani, dagli Assessori alla Cultura di Amalfi e di Atrani, dal Presidente del Centro di Cultura e Storia Amalfitana, dal medievalista Giuseppe Gargano e dallo storico dell’arte Giovanni Camelia, che furono con Bottiglieri gli ideatori delCapodanno Bizantino.

Positano: Grande successo per la mostra Benito Ferraro

0

Benito Ferraro l’artista delle nevi a Faito, in mostra da oggi nei locali del comune di Positano giù alla spiaggia  grande.

 

Sponsorizzata da Positanonews

Martedì 22 agosto CLAUDIA CAMPAGNOLA e MARCO MORANDI in Chi mi manca sei tu omaggio a Rino Gaetano

0

Chi mi manca sei tu

omaggio a Rino Gaetano

 

scritto e diretto da

Toni Fornari

 

Bomerano – PIAZZA PAOLO CAPASSO

 

Ingresso libero ore 21.00

 

 

Claudia Campagnola e Marco Morandi tornano ad Agerola martedì 22 con Chi mi manca sei tu, un omaggio a Rino Gaetano scritto e diretto da Toni Fornari.

In scena Claudia Campagnola  veste i panni di una groupie di Rino Gaetano che racconta la sua esperienza vissuta accanto al cantautore. Le groupie erano delle giovani fan che negli anni ’60 – ‘70, oltre ad amare particolarmente la musica di un certo cantante, li seguivano nei loro tour, irresistibilmente attratte dal loro carisma, diventandone infatuate sostenitrici e intime amiche. Attraverso i suoi racconti scopriamo la vita di uno dei cantautori italiani più amati e discussi, che ha lasciato un patrimonio di canzoni che colpiscono ancora oggi, a distanza di più di trent’anni, per la loro modernità musicale e testuale.

Ascolteremo le più belle canzoni di Rino Gaetano interpretate da Marco Morandi,  accompagnato per l’occasione da un fenomenale trio di musicisti: Giorgio Amendolara (piano e tastiere), Menotti Minervini (basso) Umberto Vitiello (batteria e percussioni), che suoneranno rigorosamente dal vivo.

 

 

INFO e BIGLIETTI

 

Ore  21.00

Ingresso libero

 

Pro Loco di Agerola, p.zza Paolo Capasso

081.8791064

info@proagerola.it

www.proagerola.it

Eventuali variazioni e/o aggiornamenti saranno comunicati sul sito www.proagerola.it

MINORI 22 AGOSTO ORE 21.00 LIDO AMBROGIO’S “La Notte del Libro…in riva al mare”

0

Si festeggia Martedì 22 Agosto a Minori “La Notte del Libro…in riva al mare”. Promossa dall’XI edizione di..incostieraamalfitana.it Festa del Libro in Mediterraneo, in collaborazione con la Pro Loco di Minori e l’Unpli provinciale, ed il patrocinio del Comune, l’appuntamento è alle ore 21.00 sul Lido Ambrogio’s con “158. Comuni, ricette, filmati. Salerno una provincia da gustare” di Enzo Landolfi edito da Printart, “Breve storia della canzone napoletana” di Mino Remolipubblicato da Homo Scrivens, “Scricchiolii” di Vincenzo Gambardella edito da Iemme.

I racconti e le ricette contenute in “158. Comuni, ricette, filmati. Salerno una provincia da gustare” sono state preparate nel corso di altrettante trasmissioni televisive curate dal giornalista Enzo Landolfi, e dal suo staff, in altrettanti comuni a nord e a sud di Salerno ed il cui contenuto, inserito in un idoneo supporto mediale, è stato accluso al testo cartaceo per consentire al lettore anche di vedere in tempo reale le varie fasi di preparazione dei piatti tipici. E’ indubbio che sono proprio i centocinquantotto filmati a fare di questo testo un contenitore di tradizioni non solo gastronomiche della provincia di Salerno.

Dai Canti delle Lavandaie a Murolo e Carosone, da Salvatore Di Giacomo e la festa della Piedigrotta fino a Pino Daniele e i contemporanei: il viaggio del cantautore Mino Remoli nella “Breve storia della canzone napoletana”, che parte dalla curiosità e dalla passione per raccontare la favola musicale della città di Partenope. Un ricco itinerario che attraversa mille anni di storia, un lungo cammino con una colonna sonora nota in tutto il mondo, da ‘O Sole mio a Te voglio bene assaie e a ‘O surdato ‘nnammurato.

Fra reale e surreale, “Scricchiolii” di Vincenzo Gambardella, origini minoresi, è una raccolta di racconti visti come in un caleidoscopio da usare con stupore e meraviglia. C’è sempre il sogno in queste narrazioni di esistenze stralunate e fuori posto, nel comune contesto sociale, e ci sono sempre la morte e la vita a rincorrersi, a combattere per avere la meglio. Sono presenti Napoli e la napoletanità, ma anche altre città, Milano, ad esempio, con le contraddizioni intraviste o vistose, e poi gli oggetti, in primo piano, gli animali, gli umani di ogni tipo e sangue.

OMAGGIO A RAFFAELE LAURO

0

SETTEMBRE-OMAGGIO A RAFFAELE LAURO. A META, PALAZZO MUNICIPALE, LA CERIMONIA DI CONFERIMENTO DELLA CITTADINANZA ONORARIA. A SANT’AGNELLO, UNA MATINÉE DI POESIA E DI MUSICA NEL “GIARDINO INCANTATO”

 

A metà settembre, due eventi, particolarmente significativi, il primo a carattere istituzionale, a Meta, il secondo, a carattere artistico-culturale, a Sant’Agnello, sottolineeranno i sentimenti di apprezzamento e di gratitudine, in Penisola Sorrentina, nei confronti dell’opera narrativa dello scrittore Raffaele Lauro, dedicata, in particolare, con “La Trilogia Sorrentina”, alla storia, ai miti, alle bellezze naturali, alla cultura dell’ospitalità e all’epopea turistica ed enogastronomica della costiera sorrentino-amalfitana, come nell’ultimo romanzo, “Don Alfonso 1890 – Salvatore Di Giacomo e Sant’Agata sui Due Golfi”. Venerdì 15 settembre 2017, alle ore 17.00, nella Sala Consiliare del Palazzo Municipale di Meta (via Municipio, 7), si terrà il consiglio comunale straordinario per la cerimonia ufficiale di conferimento della cittadinanza onoraria a Raffaele Lauro. Interverranno il Sindaco, Giuseppe Tito, l’assessore alla Cultura, Bianca Maria Balzano, il presidente del Consiglio Comunale, Michele Castellano, e i Consiglieri Comunali di Meta. A conclusione, il neo-cittadino onorario terrà un discorso di ringraziamento sulla storia di Meta: “Meta, terra sacra di passaggio, di partenza e di ritorno”. La mattina successiva, sabato 16 settembre 2017, alle ore 10.00, Lauro sarà festeggiato con “Una matinée di poesia e di musica nel Giardino Incantato di Sant’ Agnello”, via Iommella Piccola, 80, organizzata dai padroni di casa, Michele e Lina De Angelis, sotto la direzione artistica di Carlo Alfaro, con la partecipazione della regista Eleonora Di Maio, Direttrice dell’Accademia On Broadway Musical, Theatre & Dance, e della cantante Francesca Maresca, accompagnata al pianoforte dal Maestro Luigi Belati. La cittadinanza è invitata a partecipare ad entrambe le manifestazioni. Per info: sullo scrittore (www.raffaelelauro.it); sulla cerimonia a Meta (biancamaria.balzano@libero.it) e sulla matinée a Sant’Agnello (Carlo Alfaro: 3336996970).

 

Camerota. Diportisti nella baia degli Infreschi. Oltre diecimila euro di multe

0

Numerose imbarcazioni controllate e una decina di diportisti contravvenzionati. È questo il risultato dell’ultima operazione portata a termine dagli uomini della Guardia Costiera di Marina di Camerota, diretti dal maresciallo Amleto Tarani, nell’area marina protetta degli Infreschi e della Masseta. Navigazione a poche metri dalla costa, ancoraggio e attracco abusivo all’interno del porto naturale degli Infreschi e qualcuno addirittura non in regola con la documentazione di bordo e le dotazioni di sicurezza. Ma le multe, per un totale di oltre 10.000 euro, hanno riguardato soprattutto natanti sorpresi nello specchio d’acqua riservato ai bagnanti e impegnati nel carico e scarico dei passeggeri a riva. «È un comportamento molto pericoloso – ha spiegato il tenente di vascello Giovanni Paolo Arcangeli, comandante del Circondario Marittimo di Palinuro – Spingendo le imbarcazioni fino a riva, a motore acceso, si rischia di travolgere le persone che stanno nuotando e comunque si mette a rischio l’incolumità dei bagnanti». I controlli nel basso Cilento continueranno in modo capillare. (La Città)  

Il mercato della Salernitana. Il ds Fabiani al lavoro: altri acquisti saranno definiti soltanto dopo le cessioni

0

Un puzzle da comporre giorno dopo giorno, liberando caselle da occupare con forze fresche. L’ultima fase del mercato della Salernitana può scattare: l’ingaggio di Rossi dalla Lazio regala al tecnico Bollini l’elemento utile a completare le “coppie” per ogni ruolo del suo 4-3-3. Ma le operazioni in entrata non si freneranno e continueranno non appena si consumeranno alcuni addii. Il ds Fabiani è fiducioso di poter piazzare Schiavi (convocato in sede nelle ultime ore al pari di altri calciatori in lista di sbarco) e, dunque, lanciare l’assalto a un altro centrale d’esperienza visto pure il rendimento altalenante nel precampionato di Adejo: l’idea principale, al momento, resta Scognamiglio del Novara, pronto a tutto pur di vestire la casacca granata, sfiorata innumerevoli volte nelle ultime stagioni e sfumata lo scorso gennaio soltanto per i precedenti tesseramenti con piemontesi e Trapani che ne impedirono il trasferimento. L’assetto definitivo della retroguardia può registrare una sorpresa: Perico, infatti, è finito nel mirino del Brescia con Fabiani che ha sondato Agostinone del Lecce. L’ex Foggia, compreso l’interesse dell’ippocampo, ha frenato l’accordo con l’Ascoli. E a proposito dei marchigiani, si aspetta la proposta per Della Rocca. Il tecnico Maresca, suo compagno di squadra ai tempi del Palermo, vuole affidargli le chiavi del centrocampo. Bollini, però, nel summit di mercato tenuto ieri sera con Fabiani dopo il test con la Gelbison, ha ribadito la volontà di confermare Della Rocca. L’operazione resta fattibile, senza l’inserimento di contropartite tecniche – i marchigiani hanno proposto il mediano Bianchi e l’esterno Giorgi, profili che non interessano a Bollini – visto che la Salernitana difficilmente concederà il rinnovo del contratto al calciatore. Servirà, dunque, almeno un tassello per il centrocampo che potrebbero aumentare in caso di addio (per nulla scontato) di Zito. Le opportunità non mancano: nel mirino c’è Di Noia del Bari, in uscita dai galletti. Poi da Perugia continuano ad offrire Rizzo, pronto alla rescissione del contratto al pari di Guberti. Il primo, su cui è forte la corte del Pisa, accetterebbe senza problemi la destinazione Salerno. Da valutare la posizione dell’ex Sampdoria, deciso a cercare qualcosa di più ambizioso. Nella “lista dei desideri” per gli esterni d’attacco, Guberti resta comunque un passo indietro rispetto a Nicastro del Pescara che, dopo il contatto fra Lotito e il patron degli adriatici Sebastiani, aspetta il summit di mercato in programma nelle prossime ore per capire se per lui ci sarà spazio o meno in biancazzurro. Il filo diretto con l’agente Giuffredi, poi, continua: il procuratore ha offerto, oltre all’esperto Di Roberto, svincolato ritenuto soluzione ideale dal club per completare il pacchetto delle ali offensive, pure il giovane Belloni. Nomi che potranno essere valutati solo e soltanto dopo la risposta di Nicastro. Che farà scattare qualche altra cessione: Cicerelli è stato aggregato al gruppo ma l’ufficialità del suo trasferimento resta “congelata”. Sarà provato ancora per qualche giorno poi non è da escludere un ritorno alla Paganese. Sul portoghese Alex, invece, ha messo gli occhi il Modena di Capuano intenzionato sempre a prelevare dall’ippocampo il difensore Mantovani e l’attaccante Joao Silva. (La Città)   

Ascea. Guardie ambientali diventano vigili urbani per necessità

0

Numero di vigili urbani insufficiente: il comune di Ascea attribuisce le funzioni di agente a tre guardie ambientali. Ai tre volontari di altrettante associazioni, tramite tre differenti ordinanze sindacali, il sindaco di Ascea, Pietro D’Angiolillo, ha conferito le funzioni di agente accertatore dei processi di contestazione delle violazioni ai regolamenti comunali e alle ordinanze sindacali per quanto concerne: deposito, gestione, raccolta e smaltimento dei rifiuti nonché delle ordinanze di conduzione e deiezione degli animali, e per l’espletamento dei servizi di viabilità nell’ambito del territorio comunale. Tali provvedimenti seguono un altro atto del sindaco asceota che diede, nei giorni scorsi, l’ok per l’aumento delle ore dei vigili ausiliari in servizio. Nell’aprile 2017, lo stesso ha fornito atto di indirizzo al Responsabile del settore personale di predisporre un avviso pubblico finalizzato ad acquisire la disponibilità di candidati, utilmente collocati nelle graduatorie vigenti a tempo indeterminato, per il profilo di agente di polizia locale, per ricoprire 18 posti a tempo determinato part time di 18 ore, dal 1 luglio al 15 settembre 2017. A fronte della richiesta, inviata a 20 comuni, è seguito un riscontro solo da cinque unità lavorative, che sono state assunte per 18 ore a settimana. Restano numerosi però i posti ancora da coprire: per questo motivo è stato operato un nuovo atto con il quale si è stabilito di trasformare gli attuali rapporti di lavoro da part time a full time (36 ore) oltre a dover reperire nuove unità lavorative, attingendo dalle graduatorie di altri comuni. Intanto, per ottemperare, il comune costiero si è affidato a quattro associazioni di volontariato per compiere la vigilanza diurna e notturna. (La Città)  

Una statuetta di San Francesco di Paola bruciata, simbolo di questa dolorosa rov­ina.

0

“Non ce la facciamo più”. È il grido lan­ciato dagli abitanti di Vico Equense. La tragedia di Faito. Fumo ovunque. Sono giorni che i cittad­ini di Vico Equense si svegliano con un ronzio continuo di motori ed un volare incessante dei mezzi antincendio che affa­nnosamente, giorno e notte, cercano di arginare quei roghi che non cessano di espandersi, guarda­ndo i canadair che scendono giù nel mare e risalgono su. Fumo che sale ancora, sconvolgente. La trag­edia del faito odora di legna bruciata e di beffa. Con alberi secolari incenerit­i, faggeti uccisi.

La sensazione che si prova salendo sul Faito è davvero racca­pricciante. Il forte odore accompagna fi­no all’entrata del Monte. Si aggiunge la malinconia, la tris­tezza di ció che era splendido, verde e brillante, ora solo un tri­ste manto marrone, cenere ed odore di terra bruciata che profuma l’aria.

Una statuetta di San Francesco di Paola bruciata, simbolo di questa dolorosa rov­ina.

Il gigante che domina il mare, il Monte Faito.

Casal Velino. Siccità, agricoltori in ginocchio. Il Comune chiede lo stato di calamità naturale per avere aiuti

0

Il Comune di Casal Velino ha chiesto che venga riconosciuto lo stato di calamità naturale per la siccità. Nell’apposito atto, l’ente locale pone in risalto che «il persistere dello stato di siccità, causato dalla mancanza di piogge, sta arrecando gravi danni alle aziende agricole e pastorali ed ha compromesso seriamente l’annata agraria, con pesanti ripercussioni economiche, per mancata o ridotta produzione delle stesse aziende presenti sul territorio del comune di Casal Velino». Gli agricoltori e le organizzazioni di categoria hanno lamentato il disagio e le difficoltà arrecate dalla siccità, con aggravamento delle condizioni economiche delle aziende, già fortemente colpite da altri eventi dannosi quali, ad esempio, gli incendi della scorsa estate. Le condizioni che caratterizzano il territorio comunale, in gran parte agricolo, sono tali da rappresentare una vera e propria emergenza per la quale l’Amministrazione comunale ha ritenuto di fare voti alle autorità sovraordinate per tutelare gli interessi e salvaguardare i diritti degli operatori, affinché vengano concessi contributi a tutti coloro che comprovino il danno subito. Sono stati richiesti, in particolare, alla Regione Campania e al Governo centrale, aiuti economici agli operatori agricoli, agli allevatori e alle aziende alimentari danneggiate. Non si tratta del primo comune che si muove in questa direzione. Alcune settimane fa altri comuni, tra Cilento ed Alburni, dichiararono lo stato di calamità naturale, ma per ragioni diverse: il Comune di Laureana per gli incendi, che hanno devastato il territorio; i comuni di Torchiara e Roscigno, si accodarono a quello di Prignano Cilento, che fu il primo a richiedere sostegni economici per il perdurare della siccità e della conseguente crisi idrica. (La Città)  

Gas nel Cilento, ok per il metanodotto Sarà realizzata una “bretella” di 50 km tra Padula e Piaggine

0

Costituita la cabina di regia per realizzare una bretella che favorirà la metanizzazione in quelle aree del Cilento che erano tagliate fuori dalla possibilità di fruire del gas naturale. Sarà costituita da quattro componenti: due facenti capo alla Regione Campania, altri due al Ministero dello Sviluppo economico. La Regione guidata da Vincenzo De Luca ha stanziato, all’inizio del mese, 50 milioni di euro per realizzare l’adduzione della rete del metano dal Vallo di Diano a Piaggine. «Lo stanziamento – spiega il sindaco di Celle di Bulgheria, Gino Marotta, capofila in un accordo di programma che contempla 32 comuni – farà in modo che alcuni comuni del Cilento, almeno 30, oggi tagliati fuori, riusciranno, nel prossimo futuro, ad usufruire del gas metano. Per fare questo dovrà essere costruito un metanodotto, ex novo, che colleghi Padula a Piaggine, per una distanza pari a 50 km circa». Si tratta di un finanziamento che si unisce ad altri fondi, statali, per 140 milioni di euro, che invece servono per la metanizzazione interna dei comuni. «Sono 20 milioni all’anno, a partire dal 2014 al 2020 – evidenzia Marotta – che lo Stato ha stanziato per favorire la metanizzazione del Mezzogiorno. Al termine degli interventi, oltre 70 saranno i comuni metanizzati». Ma esiste un paradosso: «In 32 comuni cilentani, di cui 22 già finanziati, con i fondi a disposizione, i lavori non possono procedere per un cavillo burocratico. La Cilento Rete Gas, un’impresa internazionale che deve eseguire i lavori in territori quali Tortorella, Caselle in Pittari, è in attesa del certificato Antimafia, che non viene rilasciato dalla Prefettura di Bari da oltre un anno. I fondi restano bloccati e, nel caso di Sapri e Vibonati, i comuni li hanno anticipati al fine di completare gli interventi». Alla data del 31 dicembre 2016 il Ministero, compatibilmente con le risorse disponibili: ha completato la prima fase approvando 4 progetti, di cui 2 riguardanti comuni della provincia di Salerno, in particolare i comuni di Albanella e Capaccio, per i quali è stato ammesso a contributo un investimento complessivo pari ad euro 10.350.000 euro; ha dato attuazione a parte della seconda fase fino a concorrenza delle risorse disponibili, approvando 23 progetti, di cui 21 riguardanti comuni della provincia di Salerno (Agropoli, Sapri, Torraca, Vibonati, Cicerale, Giungano, Piaggine, Trentinara, Prignano, Rutino, Ispani, San Giovanni a Piro, Tortorella, Casaletto Spartano, Morigerati, Castellabate, Laurino, Bellosguardo, Aquara, Sant’Angelo a Fasanella e Magliano Vetere), per i quali è stato ammesso a contributo un investimento complessivo pari ad 81.910.000 euro. (La Città)

L’analisi di De Laurentiis, l’autofinanziamento modello virtuoso

0

Un esempio di gestione virtuosa, Il Napoli di De Laurentiis, come il Torino e anche altre poche società calcistiche in serie A si segnala per l’autofinanziamento. Ovvero nessun immissione di capitali e quindi senza ricorrere a debiti con le banche o ad anticipi di cassa. Se le altre non possono prescindere dagli istituti di credito, De Laurentiis, secondo un’indagine sui conti del pallone pubblicata ieri dalla Gazzetta dello sport, ha dimostrato in questi anni di riuscire a gestire il suo gruppo senza indebitarsi. Se altre società sono ricorse alla cessioni, il Napoli ha pensato a consolidare e aumentare il tetto ingaggi e a cedere gli esuberi. In A i debiti bancari ammontano a 1,2 miliardi, solo Napoli e Torino vantano lo zero a quella voce. Cairo ha iniettato 59 milioni nelle casse granata dal 2005 al 2012, poi sono arrivati quattro utili di fila. Così come il Napoli che è riuscito a centrare l’Europa per otto anni di fila, presentando bilanci in regola e soprattutto utili. Ecco perché passare ai gironi della Champions sarà importante. Con il 2-0 rifilato al Nizza si possono dormire sonni tranquilli. Accedere alla fase a gruppi di Champions League garantisce la certezza di poter incassare una cifra considerevole tra market pool, premi di prestazione e botteghino. Una cifra che si avvicina ai 35 milioni di euro, così ripartita. Il superamento del playoff di Champions League garantirebbe subito 22,9 milioni, grazie al bonus per l’accesso alla fase a gironi (12,7 milioni nel 2016/17) e dalla prima parte del market pool (55 milioni da dividersi tra le squadre, legati al piazzamento nel campionato scorso. Il tutto senza contare i possibili risultati nel corso della Champions League, la seconda parte del market pool e il botteghino. Per quanto riguarda i bonus, questi sono quelli incassabili in base alle prestazioni: 1,5 milioni come premio per la vittoria; 0,5 per il pareggio, 6 milioni come premio per la qualificazione agli ottavi di finale; 6,5 milioni come premio per la qualificazione ai quarti di finale; 7,5 milioni come premio per le semifinali; 11 milioni come premio per la squadra finalista (seconda classificata); 15,5 milioni come premio per la vittoria della finale. La seconda parte del market pool, invece, dipende dal numero delle partite disputate durante la prossima Champions League non solo dal Napoli, ma anche da Juventus e Roma. Ecco perché la massima competizione europe è di vitale importanza per il Napoli che può autofinanziarsi, pensare anche al mercato dei giovani e quindi poi rivendere per ricavare una plusvalenza. (Corriere del Mezzogiorno)   

Intervento di Secondo Amalfitano sugli incendi in Costiera

1

CONOSCERE PER DELIBERARE

(Luigi Einaudi)

Per contribuire alla meritoria azione di denuncia e informazione che Positanonews sta facendo sul gravissimo problema degli incendi, offro questo modesto contributo tecnico, nella speranza che, aumentando la consapevolezza e la conoscenza di cosa significa un incendio per il nostro territorio, aumenti anche la sensibilità e l’attenzione di chi ama questa terra, inducendo anche, chi dovesse sapere, alla denuncia dei vigliacchi e stupidi attentatori criminali.

Per semplicità di lettura e di comprensione, lo farò ricorrendo alla forma dell’elenco puntato di tutte le principali conseguenze degli incendi.

  • La distruzione di tutta la copertura arborea, degli arbusti e delle erbe (Macchia Mediterranea);
  • La distruzione della fauna e del suo habitat naturale;
  • L’alta temperatura che si sviluppa sulle rocce provoca il processo di calcificazione della loro parte superficiale. Si innesca l’identico fenomeno che, in modo controllato, avveniva nelle nostre “carcare” : la pietra locale calcarea alle alte temperature si cuoce e diventa “calce viva” che, a sua volta, immersa in acqua diventa “calce spenta” ed è usata in edilizia per realizzare le malte, come legante in aggiunta ad altri componenti – pomici, sabbia, pietrisco, pozzolane, etc.- Una pietra così trasformata impedisce su di essa l’attecchimento di qualsiasi forma di vita, fin quando la parte calcificata non lascia il posto alla roccia integra originaria;
  • La mancanza di alberi, arbusti ed erbe, esalta l’effetto di erosione e trasporto delle acque meteoriche: la pioggia si abbatte con più forza e direttamente sul terreno, senza essere filtrata e attutita dalle foglie, dai rami e dalle erbe, quindi con molta più energia cinetica e, quindi, con molta più forza di erosione. Le radici di arbusti e alberi contribuiscono a trattenere il terreno sciolto e a non farlo trasportare dall’acqua. Dopo l’incendio molte radici muoiono; provate a estirpare una pianta viva dal terreno e vedrete che le radici si tirano dietro tutta la zolla di terra all’interno della quale si sono sviluppate; fate lo stesso esperimento estirpando una pianta secca, e vedrete che la quantità di terra che viene via con le radici morte è di gran lunga inferiore a quella precedente. Tutto quello che succede in questi terreni dopo un incendio e con l’arrivo della pioggia si chiama: ALLUVIONE; DILAVAMENTO; FRANE; DISTRUZIONE; MORTE;
  • In un terreno bruciato le prime piante che riprendono a vivere sono le cosiddette piante infestanti; la loro rapida esplosione e diffusione, rende quei terreni sterili rispetto alla ripresa delle nostre essenze autoctone: quando si dice che l’erba cattiva scaccia quella buona, significa esattamente questo;
  • Il paesaggio mediterraneo, e in particolare quello della costiera amalfitana è fatto dalla somma di tutti questi fattori. La sua alterazione così profonda ha lo stesso effetto della scarlattina sul volto di miss universo; esattamente come il mondo non ha interesse a guardare quella miss, allo stesso modo il mondo non vorrà vedere boschi brulli o inesistenti, un paesaggio che non evoca gioia, benessere e bellezza, ma desolazione e morte. Prima ancora che per visitare Villa Rufolo o il Duomo di Amalfi, il mondo viene in costiera per ammirare la natura, il verde, il mare, la costa, cioè il ……. PAESAGGIO .
  • Con le piogge, ma anche senza le piogge, le quantità di materiali che scenderanno verso valle fino al mare, dopo un incendio sono almeno dieci volte di più di quelle normali, con tutte le conseguenze di intasamento dei valloni, dei canali, delle strade. In presenza di acqua meteoriche avremo colate di fango e di detriti, che a loro volta diventeranno causa di ulteriore erosione e conseguente aumento di materiali trasportati; un vero e proprio fenomeno di autoalimentazione negativa;
  • La distruzione contemporanea di flora e fauna comporterà un’alterazione, in parte definitiva, delle biodiversità caratterizzanti l’area. Alcune condizioni e specie si potranno ricostituire, altre no.
  • I tempi di ritorno e recupero delle condizioni floro-faunistiche, delle biodiversità e dei microclimi, che insieme determinavano le condizioni di equilibrio naturale dell’area, sono estremamente variabili da specie a specie. Essi variano da una decina d’anni per i ritorni delle specie e delle condizioni più “autonome” e meno dipendenti da elementi di “compresenza”, a qualche secolo per la ricomposizione dell’habitat pre-incendio;

Questi i macro fenomeni e le conseguenze più gravi degli incendi boschivi. Chi deliberatamente provoca tutto questo commette una serie di reati gravi che vanno dall’incendio di bosco alla distruzione e deturpamento di bellezze naturali, dal maltrattamento animali al disastro ambientale, fino all’omicidio e al disastro colposo, nei casi in cui le conseguenze dell’atto criminale si sommano con le conseguenze di fenomeni naturali e ordinari, quali per esempio le piogge, quandanche abbondanti, ma rientranti nella ordinarietà statistica dell’area.

In costiera Amalfitana sappiamo bene quello che può succedere. Chi ha memoria corta si ferma alla povera giovane vita di Francesca Mansi stroncata dal fango ad Atrani il 9 settembre 2010, chi ha memoria più lunga va al 1954 allorquando 54 persone fra Maiori, Minori e Tramonti trovarono la morte durante il disastroso alluvione.

Il/i piromani di questi giorni sembrano uomini senza memoria. Gente che vuole illuminare il futuro di questa terra con la luce macabra dei roghi che stanno segnando le nostre notti.

Contro tutto questo non servono gli arrabbiati di un giorno; non servono le taglie estemporanee. Quello che serve è un’organizzazione seria: che si costituisca subito, sulla stregua del Comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza, il Comitato Permanente per i disastri ambientali; si proceda subito ad individuare e definire quella che potremmo chiamare INDUSTRIA DEL FUOCO, – vale a dire tutto quello che il fuoco muove in termini di interessi e soldi, prima, durante e dopo un incendio – , e la si trasformi in “INDUSTRIA DEL VERDE” – vale a dire incentivi, premi e progetti, esclusivamente per le aree non colpite da incendi.

Le nuove tecnologie possono aiutare nell’opera di presidio e controllo del territorio (telecamere ad infrarossi, droni, rete di microfoni rilevatori, etc), si aggiungano iniziative giudiziarie e normative, e si dia il via ad una azione coordinata e razionale contro i nuovi criminali ambientali che con il nostro patrimonio paesaggistico stanno bruciando il futuro dei nostri e loro figli.

Ravello 20 Agosto 2017                                               dr. Geologo Secondo Amalfitano

E’ tornato a casa il 33enne di Pozzuoli ferito alla Rambla: “Ho visto troppo sangue, non so se viaggerò più”

0

Zoppica, riabbraccia il cognato che ha chiamato mentre scappava dall’inferno della Rambla e accarezza la sorella divorata dall’ansia. Gennaro Taliercio, l’operaio di Pozzuoli ferito di striscio dal furgone bianco della strage di Barcellona, arriva all’aeroporto di Capodichino alle 12.42 di ieri. È finalmente a casa. La visiera del cappellino azzurro calata sugli occhi e il volto provato, si appoggia ai familiari: «Ho visto scene orribili tanto sangue. Non so se viaggerò più, a Barcellona non tornerò». Il rione Artiaco si stringe al 33enne con un applauso e una nipotina lo accoglie con i versi di una canzone di Vasco scritti su uno striscione steso sul balcone. La piccola è la prima a corrergli incontro quando scende dall’auto. Al secondo piano della palazzina, sull’uscio, lo attende invece l’anziana madre: un abbraccio commosso sul pianerottolo, poi scoppiano in lacrime. Dalla t-shirt e dai bermuda spuntano graffi ed escoriazioni, mostra ferite sul fianco e sulla gamba. «Ora sto bene – dice – ho visto di tutto in quei minuti terribili, non posso più chiudere gli occhi. Il furgone andava a zig zag, mi sono ritrovato a terra e poi sono scappato». Un viaggio di piacere si è trasformato in un incubo che lo ha segnato per la vita. «Accanto a me c’erano tanti feriti. Anche quella famiglia di Legnano, poi ho saputo…». Si ferma, passa una mano sugli occhi come ad allontanare quell’orrore. «Ho visto donne e bambini che sanguinavano, dallo spavento mi sono allontanato dal punto dell’incidente. Sparavano. Sono arrivato in albergo poi sono stato portato in ospedale. Ora sono distrutto, non ho riposato». Il cognato, Salvatore Ruopolo, lo sorregge: «Mi ha chiamato mentre scappava, in Italia non era ancora arrivata la notizia dell’attentato. Piangeva e pensava alle altre persone ferite, a come poteva aiutarle». Un disguido ha ritardato il rientro del 33enne da Barcellona: aveva dimenticato i documenti in albergo ma l’intervento del Consolato italiano gli ha consentito di prendere regolarmente il volo solo con la patente di guida. Ora si guarda avanti. Mentre Pozzuoli accoglie Gennaro, continuano i rientri all’aeroporto di Capodichino. Agli arrivi, i giovanissimi Carmine Sannino e Diletta Silvestri riabbracciano i genitori. «Il furgone ha fatto inversione – racconta Carmine – veniva verso di noi e falciava le persone come birilli. Abbiamo viste corpi che volavano, gente che è scampata alla morte. Subito ho pensato a un attentato. Per fortuna in quel furgone non c’era esplosivo». Diletta ha gli occhi lucidi: «Ci siamo rifugiati nel deposito di un negozio, i primi minuti sono stati di panico. Urla, pianti, abbiamo pensato al peggio. È stato terribile». Dopo l’attentato i ragazzi si sono barricati in casa: «Non abbiamo partecipato alla marcia per paura». Provato anche Giuseppe, indossa la maglia con i colori del Barcellona: «Finora avevo visto queste cose solo in tv, ho visto il terrore negli occhi della gente. Siamo impotenti: non c’è modo di difendersi». (la Repubblica)  

Napoli. Terrorismo, la città si blinda. Barriere di protezione anche in via Toledo e alla stazione centrale

0

Napoli. Un operaio passa davanti alla stazione centrale con un carrello e scarica blocchi di cemento cilindrici, di colore bianco ma segnati con una striscia orizzontale rossa. Sono le nuove barriere protettive sistemate ieri mattina in piazza Garibaldi davanti al terminal della ferrovia. È il primo provvedimento scattato dopo la riunione di venerdì in prefettura sulle azioni da mettere in campo dopo il tragico attento di Barcellona. Misure rafforzate per i punti ritenuti a rischio e più uomini in strada. Tecnicamente il livello di guardia, già alto da tempo, non cambia, ma sono stati adottati cosiddetti “accorgimenti ulteriori”, così è stato deciso al comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico presieduto dal viceprefetto Demetrio Martino. «Qui in stazione hanno sistemato da pochi minuti queste nuove barriere – spiega un poliziotto – devono ancora collegarle con una catena di ferro. Comunque sono temporanee, da quello che ne sappiamo dovranno essere cambiate con quelle più alte». Altre barriere per impedire a auto, camion e furgoni di violare le aree pedonali, come avvenuto a Barcellona e prima ancora a Nizza e Berlino, saranno sistemate anche in via Toledo, cuore commerciale e turistico del centro storico. Ma l’idea è di collocare barriere anti-intrusione all’ingresso di ogni zona pedonale. Aumentata l’attenzione delle forze dell’ordine, inoltre, sul lungomare, già “blindato” da fioriere e militari e in tutti i principali percorsi turistici. La definizione tecnica è appunto “accorgimento ulteriore” perché il viceprefetto Martino assicura che non ci sono stati negli ultimi giorni allarmi specifici che riguardano Napoli, anche se via Internet i messaggi firmati Isis, che parlano dell’Italia come prossimo obiettivo di un attacco terroristico, non possono che fare aumentare l’apprensione. «La “massima attenzione” già caratterizzava da tempo l’attività – assicura Martino – con la riunione del Comitato abbiamo avviato un ulteriore monitoraggio della situazione». Nel breve termine non ci sono manifestazioni di piazza che possano far crescere il livello di sicurezza, come avvenuto ad esempio per la festa organizzata in piazza Plebiscito per la consegna della cittadinanza onoraria napoletana a Maradona lo scorso luglio. Ma fanno sapere dalla prefettura che in alcune strade, in primis proprio via Toledo, c’è una tale concentrazione di folla, paragonabile a quella di concerti o spettacoli all’aperto. Le forze dell’ordine, comunque, anticipano il lavoro di prevenzione e si avviano a pianificare le misure da prendere in occasione dei prossimi appuntamenti cerchiati con il pennarello rosso, come le celebrazioni per la ricorrenza di San Gennaro a settembre. Alla riunione in piazza del Plebiscito hanno preso parte anche i responsabili delle aliquote di pronto intervento dei carabinieri e delle squadre operative di supporto, tutte pronte a intervenire in caso di necessità. A questi, ovviamente, si aggiungono paracadutisti e forze speciali, mentre quotidianamente sul campo continua senza sosta il lavoro di Digos, Ros e quello dei servizi segreti. Un apparato per lo più invisibile, al di là dei militari schierati mitra in mano nelle strade maggiormente battute dai turisti, in una città che ospita in questi giorni anche molti spagnoli, duramente colpiti da quanto avvenuto in patria. Jesus è seduto a un tavolino di piazza Trieste e Trento con moglie, altri familiari e amici. Arrivano da Toledo e resteranno pochi giorni a Napoli. Hanno poca voglia di parlare di quanto avvenuto: «Proviamo muy dolore per quanto avvenuto» dice ma aggiunge subito piegando il braccio per mostrare il muscolo: «Siamo un popolo muy forte che si saprà riprendere e saprà combattere questi terroristi che non vinceranno mai». Per Luìs questi episodi «riuniranno il mondo occidentale. Non ci sono più catalani, spagnoli, ma dobbiamo essere tutti uniti per fermare questo orrore». Tanti i turisti in città proveniente da ogni angolo del mondo, come quelli che popolavano la Rambla di Barcellona durante l’attacco jihadista. Manuel è Colombiano, ma vive a Parigi con Elisabetta, francese doc: «Il terrorismo non ci deve fermare. Per quanto mi riguarda continuerò a viaggiare, a girare per il mondo. Perché così deve essere». I due ragazzi parlano ai varchi della stazione della Circumvesuviana dove, tra un caldo insopportabile, considerata la mancanza di aria condizionata, una folla di turisti è in fila per acquistare i biglietti di viaggio Eav. «Ci hanno detto che non ci sono macchinette automatiche e non si può pagare con la carta di credito – dice una visibilmente contrariata coppia di svedesi – dobbiamo andare a Pompei ma stiamo perdendo tempo qui». La zona a ridosso della stazione centrale è molto affollata ma poco controllata, se si eccettua la presenza non fissa di una guardia giurata: «Ogni giorno siamo aggrediti da viaggiatori che vogliono prendere il treno senza pagare il biglietto» dicono gli addetti dell’Eav ai varchi. «Qui c’è una folla pazzesca e non ci sono controlli seri», aggiunge una comitiva di Torino. Al di là di qualche comprensibile paura, però, il clima che si respira in città è tranquillo. Non c’è l’idea di strade blindate, nonostante la presenza di militari in tuta mimetica e le pattuglie di polizia e carabinieri. James e Sara arrivano da Canterbury in Inghilterra. Anche per loro la parola d’ordine è di non arrendersi ai terroristi: «Mai. Noi dobbiamo continuare nella nostra vita, viaggiare, a stare in strada con la gente. Qui a Napoli ci sentiamo al sicuro». (la Repubblica)  

Fa discutere la sentenza della Costa Smeralda:”Vendere borse taroccate non è reato se non crea danni alle case di moda”

0

Il mercato non è in crisi. Anzi, d’estate gli affari vanno a gonfie vele e prendono il largo. La piazza in cui i prezzi sono più alti, e dove le trattative producono ricavi più alti, è la Costa Smeralda. Nelle spiagge intorno a Porto Cervo si vendono borsette contraffatte a 500 euro, orologi taroccati anche a 1.000 euro. La bancarella dei prodotti falsi è sempre ricca e i sequestri si ripetono a ritmo quotidiano: 12 milioni di prodotti recuperati in tutta Italia dal 1 luglio al 15 agosto. Ma la vendita può non essere un reato. Tutto scritto in una sentenza del giudice monocratico di Tempio Pausania, quello competente sui reati compiuti nella zona della Costa Smeralda. La sentenza, che ora farà molto discutere, riguarda un sequestro compiuto in spiaggia dai vigili urbani di Olbia. Sotto accusa era finito un ambulante senegalese che era stato sorpreso dagli agenti con una ventina di borsette con marchio falso. All’udienza preliminare, però, l’accusa è caduta: caso archiviato. La vendita di oggetti taroccati, in questo caso, non è reato. Per una ragione molto semplice: il danno alle case di moda sarebbe stato irrisorio. «Il giudice ha applicato il principio della tenuità del reato, recentemente introdotto nel codice penale», spiega l’avvocato cuneese Enrico Martinetti che ha difeso l’ambulante senegalese denunciato in Costa Smeralda. «Il giudice ha usato il buon senso, ritenendo che il modesto valore della merce sequestrata non provocasse danno economico alle griffe e quindi non integrassero gli estremi dell’illecito penale». I sequestri nelle strade e nelle spiagge, d’ora in poi, rischiano di rimanere impuniti. (La Stampa)

Minori, ampliamento della rete di videosorveglianza

0

 

AL VIA AI LAVORI DI AMPLIAMENTO DELLA RETE DI VIDEO SORVEGLIANZA IN ALCUNE AREE DEL TERRITORIO NON COPERTE DAL SERVIZIO

Avranno inizio domani i lavori di ampliamento della rete di video sorveglianza del Comune di Minori. Una scelta dell’Amministrazione volta a garantire sempre più sicurezza, andando a coprire altre aree del territorio comunale inizialmente non coperte dal servizio. Saranno ben sei le nuove videocamere tra la rotabile per Villamena, il piazzale del villaggio di Torre, all’incrocio tra via Pergola e via Vittorio Emanuele, ed altri punti importanti della cittadina. Come in precedenza saranno messe in campo tutte le opportune tutele per il trattamento dei dati garantendo a tutti la dovuta privacy. L’intento infatti è quello di assicurare da un lato più controllo e sicurezza, tale da consentire alla Polizia Locale interventi più incisivi e puntuali, e dall’altro di dissuadere da comportamenti, come il deposito selvaggio dei rifiuti, che offendono il decoro della nostra cittadina.

È un ulteriore sforzo che questa amministrazione mette in campo per rendere Minori un luogo sempre più vivibile e sicuro.

 

Per info

3489991411

3355734075

 

 

Addio a Jerry Lewis, leggenda della comicità Usa. Aveva 91 anni

0

È morto, dopo un finale di partita molto sofferto, che l’aveva portato all’anticamera del suicidio, quel fanciullone di Joseph Levitch, che per il mondo era Jerry Lewis, con la sua faccia sbilenca, gli occhi storti, i denti finti, i movimenti picchiatelli. Lewis, nato nel 1926 a Newark, nel New Jersey, era un figlio d’arte e della cultura ebraica, cresciuto nel baule degli artisti di varietà, dietro le quinte. A 5 anni faceva le imitazioni e cantava con i genitori, Rhea e Danny Lewis, nei night. Cresciuto, incontra sulla sua strada un altro entertainer, Dino Crocetti, che per il mondo era Dean Martin, formando con lui una strana ma ferrea coppia comica, come Laurel e Hardy, come Gianni e Pinotto, che durò per 7 anni tondi, dal ‘49 al luglio ‘56, facendo ingrassare i conti della Paramount, il cui boss Hal Wallis firma per loro un contratto per 5 anni di diecimila dollari la settimana che diventarono poi 5 milioni di dollari l’anno per ciascuno. Ben spesi se si considera che nel ‘50 furono al top della popolarità e degli incassi. Il duo comico. I due ragazzi irresistibili si incrociano per caso al 500 Club di Atlantic City una sera del 1946, e mandano subito in tilt l’America patinata: il cantante confidenziale all’italiana è continuamente interrotto dal fare scimmiesco del ragazzotto pasticcione che gesticola e viene dall’altro deriso, ricattato, protetto. Cabaret, radio, tv e infine cinema, dove i due artisti matematicamente complementari tramandano le gesta dei due amici nemici, dei clown da commedia dell’arte, del bello e del brutto, del furbo e del tonto. Il tutto in una raccolta singolare, stereotipata ma talvolta irresistibile di sedici film spesso anche scritti da Lewis, da La mia amica Irma a Il caporale Sam fino al cinefilo Hollywood o morte, fra belle donne (perfino Anita Ekberg prima della Dolce Vita), bei panorami, belle musiche. Incrociando nipoti picchiatelli e artisti e modelle, diretti da grandi della commedia come Frank Tashlin e Norman Taurog, Jerry e Dean deformano e rifrangono, soprattutto per un pubblico minorenne, i tic nevrotici americani. E ironizzano sui generi (Mezzogiorno di fifa), si esercitano nei remake (Il nipote picchiatello viene da Frutto proibito di Wilder, Più vivo che morto da Nulla sul serio di Wellmann), finché i loro frequenti litigi li portarono alla rottura. Lewis, che curerà il vecchio Stan Laurel negli ultimi anni, noterà un destino comune: lui e Stanlio gran lavoratori, Dean e Ollio gli scioperati. Secondo tempo: mentre Martin cresce come attore, di western e melò, arrivando poi al chiacchierato clan Sinatra dei Colpi grossi, Lewis invece rimane fedele alla satira ed esaspera il tipo buffo dell’infantilito sapiente per 23 film, fino al ‘70. Lavora spesso e volentieri col prediletto Frank Tashlin (Il balio asciutto, Il Cenerentolo, Dove vai sono guai, Pazzi pupe e pillole ) da cui impara il mestiere. L’esordio alla regia. Prima gira con gli amici filmetti in 8 mm. in cui se la prende con i successo d’epoca (Un posto all’ombra e Un tram che si chiama schifezza), diventando poi egli stesso un autore assai apprezzato dai critici francesi di Positif e dei Cahièrs. Lewis, seguendo la tradizione dello schlemiel, il piccolo ebreo vittima del mondo, ricalcando le orme di Charlot e Keaton e un poco anche di Woody Allen, recitando con tutto il corpo e soprattutto con la mimica facciale, è l’eterno perdente contro cui si scaglia la società che lo ridicolizza e lo rimanda al mittente, al pubblico, come una bomba che scoppia di malinconia. Il primo titolo di Jerry regista è «Ragazzo tuttofare» (1960), fantasioso ritorno al tempo della comica finale, dello slapstick, cui seguono l’indovinato Idolo delle donne (1961), Jerri 8 e tre quarti, titolo felliniano per una satira del mondo del cinema, Tre sul divano inevitabile parodia del freudismo all’americana, e il suo divertentissimo «Le folli notti del Dottor Jerryll», che nel ‘63 lo vede nel classico psico horror doppio di Jekyll e Hyde. Si ride al quadrato con «Scusi dov’è il fronte?» (1970), parodia chapliniana del film di guerra, poi nel Ciarlatano fa quella del poliziesco, affrontato seriamente in Controfigura per un delitto. Ma è soprattutto sugli usi e costumi USA che l’attore si esercita senza fine, smontando ogni giocattolo del consumismo, accanendosi contro la psicanalisi (si moltiplica nei Sette magnifici Jerry), in un processo comico che lo vede protagonista e vittima, utilizzando un ritmo convulso per abbattersi sulla psicologia della classe media, preda del consumismo, della tv, dei sentimenti obbligatori. Il lungo silenzio che seguirà è dovuto alla sua malattia, al lavoro benefico, all’impegno politico democratico, alle tournée teatrali — è venuto anche a Milano, anni fa, ma era già un clown triste e anziano — finché nel 79 il suo rientro in Bentornato Picchiatello (e poi in «Qua la mano Picchiatello») si rivela per un esperimento patetico, anche perché è la summa delle sventure di un clown sulle luci quasi spente della ribalta. L’unico vero ritorno come attore glielo offre con passione Martin Scorsese, che lo utilizza al meglio come patologico fan tv che rapisce un suo idolo in «Re per una notte» nell’83, azzannando l’ultimo mito made in USA. (Corriere.it)

E’ morto Gero Caldarelli, il mimo che animava il Gabibbo dal 1990

0

È morto oggi Gero Caldarelli, il mimo che dal 1990 animava il Gabibbo. Ne dà notizia un comunicato di Striscia la notizia. Antonio Ricci commenta così la sua scomparsa: «Gero è riuscito a dare a un pupazzo, che nasceva arrogante, grazia e poesia». Nato a Torino il 24 agosto 1942, Caldarelli, aveva frequentato la scuola di mimo del Piccolo Teatro. Dopo numerose parti sia in teatro che in TV, nel 1974 fondò, insieme a Maurizio Nichetti, la compagnia e scuola di mimo Quelli di Grock. Nel 1979 prese parte al film Ratataplan. Collaborò con Antonio Ricci già in «Drive In», nei panni di Gawronski e Pendulus, e nel 1990 venne scelto per interpretare il Gabibbo, il Pupazzo di Striscia la notizia che da allora ha sempre animato. Nel 2003 uscì il suo libro «Una vita da ripieno – Cronache dall’interno del Gabibbo» (Rizzoli) e nel maggio scorso ha pubblicato una raccolta di fiabe intitolata «Belandi, che storie! Tre mega avventure nel mondo dei besughi» (Mondadori). Gero era inoltre autore di quadri in gommapiuma e smalti ad acqua. Scomparso per un male incurabile, ultimamente Gero si era alternato nell’interpretare il Gabibbo con il suo allievo Rocco Gaudimonte. (Corriere.it)

Capaccio Paestum. Troppe “cartelle pazze”, sospesa la riscossione delle tasse

0

Stop alla riscossione delle tasse: il Comune ha chiesto un incontro con la società Soget, che a Capaccio Paestum si occupa dell’esecuzione coattiva dei tributi comunali. A seguire la vicenda è Giuseppe Troncone, assessore comunale alle Finanze. Troncone intende fare chiarezza sulle cartelle emesse dalla società incaricata dall’ente per riscuotere i contributi non versati dai cittadini. Da quanto accertato, nel corso degli anni, per l’incapacità di riscossione da parte del Comune di riscuotere le tasse comunali, si è accumulato un mancato incasso per oltre 20 milioni di euro. Ammonta invece a 9 milioni la somma affidata alla società Soget per la riscossione, in parte incassata dall’ente. «Avevamo chiesto un incontro con la Soget – afferma l’assessore Troncone – per chiarire tutta la vicenda. In ogni caso la riscossione è sospesa, non posso tollerare che continuino ad arrivare ai contribuenti queste cartelle pazze. Sono state riscontrare varie irregolarità che vanno assolutamente chiarite. La Soget per la riscossione coattiva è riuscita a recuperare soltanto il 15% di quelle passate. Bisogna vedere, però, se quegli introiti sono dovuti, se i cittadini devono pagare. Sono arrivate una marea di cartelle ai cittadini, fatte sulla base empirica della misurazione del catasto. Però hanno ignorato innanzitutto i dettami di legge che prevedono che, prima di agire, bisognava intervenire presso i cittadini e informarli della difformità delle misurazioni e l’entità della somma da pagare riguardo Tarsu e Tari. Questo non è stato fatto e molta gente, soprattutto anziani e meno abbienti, hanno pagato somme non dovute e molti ancora sfidano la pubblica amministrazione, pensando di non aver nulla da perdere. Invece bisogna che queste entrate vengano realizzate, che i soldi entrino nelle casse del Comune ed evitare questo indebitamento». Una problematica finanziaria quella del Comune capaccese causata soprattutto dalla mancata riscossione delle tasse comunali. In questo marasma c’è anche chi, invece, ha pagato una tassa per un immobile che, di fatto, non era di sua proprietà. Per lui quasi mille euro di rimborso dal Comune per contributi comunali non dovuti. G.T. aveva dovuto versare 348 euro per l’Ici anno 2010, 241 euro per l’Ici anno 2011 e 333 euro per l’Ici anno 2012. In seguito alle indagini, effettuate dopo la presentazione dell’istanza di rimborso, l’ente ha accertato che gli importi non erano dovuti. Il Comune ha, quindi, accolto la domanda di rimborso, stabilendo di liquidare all’uomo la somma di 924 euro, comprensiva dei tributi versati e non dovuti e degli interessi legali. (La Città)

Diawara un gigante, Hamsik in ombra. La difesa del Napoli sbanda, urgente un acquisto

0

La centesima in serie A è la partita di un nuovo Sarri. Tra la vittoria sul Nizza e tre giorni prima della replica in Costa Azzurra smonta la squadra. Il coraggio prevale sulla saggezza nel sempre imbronciato artigiano al suo terzo campionato con il Napoli, potrebbe anche sorridere, finalmente vince nella notturna di esordio, si svincola da due fastidiose etichette: i suoi lenti avvii e la tendenza a confermare piuttosto che a rinnovare. Dei suoi quattro cambi, due incidono. Diawara impone la sua fisicità resistendo al controllo personalizzato di Bezza, schierato come “finto 9”, prevale poi per la lucida gestione delle infinite palle che recupera. Milik, dopo l’autorete del francese Souprayen, dà la risposta più significativa al lodevole trasformismo di Sarri. Chiude di destro, lui che è macino, con un diagonale in corsa il micidiale contropiede del raddoppio: tre tocchi in una ventina di secondi lungo 40 metri. Modello di ripartenza che cancella la nostalgia dei più autoreferenziali assedi alle difese chiuse. Diawara che recupera, Insigne che inventa un’apertura da sinistra a destra, e Milik che ringrazia Sarri dell’imprevista apertura di credito. Chi poteva immaginare? Inserire Milik, ancora arrugginito dalla fatica estiva, era una scelta cruciale: rivalutare un diverso modulo offensivo. Un’alternativa interessante nella stagione che, salvo improbabili sorprese a Nizza, chiama il Napoli su due fronti. La sfida alla Juve raggiunta ieri sera al vertice e la Campions. Nella scelta di Sarri non c’è solo gusto della novità, fascino dell’azzardo. Schiera Milik per quasi un’ora offrendo ad un bomber malinconico che rischiava di sentirsi emarginato la certezza di un ruolo di prestigio, in una squadra che con i 26 gol di Mertens ha toccato quota 94, record per l’ultima serie A. Restituito Milik al Napoli, oltre che a se stesso, Sarri richiama in campo l’incupito Mertens. Tenta qualche altro ritocco: Hamsik gioca a cresta bassa la seconda partita e per la seconda volta esce, con Zielinski che gli subentra a sinistra dopo un’onesta ma non brillante prova e Allan che si infila a destra. La fortuna di Hamsik, in attesa che torni in forma, è proprio il protagonista di Verona, il mediano-ovunque Diawara. L’autorete vanifica le strategie difensive di Pecchia, l’allenatore che conosce bene il Napoli, era primo assistente di Benitez. Fuori Pazzini per quasi tutta la partita ed ecco un finto 9, Daniel Bessa, gracile ma sapiente mediano di regia. Sulle corsie esterne piazza due coppie: Caceres e Verde a destra per ostruire la famosa catena di sinistra che trovato solo in Insigne però energia intensa e continua. Suprayen e Cerci sull’altro versante, per incrociare un opaco Callejon e il ruvido Hysaj, costretto con l’appannato Chiriches al più goffo dei rigori e all’espulsione. È tardi per il Verona, quando arriva Pazzini, polemico con Pecchia: non solo segna su rigore, ma scuote la difesa del Napoli rivelandone gli affanni che la società 3 e Sarri hanno trascurato in un lungo mercato, per fortuna ancora aperto. (la Repubblica)

Napoli. Corno al Lungomare. Sgarbi boccia de Magistris e lancia la cognata a sindaco:“Solo lei ha cervello in famiglia”

0

Napoli. Liquida il Corno con una raffica di parole grevi. In pieno stile Vittorio Sgarbi. Il critico d’arte e opinionista tv pubblica un video di poco meno di due minuti sulla sua pagina facebook, in cui definisce l’installazione di Natale frutto di «menti ottenebrate come quella di de Magistris e del fratello». E incorona la cognata dell’ex pm, Paola Lattaro, a «futuro sindaco di Napoli». Per il critico d’arte la compagna di Claudio de Magistris, fratello del primo cittadino, è «straordinaria, bravissima», solo per aver criticato nei giorni scorsi il corno: “È orrore allo stato puro”, scrisse su Fb Lattaro. Ora sull’installazione prevista a Natale alla rotonda Diaz – che divide intellettuali, residenti, comitati e tutto l’arco costituzionale della politica locale – si scomoda addirittura l’ex sottosegretario ai Beni culturali del governo Berlusconi, il re della polemica: Sgarbi. «Non avendo mai avuto un’idea in zucca – esordisce il critico d’arte – de Magistris sindaco abusivo, votato da menti ottenebrate, ha pensato a un Corno sul lungomare, come se quello che Napoli attende dovesse venire solo dalla fortuna, dal caso e dal destino». È una filippica urlata in video, mentre accende un fiammifero e sgrana una manciata di parolacce. Ma come accade nella più classica delle invettive, dopo la parte distruttiva arriva il bagliore di una speranza: «In questa città mortificata da cattivi amministratori e da idee idiote – continua Sgarbi – c’è una mente lucida, una donna che ha un pensiero chiaro, la cognata di de Magistris, la quale inorridita, schifata, ha scritto che il Corno è “orrore allo stato puro”». E allora elargisce «tutti gli elogi a Paola Lattaro, futuro sindaco di Napoli, in famiglia de Magistris ma con un cervello rispetto agli altri due che non ce l’hanno». Insomma, un finale con tanto di investitura. Il sindaco e il fratello Claudio non hanno voluto commentare l’affondo del critico d’arte. Riserbo anche da Paola Lattaro che si era limitata a lasciare un post il 15 agosto sul suo profilo Facebook, confessando la sua “incredulità” rispetto a tanta attenzione mediatica: “Può succedere – scrisse – di essere dalla parte di un’esperienza politica e amministrativa, vederla come un momento significativo di rottura col passato, essere consapevole dei risultati importanti e preziosi a cui ha portato (vedi delibera sull’ex Asilo Filangieri o Bagnoli, per esempio), ma non condividerla in ogni suo aspetto. Essere critici non significa essere contro, anzi!”. Se tra corno e politica si inserisce anche Sgarbi, non sembra del tutto casuale: domani alle 18 in via Gaetano Rummo a Benevento il critico d’arte presenta il suo movimento politico “Rinascimento”. Lo fa nella città amministrata ora dal sindaco Clemente Mastella, l’ex ministro della Giustizia tra i più acerrimi nemici di de Magistris. Fosse solo scaramanzia? Per il momento Sgarbi ha toccato corno. (la Repubblica)

Ramblas, la sindaca accusa: «Non volevano le barriere». Madrid le chiedeva, la Generalitat le ha bloccate

0

L’emergenza terroristica in Catalogna si intreccia, inevitabilmente, con il processo separatista dalla Spagna perseguito dalle formazioni indipendentiste che controllano la Generalitat, cioè le istituzioni regionali catalane. I catalanisti hanno annunciato per sabato prossimo la loro risposta di massa al terrorismo, una manifestazione popolare. Per ora a scendere in piazza, il giorno dopo il minuto di silenzio che ha visto insieme a una grande folla il re di Spagna, il premier Mariano Rajoy e i leader dell’indipendentismo, sono stati un gruppetto di nazionalisti spagnoli che gridavano slogan come «teroristas no bienvenidos» o «Stop islamizacion de Europa», osteggiato da un altrettanto sparuto gruppo di antifascisti che li hanno attaccati urlando «fuori i fascisti dai nostri quartieri». L’intervento delle forze dell’ordine ha separato i contendenti, sciolto le manifestazioni e ha ristabilito la calma sulle Ramblas, dove continua l’affollamento di turisti ma anche la raccolta, attorno ai luoghi degli investimenti, di candele e giocattoli. Di tutt’altro segno è stato il raduno di qualche centinaio di musulmani barcellonesi che nel pomeriggio di ieri hanno testimoniato la loro estraneità e ostilità al terrorismo con lo slogan «islam è pace» e «sono musulmano e non sono terrorrista». Una manifestazione analoga si è svolta a Ripoll, cittadina catalana da cui provengono i terroristi. All’evento hanno partecipato in prima fila genitori, amici e conoscenti dei killer per chiedere perdono alle vittime e esprimere il dolore per quanto accaduto. Nella polemica politica sulla prevenzione del terrorismo entra a gamba tesa Ada Colau, prima cittadina di Barcellona, eletta in una lista vicina agli indignados di Podemos, che accusa la Generalitat di non aver dato corso alle indicazioni venute dal ministero dell’Interno di Madrid per la costruzione di barriere che impedissero il passaggio di automezzi nelle aree pedonali delle Ramblas. La questione era già stata sollevata dal governo spagnolo, ma ora che l’accusa viene da un centro di potere catalano cambia la prospettiva. In realtà le posizioni della Colau sono piuttosto oscillanti, ora dà la responsabilità della mancata installazione di barriere alla Generalitat, ma aveva anche detto che queste barriere «riducono la nostra libertà». Sono tutti sintomi di una situazione politica incerta, in cui la volontà di portare avanti nonostante tutto il percorso separatista deve confrontarsi con l’esigenza, ora impellente, di riannodare i fili istituzionali per rendere efficace la difesa dal pericolo terroristico. Su questo c’è una differenza avvertibile tra la metropoli barcellonese, il suo carattere cosmopolita testimoniato tragicamente anche dal fatto che le vittime dell’attentato vengono da 35 diversi Paesi, e la Catalogna profonda e ancora in gran parte rurale. Alle testimonianze di solidarietà con Barcellona ferita che sono venute da tutto il mondo e da tutta la Spagna (compresa la squadra di calcio del Real Madrid storico avversario non solo sportivo di quella di Barcellona) non ha corrisposto un eguale sentimento da parte delle altre città catalane, dove non si è svolta alcuna iniziativa pubblica e popolare di sostegno, ma si sono solo letti avari comunicati burocratici delle autorità istituzionali. D’altra parte a Barcellona i partiti sostenitori della secessione non hanno la maggioranza, per ottenerla dovrebbero convincere l’estrema sinistra degli indignados, che sembra però più interessata alle questioni sociali che a quelle istituzionali. Ora le discrepanze tra comune e Generalitat sulla prevenzione del terrorismo possono alimentare questa contrapposizione, che ha motivazioni più profonde proprio nella sostanziale «estraneità» della metropoli internazionale al localismo dei centri minori. Sull’idoneità di una «Repubblica catalana» a reggere la sfida terroristica vengono espressi dubbi soprattutto dalla stampa nazionale spagnola. Alla base ci sono dati di fatto, a cominciare dall’estraneità dalla comunicazione tra i servizi di informazione europei di una regione che separandosi dalla Spagna finirebbe automaticamente fuori anche dall’Unione europea. El Mundo insiste sull’esigenza di una leale collaborazione tra le forze dell’ordine catalane e nazionali «oggi in dubbio» per responsabilità dell’orgoglio separatista. Aggiunge che «il nazionalismo ha innescato una vera bomba favorendo l’arrivo di immigrati da Paesi musulmani invece di quelli provenienti da Paesi di lingua spagnola, come parte della strategia di rottura con la Spagna, contribuendo così a trasformare la Catalogna in un centro cruciale per i gruppi salafiti». È solo un esempio delle riflessioni che collegano il separatismo con le penetrazioni estremistiche e terroristiche. Carlos Puidgemont faticherà a fronteggiare queste critiche che, per quanto unilaterali, contengono aspetti realistici. Nei prossimi giorni si tratterà di decidere sulle procedure per la proclamazione dell’indipendenza, e questo difficile passaggio coincide con una fase in cui l’opinione pubblica spagnola (e in parte catalana) chiede unità e non divisione per fronteggiare la sfida terroristica. Un problema che non si può eludere solo con l’enfasi retorica sull’indipendenza. (Avvenire) 

La profezia di Bubka: «L’atletica sopravviverà anche al fenomeno Bolt. Mandiamo i giovani a scuola dal Lampo»

0

La tazza di caffè in mano, l’inconfondibile mascella squadrata, la tuta con cui è appena uscito dalla palestra dell’albergo. Lo zar di tutte le aste, Sergei Bubka, 53 anni, vicepresidente di Lord Coe alla Iaaf, prova a leggere nella palla di cristallo alla fine di un Mondiale fantastico (quasi per tutti, tranne per l’Italia). Bubka, che atletica sarà senza Bolt? «Sopravviveremo…». Dipendesse da lei, cosa farebbe fare al Lampo? «Dipende da lui, ma va assolutamente tenuto nell’ambiente. Bolt è un eroe moderno, ha una capacità unica di coinvolgere i giovani: ciò che dice viene condiviso e seguito. Potrebbe entrare nelle commissioni della Iaaf, può andare in giro a promuovere l’atletica, può seguire dei progetti o girare nelle scuole per motivare i ragazzi. Bolt è versatile: si presta a mille ruoli diversi. Per prima cosa, però, gli chiederei: tu cosa vuoi fare, Usain?». A Londra abbiamo scoperto che sa perdere con classe. «Mi è piaciuto molto come si è comportato con Gatlin». Dietro Bolt c’è Glen Mills, un binomio indissolubile. «I grandi campioni non esisterebbero senza i grandi allenatori. Io avevo Vitaly Petrov. Noi siamo le star ma dietro le quinte c’è chi ci ha costruito. Mills potrebbe trasmettere le sue conoscenze alla nuova generazione di coach: condividere l’esperienza è un grande gesto di generosità». La pensione è uno step delicato. Lei come lo gestì? «Per me non fu difficile. Pianificai tutto. Dopo Sydney avevo deciso che, qualsiasi fosse il risultato, avrei smesso. Ero già membro Cio in quota atleti e membro della commissione atleti Iaaf. Mi ero portato avanti con il lavoro. Mi è sempre piaciuto programmare gli allenamenti e le gare nel dettaglio: usai lo stesso approccio anche con il dopo carriera». In caduta libera con il paracadute, quindi. «Dopo Sydney 2000 feci una tournée di addio. La mia ultima gara fu a casa, Donetsk, in Ucraina, nel febbraio 2001. Quel giorno, lo ammetto, fu dura. Mi organizzarono una festa incredibile, alla fine della quale mi ritrovai seduto al centro della scena, illuminato dalle luci, circondato da bambini nello stadio stracolmo. Riposi l’asta nella fodera, mi tolsi le spikes e la canottiera. Era finita. Piangevano tutti. Tranne me». Dia un consiglio a Bolt. «Avevo 37 anni, di cui trenta passati a fare atletica. Ero preparato a smettere, fisicamente e psicologicamente. Non mi sentii triste. Non feci nulla di folle o clamoroso, il primo giorno in pensione. Mi misi subito a lavorare per il comitato olimpico ucraino. Spero per Bolt che abbia programmato un futuro, che ne abbia perlomeno gettato le basi. L’importante è essere organizzati, così il passaggio è più morbido». Secondo lei Van Niekerk è il nuovo Bolt? «Wayde ha un carattere molto diverso da Usain. Ma non c’è solo Van Niekerk tra le star del futuro. Ci sono Kendricks e Lavillenie nell’asta, Coleman nello sprint… Però date all’atletica un po’ di tempo: siamo in un periodo di transizione. E concedete agli atleti il tempo di rafforzarsi, imparare a parlare con il pubblico, gli sponsor, i media. Bolt non è nato Bolt. È diventato Bolt. Ecco, mandare i nostri giovani campioni a scuola dal Lampo sarebbe il corso di aggiornamento più efficace. Oppure far studiare loro i suoi video: come ci si comporta prima e dopo le gare. Oggi è importante essere molto social, come Bolt. Certe dinamiche vanno apprese, studiate». Che Mondiale è stato? «Bellissimo, con un pubblico competente e un’atmosfera unica. Dal calcio all’atletica, gli inglesi conoscono lo sport. Ho adorato Mo Farah nei 10.000, Van Niekerk nei 400…». Deludenti, i 400, però. «Voi vi aspettate sempre i record, le prestazioni eccezionali, dimenticando che gli atleti sono esseri umani. Succedeva anche a me: passavo il muro dei 6 metri, il meeting dopo saltavo 5.90 e non era mai abbastanza…». Sarà stato un pubblico competente, però i fischi a Gatlin si potevano evitare. «Sono d’accordo. Abbiamo delle regole? Seguiamole. Justin ha sbagliato due volte, è stato squalificato, ha pagato, è tornato. Aveva il diritto di essere al Mondiale e di vincere l’oro nei 100. Da questo punto di vista Gatlin è inattaccabile. I fischi non mi sono piaciuti, io non l’avrei fatto. Per fortuna alla cerimonia di premiazione sono stati meno». La sua amata asta non ha più un dominatore. «Lavillenie non può accontentarsi del bronzo, ma Kendricks ha dominato la stagione. Mi aspettavo di più dallo svedese Armand Duplantis, che però ha appena 17 anni. Si segni il cognome: è di sicuro una stella del futuro». E i Nitro Games, gli uomini contro le donne, le gare miste, sono il futuro dello sport? «Perché no? La gente si diverte e sono certo che correrebbe a vedere l’asta nelle piazze, lo sprint nelle strade, i lanci in spiaggia. L’Italia da questo punto di vista sarebbe il palcoscenico perfetto. La Iaaf dovrebbe essere meno conservativa e più aperta ai cambiamenti, più vicina ai giovani. Quale migliore lezione, e miglior promozione, potrebbe esserci più del portare una scolaresca a vedere gli atleti in azione, nella loro città?». E il suo, di futuro, Sergei? «Desidero solo rimanere il più a lungo possibile immerso nello sport. In tuta, come mi vede oggi. Senza, a quasi 54 anni, non potrei più vivere». (Corriere della Sera)

Addio ad Altichieri. Tradito dalle montagne che amava sfidare. Fu inviato e corrispondente da Londra del «Corriere»

0

Due giorni prima di morire nel corso di una salita solitaria sul ghiacciaio della val di Fex in Engadina, Alessio Altichieri, durante un’altra escursione in quota, aveva a ogni passo ripetuto al suo accompagnatore, l’amico giornalista Riccardo Chiaberge: «Non guardare il panorama, guarda dove metti i piedi». Lui stesso, appassionato montanaro da una vita, giovedì deve aver momentaneamente ignorato la regola che rammentava agli altri ed è scivolato precipitando quand’era già ben oltre i tremila. Anche un’altra regola aveva trascurato: in montagna non si dovrebbe mai andare in solitaria; glielo rimproveravano i familiari, gli amici e i colleghi, ma pur di andare, se non trovava compagnia, Alessio si avventurava da solo. E le sue non erano passeggiatine e gitarelle, bensì marce impegnative che duravano ore. È stata la sua ultima salita. Probabilmente — suggerisce sua moglie Donata — aveva sottovalutato lunghezza e difficoltà del percorso. Nove ore deve aver camminato prima del passo falso, a giudicare dal luogo dove l’hanno ritrovato. Poi ci sono state soltanto le terribili telefonate a vuoto dei familiari, la condanna di non sentire risposta alle chiamate, l’angoscia della lenta ma inesorabile perdita di speranza. Infine la richiesta d’intervento al soccorso alpino. Dopo non è restato che cercare consolazione — ma davvero poca — nel pensiero che se n’è andato facendo quello che, dopo il giornalismo, più gli piaceva. Aveva 71 anni ed era uno di quei giornalisti come è raro che ne nascano ancora. Rigore e serietà erano i principali tratti del suo profilo professionale come anche del suo carattere, cui si aggiungeva, per la contentezza dei lettori, un’estrema eleganza e grazia della scrittura. La prima cosa che viene in mente a chi l’ha conosciuto è che Alessio era in tutti i sensi un signore, un gran signore, in un tempo, però, in cui la signorilità è dote assai poco richiesta. A volte addirittura una specie di zavorra che tira verso il basso. Un assaggio di questo suo stile lo si può trovare nel pezzo in cui annunciava, nel 2011, la chiusura, dopo quattro anni di attività, del suo blog “Chelsea-Mia”, iniziato quando era corrispondente da Londra per il Corriere della Sera. Un saluto ai lettori da chi, vedendo che fuori il sole sta tramontando, senza che nessuno lo abbia sollecitato, si alza dalla scrivania, raccoglie le sue carte, accosta per bene la sedia e lascia il posto a qualcun altro. Il tutto fatto con tranquilla, forse soltanto un poco melanconica determinazione. Farewell — addio — ha intitolato l’ultimo dei suoi oltre duecento interventi sul blog, giustificandone la chiusura con la paura che si trasformasse in un cimitero degli elefanti. Cimitero virtuale, cioè, di un giornalista che non ha più niente di nuovo né di davvero interessante da dire, che ha esaurito le sue riserve di pensiero originale come una botte ormai svuotata del suo buon vino. Solo che la botte la si può di nuovo riempire mentre un uomo non si può rigenerare. È cosa da grandi sapersi alzare da tavola come ha fatto lui ed è, come si sa, cosa assai rara. La sua era la modestia dei grandi signori, di chi rifiuta di attaccarsi alla sedia, autoincensarsi, considerarsi migliore di altri, speciale, di chi conosce e accetta i propri limiti. E non è un caso se un uomo così abbia amato salire in montagna dove soltanto la vera, grande fatica è premiata, dove non si può fingere né imbrogliare. Trent’anni Alessio Altichieri, figlio di grande famiglia veronese ma anche figlio d’arte in quanto già suo padre fu giornalista, li ha passati al Corriere dove ha iniziato come capocronista nel 1981 chiamato dal direttore Alberto Cavallari. È stato poi inviato speciale su quasi tutti i fronti caldi del mondo e, infine, corrispondente da Londra. E prima del Corriere ha lavorato per La Stampa, per Il Giorno e per Il Gazzettino di Venezia: un curriculum impeccabile, con il suo innato stile mai fuori tono, elegante, discreto. Sempre a Riccardo Chiaberge, suo compagno di molte marce, tempo fa nel corso di una conversazione tra «montanari» aveva detto con rammarico: «Morirò senza aver fatto il Bernina». Aveva visto giusto, purtroppo. (Corriere della Sera)

È iniziato il declino di Trump? Il presidente più isolato che mai. I suoi uomini se ne vanno. Riflettori sul vice Pence

0

Sette mesi dopo tutti gli uomini del presidente sono stati silurati. Per motivi diversi: Michael Flynn, consigliere della Sicurezza Nazionale, per i contatti elettorali con i russi; Reince Priebus, capo dello staff, perché incapace di mantenere l’ordine; Sean Spicer, il portavoce, considerato inetto, si è dimesso; Steve Bannon, principe populista, oscurava il presidente e osteggiava tutti nel governo, da Ivanka e Jared (che chiama «Javanka») ai generali interventisti e ai «globalisti» economici. Nell’ultimo mese siluramenti e fughe dalla Casa Bianca di Trump sono aumentati a ritmo precipitoso: quattro teste sono cadute per contenere intrighi di palazzo e fughe di notizie (l’ultimo direttore della comunicazione, Anthony Scaramucci, è durato 11 giorni). Ora il nuovo capo dello staff John Kelly promette disciplina. Ma molti avvertono che la vera ragione del crescente isolamento di Trump è proprio Trump. Quest’estate il presidente ha alienato i repubblicani al Congresso, trattandoli come fossero suoi dipendenti e insultando il loro leader Mitch Mc-Connell per il fallimento nel cancellare la riforma sanitaria di Obama. L’ultima settimana è stata forse la peggiore della presidenza. Dopo critiche e appelli inascoltati sulla necessità di una sua condanna dura contro i nazionalisti bianchi di Charlottesville, è iniziato un esodo che riguarda anche il mondo del business. Quando importanti imprenditori e industriali hanno cominciato a dimettersi da due forum consultivi della Casa Bianca, Trump ha replicato che intendeva comunque chiuderli. Il segretario al Tesoro Steve Mnuchin riceve lettere di ex compagni di Yale che lo supplicano di dimettersi e le voci che il consigliere economico Gary Cohn stia pensando di andarsene hanno fatto fluttuare la Borsa. La commissione consultiva per le arti si è svuotata di 16 membri su 17, quella per l’economia digitale si è dimezzata, resiste il consiglio dei leader evangelici (tranne un predicatore afroamericano) ma una dozzina di organizzazioni caritatevoli hanno annullato eventi nel resort di Mar-a-Lago. La vicinanza di Trump è così «tossica» che con Melania ha dovuto disdire la partecipazione a una festa per artisti premiati dal Kennedy Center: altrimenti i vincitori lo avrebbero boicottato. È l’inizio della fine di questa presidenza? Il biografo di Trump, Tony Schwartz, pensa che si dimetterà entro fine anno, anche per evitare il Russiagate: «Il cerchio si sta chiudendo». Il Wall Street Journal avverte che il presidente «è più a rischio di quanto non creda»: il «reality» che è stata la Casa Bianca deve finire, deve iniziare a governare. In tutto ciò il vice Mike Pence sembra il più calmo di tutti. Tesse gli elogi di Trump, paragonandolo a Theodore Roosevelt mentre viaggia per l’America Latina. Cammina sul filo: da una parte per non rovinarsi la reputazione e dall’altra per mantenere la fiducia di Donald. È la scommessa di un uomo che, qualunque cosa accada, è a un soffio dalla presidenza. A Saratoga ieri correva un cavallo chiamato «Tweeter in Chief»: chance di vittoria, una su 15. (Corriere della Sera)

Battipaglia. È emergenza micro discariche. Cumuli di rifiuti in diverse zone del centro e della periferia

0

Cumuli di rifiuti lasciati a marcire sull’asfalto, strade ripulite e ricoperte di pattume dopo poche ore, degrado e tanfo in ogni angolo della città. A Battipaglia è emergenza microdiscariche: centinaia di maleodoranti cataste d’immondizia che invadono le vie del centro e della periferia. Zona industriale e Taverna. Sul ciglio della strada, tra le erbacce di via delle industrie, rifiuti d’ogni tipo, ma è lungo la stradina alle spalle dello stir, proprio al confine col Comune di Eboli, che s’estendono delle vere e proprie discariche a cielo aperto: enormi sacchi di plastica strapieni, vecchi armadi, letti, divani, poltrone. Tonnellate d’immondizia che invadono la strada. E pure lungo la provinciale 195, riqualificata qualche anno fa ma mai ultimata, si vedono rifiuti d’ogni sorta. Nelle vie comunali a ridosso della Sele Ambiente, frigoriferi, porte e elettrodomestici. Un’altra microdiscarica a viale Brodolini, proprio di fronte all’ex Btp Tecno. Area rurale e litoranea. Il fenomeno s’attenua lungo la provinciale 312: agli angoli della strada qualche cartaccia, ma non si vedono cumuli di pattume. Gli ammassi, invece, proliferano sul ciglio della 175, la cosiddetta litoranea: materiale edile, mattonelle frantumate, enormi barattoli di latta che un tempo contenevano vernice, bottiglie di birra, scarpe vecchie e grossi scatoloni sulle sterpaglie color cenere a causa d’un vasto incendio divampato ai principi dell’estate. E sulla 135, la Spineta, s’accumulano decine di pneumatici e altro materiale edile. E flaconi di carburante e pattume d’ogni tipo proprio alle porte dell’ecocentro di Alba. Belvedere e Serroni. Lo strano caso di via Fosso Pioppo. È una delle strade più sporche della città: soltanto tre giorni fa gli uomini di Alba l’avevano ripulita e ora si sono accumulati perfino mattoni, calce, cemento e addirittura dei forni e dei televisori. Situazione simile a Serroni, a ridosso d’una vecchia baracca, un tempo dedita al commercio floreale: è accaduto anche lì che all’indomani delle pulizie gli incivili prendessero nuovamente la zona di mira. Centro e Sant’Anna. In via Brescia, nel cantiere dismesso d’un fabbricato mai edificato, ferraglie e cemento in un’area mai bonificata. In via Ripa, proprio dinanzi a un’area di sosta di proprietà del comune, in un opificio abbandonato, sacchi di indumenti usati e buste di rifiuti. Il focolaio principale delle microdiscariche, però, è nel rione Sant’Anna, tra via Marcovaldo e via Esperia: materassi, televisori, divani, frigoriferi, fornelli, buste stracolme di rifiuti, gabbiette zeppe di oggettistica obsoleta e addirittura i sedili posteriori d’un’autovettura. E il degrado regna incontrastato. (La Città)  

Vietri sul Mare. Vandali in azione, danneggiate le macchine di villeggianti e turisti a Raito

0

Vietri sul Mare. Turisti e villeggianti in balìa di vandali a Raito. Non c’è notte che non si registri qualche episodio inquietante e a farne le spese sono le auto parcheggiate lungo il tratto di strada che dalla chiesa raggiunge la parte alta della frazione di Vietri. Una giovane coppia di turisti l’altro giorno ha deciso di andare via con largo anticipo sulla data di partenza quando la mattina ha scoperto che erano stati tagliati tutti e quattro gli pneumatici della vettura. Ad un docente che insegna inglese all’Università di Salerno hanno frantumato il lunotto e ad un altro docente universitario hanno rigato, probabilmente con un chiodo, una fiancata provocando danni consistenti alla carrozzeria. Come è noto il borgo di Raito da anni è stato scelto come “buon ritiro” da diversi docenti delle Università di Napoli e Salerno che lo preferiscono ad altri centri della Costa d’Amalfi proprio perché è un posto tranquillo, dove d’estate non si registra il caos dei centri balneari. Ma dopo i ripetuti episodi di vandalismi di questi giorni evidentemente non è più così, Raito non è più un paese tranquillo. Ecco perché, dopo aver segnalato ai carabinieri quanto sta accadendo, vacanzieri e residenti chiedono che anche l’amministrazione comunale si dia da fare per garantire un maggior controllo del territorio, inviando qualche vigili urbano e installando telecamere per la videosorveglianza. Resta da capire chi e perché danneggia le vettura in sosta lungo la strada, ma questa è materia di competenza dei carabinieri. Potrebbe trattarsi di ragazzi ubriachi, oppure di uno squilibrato che sfoga, ma potrebbero esserci anche interessi di altra natura tesi a scoraggiare la sosta in quel tratto. (La Città)

La minaccia dell’Isis: l’Italia è il prossimo obiettivo. A Milano e Roma nuove barriere anti sfondamento

0

“Il prossimo obiettivo di Isis è l’Italia”: la minaccia del terrorismo islamico viaggia sul canale Telegram utilizzato dal Califfato ed è stata rilanciata dall’allarme dell’organizzazione Usa Site, che monitora l’attività jihadista sul web. Non è la prima volta che dal sedicente Stato islamico arrivano minacce rivolte all’Italia (nel 2016 l’annuncio di un attentato imminente aveva riguardato Roma), ma nondimeno l’allarme non viene sottovalutato. Già prima della comunicazione di Usa Site i comitati per l’ordine e la sicurezza pubblica erano stati riuniti in tutte le Prefetture della penisola e tra le iniziative c’è la collocazione di nuove barriere anti sfondamento che possano fare da deterrente ad attentati del tipo attuato a Barcellona e prima ancora a Nizza, Berlino e Stoccolma. A Milano le barriere in cemento sono già state collocate in galleria Vittorio Emanuele e nelle vie limitrofe a piazza Duomo, e se ne prevedono altre nella zona della Darsena e dei Navigli. A Roma si valuta di mettere new jersey o fioriere nei luoghi più frequentati del centro e si ipotizza di vietare piazza del Campidoglio alle auto a noleggio con vetri oscurati. Il vice sindaco di Milano, Anna Scavuzzo, ha spiegato che non sono previsti più uomini per la sicurezza ma più “ostacoli” a quella che è la tecnica ultimamente utilizzata dai terroristi dell’Is: lanciare camion contro la folla. «C’è un rafforzamento e un efficientamento di quello che è la dotazione attualmente in misura – ha dichiarato – non c’è un aumento del numero di persone che sono in forze nei presidi e nei luoghi sensibili, c’è un richiamo complessivo a quella che è la necessaria attenzione che deve essere prestata da parte di tutte le forze». Quanto ai tempi tecnici per i New Jersey, che a Milano fecero la loro prima apparizione nel dicembre 2016 dopo i fatti di Berlino, non dovrebbero essere lunghi. Potrebbero volerci solo pochi giorni. A Roma è allo studio l’ipotesi di installare fioriere mobili nel centro storico, per avere minore impatto rispetto ai new jersey già presenti ai margini dei mercati e delle aree pedonali. Tra le strade che potrebbero essere interessate dal provvedimento via del Corso e via dei Fori Imperiali. Sulla prima attualmente sono presenti quattro camionette dell’esercito, di cui una sbarra l’accesso a piazza del Popolo per i veicoli; sulla seconda è presente un vero e proprio check point con quattro mezzi blindati all’altezza del Colosseo e altre vetture sul lato piazza Venezia. Sull’opportunità delle barriere ha parlato ieri il ministro dell’Interno Marco Minniti, dicendosi sorpreso che non fossero state installate sulle ramblas di Barcellona. «Stupisce – ha detto – che un furgone possa aver attraversato indisturbato la rambla di Barcellona, appare strano che non fossero state predisposte misure di protezione in uno dei posti maggiormente affollati da cittadini e turisti». Secondo Minniti «ciò fa presumere che le autorità spagnole non ritenessero concreto il pericolo di un attacco imminente». Il ministro ha poi ribadito che «nessuno Stato è immune», ma ritiene «non sia necessario alzare ulteriormente il livello di allerta» in Italia, perché «tutte le misure di prevenzione sono state attuate e sarebbe tecnicamente impossibile fare di più senza militarizzare città e luoghi di aggregazione». Per Minniti il rischio più forte riguarda adesso «i tentativi di emulazione». E proprio ieri due cittadini marocchini e un cittadino siriano sono stati espulsi dal territorio nazionale per motivi di pericolosità sociale. Lo ha reso noto il Viminale, sottolineando che con questi rimpatri (70 nel solo 2017), salgono a 202 i soggetti gravitanti in ambienti dell’estremismo religioso espulsi con accompagnamento nel proprio Paese dal gennaio 2015 a oggi. Uno dei due espulsi di ieri è un 38enne marocchino, detenuto per reati comuni ed emerso all’attenzione degli investigatori nell’ambito del monitoraggio del Dap, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Lo scorso aprile il marocchino è transitato nel primo livello “alto” in quanto, insieme ad altri detenuti, dopo aver appreso dai telegiornali della notizia della strage terroristica di Stoccolma, ha festeggiato inneggiando all’attentato. L’altro espulso è un siriano che utilizzava anche un alias di un cittadino tunisino. (La Città)  

Salerno. Incubo bomba e traffico in tilt. Paura per una valigia abbandonata di fronte a piazza della Concordia

0

Un’allarme bomba ha paralizzato ieri sera il centro di Salerno. A far scattare il protocollo di emergenza è stata una valigia abbandonata su lungomare Tafuri, di fronte all’ingresso del parcheggio di piazza della Concordia. Un piccolo trolley nero è stato lasciato appoggiato al cestino per i rifiuti, accanto alla postazione del bike sharing all’incrocio con via Celemente Mauro. Erano passate da poco le nove di sera quando una pattuglia dei carabinieri l’ha notata e ha diramato la segnalazione al centralino della Questura. L’area è stata subito transennata, agenti delle volanti e della polizia municipale si sono posizionati agli incroci vietando il transito sino all’intersezione con il fiume Irno. I vigili urbani che erano in servizio sui viali del Lungomare, per i controlli sugli ambulanti, sono stati dirottati nella zona dell’allarme bomba per sorvegliare gli accessi e deviare il traffico. Le conseguenze sulla viabilità sono state pesanti, anche perché il dispositivo di sicurezza si è prolungato sin quasi a mezzanotte, quando l’intervento degli artificieri ha consentito di far rientrare l’allarme. Si è dovuto attendere che arrivassero da Avelino, poi in pochi minuti hanno fatto brillare la valigia ed è stato chiaro che all’interno non vi era materiale esplosivo. Un falso allarme, quindi, che ha reso però necessaria l’attivazione del protocollo anti terrorismo. Nel corso della serata il traffico, già congestionato per la concomitanza con il sabato sera estivo, è andato in tilt. Dal Comune a piazza della Concordia c’è stato fino a notte un serpentone ininterrotto di automobili in coda, con ripercussione anche su via Dei Principati e corso Garibaldi. I veicoli in arrivo da lungomare Trieste sono stati deviati all’altezza del bar Canasta verso l’interno, da dove chi era diretto alla zona orientale ha potuto imboccare via Santi Martiri. In contemporanea, però, altri automobilisti arrivavano sul Lungomare da via Vicinanza, costeggiando piazza Mazzini, e venivano rimandati indietro indirizzandoli su via Mauro, all’incrocio con il locale Madegra. Difficile anche uscire dai parcheggi, mentre ai margini dei nastri bianchi e rossi si assiepavano capannelli di curiosi. Intorno alla mezzanotte la situazione è poi tornata alla normalità. (La Città)

Salerno piange Carmen Lo Pardo, terza vittima italiana a Barcellona. Molti salernitani in Spagna anticipano il rientro

0

A Salerno Carmen Lo Pardo era venuta l’ultima volta vent’anni fa, in un viaggio in Italia che l’aveva portata a ritroso nei luoghi da dove, ragazzina, era partita insieme alla famiglia alla volta dell’Argentina. È lei la terza vittima italiana dell’attentato di Barcellona e ieri la notizia è arrivata dalla Spagna fino alle case dei parenti salernitani, una cugina 97enne e i figli di lei, i medici Alfonso e Dante Lo Pardo, molto noti in città anche per l’attività professionale in ospedale. L’anziana zia, ottant’anni compiuti il 16 luglio, era a Barcellona in vacanza quando il furgone dei terroristi l’ha travolta sulla rambla. «Viaggiare le piaceva molto. Era una bella persona» ricorda il nipote Alfonso. E d’altronde Carmen Lo Pardo era abituata per lavoro a girare il mondo: era stata negli organici delle ambasciate, in servizio anche a Tel Aviv, e dopo essere andata in pensione aveva continuato a viaggiare anche quando era rimasta vedova. Partita a 13 anni dalla cittadina lucana di Sasso di Castalda, aveva la doppia cittadinanza italiana e argentina. È stato il ministero degli Esteri di Buenos Aires a diramare la notizia della sua morte, dopo che il nome era stato inserito inizialmente in quello dei dispersi ed era stata diffusa una fotografia per agevolare le ricerche. Dal suo comune di origine, novecento abitanti in provincia di Potenza, è giunto ieri il cordoglio del sindaco Rocco Perrone, che si associa a quello del ministro degli Esteri Angelino Alfano (che ha contattato al telefono il figlio della vittima), di Aurelio Pace presidente della commissione Lucani nel Mondo e del presidente del Consiglio regionale di Basilicata, Francesco Mollica. «Siamo vicini – dichiara Mollica a nome dell’assemblea regionale – alla famiglia della nostra conterranea, che come tutte le altre vittime era in vacanza a Barcellona. In queste drammatiche circostanze il popolo lucano si stringe fraternamente alle famiglie delle vittime tutte, a quello spagnolo e a quello argentino che ha accolto tanti anni fa i nostri tanti conterranei emigrati, dandogli lavoro e serenità. È un attentato che ora colpisce direttamente anche la Basilicata e ci lascia sgomenti e addolorati». Le testimoni. In attesa che da Barcellona siano rimpatriati i corpi delle vittime, sono in tanti i turisti, anche salernitani, che hanno deciso di anticipare il rientro a casa. Roberta Petrali, 26enne di Pontecagnano Faiano, e Marzia Di Vece di Bellizzi erano nel punto esatto dell’attentato quando il furgone ha iniziato la sua corsa folle. «Ora va meglio, siamo a casa. Ma sono stati momenti terribili – racconta Roberta – Quel furgone maledetto ce lo siamo trovati che ci veniva di fronte, puntava sulla folla, abbiamo visto la gente che saltava in aria». Si sono salvate rifugiandosi nel negozio Desigual che affaccia sulla rambla: «Io non capivo cosa stesse succedendo, lo choc mi aveva pietrificato, non riuscivo a connettere – spiega la 26enne – Invece Marzia ha capito subito, continuava a ripetere “è come a Nizza, come a Nizza”. È stata lei a trascinarmi nel negozio e a buttarmi a terra. Dall’esterno sentivamo i rumori provocati dallo schianto del furgone sul chiosco dei souvenir, ma sembravano spari, non sapevamo cosa stesse ancora accadendo lì fuori e non sapevamo se eravamo al sicuro». Dalle 5 del pomeriggio sono rimaste barricate sino alle 10 di sera, quando la polizia, che per ragioni di sicurezza aveva abbassato le saracinesche, ha consentito a tutti di uscire. Con loro c’erano altre ottanta persone, tutte terrorizzate. «Non posso dire che ci sentivamo al sicuro – continua la giovane – avevamo paura che con noi, lì dentro, potessero esserci anche dei terroristi. È stato il pensiero più ricorrente, se fosse stato così non avremmo avuto scampo. Io monitoravo l’Ansa dal cellulare, non volevo chiamare casa mentre ero ancora così spaventata ma appena la notizia si diffondeva dovevo avvisare mia mamma che ero viva». A Barcellona erano arrivate poche ore prima, dopo la tappa a Valencia prevista dal viaggio prenotato alla Picentina Tour, che fissava a oggi la data del rientro. Quando sono potute rientrare in albergo il primo pensiero è stato quello di cercare un volo che al più presto le riportasse in Italia. «Siamo riuscite a trovare gli ultimi posti disponibili su un aereo per Napoli, e venerdì mattina siamo partite. Restare a Barcellona non aveva senso, non solo per ragioni emotive ma anche perché la città era blindata. Dall’hotel all’aeroporto il nostro taxi è stato fermato a tre posti di blocco. Poi mi ha meravigliato arrivare a Capodichino e non trovare controlli». (La Città)  

Napoli. Piazza del Plebiscito e via Toledo: nelle aree pedonali entra chiunque. Prefettura promette protezioni fisiche

0

Napoli. A 1.600 chilometri da Barcellona, alle 16 di ieri, il varco di ingresso di piazza del Plebiscito è sostanzialmente sguarnito. La catena è aperta. Nella adiacente piazza Trieste e Trento ci sono due agenti a piedi con la pettorina nera. Il tratto è aperto al traffico, a quell’ora poco intenso. A pochi metri c’è l’ingresso a via Toledo, l’isola pedonale dello shopping, gremita di turisti e di clienti a caccia di saldi in decine di negozi di abbigliamento. Un’auto dei carabinieri è ferma a mo’ di barriera. Poi però si allontana e per alcuni minuti il varco è libero. Arrivano altre macchine delle forze dell’ordine. I presidi di poliziotti, carabinieri e finanzieri non mancano: ma appaiono quelli di un normale sabato di agosto per controllare il consueto, intenso flusso di napoletani e vacanzieri. Una macchina dei carabinieri fa da schermo per il varco che guarda su piazza Carità. La situazione non cambia molto sul lungomare di via Caracciolo, l’isola pedonale più grande, piena zeppa di vacanzieri. Le auto di carabinieri e polizia passano ogni dodici minuti. Una camionetta dell’esercito fa bella mostra di sé in piazza Vittoria. Per ora si vede poco delle annunciate misure di sicurezza decise venerdì in Prefettura in un summit con i rappresentanti delle forze dell’ordine e del Comune dopo l’attentato terroristico di Barcellona. Le ronde si sono intensificate, sono entrati in campo i reparti speciali, ma in via Toledo, la strada con il più alto numero di pedoni, non c’è traccia per ora delle annunciate barriere, pilastri mobili e dissuasori per impedire l’assalto di automezzi e furgoni. “Le protezioni fisiche ci saranno” fanno sapere fonti di prefettura, che lancia segnali di impegno. “La massima attenzione già caratterizzava da tempo l’attività – spiega all’Ansa il vice prefetto vicario, Demetrio Martino – Con la riunione di venerdì del Comitato per l’ordine e la sicurezza, al quale ha partecipato anche il rappresentante militare che coordina ‘Strade Sicure’, abbiamo avviato un ulteriore monitoraggio della situazione in relazione sia agli eventi in programma nelle prossime settimane, in ogni caso già studiati, sia per una più accurata analisi di dettaglio”. (Il Fatto Quotidiano) 

Rogo nel cuore di Cosenza, tre vittime. In fumo una biblioteca di libri rarissimi. Un disastro annunciato»

0

Cosenza. Era la più importante biblioteca del Sud Italia. Al suo interno c’erano manoscritti e pergamene originali del ‘400 scritte in gotico, opere dei filosofi Bernardino Telesio, come la prima stampa del «De rerum natura iuxta propria principia», Aulo Giano Parrasio, Sertorio Quattromani e Bernardino Bombini. Secoli di storia e di cultura distrutti da un incendio che si è sviluppato in un edificio attiguo al museo all’aperto Bilotti Ruggi D’Aragona (Mab), nel centro storico di Cosenza. Nell’incendio sono morte tre persone: Serafina Speranza, suo marito Roberto Golia e lo zio di lui Antonio Noce. Abitavano nell’appartamento sotto alla biblioteca. Una fuga di gas, forse, la causa dell’incendio. Le vittime avevano problemi psichici ed erano note ai servizi sociali. «Questa famiglia aveva occupato abusivamente un ammezzato sotto il piano nobile e accendevano fuochi e bracieri», afferma Roberto Bilotti, il mecenate che ha donato alla città le statue del museo all’aperto che porta il suo nome. I corpi sono stati trovati carbonizzati e irriconoscibili. Il sindaco Mario Occhiuto ha proclamato per domani il lutto cittadino mentre il procuratore di Cosenza Mario Spagnuolo ha avviato un’inchiesta affidata al pm Emanuela Greco. Dovrà accertare eventuali responsabilità sullo stato di abbandono dell’edificio e, soprattutto, capire come mai opere di tanto valore fossero custodite in un palazzo nobiliare del 1100, di proprietà della famiglia Bilotti, senza le dovute protezioni. L’immobile era stato restaurato da poco ed era anche una location per matrimoni. Roberto Bilotti, collezionista di opere d’arte (porta il suo nome anche il museo dell’Aranciera di Villa Borghese, a Roma), aveva pensato di rendere il Mab una sorta di salotto letterario e per questo aveva messo a disposizione tutte le opere al servizio della città dei Bruzi. «Avevo sollevato, però, anche il problema dell’opportunità di allontanare gli abusivi dall’appartamento sottostante la biblioteca e per questo avevo fatto decine di denunce alla magistratura, negli ultimi otto anni. Se ne sono fregati, non hanno fatto nulla, la magistratura cosentina non funziona, quella di venerdì è stata una tragedia annunciata» attacca il proprietario del Mab. La sua volontà era quella di lasciare l’intero patrimonio bibliotecario all’Archivio di Stato. «Nel frattempo, però, avevo iniziato a discutere con le autorità e con i responsabili del Centro studi Telesiani sulla possibilità di spostare le opere e i manoscritti, proprio perché non mi sentivo sicuro della loro collocazione». La biblioteca era stata allocata nella torre all’interno del palazzo dove ora restano solo cumuli di cenere. Il fuoco ha superato una porta in ferro, ha preso forza attaccando gli arazzi, pezzi unici di ebanisteria, arredi cinquecenteschi e, infine, ha trovato facile esca nelle pergamene e documenti custoditi in teche di vetro. Gli inquilini dei palazzi vicini a quello distrutto sono stati trasferiti in alcuni alberghi di Cosenza mentre il sindaco Occhiuto ha chiesto all’Ufficio tecnico una relazione sullo stato delle strutture adiacenti alla ormai ex biblioteca Bilotti. (Corriere della Sera)

Solo ieri la fidanzata di Luca Russo ha saputo che lui non c’è più. Con lei anche il padre del fidanzato ucciso

0

L’hanno protetta per più di un giorno all’Hospital del Mar, reparto «Urgenze». Piano meno 1. Al riparo dal tam tam mediatico, dai messaggi disperati degli amici. Le hanno sottratto il telefono per risparmiarla da una notizia feroce: la morte del fidanzato Luca, tre anni più di lei, con il quale condivideva la passione per i viaggi e per il volontariato alla Croce Verde. Ieri mattina alle dieci si sono fatti forza. Tutti insieme: la mamma, la zia e lo zio materni. E il papà di Luca, che ha scelto di starle accanto per questo addio. «Ha pianto per diversi minuti, le mani nelle nostre mani», racconta lo zio, fratello della mamma. Marta è distesa sul letto, capelli ricci e folti. La stanza è piccola, ma confortevole. Ha riportato delle forti contusioni, ma sta bene. Una caviglia e un gomito fasciati. L’accoglienza qui all’ospedale è stata meravigliosa. Si occupa di lei un’infermiera che tradisce l’accento francese. «Ho sentito solo l’impatto e non ho più visto Luca accanto a me», racconta Marta, che studia Scienze politiche a Padova e aveva in programma di laurearsi ad ottobre. Sorride. Ci accoglie nella sua stanza grazie al lasciapassare dello zio, molto cordiale, che si scusa per l’intrusione: «Grazie sto bene, lei parla spagnolo? — chiede — sa, qui serve per farsi capire». Il suo angelo custode è stato per 24 ore, il caso vuole, un altro Luca. Insegnante di canto tra Torino e Barcellona. Amico della sua istruttrice a Bassano, che dirige l’associazione Bassano Incanto, conosciuta anche a livello internazionale. Marta ama cantare. Luca è stato al suo capezzale prima che arrivasse la sua famiglia. Marta ha avuto la forza di rassicurare tutti pochi secondi dopo l’attentato. Luca Russo, il suo fidanzato, era riverso a terra, inquadrato anche in un fotogramma di un video circolato sui media. Lei, quasi per riflesso condizionato, ha chiamato casa. Ha risposto la mamma: «Sto bene non ti preoccupare», le ha detto senza aggiungere molto. Era in chiaro stato di choc. Un’ambulanza l’ha caricata in fretta portandola qui, dove sono ricoverati molti dei feriti della Rambla. Da quel momento si è divisa da Luca, morto sul colpo. Portato all’Istituto di medicina legale per il riconoscimento. Simone, papà del fidanzato, e qui accanto a lei. È stato accompagnato venerdì dallo staff del consolato italiano alla Città della Giustizia, dove ha riconosciuto alcuni oggetti preziosi del figlio, senza però voler vedere il corpo. Non ha avuto la forza. «Come sto? Come uno che ha perso suo figlio». Sorseggia un bicchiere d’acqua. Si sforza di trasmettere serenità a tutti, soprattutto a Marta per attenuarle l’impatto emotivo della perdita. Gesto encomiabile, la famiglia di lei apprezza molto. Gli si stringe intorno. Neanche una parola di vendetta nei confronti del terrorista. Dell’Islam fondamentalista. Prevale la commozione. Passano pochi minuti e arrivano i reali di Spagna, annunciati dall’infermiera francese che ha chiesto a Marta se aveva voglia di incontrarli. Lei, disponibile come sempre, non si è negata. Parole di grande conforto da Felipe VI e da sua moglie Letizia che hanno deciso di incontrare uno per uno i feriti per trasmettere loro la forza della Spagna nell’accoglierli e nel considerarli come figli. La sera prima di qui era passata la sindaca di Barcellona, Ada Colau. «Mi ha parlato in italiano, mi ha detto che ha fatto l’Erasmus a Milano», racconta Marta. Ancora nessuno l’aveva avvertita della morte di Luca. Oggi verrà a trovarla il ministro degli Esteri, Angelino Alfano. Marta gli sorriderà come sempre. «Non sappiamo ancora quanto tempo staremo qui — racconta la mamma Roberta — però ci sentiamo in dovere di ringraziare tutti». Lo zio aggiunge che hanno pensato per una notte intera a come comunicarle la perdita di Luca. «Non sapevamo come potesse reagire, abbiamo chiesto degli psicologi, non sono serviti in realtà». Sul telefono che hanno ridato a Marta arrivano ora i messaggi degli amici. Quelli dei volontari della Croce Verde, qualche collega del Comune dove Marta ha fatto uno stage nel dipartimento ufficio stampa. «Grazie mille — dice Marta — grazie per essere qui». (Corriere della Sera)

La strage di Barcellona. Volevano lanciare un Tir contro la Sagrada Familia. I preparativi durati un anno

0
This photo was taken in Barcelona(Spain) while we had an holiday trip with our school. I used Photoshop to remove cranes in the background of the picture.

«Questa patente non va bene». «Perché?», chiede i l ragazzino. «Non hai il permesso, non puoi guidare un camion». Società di noleggio «Telefurgo»; il dialogo risale a una decina di giorni fa. I magistrati spagnoli però lo rileggono adesso, perché manda in ordine un tassello dell’inchiesta che fino a ieri restava sospeso e inquietante: tra le macerie della villetta occupata di Alcanar, covo usato per fabbricare esplosivi artigianali, saltata in aria mercoledì sera, la polizia ha recuperato un numero spropositato di bombole del gas. Centosei. Troppe, anche a volerle caricare sui tre furgoni affittati per gli attentati di Barcellona e Cambrils. «Quella quantità di gas poteva distruggere un palazzo». Forse qualcosa di più, si scopre ora: l’obiettivo della cellula jihadista era la Sagrada Familia, la cattedrale di Antoni Gaudì. Emblema della città, attrazione turistica, tempio della cristianità. Ecco perché, nelle menti deviate dei giovani islamisti, era diventata un’ossessione. Per distruggerla hanno accumulato per mesi le bombole. E hanno provato ad affittare un camion. Avrebbero massacrato centinaia di persone, ma l’attentato avrebbe avuto anche un impatto simbolico paragonabile all’11 settembre. E allora di fronte a questa prospettiva, a 48 ore dagli attentati, con le vittime che salgono a 14, questa storia bisogna rileggerla dall’inizio. Per rispondere a due domande essenziali: come può una dozzina di ragazzini, cresciuti in un paese di 10.000 abitanti vicino ai Pirenei (Ripoll), concepire un progetto terroristico così abnorme? E che legami hanno con la «casa madre» del Califfato? La risposta sta ancora nel covo disintegrato dall’esplosione innescata per errore mentre preparavano le bombe. Tra cemento e calcinacci, la polizia ha trovato il cadavere martoriato di Sadiq Houli, all’esterno del fratello Mohamed (ferito, poi arrestato), e poi altri brandelli umani, tra cui tre orecchie. Segno che in quella casa sono morti altri due terroristi: uno è Albdelbaki Es Satty, l’imam di Ripoll, marocchino, la guida spirituale e operativa del gruppo, la figura che apre uno scenario più ampio. Soprattutto perché l’uomo ha avuto legami con alcuni terroristi arrestati per le stragi di Madrid dell’11 marzo 2004. E perché la scorsa primavera avrebbe fatto almeno un viaggio in Belgio. È un passaggio chiave: proprio sullo scacchiere Belgio-Spagna-Marocco s’è strutturata una delle reti più consolidate del terrorismo islamista, quella del Gruppo combattente marocchino. Di quel gruppo faceva parte Mohamed Fashi, il capo della cellula che organizzò l’attentato di Nassiriya, e che viveva proprio nei dintorni di Barcellona, a Vilanova i Geltrù. Tutta la Catalogna è però un avamposto dell’islamismo in Europa. Lo dimostrano le 30 indagini antiterrorismo degli ultimi 5 anni, con oltre 60 arresti. È in questo ambiente di radicalismo storico che l’imam Es Satty ha fatto da catalizzatore. Da una parte i suoi legami «pesanti», dall’altra il suo branco di martiri sbandati che, senza una guida, non avrebbe potuto avere una tale capacità operativa: il covo a 300 chilometri dal loro paese per passare inosservati, l’accumulazione di così tanto materiale per le bombe, i contatti con le famiglie troncati da un paio di settimane, la preparazione (secondo il New York Times) durata quasi un anno. In questo tempo la cellula s’è strutturata su tratti analoghi a quelle degli attentati di Parigi (novembre 2015) e Bruxelles (marzo 2016). Origine comune: il Marocco; età ravvicinate: da 17 a 24 anni; fortissima amicizia; e poi i legami familiari interni, con cinque coppie di fratelli. Tutti elementi di compattezza e segretezza. Così i jihadisti di Ripoll hanno navigato sotto traccia senza essere intercettati dall’antiterrorismo. Oggi che la cellula è stata decimata, con 3 morti sotto la villetta di Alcanar, cinque uccisi dalla polizia nel secondo attacco di giovedì notte a Cambrils e quattro arrestati, il lavoro si concentra su due personaggi mancanti e su una rete di «almeno 5-6 fiancheggiatori ». Il primo ricercato è Youssef Aalla, fratello di uno dei morti di Cambrils, ma potrebbero essere suoi i resti umani nel covo. Sicuramente in fuga è invece Younes Abouyaaqoub, 22 anni, che guidava il furgone piombato sulle Ramblas. Ieri è stata giornata di perquisizioni sui bus, blocchi in autostrada, allerta diramata in Francia. (Corriere della Sera)

Ravello capitale della Cultura 2020 nel comitato alla memoria anche Nureyev, Massine e Vlad

0

Ravello Costa d’ Amalfi capitale della Cultura 2020 sta diventando anche un modo per mettere in evidenza tutta la nostra storia “culturale” fatta anche di uomini e donne celebri in Costiera amalfitana. Fra questi per Positano sono stati messi Nureyev, Massine e Vlad. Un’ottima terna a cui aggiungere altri come Edna Louise, I Rolling Stones, Clavel che con Massine avrebbe portato Picasso a Positano e i tanti pittori che sono stati nel nostro paese.. Intanto è una bella e suggestiva idea aggiungere ad un comitato d’onore anche quello alla memoria…

Prefettura riunito comitato sicurezza, Costa d’ Amalfi e Cilento zone sensibili ma sicure

1

Prefettura riunito comitato sicurezza, Costa d’ Amalfi e Cilento zone sensibili ma sicure . Alle  12 di ieri a Salerno si è riunito  il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica convocato dal prefetto Salvatore Malfi in seguito alle indicazioni giunte dal Ministero dell’Interno, che dopo l’attentato di Barcellona ha disposto la riunione dei comitati per la sicurezza in tutte le Prefetture. A Salerno non sono state individuate particolari emergenze, ma l’indicazione emersa ieri mattina è quella di potenziare la sorveglianza ogni qual volta siano previsti assembramenti, ad esempio per concerti, eventi sportivi, processioni o altre manifestazioni religiose.

Attenzione alta anche sui luoghi che fungono da attrattori turistici, come ad esempio i templi di Paestum.  Punti sensibili , ma ritenuti comunque sicuri, sono le zone turistiche Cilento e Costiera amalfitana .

 

Presente il sindaco di Praiano Giovanni di Martino presidente della Conferenza dei sindaci della Costa d’ Amalfi “Tutti i comuni offriranno massima collaborazione”

ESCLUSIVA Faito, Gennaro Cinque “Incendiario? Un coglione! La verità e che ci hanno preso per i fondelli”

2

La macchina dei soccorsi che prende per i “fondelli” amministratori e cittadini, lo dice, e dimostra, in esclusiva per Positanonews TV, sempre presente notte e giorno dalla mattina di ferragosto , quando per ore siamo stati gli unici mezzi di informazione a parlarne. E’ una accusa grave, ma coraggiosa e da apprezzare, quella che fa Gennaro Cinque assessore ai lavori pubblici del Comune di Vico Equense, intervistato con il Presidente del Parco dei Monti Lattari sul Faito durante le operazioni di spegnimento. La storia dell’Ericson , l’elicottero che riesce ad intervenire finalmente in maniera efficace, è sviscerata da Cinque che rivela “Lo avevamo chiesto dal 15 agosto, appena c’è stato l’incendio. Poi ci hanno detto che dovevamo riempire le vasche a Castellammare di Stabia perchè non poteva andare a mare e con la GORI lo abbiamo fatto, poi è andato a mare e abbiamo scoperto che non era guasto come ci avevano detto.. finalmente è intervenuto”. Il suo intervento sarebbe potuto essere risolutivo sin da subito. Intanto le fiamme dalla Costa di Sorrento si spostavano sulla Costa d’ Amalfi e Agerola e l’elicottero lasciava il Faito.  Una presa per i “fondelli”, lo stiamo dicendo da tempo ma Cinque ce lo spiega e fa capire nel dettaglio da persona che stava nei fatti e fra le fiamme come i volontari del Faito e bisogna darne.. Che la macchina della protezione civile della Regione Campania non funzionasse lo stiamo dicendo da tempo, questo episodio lo conferma. Su Positanonews TV il video o aspettate qualche secondo qui sotto, non sempre l’audio si sente bene ma guardatevelo fino in fondo, ne val la pena. Credits Lucio Esposito e Sara Ciocio Positanonews TV

Piano di Sorrento rivo maleodorante si pensa a fogna VIDEO

0

Piano di Sorrento rivo maleodorante si pensa a fogna. I contadini hanno chiamato allarmati i vigili urbani e Positanonews, la nostra redazione è arrivata sul posto verso le 13 ci riferiscono che da due giorni sversa . Il punto è al di sopra del Formiello , esattamente sotto la Statale Meta Amalfi a pochi metri dal Bar Lena, sotto Villa Serena, e non abbiamo nessuna certezza che confluisca nel Formiello, ma non toglie la gravità di questo sversamento se fosse fogna. Qualcuno pensava a un miracolo, vedendo l’acqua, ma quando ha visto l’opacità e sentita la fetidità è rimasto sconvolto. Si rischia per le sorgenti e le coltivazioni in particolar modo. Positanonews è qui fra la gente tutti i giorni anche la domenica d’agosto. Su Positanonews TV o sotto aspettando qualche secondo il video

Ravello Costa d’ Amalfi 2020 , la risposta ufficiale ad Andria di Salvatore Di Martino e Secondo Amalfitano

0

Ravello Costa d’ Amalfi 2020 , la risposta ufficiale ad Andria di Salvatore Di Martino e Secondo Amalfitano. Da notare il silenzio degli altri sindaci della Costiera amalfitana ed Agerola, da una parte la vicenda , seppure coinvolge tutta la Divina, ha assunto connotati molto “ravellesi”, comunque questa è la nota di chiarimento per cui preferiamo dare spazio alla trasparenza con l’ufficialità dei documenti. In autunno si entra nel vivo della proposta e ci sarà molto lavoro da fare

OGGETTO: Progetto nota del Sen. Andria “Ravello Costa d’Amalfi 2020” – Riscontro
Leggiamo con stupore la nota del Presidente Andria. Lo stupore è dettato dai contenuti, dalla forma, ma soprattutto dall’essere la nota stessa in evidente conflitto con lo spirito della legge e con gli obiettivi che tutti ci prefiggiamo.

Andando in ordine, e per quanto di rispettiva conoscenza e competenza dei sottoscritti, preme evidenziare quanto segue.
E’ vero che il CUEBC si è proposto nel mese di maggio di assumere il ruolo di referente tecnico per la elaborazione del dossier di candidatura, ma è altrettanto vero che pochi minuti dopo la proposta, il Comune di Ravello, i sindaci della Costa d’Amalfi e la stessa Fondazione Ravello, hanno impattato, non una generica manifestazione di disponibilità a fare, ma un vero e proprio progetto di massima per un dossier di candidatura. Va evidenziato che il lavoro prodotto dal sottoscritto dr. Secondo Amalfitano era stato già portato nel lontano 2016 all’attenzione dell’allora Sindaco protempore, anch’esso socio del CUEBC e molto vicino al Presidente e all’intero apparato; tale annotazione, non di poco conto, testimonia che più che di primogenitura, è doveroso parlare di progettualità articolata e compiuta, datata molto prima che la semplice idea di candidatura balenasse ad altri.
La stessa nota in oggetto, dovendosi escludere tassativamente una volontà di creare problemi e marosi che finirebbero solo per danneggiare irrimediabilmente il progetto, appare oltremodo tardiva e immotivata, laddove si consideri che il sottoscritto Sindaco, a distanza di poche ore dalla manifestazione di interesse del CUEBC, ha doverosamente informato il Presidente Andria e l’Ambasciatore Caruso, della volontà di approvare ed utilizzare il progetto di massima patrimonio della Fondazione Ravello, di cui pure è socio fondatore il Comune di Ravello, che già segnava un vero e proprio percorso di sviluppo territoriale, prima ancora che un mero dossier di candidatura, e al quale qualcuno aveva lavorato da oltre due anni, come è dato rilevare dagli atti della Fondazione Ravello.
Tutto quanto sopra, ad ulteriore riprova della tardività della nota del Presidente Andria, è stato oggetto di un preciso deliberato del CdA della Fondazione Ravello, al quale è seguita una puntuale assemblea di tutti i Sindaci (2 giugno), che ha approvato all’unanimità il progetto della Fondazione Ravello a firma del dr. Amalfitano, nonché la volontà di costituire due distinti tavoli, uno tecnico ed un altro politico, per la definizione del dossier.
A tanto è seguita una dettagliata e minuziosa presentazione nell’assemblea pubblica del successivo 12 giugno, che ha visto la partecipazione della stragrande maggioranza delle Istituzioni pubbliche del territorio, delle associazioni culturali, di imprenditori e finanche di semplici cittadini spontaneamente intervenuti, a testimonianza di una volontà dichiarata di massimo coinvolgimento e non certo di esclusione.
A corollario di tutto quanto, è stato dato ad ogni singola fase il massimo risalto pubblico, culminato in una presentazione dell’intero dossier addirittura in diretta streaming. Ad oggi, fra social, siti internet, giornali e televisioni, i contatti istituzionali, associativi e singoli, a conoscenza di quanto sta accadendo, sono valutabili in oltre mezzo milione.
Quale ultima e dirimente considerazione della volontà di inclusione e di coinvolgimento, il Comune di Ravello e tutti i Comuni coinvolti, hanno dato vita ad una procedura di evidenza pubblica per la ricerca di partner, sponsor e sostenitori aperta, pubblicata sui siti Istituzionali e non come prevede la legge. È del tutto evidente che per rispettare il termine imposto dalla legge, il dossier di candidatura deve essere chiuso in tempo utile per la sua elaborazione definitiva e grafica, di qui la convocazione per la giornata odierna.
Consapevoli dell’ottimo lavoro fatto fino ad oggi, grazie anche al supporto tempestivamente e compiutamente offerto da tanti, e dagli attestati e testimonianze che stiamo ricevendo, siamo fiduciosi del conseguimento del prestigioso riconoscimento che, dal gennaio 2018, rappresenterà un punto di partenza e non di arrivo, e darà, pertanto, a chiunque ne abbia volontà e capacità, di contribuire alla migliore riuscita di quanto programmato.

Attacco a Barcellona, 16enne campana salvata da un cambio scarpe

0

Per il cambio di un paio di scarpe non comode è sfuggita, insieme col padre, all’attentato di Barcellona. E’ successo alle 16enne Elvira D’Aronzo, beneventana. La giovane ed il papà Enzo erano arrivati solo qualche ora prima nella città catalana dove avrebbero dovuto trascorrere un breve periodo di vacanza. I due beneventani erano presenti sulla Rambla fino a pochi minuti prima della tragedia; la sedicenne, indossando un paio di scarpe rosse poco comode, ha chiesto al papà di rientrare in albergo per poterle cambiare e continuare la passeggiata sulla Rambla. Quanto avvenuto, è descritto da Elvira, in un post su Instagram; è già rientrata oggi in Italia per una vacanza che non ha potuto fare e che l’ha segnata per sempre.

«Come bisogna iniziare un pensiero del genere?» scrive la ragazzina qualche ora dopo la tragedia. «La vera domanda – continua – è come continuarlo, come trovare le parole giuste per definire queste molestie che piegano il mondo e i suoi abitanti. Un’Europa schiava del terrore, felicità schiava dalla paura… La consapevolezza della cruda realtà di cui sentivo tanto parlare in televisione che oggi è diventata la mia realtà e l’incubo di persone come me, entusiaste della vita e delle bellezze che essa ha da offrire. Oggi ringrazio quel paio di scarpe rosse che forse mi hanno salvato la vita, perché davvero me l’hanno salvata. E quei 20 minuti prima in cui ero lì e sarei dovuta rimanere per visitare quel luogo tanto affollato dai turisti? Non credevo che un giorno questo potesse capitare a me, ma sono qui a raccontarlo». Continua Elvira: «Dico a tutti coloro che leggono: godetevi la vita, non lamentatevi delle piccole imperfezioni e sfumature negative che riempiono i bordi delle vostre vite soddisfacenti e felici, ogni momento ha un valore inestimabile…».

E, ancora: «La mia toccata e fuga a Barcellona è stata un’esperienza di vita, una tragedia incancellabile, che porterò sempre come cicatrice sul cuore? Il mio cuore batterà per sempre con quello delle migliaia di persone che erano vicino Plaza Catalonya intorno alle 17 di questo pomeriggio? Pregate per questo mondo così malato e contorto, reso invivibile da coloro che fanno del male alla razza umana. Siamo tutti fratelli, bisogna lottare insieme, perché – conclude la sedicenne – non dobbiamo lasciarli vincere. Noi dobbiamo vincere, insieme. Non dimenticatevi mai di vivere».

La costiera amalfitana ancora avvolta dagli incendi. Dal Passo a Maiori sulla Statale, poi arrivano gli aerei

0

La costiera amalfitana ancora avvolta dagli incendi. Pericoloso quello che si sviluppa lungo il crinale che da Paterno Sant’Elia da Ravello  il Passo . A Maiori sulla Statale , è stato necessario anche attivare il traffico a senso unico alternato, poi arrivano gli aerei, sempre tardi, sempre dopo le richieste dei sindaci, in questo caso della Costa d’ Amalfi. E la Regione Campania è tempestata di critiche da qui fino al Faito dove ieri l’ericksson era sballotato da Vico Equense ad Agerola lasciando così le cose a metà.

La riflessione di di Michele Pappacoda “Mai questo territorio era stato aggredito così selvaggiamente dalle fiamme. Mai, a memoria d’uomo, un’estate incandescente come questa fatta di incendi, piccoli e grandi, che hanno distrutto pinete, macchia mediterranea e coltivazioni di limoni. Anche ieri la situazione ha rischiato di precipitare se in zona non fossero giunti un Canadair e qualche elicottero a gettare ettolitri di acqua di mare sui boschi in fiamme. Prima a Maiori, poi a Tramonti dove l’aereo è rimasto all’opera fino all’imbrunire. Un fumo fitto e denso ha avvolto la vallata azzerando la visibilità e rendendo l’aria irrespirabile, soprattutto da Tramonti a Maiori.”

Campania, bagnanti assediati dal fuoco si aggrava l’emergenza incendi VIDEO

0

Non si dorme nei borghi della costiera sorrentina, assaltati di notte dal fuoco che riprende forza con il calare degli interventi di soccorso. Non si respira nei paesini arrampicati sulla dorsale della costiera amalfitana, dove il fumo invade le case e il verde non esiste più. Si scappa dalle spiagge del litorale flegreo, minacciate improvvisamente dalle fiamme che si affacciano sul costone e sembrano venire giù, fino al mare. È un olocausto, un disastro dalle proporzioni ogni giorno più drammatiche: gli incendi stanno letteralmente divorando la regione, che anche ieri ha guidato la classifica degli interventi dei vigili del fuoco, 177 sui circa mille avvenuti in tutta Italia. Fiamme ovunque, fiamme in molti casi dolose, fiamme che stanno distruggendo un patrimonio boschivo secolare, uccidendo animali, minando gli equilibri geologici. Un bollettino senza fine: a rischio anche abitazioni e alberghi, e persino importanti strutture come il Santuario della Stella a Salerno e il Santuario di mamma Schiavona in Irpinia.

Monte di Procida. È stato necessario evacuare e mettere in sicurezza alcune abitazioni a Miliscola per il vasto incendio divampato ieri sulla collina Montegrillo, in via Panoramica. Le lingue di fuoco si sono estese sulla parete che digrada verso il mare lambendo chalet, pub e abitazioni. Immediato l’intervento dei vigili del fuoco e della Protezione civile Falco, sul posto con le forze dell’ordine che hanno coordinato le operazioni di spegnimento. Per precauzione nel primo pomeriggio è stato chiuso al traffico un tratto di strada. Il fronte del rogo, alimentato dalle raffiche di vento e inaccessibile in alcuni punti dai mezzi, è avanzato per molte ore. Per domare le fiamme è intervenuto anche un elicottero del servizio antincendio della Regione. La parete collinare divorata dall’incendio, sul versante che affaccia sulle isole del golfo, è a confine con il centro abitato. In pochi minuti il rogo si è esteso fino a Miliscola ed è stato ben visibile dalle spiagge del litorale di Capo Miseno. Paura tra i residenti e i bagnanti, le lingue di fuoco hanno lambito gli arenili sottostanti e hanno distrutto diversi ettari di macchia mediterranea e di vegetazione spontanea.

Monte Faito. L’incendio scoppiato a Ferragosto non dà tregua. È al calar del sole che la situazione si complica: i mezzi aerei vanno via, le fiamme sfuggono dal controllo, la gente spaventata lascia le case e resta in strada. Nella notte le fiamme Moiano hanno quasi raggiunto Santa Maria del Castello, arrivando alla zona abitata. Nelle frazioni di Faito e Moiano in tanti non hanno dormito. Anche nel borgo di Santa Maria del Castello la tensione è stata alta. «Dal nostro agriturismo si vedevano le fiamme sempre più vicine» spiega Andrea Celentano, titolare de «La Ginestra». La nube di fumo ha avvolto tutta la zona collinare, la cenere è arrivata fino al centro di Vico Equense, posandosi sui tavolini del bar della piazza. Ieri mattina l’elicottero della protezione civile regionale è arrivato alle 8, il canadair alle 12,30. Nel pomeriggio si è aggiunto un altro mezzo aereo che, però, è intervenuto solo per mezz’ora, a causa di un’emergenza in altra zona. «I soccorsi sono sempre un po’ a singhiozzo afferma il sindaco Andrea Buonocore e continuo a ribadire che c’è assenza di coordinamento. Ad esempio l’elicottero per fare rifornimento di carburante deve recarsi a Pontecagnano: impiega un’ora e mezza, le fiamme ovviamente non aspettano». Da terra continuano ad intervenire vigili del fuoco, uomini dell’Associazione volontari del Faito, polizia municipale, protezione civile regionale, carabinieri, affiancati dai membri dell’amministrazione comunale e dal presidente del Parco dei Monti Lattari Tristano Dello Joio.

Costiera Amalfitana. Mai questo territorio era stato aggredito così selvaggiamente dalle fiamme. Mai, a memoria d’uomo, un’estate incandescente come questa fatta di incendi, piccoli e grandi, che hanno distrutto pinete, macchia mediterranea e coltivazioni di limoni. Anche ieri la situazione ha rischiato di precipitare se in zona non fossero giunti un Canadair e qualche elicottero a gettare ellolitri di acqua di mare sui boschi in fiamme. Prima a Maiori, poi a Tramonti dove l’aereo è rimasto all’opera fino all’imbrunire. Un fumo fitto e denso ha avvolto la vallata azzerando la visibilità e rendendo l’aria irrespirabile, soprattutto da Tramonti a Maiori.

Avellino. Strada chiusa al traffico, corse della funicolare di Mercogliano bloccate e decine di ettari di bosco divorate dalle fiamme. Un nuovo incendio è divampato a Montevergine, nel comune irpino di Mercogliano, a meno di sei chilometri dal Santuario di Mamma Schiavona, dopo quello sviluppatosi la scorsa settimana. Per tentare di avere ragione del rogo ha operato anche un elicottero insieme alle squadre di terra coordinate dal Genio Civile di Avellino. E adesso si rischia la caduta di massi. Due bus di pellegrini della provincia di Napoli hanno dovuto fare marcia indietro e rinunciare alla loro tappa all’Abbazia. Il sindaco di Mercogliano, Massimiliano Carullo, non ha dubbi sull’origine degli incendi: «Sono di natura dolosa».

Caserta. Tutta la fascia pedemontana a ridosso della città è stata interessata ieri dalle fiamme che, nate nei pressi del borgo di Puccianiello, complice il vento e la vegetazione secca sono risalite lungo il pendio e la strada che porta al sito medioevale di Casertavecchia lambendo la frazione di Mezzano. Alcuni alberi avvolti dal fuoco sono caduti lungo l’arteria, che è stata chiusa. I pompieri hanno chiesto alla Regione l’intervento di un elicottero che però non era disponibile. Sul posto oltre ai vigili del fuoco anche gli uomini della Protezione civile e quelli della Sma, che sono arrivati con normali pick-up e non con i mezzi antincendio in dotazione, perché sarebbero tutti guasti: circostanza che ha scatenato un caso politico. Il consigliere regionale e coordinatore provinciale di Forza Italia Gianpiero Zinzi ha accusato apertamente il governatore De Luca di aver preso «sottogamba» l’emergenza.

di Patrizia Capuano e Ilenia De Rosa IL MATTINO

Pochi vigili in strada: 50 per turno Pizzerie storiche chiuse

0

I vigili in servizio per le strade di Napoli oggi oscilleranno tra quaranta e cinquanta per turno. Quindi, con l’allarme sicurezza alle stelle, 150 in tutto l’arco della giornata. Nella settimana di Ferragosto le farmacie aperte erano tra le trenta e quaranta. Mentre sembravano meno del 60 per cento rilevato dalla Camera di Commercio i negozi in attività: in alcuni quartieri (nell’elegante Chiaia come nella più popolare Sanità) le strade erano un susseguirsi di saracinesche abbassate. Il tutto in una città da 900mila abitanti, che non si è svuotata come gli anni scorsi: soltanto un terzo si sarebbe allontanato per le vacanze, mentre il centro campano è stato preso d’assalto da decine di migliaia di turisti.

Tra problemi strutturali (mancanza di personale e risorse) e un’atavica disorganizzazione, sul versante dei servizi alla cittadinanza Napoli quest’anno è sembrata una città più vuota del dovuto. In quest’ottica emblematiche le difficoltà del comandante dei vigili urbani, Ciro Esposito, a programmare i turni. «Come tutti gli anni, da quando sono comandante, facciamo non pochi sforzi per garantire il servizio. D’estate abbiamo in servizio il 50 per cento degli agenti in organico». Il calcolo è presto fatto: in totale i caschi bianchi a Napoli sono 1.600, di questi 900 sono in strada, quindi gli uomini disponibili ora scendono a 450. «Sono circa 150 per turno, che la domenica, con le quartine (lavora uno su quattro, ndr) diventano circa 40. Ma va detto che per ampliare l’organico ci affidiamo agli straordinari e sospendiamo servizi non indifferibili come gli accertamenti per l’autorità giudiziaria». Esposito ricorda che «siamo sottorganico, servirebbero almeno 2.300 uomini contro gli attuali 1.600, ma il Comune è in predissesto. Nonostante questo la giunta non lesina sforzi. Senza contare che quest’anno abbiamo collocato un presidio fisso ai Decumani che lo scorso non c’era, dobbiamo garantire un controllo nelle zone con maggiore presenza di turisti come via Roma. Quest’anno poi la città non si è svuotata, il traffico sarà calato ad agosto rispetto a luglio soltanto del 20 per cento. Il 15 io ero in servizio, sono passato al Plebiscito e avevo davanti non solo una piazza gremita, ma una babele di gente che parlava. Comunque finora tutto è andato liscio». In queste condizioni, è difficile organizzare il servizio.

Per esempio ieri pomeriggio i vigili hanno organizzato un blitz contro ambulanti e parcheggiatori abusivi con 15 auto e 65 uomini guidati dal capitano Gaetano Frattini: due gli arresti, padre e figlio che vendevano zucchero filato e che non si sono voluti allontanare. Ma i mezzi e personale sono stati trasferiti a via Caracciolo dalle altre parti della città. Racconta Roberta Stella, sindacalista del Csa: «Tutte le istituzioni sono a conoscenza della nostra carenza di personale. Come si fa a lavorare in questo modo? È certamente più rischioso e più faticoso. Intanto noi facciamo turni molto flessibili». Mancano i vigili urbani, ma mancano anche i negozi per i beni di necessità o quelli dello shopping tanto caro ai turisti. A Chiaia sono tantissime le vetrine sbarrate, mentre è più facile trovare aperto ai Decumani o a via Roma, metà privilegiate dei visitatori. Fonti della Camera di Commercio parlano di circa il 60 per cento di venditori regolarmente a lavoro, ma questo numero comprendere anche centri commerciali, le catene come la Feltrinelli e i mercatini come quello dei Vergini, pieni di napoletani. Soltanto un quarto degli esercenti che offrono servizi artigianali era reperibile. Strapiene le pizzerie e i ristoranti del Lungomare, mentre sono off limits alcuni tempi della gastronomia napoletana come Concettina ai tre Santi, Nennella, Di Matteo, il Leon d’oro, Le Figlie di Iorio, per non parlare della casa della sfogliata, la pasticceria Pintauro, che si è presa due mesi di ferie. Riaprirà a settembre.

FRANCESCO PACIFICO IL MATTINO

Incendio Posillipo, denunciata famiglia

0
La vegetazione della collina di Posillipo ridotta in cenere a causa delle fiamme. L'incendio ha distrutto anche un'abitazione. Napoli, 17 luglio 2017. ANSA/ CIRO FUSCO

NAPOLI,  – Sono state due lanterne cinesi accese da una famiglia di Cardito (Napoli), nell’ambito dei festeggiamenti del ventesimo compleanno della loro figlia, a causare il rogo di un costone sotto il parco Virgiliano a Posillipo, Napoli. I fatti risalgono alla notte di venerdì quando, alle spalle di via Coroglio, ha preso fuoco un ettaro di macchia mediterranea. Sul posto sono intervenuti carabinieri, mezzi aerei della Protezione Civile e vigili del fuoco di Napoli. I carabinieri hanno accertato che la famiglia aveva scelto il parco Virgiliano per festeggiare la figlia; ma le due lanterne cinesi, verosimilmente a causa del vento, sono finite nella vegetazione sottostante e hanno fatto divampare l’incendio.
Tutti i componenti della famiglia, padre e madre di 44 e 42 anni, e la figlia 20enne, dovranno rispondere di incendio boschivo colposo. ANSA

Prende acqua da pozzo, cade e muore Il 69enne voleva abbeverare il proprio gregge

0
ambulanza Misericordia L'Aquila

SALERNO,  – Questa mattina, a Castelcivita (Salerno), in località Vricciullo, un uomo di 69 anni, pastore del luogo, mentre prendeva l’acqua da un pozzo per abbeverare il proprio gregge, ha perso l’equilibrio, precipitando nella cavità dove è deceduto per annegamento.
Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco di Giffoni Valle Piana che hanno recuperato il corpo. Dopo l’esame esterno del cadavere effettuato dal medico legale, la salma è stata restituita alla famiglia. Da parte dei carabinieri non è stata avviata alcuna indagine, in quanto si è trattato di un incidente.(ANSA).

Usa: scontri a Dallas contro la rimozione delle statue dei sudisti

0
epaselect epa06152443 A woman participates in the Georgia Resists: Take Down White Supremacy March in downtown Atlanta, Georgia, USA, 19 August 2017. Several activist groups organized the march after the violence in Charlottesville, Virginia. EPA/ERIK S. LESSER

Diverse centinaia di persone hanno manifestato ad Atlanta contro il razzismo, l’odio e l’avanzata dei suprematisti bianchi, marciando dal centro città fino alla casa di Martin Luther King. Gli organizzatori avevano fatto appello fin dalla vigilia ai manifestanti, affinchè si mantenessero fedeli ai valori del leader pacifista e fosse evitata ogni violenza. La marcia fa seguito ai fatti di Charlottsville, dove un’auto si è lanciata sulla folla durante una contro-manifestazione ad un raduno di nazionalisti bianchi uccidendo una donna e ferendo 19 persone. Ad Atlanta in corteo anche famiglie con bambini: “voglio mostrare alle mie figlie che l’amore è più potente dell’odio”, ha detto la madre di una ragazza di 12 anni e una piccola di 2.

Una gran folla di persone ha partecipato al corteo di Dallas contro i suprematisti bianchi, gridando slogan contro le statue dei confederati sudisti presenti in città: “tiratele giù”. Diversi gli interventi durante la manifestazione, giunta a pochi passi dal “Confederate War memorial”. Tra gli altri ha partato il rev. Michael W. Waters,dichiarando: “E’ ora di fare ciò che è giusto nella città di Dallas. E’ ora di tirare giù questi monumenti”. Poliziotti a cavallo hanno controllato la situazione, monitorata anche dall’alto con un elicottero. Un cordone di sicurezza è stato schierato intorno al Cimitero della Guerra Civile che ospita il sacrario. Alcuni cittadini vi si sono recati armati di fucili, dicendo di voler proteggere l’area da possibili atti vandalici. E’ prevista anche una contro-manifestazione.

A Dallas  ci sono poi stati scontri durante una delle manifestazioni antirazziste. La polizia è intervenuta per sedare i tafferugli scoppiati tra un gruppo di persone che chiedeva l’abbattimento delle statue dei Confederati all’interno di un memoriale della Guerra civile e altre che presidiavano la zona in difesa dei monumenti. Alcuni sostenitori di entrambe le parti erano armati, ma non risulta che vi siano stati spari.  La polizia ha usato in un primo momento i cavalli per cercare di sedare i tafferugli esplosi nel cimitero tra le persone che manifestavano contro i suprematisti bianchi e altre che presidiavano i monumenti e hanno aspettato che le schermaglie si facessero più intense prima di intervenire in tenuta antisommossa per cacciare alcuni manifestanti dall’area che ospita un memoriale dei Confederati.

Alla manifestazione antirazzista, svolta al City Hall Plaza, non lontano dal cimitero, avevano partecipato circa 2.300 persone, che avevano gridato slogan riferiti alle statue, da giorni oggetto del contendere in diverse città, invitando a “tirarle giù”. Alcuni manifestanti si sono poi diretti al cimitero riuscendo ad entrare. Respinti dalla polizia, sono rimasti bloccati in una strada presidiata. Inizialmente erano un centinaio, poi ne sono rimasti una ventina.

ANSA

Positano a Fornillo barche sottocosta, bagnanti preoccupati. Caos al molo e basolato pericoloso

0

Positano a Fornillo barche sottocosta, bagnanti preoccupati. Ci arriva dalla nostra cittadina della Costiera Amalfitana questa domenica mattina.  Ci segnalano barche che arrivano quasi sul bagnasciuga, a volte col motore acceso, anche negli altri giorni , o che sfrecciano una volta allontanatisi . Caos anche al molo che è  invaso da un traffico marittimo notevole , impossibile passarci con la canoa per esperienza personale , ma siamo ad agosto e facciamoci la croce.. il molo  ha anche una parte di basalto divelto dal mare pericoloso per eventuali cadute

Barcellona, caccia al killer: operazione polizia a Ripoll

0

E’ caccia al killer tra Spagna e Francia. Si cerca l’uomo sospettato di essere il guidatore del furgone killer che giovedì scorso è piombato sulla Rambla di Barcellona, uccidendo 14 persone e ferendone oltre 120. Decine e decine di posti di blocco sono stati innalzati nel nord-est della Catalogna. Il terrorista ricercat è Younes Abouyaaquou, marocchino di 22 anni. Le ricerche si concentrano attorno alle cittadine di Ripoll, da cui provenivano i membri della cellula terroristica, e di Manlleu.

Secondo indiscrezioni degli inquirenti, il ‘piano A’ dei terroristi islamici era “far saltare in aria” la Sagrada Familia, simbolo di Barcellona, con “enormi quantità di esplosivo” Tatp, quello con cui l’Isis ha firmato le sue stragi in Europa

Si è conclusa a Barcellona la ‘messa della pace’ celebrata davanti a migliaia di persone nella Sagrada Familia alla memoria delle vittime degli attentati. Re Felipe VI e la regina Letizia sono usciti dalla basilica, che secondo la stampa spagnola era il primo obiettivo dei terroristi. Alla cerimonia religiosa hanno partecipato fra gli altri il premier spagnolo Mariano Rajoy, il presidente catalano Carles Puigdemont e il presidente e il premier del Portogallo Marcelo Rebelo de Sousa e Antonio Costa.

Si indaga su imam di Ripoll, c’è il sospetto che sia morto o scappato

Nelle indagini è inoltre entrato di prepotenza come figura centrale un nuovo indagato, sospettato di aver svolto un ruolo chiave nelle stragi. E’ Abdelbaki El Satty, l’imam di Ripoll, la tranquilla (fino ai giorni scorsi) cittadina dei Pirenei di 10 mila anime, al 10% di origine marocchina, da cui venivano quasi tutti i 12 presunti membri della cellula. La polizia ha perquisito per tre ore oggi il suo appartamento. E’ sparito da martedì dopo aver detto al suo coinquilino che andava in Marocco in vacanza dalla moglie e dai figli. Gli inquirenti sospettano possa essere stato lui a indottrinare e dirigere i ‘baby-terroristi’ marocchini di Ripoll e che possa essere uno dei due terroristi morti nell’esplosione del covo della banda mercoledì notte ad Alcanar.

La cellula dei terroristi ragazzini

Nella base operativa vicino a Tarragona, secondo gli investigatori, il gruppo preparava da mesi un grande attacco a Barcellona. Nell’appartamento dell’imam marocchino al 4 di Carrer Sant Pere la scientifica ha raccolto campioni biologici per compararne il Dna con quello dei resti umani trovati in mezzo alle macerie di Alcanar, accanto a tracce di Tatp ed a 106 bombole del gas con le quali i terroristi volevano rendere ancora più micidiale l’onda d’urto di tre furgoni bomba.

Il ‘piano A’ che i jihadisti di Ripoll preparavano da mesi doveva essere ancora più sanguinoso e spettacolare. Fonti dell’inchiesta hanno detto a El Confidencial che l’obiettivo del gruppo era la Sagrada Familia, il celeberrimo capolavoro di Antoni Gaudì visitato ogni giorno da migliaia di turisti. Per questo dovevano preparare “enormi quantità di esplosivo” ad Alcanar per i tre furgoni che sarebbero stati usati per “fare saltare in aria” il tempio. Un atto che avrebbe provocato una probabile ecatombe e un’onda d’emozione enorme nel mondo.

Da Barcellona a Cambrils: cosa sappiamo dell’attentato

Ora la cellula, formata si ritiene da 12 persone, è praticamente distrutta. Cinque terroristi sono stati abbattuti dalla polizia a Cambrils, due sono morti nell’esplosione del covo di Alcanar, quattro persone sono in manette. Resta in fuga solo Abouyaaqoub, 22 anni, pure di Ripoll, che la polizia ora sospetta dopo varie indicazioni contraddittorie possa essere stato il killer della Rambla. E’ attivamente ricercato in Spagna ma anche in Francia, nell’ipotesi sia riuscito a passare la frontiera dei Pirenei. Dopo averlo escluso troppo in fretta, gli inquirenti verificano ora se non possa essere stato lui, fuggendo dalla Rambla, a forzare in auto un posto di blocco sulla Meridiana giovedì sera e a fuggire di nuovo a piedi lasciando nella vettura – dopo averlo ucciso – il cadavere del proprietario.

Da Nizza a Barcellona, auto e camion contro la folla VIDEO

Mercoledì notte qualcosa è andato storto. Probabilmente il Tatp, noto per la sua alta instabilità, è stato manipolato male e il covo è esploso. La cellula ha così dovuto rinunciare “all’enorme attentato” che pianificava a Barcellona e ripiegare su soluzioni più ‘artigianali’ senza esplosivi sulla Rambla e a Cambrils, spezzando 14 vite umane e facendo 134 feriti. Tre gli italiani uccisi: oltre a Bruno Gulotta, 35 anni e Luca Russo, di 25, si è appreso oggi che anche Carmen Lopardo, 80 anni, da 60 in Argentina, è stata uccisa sulla Rambla. Il bimbo australiano di 7 anni di cui non si avevano notizie dall’attentato di Barcellona, Julian Cadman, è stato ritrovato sano e salvo. Lo riferisce El Mundo. Il piccolo è stato localizzato in un ospedale di Barcellona e il padre è in viaggio per raggiungerlo. La madre del piccolo, una filippina residente in Australia, era rimasta gravemente ferita nell’attacco sulle Rambla.

 

Sulla distruzione o meno della cellula ci sono state oggi le prime scintille fra Barcellona e Madrid dopo l’unità nazionale proclamata dopo la strage della Rambla. Il ministro degli Interni spagnolo Juan Manuel Zoido ha annunciato lo “smantellamento” del gruppo, subito pubblicamente smentito dal collega catalano Joaquim Form, un ‘falco’ secessionista. La tregua scoppiata dopo la strage fra Madrid e Barcellona nella guerra sull’indipendenza della Catalogna potrebbe avere già le ore contate.

Blitz polizia a Cambrils, uccisi 5 sospetti terroristi VIDEO

La Rambla di Barcellona non si svuota, anzi. Migliaia di persone continuano a percorrere la passeggiata che conduce al porto, teatro di un attentato islamico, con 14 morti. Sono in centinaia a fermarsi davanti ai piccoli memoriali improvvisati, poco prima della teatro dell’Opera del Liceu, e a lasciare un messaggio di solidarietà, accanto a centinaia di candele. Nonostante ciò la tensione non cala: ad un certo punto vigilantes della metro particolarmente violenti ed aggressivi cacciano in malo modo due maghrebini dalle viscere della città accusandoli di furto, e minacciano gli operatori televisivi numerosi sulla Rambla. Qui non si filma. Ma siamo in uno spazio pubblico, anche se loro sembrano dimenticarlo.

Polizia in azione tra le strade a Barcellona VIDEO

 

‘Non abbiamo paura’ – Migliaia di cittadini si sono riuniti attorno a Re Felipe VI, al premier Mariano Rajoy e al presidente catalano Carles Puigdemont in Plaza Catalunya, cuore di Barcellona, per un minuto di silenzio in omaggio alle vittime dell’attentato di ieri. Dopo il minuto di silenzio la folla si è sciolta in un lungo applauso, fra grida di “No Tengo Miedo”, “Non ho paura”. La Spagna stringe le fila davanti all’attacco del terrorismo islamico. Il premier spagnolo Mariano Rajoy ha proclamato l’unità nazionale davanti alla minaccia jihadista. A Barcellona ha tenuto un vertice con il presidente catalano Carles Puigdemont. I due uomini – durissimi avversari sulla corsa della Catalogna verso l’indipendenza alla quale Puigdemont ha detto di non voler rinunciare – hanno promesso totale collaborazione sulla sicurezza e si sono stretti la mano ben tre volte, ha registrato la stampa spagnola. Domani Madrid deciderà se portare al livello 5, il più alto, l’allarme terrorismo, una misura che porterebbe anche l’esercito a difesa dei punti sensibili del Paese.

 

Rimane elevato in Italia il livello di vigilanza con misure sul territorio rafforzate: è quanto ha deciso il Viminale dopo l’attentato di Barcellona. Intanto negli Stati Uniti si diffonde l’uso degli ultimi ritrovati hi-tech che potrebbero evitare o limitare gli attentati: dispositivi a microonde e laser sviluppati dall’esercito USA che bloccano i veicoli provocando un collasso elettronico. L’Isis ha rivendicato l’attentato di Barcellona attraverso la sua ‘agenzia’ Amaq, definendo gli attentatori “soldati dello Stato islamico”. Lo riferisce il Site, il sito di monitoraggio dell’estremismo islamico sul web, pubblicando una immagine della rivendicazione in arabo.

Il video del furgone (da Twitter)


IL TRAGITTO DEL FURGONE (DA GOOGLE MAP)

VIDEO DA YOUTUBE

FONTE ANSA

STORM LINE sfiora le aree adriatiche.

0

 Correnti più instabili settentrionali portano più nubi e qualche rovescio o temporali sul medio Adriatico e Centro Sud Appennino, qualche rovescio anche sui rilievi di Nordest e Sud Romagna. Più sole altrove. Calo termico generale e intensificazione dei venti da Nord.

 

NORD

Bel tempo prevalente, salvo addensamenti e locali rovesci o temporali al mattino sul sud della Romagna, al pomeriggio sui rilievi di Nordest.

Temperature

In generale calo.

CENTRO e SARDEGNA

Più nubi con locali rovesci e temporali su aree adriatiche e appenniniche. Tempo asciutto e soleggiato altrove. Venti settentrionali in rinforzo, specie sui settori  adriatici.

Temperature

In generale calo.

SUD e SICILIA

Qualche temporale tra Centro Nord Puglia, Est Lucania e Nordest Campania. Sole prevalente sul resto dei settori.

Temperature

In generale calo.

Baronissi, scontro tra clan. Bruciata auto di un esponente del clan Genovese

0

Sembra essersi trattato di un avvertimento al clan Genovese. Nella notte tra venerdì e sabato, infatti, un’autovettura è stata data alle fiamme Baronissi, in via Nunzio Pagliara. La vettura, trattasi di una Toyota Yaris, apparterrebbe ad un membro del clan molto attivo nella Valle dell’Irno. La macchina, stando a quanto riporta Salernonotizie, è stata incendiata proprio sotto l’appartamento dell’uomo. Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco per domare le fiamme, i Carabinieri di Mercato S. Severino e di Baronissi. Sul luogo anche i tecnici dell’Enel. Rinvenuta anche una tanica di benzina in prossimità della carcassa del mezzo esploso.

Roberto Iossa ZEROTTONOVE

Eventi

Madre della Consolazione

L’Arciconfraternita di Santa Monica è di certo una delle più antiche congreghe laiche esistenti a Sorrento, l’Arciconfraternita è impegnata in prima linea nelle opere...