Tentato scippo ad Angela Turner della CNN, lei scrive a De Magistris “Napoli faccia come New York e tornerò”

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 Lei è Angela Della Costanza, 47 anni, nuora del fondatore della Cnn, primo canale «all news» della storia, uno degli uomini più ricchi e potenti d’America. È nata a Genova ma vive a New York, la signora Turner, e in Italia ci torna spesso, anche sette, otto volte all’anno, per questioni di lavoro e famiglia. L’ultima, quindici giorni fa. Tre tappe: Milano, Genova e Roma. No, Napoli non era prevista se un suo amico non avesse insistito per averla qui qualche giorno, il tempo di un mini tour alla scoperta di tutto il meglio che questa città può offrire. Non è stato difficile convincerla a venire, ammette Giorgio, giornalista veneto trapiantato qui a Napoli, un po’ più complicato trattenerla quando, a tre minuti dall’arrivo, è stata aggredita da due delinquenti che, senza esito, hanno cercato di portarle via l’orologio, un Patek Philippe del valore di oltre diecimila euro. Un’azione durata qualche minuto, tra violenza e paura, che la Turner racconta nei dettagli in una lettera inviata all’indirizzo del sindaco Luigi de Magistris, affidata alle pagine del sito internet Fanpage.it. Una nota accorata, la sua, accompagnata da una foto che le ritrae il polso gonfio e ferito dopo la colluttazione con gli scippatori in via Marina. Hanno provato a coglierla di sorpresa, a terrorizzarla sperando che mollasse ma non ci sono riusciti: la donna, architetto di professione, console italiano ad Atlanta per 10 anni, è stata più scaltra e veloce di loro: prima ha reagito ritirando rapidamente il braccio e cercando di colpire i malviventi, poi è riuscita a scappare schiacciando il piede sull’acceleratore della potente Porsche Cayenne cabriolet a bordo della quale viaggiava. Un incubo durato pochi minuti ma abbastanza per convincerla a darsela a gambe con la promessa di non tornare mai più qui. «Vado via» avrebbe detto all’amico veneto «se questa è Napoli francamente me la risparmio, credo di aver visto abbastanza». Invece, no. Alla fine la bella nuora del tycoon tv ha deciso di restare: «Non voglio darla vinta a chi ha provato a cacciarmi, confermo il mio programma napoletano e resto. Però il vostro sindaco deve saperlo». Detto, fatto: la donna non ci pensa su due volte, mette nero su bianco qualche riflessione e la sua lettera va in rete pronta a fare il giro del mondo: «Caro sindaco, sono Angela e dopo tre minuti che mi trovavo nella sua città, mi hanno aggredita. In due, su uno scooter, mi hanno assalita per prendermi l’orologio. Ho combattuto, mi hanno ferito, ma quell’orologio l’ho tenuto. Però, mi è venuta voglia di scriverle». Poi un cenno alle sue origini e il racconto di un desiderio: «Sono nata in Italia, ma sono cittadina americana. E da tanti anni avevo un sogno che purtroppo si è infranto in tre minuti. Quale? Volevo vedere Napoli, le sue ricchezze, le sue bellezze, la sua cultura, le sue stranezze. Ero a Roma e quando ho ricevuto il messaggio del mio amico Giorgio che mi invitava a trascorrere qualche giorno a Napoli, mi è sembrato un segno del destino». Quindi la descrizione della partenza e la volontà di non dare ascolto a chi, sapendo che sarebbe venuta a Napoli, voleva metterla in guardia da rischi e pericoli. «Ho preso l’auto, la mia auto, decisamente vistosa, lo ammetto. A Giorgio non ho detto nulla, qualche mio amico mi aveva avvisata: Non portarti la Porsche, fai attenzione. E non indossare neanche nulla di prezioso o di appariscente. Sai, quella è Napoli. No, mi sono detta, quella è una città europea, tanti amici ci sono stati, e se ne sono innamorati. Perché non dovrei essere me stessa?». Così la signora Turner sale a bordo dell’auto, indossa i suoi abiti griffati e soprattutto mette al polso il preziosissimo Patek Philippe. Come ogni giorno. «Non le sto a dire, caro sindaco, quanto traumatico e scioccante sia stato per me, una donna sola, in una città sconosciuta, aver dovuto combattere e urlare per lunghissimi attimi contro due persone che mi hanno messo le mani addosso, per portarmi via quello che è mio. A Napoli. Dopo appena 3 minuti». Ma la lettera non finisce qui. Dopo il racconto dei fatti la nuora di Ted Turner avanza altre considerazioni: «Visto che è stato appena rieletto voglio chiederle quando Napoli diventerà europea, una città dove tutti possono essere quello che sono. Dove chiunque può prendere il mezzo che vuole, vestirsi come vuole, e venire da voi, a trovare un amico, a passare del tempo. Senza paura, senza aggressioni, senza violenza». E poi aggiunge: «Vivo a New York, e lei lo sa che quella città venti anni fa era peggio di Napoli. Il suo omologo lì era Rudolph Giuliani, ora New York è una città sicura. E io ci vado in giro vestita come voglio e con l’auto che voglio. Come fece? Tolleranza zero, partendo dai piccoli reati, dalle piccole infrazioni, dai biglietti della metro e dalla cura dell’arredo urbano». Nell’attesa di una risposta da parte del sindaco che arriverà di lì a poco, la donna vuole raccontargli il resto della permanenza napoletana: «Nella sua città ci sono stata solo 48 ore, e con amarezza le dico che avrei voluto rimanerci di più. Sono andata al teatro San Carlo, a Marechiaro, ho visto la metro, il centro storico, il lungomare… che meraviglia. E in questo breve tempo ho anche toccato con mano quanto voi napoletani, siate gente in gamba. Lo so, caro sindaco, che lei non è responsabile di tutto. Ma io a qualcuno dovevo scrivere. Non voglio odiare questa città perché è troppo bella. Ma le chiedo: riuscirà Napoli a risorgere come New York? Riuscirà lei a vincere questa guerra e a regalare finalmente al mondo una città libera, sicura, europea? Caro sindaco, mi dica lei quando posso tornare» Maria Chiara Aulisio, Il Mattino

 Lei è Angela Della Costanza, 47 anni, nuora del fondatore della Cnn, primo canale «all news» della storia, uno degli uomini più ricchi e potenti d'America. È nata a Genova ma vive a New York, la signora Turner, e in Italia ci torna spesso, anche sette, otto volte all'anno, per questioni di lavoro e famiglia. L'ultima, quindici giorni fa. Tre tappe: Milano, Genova e Roma. No, Napoli non era prevista se un suo amico non avesse insistito per averla qui qualche giorno, il tempo di un mini tour alla scoperta di tutto il meglio che questa città può offrire. Non è stato difficile convincerla a venire, ammette Giorgio, giornalista veneto trapiantato qui a Napoli, un po' più complicato trattenerla quando, a tre minuti dall'arrivo, è stata aggredita da due delinquenti che, senza esito, hanno cercato di portarle via l'orologio, un Patek Philippe del valore di oltre diecimila euro. Un'azione durata qualche minuto, tra violenza e paura, che la Turner racconta nei dettagli in una lettera inviata all'indirizzo del sindaco Luigi de Magistris, affidata alle pagine del sito internet Fanpage.it. Una nota accorata, la sua, accompagnata da una foto che le ritrae il polso gonfio e ferito dopo la colluttazione con gli scippatori in via Marina. Hanno provato a coglierla di sorpresa, a terrorizzarla sperando che mollasse ma non ci sono riusciti: la donna, architetto di professione, console italiano ad Atlanta per 10 anni, è stata più scaltra e veloce di loro: prima ha reagito ritirando rapidamente il braccio e cercando di colpire i malviventi, poi è riuscita a scappare schiacciando il piede sull'acceleratore della potente Porsche Cayenne cabriolet a bordo della quale viaggiava. Un incubo durato pochi minuti ma abbastanza per convincerla a darsela a gambe con la promessa di non tornare mai più qui. «Vado via» avrebbe detto all'amico veneto «se questa è Napoli francamente me la risparmio, credo di aver visto abbastanza». Invece, no. Alla fine la bella nuora del tycoon tv ha deciso di restare: «Non voglio darla vinta a chi ha provato a cacciarmi, confermo il mio programma napoletano e resto. Però il vostro sindaco deve saperlo». Detto, fatto: la donna non ci pensa su due volte, mette nero su bianco qualche riflessione e la sua lettera va in rete pronta a fare il giro del mondo: «Caro sindaco, sono Angela e dopo tre minuti che mi trovavo nella sua città, mi hanno aggredita. In due, su uno scooter, mi hanno assalita per prendermi l'orologio. Ho combattuto, mi hanno ferito, ma quell'orologio l'ho tenuto. Però, mi è venuta voglia di scriverle». Poi un cenno alle sue origini e il racconto di un desiderio: «Sono nata in Italia, ma sono cittadina americana. E da tanti anni avevo un sogno che purtroppo si è infranto in tre minuti. Quale? Volevo vedere Napoli, le sue ricchezze, le sue bellezze, la sua cultura, le sue stranezze. Ero a Roma e quando ho ricevuto il messaggio del mio amico Giorgio che mi invitava a trascorrere qualche giorno a Napoli, mi è sembrato un segno del destino». Quindi la descrizione della partenza e la volontà di non dare ascolto a chi, sapendo che sarebbe venuta a Napoli, voleva metterla in guardia da rischi e pericoli. «Ho preso l'auto, la mia auto, decisamente vistosa, lo ammetto. A Giorgio non ho detto nulla, qualche mio amico mi aveva avvisata: Non portarti la Porsche, fai attenzione. E non indossare neanche nulla di prezioso o di appariscente. Sai, quella è Napoli. No, mi sono detta, quella è una città europea, tanti amici ci sono stati, e se ne sono innamorati. Perché non dovrei essere me stessa?». Così la signora Turner sale a bordo dell'auto, indossa i suoi abiti griffati e soprattutto mette al polso il preziosissimo Patek Philippe. Come ogni giorno. «Non le sto a dire, caro sindaco, quanto traumatico e scioccante sia stato per me, una donna sola, in una città sconosciuta, aver dovuto combattere e urlare per lunghissimi attimi contro due persone che mi hanno messo le mani addosso, per portarmi via quello che è mio. A Napoli. Dopo appena 3 minuti». Ma la lettera non finisce qui. Dopo il racconto dei fatti la nuora di Ted Turner avanza altre considerazioni: «Visto che è stato appena rieletto voglio chiederle quando Napoli diventerà europea, una città dove tutti possono essere quello che sono. Dove chiunque può prendere il mezzo che vuole, vestirsi come vuole, e venire da voi, a trovare un amico, a passare del tempo. Senza paura, senza aggressioni, senza violenza». E poi aggiunge: «Vivo a New York, e lei lo sa che quella città venti anni fa era peggio di Napoli. Il suo omologo lì era Rudolph Giuliani, ora New York è una città sicura. E io ci vado in giro vestita come voglio e con l'auto che voglio. Come fece? Tolleranza zero, partendo dai piccoli reati, dalle piccole infrazioni, dai biglietti della metro e dalla cura dell'arredo urbano». Nell'attesa di una risposta da parte del sindaco che arriverà di lì a poco, la donna vuole raccontargli il resto della permanenza napoletana: «Nella sua città ci sono stata solo 48 ore, e con amarezza le dico che avrei voluto rimanerci di più. Sono andata al teatro San Carlo, a Marechiaro, ho visto la metro, il centro storico, il lungomare… che meraviglia. E in questo breve tempo ho anche toccato con mano quanto voi napoletani, siate gente in gamba. Lo so, caro sindaco, che lei non è responsabile di tutto. Ma io a qualcuno dovevo scrivere. Non voglio odiare questa città perché è troppo bella. Ma le chiedo: riuscirà Napoli a risorgere come New York? Riuscirà lei a vincere questa guerra e a regalare finalmente al mondo una città libera, sicura, europea? Caro sindaco, mi dica lei quando posso tornare» Maria Chiara Aulisio, Il Mattino