AGROPOLI, DAL PASSATO AL FUTURO RUOLO DEL CENTRO STORICO NEL SEGNO DELLA CULTURA EUROPEA

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Quella di oggi è una riflessione che va nella direzione di riscoprire ed esaltare l’EUROPA CHE E’ IN NOI, recuperandone le più belle pagine di storia scritte nel e dal nostro territorio. La tappa di oggi è AGROPOLI

E’  arioso e monumentale  quello scalone, che si inerpica ardito, con l’acciottolato levigato dal passo dei secoli, fin lassù alla porta merlata carica di storia, luminosa nella luce, sospirato accesso al panorama da delirio di sagrato e chiesa a minaccia di volo nell’infinito del mare. Le rocce  dirupano nell’ansa del  porto, ostentando arabeschi di macchia mediterranea e barricate di fichidindia all’inutile scialo dei frutti nella stagione giusta. Più su ti aggiri tra l’intrico dei vicoli silenziosi ed assorti, in cui, se chiudi gli occhi, il vento lieve narra antiche storie di saraceni predoni e  di donne coraggiose che, per amore di libertà, videro sfiorire anni  e bellezza nella prigionia del castello, di eroi risorgimentali  che gridarono alto e forte il nome dell’Italia  ed, infine, di esiliati colti che attenuarono la persecuzione del regime con la mitezza del clima, la calda ospitalità  dei cittadini e il canto d’amore  delle ragazze belle (Franco Antonicelli!).  Da un terrazzo di strada a catapulta sul mare l’occhio spazia sulla piana di Paestum ed il pensiero corre ai Greci che fecondarono di civiltà mediterranea il territorio e fecero di  Agropoli  la zona residenziale di Poseidonia  o  il centro urbano a governo di una campagna fertile di agricoltura intensiva. Tutto ancora da sciogliere l’interrogativo degli appassionati  di  archeologia: Acropoli=città alta o Agropoli=città dell’agro. In distanza i Picentini rievocano prestigiosi insediamenti degli Etruschi, rivali, per controversie di potere, dei Greci, che costruirono templi, terme  e fori al di là del  Sele, che ammara lento alla foce, miscelandovi storia e storie raccolte alle radici degli Alburni di virgiliana memoria. Salerno è un arco lunato a scivolo di colline verso il Golfo. In lontananza i  Lattari sfumano con insellature accidentate e calanchi da displuvi nelle rade paciose, scrigni di bellezza. Dall’altra parte la Baia di Trentova  a memoria di passaggio di santi con la gloria dei miracoli, il Vallone che ingravida le grotte ai possenti capricci delle onde, il promontorio del  Tresino  ad evocazione di Padri Trezeni,  San Giovanni  a mezzadria di culto con Castellabate. Sotto la città nuova è ostentazione, spesso, di speculazione selvaggia con i brutti condomini. Agropoli  recita, così,  nelle luci e nelle ombre, un ruolo di primo piano nella storia passata e presente del Cilento e ne influenza lo sviluppo. Quel che succede in questa città va ben oltre i confini del suo municipio e calamita l’attenzione e l’interesse di un territorio più vasto, che dalla costa sale verso i paesi  dell’interno. E’ considerata giustamente la “Porta del Cilento” non tanto  e non solo per la sua collocazione geografica  in felice posizione strategica, sentinella del mare e capolinea di escursioni nel Parco Nazionale, ma anche perché, a chi  sappia leggere i segreti del suo vasto  territorio comunale, è in grado di anticipare assaggi di paesaggi, sapori e saperi da cogliere, poi, a piene mani, nei raccolti paesi delle ariose marine come nei centri  disseminati sui crinali delle colline, nei  brevi  pianori dei monti  e  nelle vallate. Ma  Agropoli  ha, innanzitutto, un grande ruolo di propulsione e di guida per tutto il turismo cilentano, a condizione, però, che pensi e progetti  alla grande e voli alto. E per fortuna, il sindaco, Franco ALFIERI, per le sue indiscusse capacità di amministratore e per il ruolo che riveste nella Regione Campania , ne è valida ed affidabile garanzia. Ma l’impegno di tutti, amministratori pubblici, operatori economici, rappresentanti di categorie professionali, intellettuali dovrebbe essere quello di investire in CULTURA, trasformando il Borgo  Antico  in un prestigioso contenitore per iniziative di qualità disseminate lungo tutto l’arco dell’anno. Proviamo a dare degli spunti per contribuire a riempirlo di progettualità di grande respiro, nella consapevolezza che l’ottimo assessore alla cultura, Francesco  CRISPINO, li faccia propri, arricchendoli di contenuti, sulla base della sua consolidata esperienza  1) “Biblioteca del Cilento”, che raccolga e cataloghi tutto quanto è stato scritto sul territorio e che diventi luogo deputato alla consultazione per studiosi, ma anche occasione di iniziative di respiro nazionale ed internazione; 2)  “Pinacoteca”  con relativa sala mostre, che diventi  occasione di raccolta e di esposizione degli artisti del Cilento, rispettando ed onorando anche la bella tradizione della città, che vanta gallerie espositive di buon livello; 3) “Borgo della Musica e della Poesia”, che recuperi  ed esalti il patrimonio culturale di casa nostra, dandogli una visibilità  nazionale attraverso un palcoscenico di prestigio e che punti,  di volta in volta, a proporsi come:  a) “ Borgo delle boutiques e della moda”; b) dei sapori; c) dell’Artigianato;  d) del cinema;  e) della fotografia; ecc, ecc.

Ma il “ BORGO” ha, innanzitutto la necessità di riscattarsi da una immagine negativa ereditata da una pagina di storia medievale non proprio esaltante. Nell’882  predoni corsari Saraceni conquistarono la città, ne cacciarono i Bizantini, che si rifugiarono sulle colline e sulle montagne dell’interno  e trasformarono la città in un “RIBAT”, passando alla storia  come predatori senza scrupoli, che, in nome delle razzie, non esitarono a macchiarsi di sangue, uccidendo pescatori e contadini  indifesi  e stuprando donne impaurite ed inermi, ubbidendo alla sola legge del profitto e del danaro. Quella tormentata ed inquietante pagina di storia è stata tramandata ingigantita anche nell’immaginario  collettivo, come testimonia ancora  qualche canto popolare :”All’armi! All’armi! La campana sona/ Sò sbarcati li Turchi a la Marina/ Chi  tene scarpe vecchie se le sola/ le meie l’aggio solate stammatina”. Bisogna dire, per onestà intellettuale, che quella immagine Agropoli,  non se l’è ancora del  tutto scrollata di dosso. Ogni tanto e a più riprese riecheggia in senso dispregiativo  il  termine “Saracini”. Sarebbe opportuno che tutti  facessero uno sforzo perché il “Borgo” recuperasse  tutta la sua bellezza e  con scialo di fiori a  balconi e finestre, arredo urbano con tocchi evidenti  di grazia , eleganza e buon gusto, esaltando al meglio la qualità/eccellenza, della offerta nelle attività commerciali, nella gestione inappuntabile della ristorazione, e dei pubblici  esercizi, non consentendo che gli angoli più caratteristici vengano involgariti con invasione di tavoli e  sedie straripanti oltre il  dovuto e inquinando l’aria con  effluvi (?) da friggitorie.  Il “borgo” non continui ad essere solo  il regno incontrastato delle pizzerie, ma  diventi , invece, sempre di più,  “una  elegante passerella della Bellezza   e del buon gusto”. Lo slogan sia, con motivata determinazione, “Da RIBAT  a  LABORATORIO PERMANENTE DI BELLEZZA” nel segno dell’offerta di qualità/eccellenza e della CULTURA. Nel mio articolo precedente sul tema, pubblicato, su  questo giornale, parlando  di Amalfi, ho ipotizzato una INIZIATIVA TRIPOLARE, di  respiro  internazionale, che recuperi  l’’Europa  che  è nella nostra storia e punti  ad un partenariato AGROPOLI- AMALFI- ISTANBUL e  che faccia di due città della nostra provincia, Agropoli ed Amalfi, appunto, ponti di raccordo tra l’Europa ed il Mediterraneo  come ibridazione del meticciato della CULTURA ed istituzionalizzi  un evento che, che anno per anno, abbia come partner  d’Italia un PAESE del’altra sponda del  Mediterraneo.  Cominciamo  con la TURCHIA e per VOLARE ALTO chiamiamo come testimonial PAMUK, premio NOBEL turco.  E per continuare sulla stessa linea  propongo ancora un FESTIVAL DI LETTERATURA AL FEMMINILE  nel  nome di Luisa Sanfelice, Eleonora de Fonseca  Pimentel, delle quali  si occupò il  grande  Dumas , e della scrittrice Margherita Yourcenar , che ad Agropoli  ambientò  parte del suo noto romanzo,” Anna Soror”, ipotizzando un partenariato: Agropoli (regione  Campania), (Regione Lazio) Tivoli, dove la  Yourcenat ambientò “ Le memorie di Adriano, Francia (addetto culturale dell’Ambasciata  di Francia in Italia).

 Mi rendo conto che si tratta di un progetto ambizioso, che va rodato  e,  certamente, perfezionato, ma che, se ufficializzato, farebbe di   Agropoli  una città di caratura nazionale ed internazionale, naturale ponte   sul Mediterraneo, con una ricaduta  di immagine  e  di occupazione per Il TURISMO CULTURALE DI QUALITA’ dell’intero territorio.  L’importante è, lo ripeto fin  alla noia, VOLARE ALTO CON PROGETTUALITA’ DI  AMPIO  RESPIRO. Per fortuna i referenti ad Agropoli sono il sindaco Franco Alfieri e l’assessore alla cultura  Francesco CRISPINO, contagiati come me da una dose di  utopia tanto folle quanto feconda di sviluppi a proiezione di futuro.

Giuseppe Liuccio  (liucciogiuseppe@gmail.com)

Quella di oggi è una riflessione che va nella direzione di riscoprire ed esaltare l’EUROPA CHE E’ IN NOI, recuperandone le più belle pagine di storia scritte nel e dal nostro territorio. La tappa di oggi è AGROPOLI

E’  arioso e monumentale  quello scalone, che si inerpica ardito, con l’acciottolato levigato dal passo dei secoli, fin lassù alla porta merlata carica di storia, luminosa nella luce, sospirato accesso al panorama da delirio di sagrato e chiesa a minaccia di volo nell’infinito del mare. Le rocce  dirupano nell’ansa del  porto, ostentando arabeschi di macchia mediterranea e barricate di fichidindia all’inutile scialo dei frutti nella stagione giusta. Più su ti aggiri tra l’intrico dei vicoli silenziosi ed assorti, in cui, se chiudi gli occhi, il vento lieve narra antiche storie di saraceni predoni e  di donne coraggiose che, per amore di libertà, videro sfiorire anni  e bellezza nella prigionia del castello, di eroi risorgimentali  che gridarono alto e forte il nome dell’Italia  ed, infine, di esiliati colti che attenuarono la persecuzione del regime con la mitezza del clima, la calda ospitalità  dei cittadini e il canto d’amore  delle ragazze belle (Franco Antonicelli!).  Da un terrazzo di strada a catapulta sul mare l’occhio spazia sulla piana di Paestum ed il pensiero corre ai Greci che fecondarono di civiltà mediterranea il territorio e fecero di  Agropoli  la zona residenziale di Poseidonia  o  il centro urbano a governo di una campagna fertile di agricoltura intensiva. Tutto ancora da sciogliere l’interrogativo degli appassionati  di  archeologia: Acropoli=città alta o Agropoli=città dell’agro. In distanza i Picentini rievocano prestigiosi insediamenti degli Etruschi, rivali, per controversie di potere, dei Greci, che costruirono templi, terme  e fori al di là del  Sele, che ammara lento alla foce, miscelandovi storia e storie raccolte alle radici degli Alburni di virgiliana memoria. Salerno è un arco lunato a scivolo di colline verso il Golfo. In lontananza i  Lattari sfumano con insellature accidentate e calanchi da displuvi nelle rade paciose, scrigni di bellezza. Dall’altra parte la Baia di Trentova  a memoria di passaggio di santi con la gloria dei miracoli, il Vallone che ingravida le grotte ai possenti capricci delle onde, il promontorio del  Tresino  ad evocazione di Padri Trezeni,  San Giovanni  a mezzadria di culto con Castellabate. Sotto la città nuova è ostentazione, spesso, di speculazione selvaggia con i brutti condomini. Agropoli  recita, così,  nelle luci e nelle ombre, un ruolo di primo piano nella storia passata e presente del Cilento e ne influenza lo sviluppo. Quel che succede in questa città va ben oltre i confini del suo municipio e calamita l’attenzione e l’interesse di un territorio più vasto, che dalla costa sale verso i paesi  dell’interno. E’ considerata giustamente la “Porta del Cilento” non tanto  e non solo per la sua collocazione geografica  in felice posizione strategica, sentinella del mare e capolinea di escursioni nel Parco Nazionale, ma anche perché, a chi  sappia leggere i segreti del suo vasto  territorio comunale, è in grado di anticipare assaggi di paesaggi, sapori e saperi da cogliere, poi, a piene mani, nei raccolti paesi delle ariose marine come nei centri  disseminati sui crinali delle colline, nei  brevi  pianori dei monti  e  nelle vallate. Ma  Agropoli  ha, innanzitutto, un grande ruolo di propulsione e di guida per tutto il turismo cilentano, a condizione, però, che pensi e progetti  alla grande e voli alto. E per fortuna, il sindaco, Franco ALFIERI, per le sue indiscusse capacità di amministratore e per il ruolo che riveste nella Regione Campania , ne è valida ed affidabile garanzia. Ma l’impegno di tutti, amministratori pubblici, operatori economici, rappresentanti di categorie professionali, intellettuali dovrebbe essere quello di investire in CULTURA, trasformando il Borgo  Antico  in un prestigioso contenitore per iniziative di qualità disseminate lungo tutto l’arco dell’anno. Proviamo a dare degli spunti per contribuire a riempirlo di progettualità di grande respiro, nella consapevolezza che l’ottimo assessore alla cultura, Francesco  CRISPINO, li faccia propri, arricchendoli di contenuti, sulla base della sua consolidata esperienza  1) “Biblioteca del Cilento”, che raccolga e cataloghi tutto quanto è stato scritto sul territorio e che diventi luogo deputato alla consultazione per studiosi, ma anche occasione di iniziative di respiro nazionale ed internazione; 2)  “Pinacoteca”  con relativa sala mostre, che diventi  occasione di raccolta e di esposizione degli artisti del Cilento, rispettando ed onorando anche la bella tradizione della città, che vanta gallerie espositive di buon livello; 3) “Borgo della Musica e della Poesia”, che recuperi  ed esalti il patrimonio culturale di casa nostra, dandogli una visibilità  nazionale attraverso un palcoscenico di prestigio e che punti,  di volta in volta, a proporsi come:  a) “ Borgo delle boutiques e della moda”; b) dei sapori; c) dell’Artigianato;  d) del cinema;  e) della fotografia; ecc, ecc.

Ma il “ BORGO” ha, innanzitutto la necessità di riscattarsi da una immagine negativa ereditata da una pagina di storia medievale non proprio esaltante. Nell’882  predoni corsari Saraceni conquistarono la città, ne cacciarono i Bizantini, che si rifugiarono sulle colline e sulle montagne dell’interno  e trasformarono la città in un “RIBAT”, passando alla storia  come predatori senza scrupoli, che, in nome delle razzie, non esitarono a macchiarsi di sangue, uccidendo pescatori e contadini  indifesi  e stuprando donne impaurite ed inermi, ubbidendo alla sola legge del profitto e del danaro. Quella tormentata ed inquietante pagina di storia è stata tramandata ingigantita anche nell’immaginario  collettivo, come testimonia ancora  qualche canto popolare :”All’armi! All’armi! La campana sona/ Sò sbarcati li Turchi a la Marina/ Chi  tene scarpe vecchie se le sola/ le meie l’aggio solate stammatina”. Bisogna dire, per onestà intellettuale, che quella immagine Agropoli,  non se l’è ancora del  tutto scrollata di dosso. Ogni tanto e a più riprese riecheggia in senso dispregiativo  il  termine “Saracini”. Sarebbe opportuno che tutti  facessero uno sforzo perché il “Borgo” recuperasse  tutta la sua bellezza e  con scialo di fiori a  balconi e finestre, arredo urbano con tocchi evidenti  di grazia , eleganza e buon gusto, esaltando al meglio la qualità/eccellenza, della offerta nelle attività commerciali, nella gestione inappuntabile della ristorazione, e dei pubblici  esercizi, non consentendo che gli angoli più caratteristici vengano involgariti con invasione di tavoli e  sedie straripanti oltre il  dovuto e inquinando l’aria con  effluvi (?) da friggitorie.  Il “borgo” non continui ad essere solo  il regno incontrastato delle pizzerie, ma  diventi , invece, sempre di più,  “una  elegante passerella della Bellezza   e del buon gusto”. Lo slogan sia, con motivata determinazione, “Da RIBAT  a  LABORATORIO PERMANENTE DI BELLEZZA” nel segno dell’offerta di qualità/eccellenza e della CULTURA. Nel mio articolo precedente sul tema, pubblicato, su  questo giornale, parlando  di Amalfi, ho ipotizzato una INIZIATIVA TRIPOLARE, di  respiro  internazionale, che recuperi  l’’Europa  che  è nella nostra storia e punti  ad un partenariato AGROPOLI- AMALFI- ISTANBUL e  che faccia di due città della nostra provincia, Agropoli ed Amalfi, appunto, ponti di raccordo tra l’Europa ed il Mediterraneo  come ibridazione del meticciato della CULTURA ed istituzionalizzi  un evento che, che anno per anno, abbia come partner  d’Italia un PAESE del’altra sponda del  Mediterraneo.  Cominciamo  con la TURCHIA e per VOLARE ALTO chiamiamo come testimonial PAMUK, premio NOBEL turco.  E per continuare sulla stessa linea  propongo ancora un FESTIVAL DI LETTERATURA AL FEMMINILE  nel  nome di Luisa Sanfelice, Eleonora de Fonseca  Pimentel, delle quali  si occupò il  grande  Dumas , e della scrittrice Margherita Yourcenar , che ad Agropoli  ambientò  parte del suo noto romanzo,” Anna Soror”, ipotizzando un partenariato: Agropoli (regione  Campania), (Regione Lazio) Tivoli, dove la  Yourcenat ambientò “ Le memorie di Adriano, Francia (addetto culturale dell’Ambasciata  di Francia in Italia).

 Mi rendo conto che si tratta di un progetto ambizioso, che va rodato  e,  certamente, perfezionato, ma che, se ufficializzato, farebbe di   Agropoli  una città di caratura nazionale ed internazionale, naturale ponte   sul Mediterraneo, con una ricaduta  di immagine  e  di occupazione per Il TURISMO CULTURALE DI QUALITA’ dell’intero territorio.  L’importante è, lo ripeto fin  alla noia, VOLARE ALTO CON PROGETTUALITA’ DI  AMPIO  RESPIRO. Per fortuna i referenti ad Agropoli sono il sindaco Franco Alfieri e l’assessore alla cultura  Francesco CRISPINO, contagiati come me da una dose di  utopia tanto folle quanto feconda di sviluppi a proiezione di futuro.

Giuseppe Liuccio  (liucciogiuseppe@gmail.com)