Un Nabucco da Re

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Questa sera, alla Reggia di Caserta, l’attesa prima del capolavoro di Giuseppe Verdi firmata Leo Nucci e Daniel Oren, per la regia di Stefano Trespidi

Di OLGA CHIEFFI

“Va’, pensiero, sull’ali dorate; va’, ti posa sui clivi, sui colli, ove olezzano tepide e molli l’aure dolci del suolo natal!”. Così comincia il più famoso coro del melodramma italiano, il Nabucco di Giuseppe Verdi, con un salto musicale di ottava su “ali”, come a spiccare idealmente il volo verso una libertà agognata, un diritto umano (“chi è libero di pensiero è già libero nello spirito” diceva un noto rivoluzionario). Un coro semplice, ad una voce (…né poteva essere altrimenti) che tutti noi potremmo anche cantare insieme ai maestri. E’ questo il punto culminante del Nabucco, opera sulla quale questa sera alle ore 21 si accenderanno i riflettori sullo spazio antistante la Reggia di Caserta, un dramma datato 1842, in quattro quadri, uno statico affresco corale, dove il più alto livello di vita scenica e di liricità è raggiunto senza dubbio dalla massa del popolo ebraico. La stessa struttura del libretto, rivela che non si tratta di un’azione logicamente e psicologicamente svolta, ma di quattro situazioni dove i personaggi non sono presentati nel loro divenire e nelle reazioni del loro carattere a contatto con la vicenda dell’azione, ma vengono in scena già bell’e pronti al giusto punto di commozione richiesto dall’intreccio. Solo qualche affinità esteriore, l’impiego delle grandi masse, la fastosità e grandiosità del colore, una certa tinta esotica, potrebbe far pensare alla lontana Aida (: in realtà il raffronto è istruttivo per le diversità che svela. Là nell’Aida, le masse corali sono più che altro un esteriore mezzo di decorazione, qualche volta estranee e gravose all’azione, mentre l’essenza del dramma è nel gioco di passione di tre personaggi, l’amore di Aida, la gelosia di Amneris, l’amor patrio d Amonasro. Nel Nabucco i personaggi non vivono , la loro vicenda si svolge a lato e schiacciata sullo sfondo di quell’altra ben maggiore, che è la liberazione d’un popolo oppresso, e in tanto vale in quanto si ripercuote sui destini dei due popoli. A conferma di ciò, si può osservare come in Nabucco primeggino, tra i personaggi, quelli che incarnano l’autorità, cioè re e sacerdoti; la voce potente dei Leviti che anelano alla patria lontana, incatenati e costretti al lavoro sulle sponde d’un fiume straniero, soverchia e sommerge la flebile preghiera di Fenena convertita per amore e la bestemmia sacrilega del sovrano impazzito d’orgoglio. A questa impostazione del dramma come scontro di popoli corrisponde una concezione della partitura estremamente massiccia, connotata da una forte presenza degli ottoni, trattati spesso con una scrittura corale, e dalla banda. Rimane naturalmente lo spazio anche per il dramma intimo, come quello di Abigaille alla fine dell’opera: uno dei momenti più toccanti della partitura, dove il canto franto della schiava morente è orchestrato con mano leggerissima (corno inglese, arpa, violoncello e contrabbasso soli); o il momento altissimo della follia di Nabucco, alla fine della seconda parte, dove l’ampia gamma emotiva del protagonista (follia, terrore, pianto, svenimento) è condensata con una straordinaria ed efficacissima economia di mezzi. La grandezza della partitura di Nabucco sta proprio in questa nuova capacità verdiana di far prevalere sempre e comunque il dramma, e funzionale a questo esito è la messa a fuoco di un procedimento che sarà fondamentale nello sviluppo della produzione successiva, vale a dire l’individuazione di un conflitto tra personalità incarnate in tipi vocali (baritono/basso, conflitto che diverrà tipico in Verdi, e che si attua qui tra Nabucco e Zaccaria; o baritono/soprano: Nabucco/Abigaille). Di eccellenza il cast scelto dal Maestro Daniel Oren che dirigerà le masse orchestrali e coreutiche del teatro San Carlo e il coro del Verdi di Salerno, con la sua banda di palcoscenico: interprete e protagonista nel ruolo di Nabucodonosor sarà Leo Nucci, baritono d’eccellenza, nel ruolo di Abigaille canterà il soprano Susanna Branchini, il basso In Sung Sim, sarà Zaccaria mentre Vincenzo Costanzo e Sonia Ganassi, saranno rispettivamente Ismaele e Fenena, per la direzione registica di Stefano Trespidi. Il cast si completa con Carlo Striuli (Gran Sacerdote di Belo), Francesco Pittari (Abdallo). Si replica l’11 luglio.

Questa sera, alla Reggia di Caserta, l’attesa prima del capolavoro di Giuseppe Verdi firmata Leo Nucci e Daniel Oren, per la regia di Stefano Trespidi

Di OLGA CHIEFFI

“Va’, pensiero, sull’ali dorate; va’, ti posa sui clivi, sui colli, ove olezzano tepide e molli l’aure dolci del suolo natal!”. Così comincia il più famoso coro del melodramma italiano, il Nabucco di Giuseppe Verdi, con un salto musicale di ottava su “ali”, come a spiccare idealmente il volo verso una libertà agognata, un diritto umano (“chi è libero di pensiero è già libero nello spirito” diceva un noto rivoluzionario). Un coro semplice, ad una voce (…né poteva essere altrimenti) che tutti noi potremmo anche cantare insieme ai maestri. E’ questo il punto culminante del Nabucco, opera sulla quale questa sera alle ore 21 si accenderanno i riflettori sullo spazio antistante la Reggia di Caserta, un dramma datato 1842, in quattro quadri, uno statico affresco corale, dove il più alto livello di vita scenica e di liricità è raggiunto senza dubbio dalla massa del popolo ebraico. La stessa struttura del libretto, rivela che non si tratta di un’azione logicamente e psicologicamente svolta, ma di quattro situazioni dove i personaggi non sono presentati nel loro divenire e nelle reazioni del loro carattere a contatto con la vicenda dell’azione, ma vengono in scena già bell’e pronti al giusto punto di commozione richiesto dall’intreccio. Solo qualche affinità esteriore, l’impiego delle grandi masse, la fastosità e grandiosità del colore, una certa tinta esotica, potrebbe far pensare alla lontana Aida (: in realtà il raffronto è istruttivo per le diversità che svela. Là nell’Aida, le masse corali sono più che altro un esteriore mezzo di decorazione, qualche volta estranee e gravose all’azione, mentre l’essenza del dramma è nel gioco di passione di tre personaggi, l’amore di Aida, la gelosia di Amneris, l’amor patrio d Amonasro. Nel Nabucco i personaggi non vivono , la loro vicenda si svolge a lato e schiacciata sullo sfondo di quell’altra ben maggiore, che è la liberazione d’un popolo oppresso, e in tanto vale in quanto si ripercuote sui destini dei due popoli. A conferma di ciò, si può osservare come in Nabucco primeggino, tra i personaggi, quelli che incarnano l’autorità, cioè re e sacerdoti; la voce potente dei Leviti che anelano alla patria lontana, incatenati e costretti al lavoro sulle sponde d’un fiume straniero, soverchia e sommerge la flebile preghiera di Fenena convertita per amore e la bestemmia sacrilega del sovrano impazzito d’orgoglio. A questa impostazione del dramma come scontro di popoli corrisponde una concezione della partitura estremamente massiccia, connotata da una forte presenza degli ottoni, trattati spesso con una scrittura corale, e dalla banda. Rimane naturalmente lo spazio anche per il dramma intimo, come quello di Abigaille alla fine dell’opera: uno dei momenti più toccanti della partitura, dove il canto franto della schiava morente è orchestrato con mano leggerissima (corno inglese, arpa, violoncello e contrabbasso soli); o il momento altissimo della follia di Nabucco, alla fine della seconda parte, dove l’ampia gamma emotiva del protagonista (follia, terrore, pianto, svenimento) è condensata con una straordinaria ed efficacissima economia di mezzi. La grandezza della partitura di Nabucco sta proprio in questa nuova capacità verdiana di far prevalere sempre e comunque il dramma, e funzionale a questo esito è la messa a fuoco di un procedimento che sarà fondamentale nello sviluppo della produzione successiva, vale a dire l’individuazione di un conflitto tra personalità incarnate in tipi vocali (baritono/basso, conflitto che diverrà tipico in Verdi, e che si attua qui tra Nabucco e Zaccaria; o baritono/soprano: Nabucco/Abigaille). Di eccellenza il cast scelto dal Maestro Daniel Oren che dirigerà le masse orchestrali e coreutiche del teatro San Carlo e il coro del Verdi di Salerno, con la sua banda di palcoscenico: interprete e protagonista nel ruolo di Nabucodonosor sarà Leo Nucci, baritono d’eccellenza, nel ruolo di Abigaille canterà il soprano Susanna Branchini, il basso In Sung Sim, sarà Zaccaria mentre Vincenzo Costanzo e Sonia Ganassi, saranno rispettivamente Ismaele e Fenena, per la direzione registica di Stefano Trespidi. Il cast si completa con Carlo Striuli (Gran Sacerdote di Belo), Francesco Pittari (Abdallo). Si replica l’11 luglio.