Ad Arola di Vico Equense cerimonia di presentazione dell’effige maiolicata dedicata al Beato Paolo Giustiniani.

0

Sabato 9 luglio, alle ore 19 e 30, in via Beato Paolo Giustiniani ad Arola di Vico Equense, l’Associazione culturale Parolalleremo propone la cerimonia di presentazione dell’effige maiolicata dedicata al Beato Paolo Giustiniani, fondatore nel 1520, della Congregazione dei Camaldolesi Coronesi. L’effige maiolicata, opera del Maestro Maria Trombetta, artista vicana, nonchè membro dell’Associazione culturale, riproduce l’unica testimonianza pittorica relativa al Beato Giustiniani, un ritratto cinquecentesco custodito presso l’eremo tuscolano di Monte Porzio Catone (Frascati), oggi casa generalizia della Congregazione Camaldolese Coronese.
La strada presso la quale verrà apposta l’effige, già dedicata al Beato Paolo Giustiniani, nel 2007, per iniziativa della stessa Associazione, parte dalla Raffaele Bosco e conduce proprio al seicentesco ex-eremo camaldolese coronese vicano, che, fino alle soppressioni monastiche ottocentesche, costituì uno dei sei eremi camaldolesi campani (insieme a quello di Napoli, Nola, Torre del Greco, S. Angelo a Scala e Maiori) che rappresentavano solo una delle provincie della nuova congregazione fondata dal Giustiniani, che ebbe grande sviluppo in Italia ed all’estero.
Il Beato Paolo Giustiniani (al secolo Tommaso) era figlio della nobile famiglia Giustiniani di Venezia (che aveva dato i natali al Patriarca di Venezia, Lorenzo Giustiniani) dove nacque il 15 giugno del 1476. Compì gli studi umanistici presso l’Università di Padova e poi decise di ritirarsi nell’isola di Murano dove vi era un eremo camaldolese benedettino. Nel 1507 compì un viaggio in Terrasanta ed, al rientro, iniziò la sua esperienza presso Camaldoli (Arezzo), dove nel 1510 vestì l’abito bianco dell’ordine camaldolese di San Romualdo di Ravenna. Dopo essere diventato superiore maggiore dell’eremo benedettino di Camaldoli intorno al 1520, ottenne da Leone X il permesso di fondare un nuovo Istituto eremitico più vicino allo spirito originale del fondatore e con maggiore profilo eremitico, il quale da principio fu chiamato la Compagnia di San Romualdo e, più tardi, ebbe il nome canonico di Congregazione degli eremiti Camaldolesi di Monte Corona, anche detti più brevemente Montecoronesi, o semplicemente Coronesi. Tra i suoi scritti più importanti c’è proprio una lettera-progetto che scrisse a Papa Leone X circa l’opportunità di una riforma dell’organizzazione ecclesiastica, del clero e dei rapporti con le altre religioni. Molti studiosi sostengono che se Leone X avesse accolto e realizzato i suggerimenti del Beato Giustiniani contenuti nel famoso Libellum, forse non si sarebbe realizzata lo scisma protestante proposto dall’agostiniano Lutero proprio in risposta alla rilassatezza dei costumi ecclesiastici che nel corso del 1500 aveva raggiunto l’apice.
Tra gli eremi cui dette vita, dopo quello di Monte Cucco, che fu il primo eremo ad accoglierlo, vanno ricordati tra gli altri quelle delle Grotte di Cupramontana e quello di San Silvestro sul Monte Soratte. A Macerata fu imprigionato per amore e difesa degli eremiti. Trovandosi a Roma nel 1527, cadde prigioniero dei Lanzichenecchi, in quel terribile sacco. Fu torturato insieme a San Gaetano da Thiene, ma ne scampo riconquistando la libertà. Lasciò questa terra il 25 Giugno 1528 presso l’eremo del Monte Soratte.
L’apposizione dell’effige dedicata al fondatore della Congregazione Camaldolese in via Beato Paolo Giustiiani ad Arola, oltre che il completamento dell’intitolazione della strada che conduce all’ex-eremo camaldolese arolese, è anche l’occasione per continuare l’antica tradizione delle edicole devozionali maiolicate che sono frequenti nelle vie delle frazioni collinari vicane (ma anche in altre località campane, si pensi ad Ischia, così come in altre regioni italiane) e che segnano per i passanti e i visitatori un momento di riflessione sulla memoria, sul culto popolare e sulla maestria ed il talento degli autori, solitamente artisti locali che le hanno realizzate nei secoli scorsi. Quella delle edicole maiolicate costituisce una sorta di vera e propria segnaletica religiosa, che affonda le sue radici nei culti pagani, per poi divenire espressione della religiosità popolare e appannaggio delle classi contadine che solitamente commissionavano tali manufatti artistici a maestri ceramisti locali. Con esse si realizzava una sacralizzazione di luoghi e percorsi di vita quotidiana; si trattava solitamente di luoghi significativi per la comunità, o per il singolo che le commissionava, e l’immagine sacra era posta con un valore di presidio. Nel tempo tali edicole maiolicate hanno plasmato il paesaggio architettonico rurale e naturale e costituiscono un bene architettonico (a torto classificato nell’architettura minore) e paesaggistico da preservare ed implementare nel tempo.Sabato 9 luglio, alle ore 19 e 30, in via Beato Paolo Giustiniani ad Arola di Vico Equense, l’Associazione culturale Parolalleremo propone la cerimonia di presentazione dell’effige maiolicata dedicata al Beato Paolo Giustiniani, fondatore nel 1520, della Congregazione dei Camaldolesi Coronesi. L’effige maiolicata, opera del Maestro Maria Trombetta, artista vicana, nonchè membro dell’Associazione culturale, riproduce l’unica testimonianza pittorica relativa al Beato Giustiniani, un ritratto cinquecentesco custodito presso l’eremo tuscolano di Monte Porzio Catone (Frascati), oggi casa generalizia della Congregazione Camaldolese Coronese.
La strada presso la quale verrà apposta l’effige, già dedicata al Beato Paolo Giustiniani, nel 2007, per iniziativa della stessa Associazione, parte dalla Raffaele Bosco e conduce proprio al seicentesco ex-eremo camaldolese coronese vicano, che, fino alle soppressioni monastiche ottocentesche, costituì uno dei sei eremi camaldolesi campani (insieme a quello di Napoli, Nola, Torre del Greco, S. Angelo a Scala e Maiori) che rappresentavano solo una delle provincie della nuova congregazione fondata dal Giustiniani, che ebbe grande sviluppo in Italia ed all’estero.
Il Beato Paolo Giustiniani (al secolo Tommaso) era figlio della nobile famiglia Giustiniani di Venezia (che aveva dato i natali al Patriarca di Venezia, Lorenzo Giustiniani) dove nacque il 15 giugno del 1476. Compì gli studi umanistici presso l’Università di Padova e poi decise di ritirarsi nell’isola di Murano dove vi era un eremo camaldolese benedettino. Nel 1507 compì un viaggio in Terrasanta ed, al rientro, iniziò la sua esperienza presso Camaldoli (Arezzo), dove nel 1510 vestì l’abito bianco dell’ordine camaldolese di San Romualdo di Ravenna. Dopo essere diventato superiore maggiore dell’eremo benedettino di Camaldoli intorno al 1520, ottenne da Leone X il permesso di fondare un nuovo Istituto eremitico più vicino allo spirito originale del fondatore e con maggiore profilo eremitico, il quale da principio fu chiamato la Compagnia di San Romualdo e, più tardi, ebbe il nome canonico di Congregazione degli eremiti Camaldolesi di Monte Corona, anche detti più brevemente Montecoronesi, o semplicemente Coronesi. Tra i suoi scritti più importanti c’è proprio una lettera-progetto che scrisse a Papa Leone X circa l’opportunità di una riforma dell’organizzazione ecclesiastica, del clero e dei rapporti con le altre religioni. Molti studiosi sostengono che se Leone X avesse accolto e realizzato i suggerimenti del Beato Giustiniani contenuti nel famoso Libellum, forse non si sarebbe realizzata lo scisma protestante proposto dall’agostiniano Lutero proprio in risposta alla rilassatezza dei costumi ecclesiastici che nel corso del 1500 aveva raggiunto l’apice.
Tra gli eremi cui dette vita, dopo quello di Monte Cucco, che fu il primo eremo ad accoglierlo, vanno ricordati tra gli altri quelle delle Grotte di Cupramontana e quello di San Silvestro sul Monte Soratte. A Macerata fu imprigionato per amore e difesa degli eremiti. Trovandosi a Roma nel 1527, cadde prigioniero dei Lanzichenecchi, in quel terribile sacco. Fu torturato insieme a San Gaetano da Thiene, ma ne scampo riconquistando la libertà. Lasciò questa terra il 25 Giugno 1528 presso l’eremo del Monte Soratte.
L’apposizione dell’effige dedicata al fondatore della Congregazione Camaldolese in via Beato Paolo Giustiiani ad Arola, oltre che il completamento dell’intitolazione della strada che conduce all’ex-eremo camaldolese arolese, è anche l’occasione per continuare l’antica tradizione delle edicole devozionali maiolicate che sono frequenti nelle vie delle frazioni collinari vicane (ma anche in altre località campane, si pensi ad Ischia, così come in altre regioni italiane) e che segnano per i passanti e i visitatori un momento di riflessione sulla memoria, sul culto popolare e sulla maestria ed il talento degli autori, solitamente artisti locali che le hanno realizzate nei secoli scorsi. Quella delle edicole maiolicate costituisce una sorta di vera e propria segnaletica religiosa, che affonda le sue radici nei culti pagani, per poi divenire espressione della religiosità popolare e appannaggio delle classi contadine che solitamente commissionavano tali manufatti artistici a maestri ceramisti locali. Con esse si realizzava una sacralizzazione di luoghi e percorsi di vita quotidiana; si trattava solitamente di luoghi significativi per la comunità, o per il singolo che le commissionava, e l’immagine sacra era posta con un valore di presidio. Nel tempo tali edicole maiolicate hanno plasmato il paesaggio architettonico rurale e naturale e costituiscono un bene architettonico (a torto classificato nell’architettura minore) e paesaggistico da preservare ed implementare nel tempo.