Al “Furore, Schermi d’Arte 2016”, sabato 9 luglio, ore 21.00, “Ultima fermata” di Giambattista Assanti

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“Ultima fermata” viaggio alla ricerca della propria identità

Sabato 9 luglio, alle ore 21.00, presso la Sala Federico Fellini di Furore (SA), per la seconda Edizione della Rassegna Cinematografica “Furore, Schermi d’Arte 2016”, ideata e diretta dal giornalista Rai Paolo Spirito, verrà proiettato il film “Ultima fermata”, di Giambattista Assanti-con Luca Lionello, Francesca Tasini, Nicola Di Pinto, Sergio Assisi, Salvatore Misticone, e la partecipazione straordinaria di Claudia Cardinale, Anno: 2015-che racconta la storia di alcune generazioni di uomini e donne, le cui vite sono state scandite dai passaggi di una linea ferroviaria, presto entrata nel mito e nella leggenda di una terra del sud. Un treno che a partire dal secolo scorso, ha assistito come muto spettatore, a partenze e arrivi, amori e abbandoni, gioie e dolori di intere famiglie. Alcune partite per andare lontano, in cerca di fortuna, altre rimaste per onorare un giuramento con la propria terra. Rocco Capossela, capitano dell’Arma a Torino, torna nel sud, in occasione dei funerali del padre Domenico, capotreno della tratta ferroviaria Avellino- Rocchetta S. Antonio, oggi definitivamente ferma, in attesa dell’ormai inevitabile decreto di chiusura. Qui, lentamente e inconsapevolmente, prende coscienza di sè attraverso la scoperta di un diario segreto che il padre, in vita, aveva redatto e scritto, tentando invano di incrociare e incontrare il fratello maggiore, Francesco, con il quale vive da anni un rapporto di enigmatico silenzio. Attraverso le parole di Domenico Capossela, Rocco comprenderà quegli abbracci mancati e quelle misteriose incomprensioni che hanno caratterizzato gli ultimi anni di vita del padre. Ma soprattutto Rocco scoprirà che il padre, in questi anni, aveva raccontato a tutti di avere un figlio ingegnere delle ferrovie, colui che un giorno avrebbe salvato il treno e la ferrovia da un’inesorabile chiusura. Con un’altra vita addosso e con una curiosità in crescendo, Rocco incontrerà e conoscerà alcuni amici del padre, ripercorrendo paesi e borghi “toccati” dalla ferrovia. Una galleria commovente, straordinaria e a tratti divertente di persone e racconti popoleranno i pochi giorni di permanenza di Rocco. Un simpatico e zoppicante ferroviere nella solitaria stazione di Rocchetta, un profetico frate cieco nell’antica Abbazia del Goleto di Sant’Angelo dei Lombardi, un sindacalista senza più patria a Cerignola, un prete bizzarro a Cerignola, un ruspante e semplice contadino a Rocchetta S. Antonio, e infine Rosa, un amore straordinario e tenero di Domenico. Ma sarà grazie all’incontro con Nina, un nostalgico amore giovanile perso e ritrovato, che Rocco imparerà meglio a conoscere se stesso e il fratello Francesco con cui avvierà una timida quanto inevitabile riconciliazione. Quelle che fino a pochi giorni prima, per Rocco sembravano essere certezze, si dissolvono l’una dopo l’altra, lasciando spazio nel suo animo a emozioni inedite che faranno di Rocco un uomo nuovo e diverso. Un viaggio attraverso i luoghi del padre che diventa anche un viaggio dell’anima attraverso la riscoperta della propria storia e nelle proprie tradizioni. Dall’estate del ’65 ai giorni nostri, la storia ufficiale della ferrovia e del suo treno, l’Avellino Rocchetta S. Antonio, si incrocia con la storia privata del suo capotreno, Domenico Capossela. Un uomo, un ferroviere che sarà ricordato come l’uomo che fischiava le partenze dei treni in ritardo, quei treni che portavano via uomini e donne verso terre lontane, intere famiglie che forse non vi avrebbero più fatto ritorno. Domenico ha trascorso parte della sua vita,a scrutare commosso, con il fischietto che gli ciondolava tra le labbra, saluti e abbracci. E per ogni abbraccio, ha sempre tentato con il suo fischiare in ritardo di regalare un attimo di eternità.
Abbiamo chiesto al Regista Giovanbattista Assanti di rispondere ad alcune nostre domande.
D: Come è nata l’idea del film “Ultima fermata”?
R: L’idea del film nacque nella primavera del 2011, nel periodo in cui era stata appena dichiarata la sospensione della tratta ferroviaria Avellino- Rocchetta S. Antonio. La notizia della sua non più operatività a causa della recessione economica fu accolta tristemente dai paesi che costeggiano la linea ferroviaria. Pensavo di farne un documentario, ma quando vidi personalmente stazioni chiuse e binari abbandonati, pensai di fare un film, la cui narrazione sarebbe stata quella del “filo della memoria”. Intervistai decine di ex ferrovieri che avevano vissuto nelle stazioni ormai abbandonate, andai alla ricerca delle tante storie di emigranti e sopratutto di quella che doveva essere l’idea centrale del film… un segreto sentimentale. Come si fa a non affezionarsi a Domenico Capossela, che fischiava, negli anni dell’emigrazione, il treno in ritardo per regalare attimi di eternità a decine di famiglie del Sud che si sarebbero perse per non ritrovarsi mai più?
D: Lei di professione è un esercente cinematografico. Quali sono state le maggiori difficoltà incontrate a passare dietro la cinepresa?
R: Io nasco come sceneggiatore e nella metà degli anni 80 avevo partecipato ad un corso triennale di sceneggiatura con Age, Magni, Scola e Leone. Numerose sono state le difficoltà di fare la regia… era una questione di necessità artistica. Ho dovuto affrontare molti problemi, ma quasi per magia la soluzione arrivava come se tutto fosse stato predisposto. Come esercente ho preferito immaginare nelle varie scene e inquadrature cosa l’occhio dello spettatore avrebbe voluto vedere in sala e così ho girato immaginando i nostri sguardi di spettatore.
D: Cosa si prova a dirigere “un mostro sacro” della statura della Signora Claudia Cardinale?
R: Dirigere Claudia Cardinale è stata una continua rivelazione. Mi ha aiutato molto, come tutti gli altri autori esordienti che mi hanno preceduto. Claudia ha un grandissimo rispetto per la sceneggiatura e infatti ha interpretato il ruolo di Rosa senza mai cambiare una virgola dello script. Inoltre ha partecipato con entusiasmo anche alla promozione dell’uscita in sala del film. Grazie a lei il film ha partecipato a Taormina, Cracovia, Dublino e Parigi. Con questo film Claudia ha ottenuto la NOMINATION ai DAVID DI DONATELLO 2016 come Miglior Attrice non protagonista.
D: Il Suo film nasce da una storia vera, o è solo opera di fantasia?
R: Non sappiamo se sia esistito un uomo come Domenico, il protagonista che fischiava in ritardo il treno degli emigranti, ma sappiamo che all’epoca molti ferrovieri, pur di regalare attimi di tempo agli abbracci delle famiglie che partivano, si inventavano ritardi di qualche minuto. Il film è dedicato ai tanti Domenico Capossela ed ai sibili dei loro fischi di partenza.
D: Può anticiparci qualche notizia sul Suo secondo film, ispirato alla Biografia del Presidente Sandro Pertini?
R: In questi giorni sto concludendo la terza stesura di sceneggiatura del prossimo film “Il giovane Pertini”. In collaborazione con il Centro Studi Sandro Pertini di Firenze, proveremo a raccontare gli anni di prigionia del Presidente dal ’29 al ’43, narrando un suo intenso carteggio epistolare tra la madre Maria Muzio, la fidanzata Matilde e la sorella Marion. Racconteremo in particolare delle angherie e dei soprusi che i fascisti commisero nei suoi confronti e degli altri prigionieri politici. Anche per questo film mi piace puntare al cinema di una volta e infatti ho ottenuto pochi giorni fa il si al film da parte dell’attrice francese Dominique Sanda, protagonista di “Novecento” di Bertolucci. Lo gireremo in autunno e sarà pronto per marzo 2017.

Andrea Spirito
8.VII.2016

andrea.spirito@gmail.com“Ultima fermata” viaggio alla ricerca della propria identità

Sabato 9 luglio, alle ore 21.00, presso la Sala Federico Fellini di Furore (SA), per la seconda Edizione della Rassegna Cinematografica “Furore, Schermi d’Arte 2016”, ideata e diretta dal giornalista Rai Paolo Spirito, verrà proiettato il film “Ultima fermata”, di Giambattista Assanti-con Luca Lionello, Francesca Tasini, Nicola Di Pinto, Sergio Assisi, Salvatore Misticone, e la partecipazione straordinaria di Claudia Cardinale, Anno: 2015-che racconta la storia di alcune generazioni di uomini e donne, le cui vite sono state scandite dai passaggi di una linea ferroviaria, presto entrata nel mito e nella leggenda di una terra del sud. Un treno che a partire dal secolo scorso, ha assistito come muto spettatore, a partenze e arrivi, amori e abbandoni, gioie e dolori di intere famiglie. Alcune partite per andare lontano, in cerca di fortuna, altre rimaste per onorare un giuramento con la propria terra. Rocco Capossela, capitano dell’Arma a Torino, torna nel sud, in occasione dei funerali del padre Domenico, capotreno della tratta ferroviaria Avellino- Rocchetta S. Antonio, oggi definitivamente ferma, in attesa dell’ormai inevitabile decreto di chiusura. Qui, lentamente e inconsapevolmente, prende coscienza di sè attraverso la scoperta di un diario segreto che il padre, in vita, aveva redatto e scritto, tentando invano di incrociare e incontrare il fratello maggiore, Francesco, con il quale vive da anni un rapporto di enigmatico silenzio. Attraverso le parole di Domenico Capossela, Rocco comprenderà quegli abbracci mancati e quelle misteriose incomprensioni che hanno caratterizzato gli ultimi anni di vita del padre. Ma soprattutto Rocco scoprirà che il padre, in questi anni, aveva raccontato a tutti di avere un figlio ingegnere delle ferrovie, colui che un giorno avrebbe salvato il treno e la ferrovia da un’inesorabile chiusura. Con un’altra vita addosso e con una curiosità in crescendo, Rocco incontrerà e conoscerà alcuni amici del padre, ripercorrendo paesi e borghi “toccati” dalla ferrovia. Una galleria commovente, straordinaria e a tratti divertente di persone e racconti popoleranno i pochi giorni di permanenza di Rocco. Un simpatico e zoppicante ferroviere nella solitaria stazione di Rocchetta, un profetico frate cieco nell’antica Abbazia del Goleto di Sant’Angelo dei Lombardi, un sindacalista senza più patria a Cerignola, un prete bizzarro a Cerignola, un ruspante e semplice contadino a Rocchetta S. Antonio, e infine Rosa, un amore straordinario e tenero di Domenico. Ma sarà grazie all’incontro con Nina, un nostalgico amore giovanile perso e ritrovato, che Rocco imparerà meglio a conoscere se stesso e il fratello Francesco con cui avvierà una timida quanto inevitabile riconciliazione. Quelle che fino a pochi giorni prima, per Rocco sembravano essere certezze, si dissolvono l’una dopo l’altra, lasciando spazio nel suo animo a emozioni inedite che faranno di Rocco un uomo nuovo e diverso. Un viaggio attraverso i luoghi del padre che diventa anche un viaggio dell’anima attraverso la riscoperta della propria storia e nelle proprie tradizioni. Dall’estate del ’65 ai giorni nostri, la storia ufficiale della ferrovia e del suo treno, l’Avellino Rocchetta S. Antonio, si incrocia con la storia privata del suo capotreno, Domenico Capossela. Un uomo, un ferroviere che sarà ricordato come l’uomo che fischiava le partenze dei treni in ritardo, quei treni che portavano via uomini e donne verso terre lontane, intere famiglie che forse non vi avrebbero più fatto ritorno. Domenico ha trascorso parte della sua vita,a scrutare commosso, con il fischietto che gli ciondolava tra le labbra, saluti e abbracci. E per ogni abbraccio, ha sempre tentato con il suo fischiare in ritardo di regalare un attimo di eternità.
Abbiamo chiesto al Regista Giovanbattista Assanti di rispondere ad alcune nostre domande.
D: Come è nata l’idea del film “Ultima fermata”?
R: L’idea del film nacque nella primavera del 2011, nel periodo in cui era stata appena dichiarata la sospensione della tratta ferroviaria Avellino- Rocchetta S. Antonio. La notizia della sua non più operatività a causa della recessione economica fu accolta tristemente dai paesi che costeggiano la linea ferroviaria. Pensavo di farne un documentario, ma quando vidi personalmente stazioni chiuse e binari abbandonati, pensai di fare un film, la cui narrazione sarebbe stata quella del “filo della memoria”. Intervistai decine di ex ferrovieri che avevano vissuto nelle stazioni ormai abbandonate, andai alla ricerca delle tante storie di emigranti e sopratutto di quella che doveva essere l’idea centrale del film… un segreto sentimentale. Come si fa a non affezionarsi a Domenico Capossela, che fischiava, negli anni dell’emigrazione, il treno in ritardo per regalare attimi di eternità a decine di famiglie del Sud che si sarebbero perse per non ritrovarsi mai più?
D: Lei di professione è un esercente cinematografico. Quali sono state le maggiori difficoltà incontrate a passare dietro la cinepresa?
R: Io nasco come sceneggiatore e nella metà degli anni 80 avevo partecipato ad un corso triennale di sceneggiatura con Age, Magni, Scola e Leone. Numerose sono state le difficoltà di fare la regia… era una questione di necessità artistica. Ho dovuto affrontare molti problemi, ma quasi per magia la soluzione arrivava come se tutto fosse stato predisposto. Come esercente ho preferito immaginare nelle varie scene e inquadrature cosa l’occhio dello spettatore avrebbe voluto vedere in sala e così ho girato immaginando i nostri sguardi di spettatore.
D: Cosa si prova a dirigere “un mostro sacro” della statura della Signora Claudia Cardinale?
R: Dirigere Claudia Cardinale è stata una continua rivelazione. Mi ha aiutato molto, come tutti gli altri autori esordienti che mi hanno preceduto. Claudia ha un grandissimo rispetto per la sceneggiatura e infatti ha interpretato il ruolo di Rosa senza mai cambiare una virgola dello script. Inoltre ha partecipato con entusiasmo anche alla promozione dell’uscita in sala del film. Grazie a lei il film ha partecipato a Taormina, Cracovia, Dublino e Parigi. Con questo film Claudia ha ottenuto la NOMINATION ai DAVID DI DONATELLO 2016 come Miglior Attrice non protagonista.
D: Il Suo film nasce da una storia vera, o è solo opera di fantasia?
R: Non sappiamo se sia esistito un uomo come Domenico, il protagonista che fischiava in ritardo il treno degli emigranti, ma sappiamo che all’epoca molti ferrovieri, pur di regalare attimi di tempo agli abbracci delle famiglie che partivano, si inventavano ritardi di qualche minuto. Il film è dedicato ai tanti Domenico Capossela ed ai sibili dei loro fischi di partenza.
D: Può anticiparci qualche notizia sul Suo secondo film, ispirato alla Biografia del Presidente Sandro Pertini?
R: In questi giorni sto concludendo la terza stesura di sceneggiatura del prossimo film “Il giovane Pertini”. In collaborazione con il Centro Studi Sandro Pertini di Firenze, proveremo a raccontare gli anni di prigionia del Presidente dal ’29 al ’43, narrando un suo intenso carteggio epistolare tra la madre Maria Muzio, la fidanzata Matilde e la sorella Marion. Racconteremo in particolare delle angherie e dei soprusi che i fascisti commisero nei suoi confronti e degli altri prigionieri politici. Anche per questo film mi piace puntare al cinema di una volta e infatti ho ottenuto pochi giorni fa il si al film da parte dell’attrice francese Dominique Sanda, protagonista di “Novecento” di Bertolucci. Lo gireremo in autunno e sarà pronto per marzo 2017.

Andrea Spirito
8.VII.2016

andrea.spirito@gmail.com