Higuain via – De Laurentiis è inflessibile e non tratta Il presidente si sente tutelato dalla clausola.

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 Nove ore: quante ne servono per poter assorbire tutto ciò che accade oltre Oceano, per lasciare che quell’eco – oppure ciò che pare un ronzio – s’attenui, perdendosi in quella nuvola di silenzio. Nove ore: e quando a Los Angeles siamo all’alba, altrove – l’Italia, la Spagna, ovunque parli Nicolas Higuain – è ormai il tramonto di divagazioni, che vanno spegnendosi nella routine. Good morning, good night: ma domani, quando sarà un altro giorno, non ci sarà granché da vedere, perché ciò che è fatto è fatto e ciò ch’è scritto ha un senso giuridico, oltreché etico. 
 
IL MURO. La scelta di vita (adesso, sempre) è nel rispetto assoluto che Aurelio De Laurentiis chiederà del contratto, nel rigore tranciante che il club mostrerà al Pipita e al fratello, nell’esigenza inavvicinabile di essere fedeli ad un principio, ad una linea-guida, ad un accordo che ha nel giugno del 2018 la sua scadenza naturale e che può essere eventualmente «strappato» solo esigendo i novantaquattro milioni e passa della clausola rescissoria. 
 
NON SI TRATTA. Il mercato è una palude dalla quale conviene star fuori, possibilmente a modo proprio: avendo un profilo, uno stile, una tecnica pure nel comportamento ed il Napoli non s’è inquietato, ha ascoltato, registrato, annotato e infine archiviato, preferendo starsene a bordo campo ed evitando un contraddittorio a distanza. Il gelo non è nelle parti, ma nell’atteggiamento di chi ha deciso d’andare avanti seguendo non l’istinto ma la ragione ed una strategia che non ammette alcuna concessione: varrà tutto quello che venne sancito nell’estate del 2013, con il quinquennale da cinque milioni di euro; e poi, quando arriverà il momento, arrivederci e grazie, portandosi dentro ciò ch’è stato.  
 
SI RIFLETTE. Il piano-B va costruito nelle riflessioni, provando a costruirsi un orizzonte, immaginandosi l’evoluzione d’una «storiaccia» esplosa in maniera sorprendente: Higuain è il top player d’un Napoli che intende rimanere ai livelli raggiunti negli ultimi dodici anni, in questa scalata che ha portato (e ripetutamente) dalla C alla Champions, ed allora bisognerà attrezzare la controffensiva. 
 
LIKE. Perché se dovesse accadere, il Napoli cercherà di farsi trovare preparato e adeguatamente: nella lista di gradimento, of course, entra di diritto Maurito Icardi (23), che è solidamente interista, che De Laurentiis aveva già acquistato prima che l’argentino cedesse al corteggiamento di Massimo Moratti; ma non può finir così, chiaramente, perché – nel caso – per ricucire quella «ferita», sarebbe indispensabile avere una serie di opzioni e tutte non solo fascinose ma soprattutto rassicuranti: Pierre-Emerick Aubameyang (27) ha chiaramente il gradimento di De Laurentiis, e da un bel po’, e diventerebbe ipotesi (notevolmente dispendiosa) da tener presente. Ma questo è ciò che si scorge ben al di là d’un muro, duro da sgretolare. 
 

fonte:corrieredellosport

 Nove ore: quante ne servono per poter assorbire tutto ciò che accade oltre Oceano, per lasciare che quell’eco – oppure ciò che pare un ronzio – s’attenui, perdendosi in quella nuvola di silenzio. Nove ore: e quando a Los Angeles siamo all’alba, altrove – l’Italia, la Spagna, ovunque parli Nicolas Higuain – è ormai il tramonto di divagazioni, che vanno spegnendosi nella routine. Good morning, good night: ma domani, quando sarà un altro giorno, non ci sarà granché da vedere, perché ciò che è fatto è fatto e ciò ch’è scritto ha un senso giuridico, oltreché etico. 
 
IL MURO. La scelta di vita (adesso, sempre) è nel rispetto assoluto che Aurelio De Laurentiis chiederà del contratto, nel rigore tranciante che il club mostrerà al Pipita e al fratello, nell’esigenza inavvicinabile di essere fedeli ad un principio, ad una linea-guida, ad un accordo che ha nel giugno del 2018 la sua scadenza naturale e che può essere eventualmente «strappato» solo esigendo i novantaquattro milioni e passa della clausola rescissoria. 
 
NON SI TRATTA. Il mercato è una palude dalla quale conviene star fuori, possibilmente a modo proprio: avendo un profilo, uno stile, una tecnica pure nel comportamento ed il Napoli non s’è inquietato, ha ascoltato, registrato, annotato e infine archiviato, preferendo starsene a bordo campo ed evitando un contraddittorio a distanza. Il gelo non è nelle parti, ma nell’atteggiamento di chi ha deciso d’andare avanti seguendo non l’istinto ma la ragione ed una strategia che non ammette alcuna concessione: varrà tutto quello che venne sancito nell’estate del 2013, con il quinquennale da cinque milioni di euro; e poi, quando arriverà il momento, arrivederci e grazie, portandosi dentro ciò ch’è stato.  
 
SI RIFLETTE. Il piano-B va costruito nelle riflessioni, provando a costruirsi un orizzonte, immaginandosi l’evoluzione d’una «storiaccia» esplosa in maniera sorprendente: Higuain è il top player d’un Napoli che intende rimanere ai livelli raggiunti negli ultimi dodici anni, in questa scalata che ha portato (e ripetutamente) dalla C alla Champions, ed allora bisognerà attrezzare la controffensiva. 
 
LIKE. Perché se dovesse accadere, il Napoli cercherà di farsi trovare preparato e adeguatamente: nella lista di gradimento, of course, entra di diritto Maurito Icardi (23), che è solidamente interista, che De Laurentiis aveva già acquistato prima che l’argentino cedesse al corteggiamento di Massimo Moratti; ma non può finir così, chiaramente, perché – nel caso – per ricucire quella «ferita», sarebbe indispensabile avere una serie di opzioni e tutte non solo fascinose ma soprattutto rassicuranti: Pierre-Emerick Aubameyang (27) ha chiaramente il gradimento di De Laurentiis, e da un bel po’, e diventerebbe ipotesi (notevolmente dispendiosa) da tener presente. Ma questo è ciò che si scorge ben al di là d’un muro, duro da sgretolare. 
 

fonte:corrieredellosport