Vergognosa gogna mediatica contro la ragazzina violentata, solidarietà

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Sarno. «L’avete vista bene a quella? Ma sapete come va conciata in giro?». Un uomo grosso procede a passi quasi affaticati nello spiazzo che conduce alla villa comunale. Ha una maglietta polo blu col sudore che gronda dalla fronte e scivola sul colletto. Si asciuga il viso con un fazzoletto. Non si ferma davanti alla domanda: «Cosa pensa di quanto accaduto?». Continua a camminare e sbotta. Scocciato. «Voi avete visto quella come va in giro prima di parlare e scrivere?». «Quella» è la ragazza di 16 anni che è stata violentata a turno da 5 giovani in un garage nella serata di domenica. Tutti minorenni, di età compresa tra i 15 ed i 17 anni. Lui, l’uomo con la polo blu, pare sia lo zio di uno dei denunciati per violenza di gruppo. Si lancia in una difesa assurda con una frase che scandisce tutto un groviglio di punti di riferimento errati, di valori sballati. Un intreccio dove la violenza si giustifica. Dove ci si scrolla di dosso la responsabilità e si accusa l’altro. Concetti deleteri che generano mostri quasi inconsapevoli, che sono carnefici ma diventano nello stesso tempo vittime. Sono tutti minorenni: lo è lei, minuta, con i capelli lunghi e gli occhiali grossi; lo sono loro, con i pantaloni larghi, il cappellino portato al contrario e l’orecchino al lobo. E sono tutti ormai segnati. Marchiati da quella violenza brutale subita e provocata. La vicenda ha scosso le comunità di Sarno e di San Valentino Torio scoperchiando un vaso dove sembra fossero in ebollizione da tempo rancore, odio, risentimento. Nelle parole, nelle frasi degli adolescenti di entrambi le città. Sono giovani che vanno a scuola, forse frequentano anche le parrocchie. Si fronteggiano soprattutto sui social e giudicano, con sentenze scandite da: «Se fate le troie questo meritate», «Adesso fa la santa perché è uscita sui giornali», «È stata lei a provocare, non date sempre la colpa ai maschi». Sono tanti i messaggi scritti da ragazze e ragazzi. Ed è sconcertante. Di contro, la protezione di altri. «Ma siete matti? La vittima è lei non loro», «Questa mentalità è la matrice di gesti come quelli subiti dalla ragazza». E proprio lei, la giovane vittima, è stata oggetto di numerosi messaggi. Tutti da amiche ed amici, sempre minorenni, dei suoi 5 aguzzini. «L’hai voluto tu», «Hai messo nei guai questi ragazzi per sfizio». Sono solo alcune delle frasi che le sono arrivate. Lo ha scritto lei stessa in un post, prima di bloccare il profilo. «Siete ignoranti, volete difendere i vostri amici ma non sapete cosa sia accaduto e dovete tenere la bocca chiusa. Ho le mie amiche che mi danno tutta la forza di cui ho bisogno». Ed è la sua amica del cuore a difenderla con forza dagli attacchi sferzanti. «Chiamano puttana la mia amica, spero capiscano che non è colpa sua. Noi siamo guerriere anche se lei ora sta molto male. La verità è stata già detta ai carabinieri. Lei doveva solo vedere un ragazzo, come fa ogni adolescente. La colpa è loro, non della mia amica che ora non vuole più uscire di casa, non mangia e piange. Le hanno rovinato la vita e devono pagare». Ieri pomeriggio il sindaco di Sarno, Giuseppe Canfora, insieme al presidente del consiglio comunale e delegato alle pari opportunità, Maria Rosaria Aliberti e l’assessore regionale alle pari opportunità, Chiara Marciani, ha fatto visita alla ragazza mettendo a disposizione un sostegno psicologico, legale ed economico. A San Valentino Torio, invece, un vertice a palazzo di città con le associazioni. «Ferma la condanna per il gesto compiuto dai cinque minori – ha detto il primo cittadino Michele Strianese – Questa è una comunità seria, con ideali e valori di rispetto e solidarietà. In tanti si occupano di volontariato e sociale, ma dobbiamo fare ancora di più. Ci riuniremo per stabilire come lavorare sulla fascia di età tra i 14 ed i 17 anni e costituiremo un consultorio permanente sulle problematiche giovanili». (Rossella Liguori, Il Mattino)

Sarno. «L'avete vista bene a quella? Ma sapete come va conciata in giro?». Un uomo grosso procede a passi quasi affaticati nello spiazzo che conduce alla villa comunale. Ha una maglietta polo blu col sudore che gronda dalla fronte e scivola sul colletto. Si asciuga il viso con un fazzoletto. Non si ferma davanti alla domanda: «Cosa pensa di quanto accaduto?». Continua a camminare e sbotta. Scocciato. «Voi avete visto quella come va in giro prima di parlare e scrivere?». «Quella» è la ragazza di 16 anni che è stata violentata a turno da 5 giovani in un garage nella serata di domenica. Tutti minorenni, di età compresa tra i 15 ed i 17 anni. Lui, l'uomo con la polo blu, pare sia lo zio di uno dei denunciati per violenza di gruppo. Si lancia in una difesa assurda con una frase che scandisce tutto un groviglio di punti di riferimento errati, di valori sballati. Un intreccio dove la violenza si giustifica. Dove ci si scrolla di dosso la responsabilità e si accusa l'altro. Concetti deleteri che generano mostri quasi inconsapevoli, che sono carnefici ma diventano nello stesso tempo vittime. Sono tutti minorenni: lo è lei, minuta, con i capelli lunghi e gli occhiali grossi; lo sono loro, con i pantaloni larghi, il cappellino portato al contrario e l'orecchino al lobo. E sono tutti ormai segnati. Marchiati da quella violenza brutale subita e provocata. La vicenda ha scosso le comunità di Sarno e di San Valentino Torio scoperchiando un vaso dove sembra fossero in ebollizione da tempo rancore, odio, risentimento. Nelle parole, nelle frasi degli adolescenti di entrambi le città. Sono giovani che vanno a scuola, forse frequentano anche le parrocchie. Si fronteggiano soprattutto sui social e giudicano, con sentenze scandite da: «Se fate le troie questo meritate», «Adesso fa la santa perché è uscita sui giornali», «È stata lei a provocare, non date sempre la colpa ai maschi». Sono tanti i messaggi scritti da ragazze e ragazzi. Ed è sconcertante. Di contro, la protezione di altri. «Ma siete matti? La vittima è lei non loro», «Questa mentalità è la matrice di gesti come quelli subiti dalla ragazza». E proprio lei, la giovane vittima, è stata oggetto di numerosi messaggi. Tutti da amiche ed amici, sempre minorenni, dei suoi 5 aguzzini. «L'hai voluto tu», «Hai messo nei guai questi ragazzi per sfizio». Sono solo alcune delle frasi che le sono arrivate. Lo ha scritto lei stessa in un post, prima di bloccare il profilo. «Siete ignoranti, volete difendere i vostri amici ma non sapete cosa sia accaduto e dovete tenere la bocca chiusa. Ho le mie amiche che mi danno tutta la forza di cui ho bisogno». Ed è la sua amica del cuore a difenderla con forza dagli attacchi sferzanti. «Chiamano puttana la mia amica, spero capiscano che non è colpa sua. Noi siamo guerriere anche se lei ora sta molto male. La verità è stata già detta ai carabinieri. Lei doveva solo vedere un ragazzo, come fa ogni adolescente. La colpa è loro, non della mia amica che ora non vuole più uscire di casa, non mangia e piange. Le hanno rovinato la vita e devono pagare». Ieri pomeriggio il sindaco di Sarno, Giuseppe Canfora, insieme al presidente del consiglio comunale e delegato alle pari opportunità, Maria Rosaria Aliberti e l'assessore regionale alle pari opportunità, Chiara Marciani, ha fatto visita alla ragazza mettendo a disposizione un sostegno psicologico, legale ed economico. A San Valentino Torio, invece, un vertice a palazzo di città con le associazioni. «Ferma la condanna per il gesto compiuto dai cinque minori – ha detto il primo cittadino Michele Strianese – Questa è una comunità seria, con ideali e valori di rispetto e solidarietà. In tanti si occupano di volontariato e sociale, ma dobbiamo fare ancora di più. Ci riuniremo per stabilire come lavorare sulla fascia di età tra i 14 ed i 17 anni e costituiremo un consultorio permanente sulle problematiche giovanili». (Rossella Liguori, Il Mattino)