Conte, le mosse per “matare” la Spagna. Il ct prepara la partita in gran segreto per non dare vantaggi agli avversari

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L’Italia, anche se sotto il sole, resta nascosta nel sud della Francia, dentro il centro sportivo Bernard Gasset nel demaine de Grammont; la Spagna, pur circondata dall’oceano, non è certo isolata a nord ovest, sull’Ile de Re. Sono i poli opposti della sfida più ingombrante degli ottavi di finale di Euro 2016: Conte che addestra i suoi marines in gran segreto e Del Bosque che guida i suoi trapezisti a cielo aperto. La Roja se lo può permettere, gli azzurri non possono dare vantaggi. Il gap, guardando i risultati recenti (compresi i successi in Champions ed Europa League), esiste e non c’è da vergognarsi. L’ultimo successo della Nazionale, in competizioni ufficiali, contro le Furie Rosse è quasi d’altri tempi: a Boston, nel mondiale Usa del 1994, con Sacchi ct, il pomeriggio della gomitata di Tassotti a Luis Enrique. Conte, a luglio, sarà l’allenatore del Chelsea. Ma è con l’Italia che vorrebbe finalmente esportare il suo metodo vincente, dando senso alla sua carriera che per ora ha arricchito solo di titoli nazionali. Con la Juve, pur conquistando tre scudetti di fila, non ha mai lasciato il segno in Europa: fuori ai quarti di Champions contro il Bayern e alla prima fase contro il Galatasaray nell’anno in cui è poi uscito in semifinale di Europa League contro il Benfica. Qui in Francia vorrebbe sfruttare la chance che, nell’agosto del 2014, gli ha offerto Tavecchio. E la rivincita contro la Spagna sembra fatta apposta per la svolta: è il momento di farsi conoscere anche all’estero, in attesa di trasferirsi a Londra. Da martedì sa quale sarà l’avversario, ma è dalla settimana scorsa che lavora per l’appuntamento di lunedì a Parigi, sfruttando i 10 giorni che separano la gara contro la Svezia di venerdì 17 dagli ottavi contro la Roja del 27. Appena conquistata la qualificazione, il ct ha deciso di spingere forte, come fece inizialmente a Coverciano, sulla preparazione. Ne ha fatta una nuova, ripetendo alcuni test che gli hanno permesso di valutare lo stato di forma di ogni giocatore. Il picco è stato toccato giovedì e ieri, con gli straordinari per i titolari risparmiati nella terza partita contro l’Irlanda. La corsa, lo va ripetendo da mesi, deve spingere l’Italia a giocarsi ogni partita alla pari contro le big della competizione. Anche se la qualità è al minimo storico, la Nazionale conosce ormai bene la sua vera risorsa. Se alza il ritmo ha la possibilità di sorprendere la Spagna. La questione tattica è legata a quella fisica. Se i giocatori hanno la forza di aggredire in blocco, il sistema di gioco diventa efficace. Conte non ha alcuna intenzione di abbandonare il 3-5-2. Non fa niente che il 24 marzo nell’amichevole di Udine abbia messo in difficoltà Del Bosque con il 3-4-3. Qui, scelta la formula, ha spiegato ai suoi interpreti come si devono comportare (lezioni video, da giorni, mattina e pomeriggio): 1) pressing di grande intensità, da cominciare con gli attaccanti Eder e Pellè a centrocampo, cioè non troppo alto per evitare di perdere le distanze e di allungare l’assetto; 2) difesa mai troppo bassa per evitare che i palleggiatori spagnoli facciano possesso area al limite dell’area di rigore dove diventano pericolosissimi; 3) esterni larghi e spesso affiancati ai tre difensori per bloccare Juanfran e Jordi Alba; 4) centrocampo sempre attivo con i due intermedi pronti a oscurare il portatore di palla e negare i cambi di gioco e le linee di passaggio; 5) centravanti partecipe ad inizio azione, Pellè è il prescelto, facendo sponda e venendo incontro. In emergenza, il passaggio al 3-4-3, con Insigne ed El Shaarawy pronti a entrare in corsa. Il ct ha una partita in testa, quella all’alba del 2014 allo Stadium, da allenatore della Juve: il suo primo successo contro la Roma di Garcia. Al Saint Denis lascerà l’iniziativa alla Spagna e lancerà le sue frecce: Giaccherini, Eder, Parolo, Darmian e ovviamente Candreva. Che sta meglio e si allena anche in proprio per esserci. Se non c’è la farà, spazio a Florenzi. (Ugo Trani – Il Mattino) 

L’Italia, anche se sotto il sole, resta nascosta nel sud della Francia, dentro il centro sportivo Bernard Gasset nel demaine de Grammont; la Spagna, pur circondata dall’oceano, non è certo isolata a nord ovest, sull’Ile de Re. Sono i poli opposti della sfida più ingombrante degli ottavi di finale di Euro 2016: Conte che addestra i suoi marines in gran segreto e Del Bosque che guida i suoi trapezisti a cielo aperto. La Roja se lo può permettere, gli azzurri non possono dare vantaggi. Il gap, guardando i risultati recenti (compresi i successi in Champions ed Europa League), esiste e non c’è da vergognarsi. L’ultimo successo della Nazionale, in competizioni ufficiali, contro le Furie Rosse è quasi d’altri tempi: a Boston, nel mondiale Usa del 1994, con Sacchi ct, il pomeriggio della gomitata di Tassotti a Luis Enrique. Conte, a luglio, sarà l’allenatore del Chelsea. Ma è con l’Italia che vorrebbe finalmente esportare il suo metodo vincente, dando senso alla sua carriera che per ora ha arricchito solo di titoli nazionali. Con la Juve, pur conquistando tre scudetti di fila, non ha mai lasciato il segno in Europa: fuori ai quarti di Champions contro il Bayern e alla prima fase contro il Galatasaray nell’anno in cui è poi uscito in semifinale di Europa League contro il Benfica. Qui in Francia vorrebbe sfruttare la chance che, nell’agosto del 2014, gli ha offerto Tavecchio. E la rivincita contro la Spagna sembra fatta apposta per la svolta: è il momento di farsi conoscere anche all’estero, in attesa di trasferirsi a Londra. Da martedì sa quale sarà l’avversario, ma è dalla settimana scorsa che lavora per l’appuntamento di lunedì a Parigi, sfruttando i 10 giorni che separano la gara contro la Svezia di venerdì 17 dagli ottavi contro la Roja del 27. Appena conquistata la qualificazione, il ct ha deciso di spingere forte, come fece inizialmente a Coverciano, sulla preparazione. Ne ha fatta una nuova, ripetendo alcuni test che gli hanno permesso di valutare lo stato di forma di ogni giocatore. Il picco è stato toccato giovedì e ieri, con gli straordinari per i titolari risparmiati nella terza partita contro l’Irlanda. La corsa, lo va ripetendo da mesi, deve spingere l’Italia a giocarsi ogni partita alla pari contro le big della competizione. Anche se la qualità è al minimo storico, la Nazionale conosce ormai bene la sua vera risorsa. Se alza il ritmo ha la possibilità di sorprendere la Spagna. La questione tattica è legata a quella fisica. Se i giocatori hanno la forza di aggredire in blocco, il sistema di gioco diventa efficace. Conte non ha alcuna intenzione di abbandonare il 3-5-2. Non fa niente che il 24 marzo nell’amichevole di Udine abbia messo in difficoltà Del Bosque con il 3-4-3. Qui, scelta la formula, ha spiegato ai suoi interpreti come si devono comportare (lezioni video, da giorni, mattina e pomeriggio): 1) pressing di grande intensità, da cominciare con gli attaccanti Eder e Pellè a centrocampo, cioè non troppo alto per evitare di perdere le distanze e di allungare l’assetto; 2) difesa mai troppo bassa per evitare che i palleggiatori spagnoli facciano possesso area al limite dell’area di rigore dove diventano pericolosissimi; 3) esterni larghi e spesso affiancati ai tre difensori per bloccare Juanfran e Jordi Alba; 4) centrocampo sempre attivo con i due intermedi pronti a oscurare il portatore di palla e negare i cambi di gioco e le linee di passaggio; 5) centravanti partecipe ad inizio azione, Pellè è il prescelto, facendo sponda e venendo incontro. In emergenza, il passaggio al 3-4-3, con Insigne ed El Shaarawy pronti a entrare in corsa. Il ct ha una partita in testa, quella all’alba del 2014 allo Stadium, da allenatore della Juve: il suo primo successo contro la Roma di Garcia. Al Saint Denis lascerà l’iniziativa alla Spagna e lancerà le sue frecce: Giaccherini, Eder, Parolo, Darmian e ovviamente Candreva. Che sta meglio e si allena anche in proprio per esserci. Se non c’è la farà, spazio a Florenzi. (Ugo Trani – Il Mattino)