De Laurentiis: «Voglio solo giocatori innamorati di Napoli. Chi non lo è, non ha cultura. Immobile? Mai chiesto davvero»

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Conoscendo De Laurentiis poteva anche essere un po’ più arrabbiato, ieri, dopo lo scippo di Lapadula da parte del Milan. Poteva prendersela con Galliani o con Sebastiani. O magari persino con il bomber così tanto inseguito. O con i suoi agenti. Invece pare proprio che il presidente abbia accettato il rovescio come una delle possibili battute d’arresto in un mercato dove il numero uno azzurro lascia intendere che non si strapperà i capelli per nessuno. «Ho una squadra fortissima, non posso pretendere che uno che ha fatto il numero uno in una squadra venga da noi a fare il numero due… né posso chiedere a chi dei miei ha disputato una stagione favolosa di fare un passo indietro». De Laurentiis torna a parlare dopo qualche giorno: l’ultima volta aveva lanciato il messaggio a Higuain («lo vorrei con me per sempre»), adesso ha come obiettivo quello di far capire a tutti che il mancato ingaggio del bomber del Pescara non è proprio la fine del mondo. Ammesso che per qualcuno lo sia. Ed è sarcastico, a modo suo. «Lapadula ha fatto benissimo ad andare al Milan. Posso capirlo, che veniva a fare da noi? La riserva di Higuain, Callejon, Gabbiadini e di Insigne? Lì sarà meno stressato, troverà una società in costruzione, ha meno obblighi e giocherà di più. Sono contentissimo per lui e che Dio lo protegga». Certo, gli obiettivi primari rimangono inalterati: un terzino e un centrocampista. Ben sapendo che quando c’è il Napoli di mezzo sono tutti lì ad alzare il prezzo. Come stanno facendo, per esempio, il Verona per Ionita e il Bologna per Diawara. E che non è mai facile chiudere un’operazione in quattro e quattr’otto anche per la storia dei contratti sul modello cinematografico, pieni zeppi di paragrafi su cui l’uomo dei conti Chiavelli difficilmente passa sopra. Dunque: il concetto e il rigore di De Laurentiis sono ribaditi entrambi nell’intervento di ieri. «Un sugo buono non si fa con mille chili di pomodori… ma con i pelati migliori. Io prenderò i pomodori e a Sarri il compito di cucinarli». L’identikit è sempre lo stesso. «C’è bisogno di gente innamorata di Napoli. Chi non lo è, non ha cultura». Uno di quelli a cui batte il cuore è, ovviamente, Ciro Immobile. È di Torre Annunziata e pare persino disposto a tagliarsi parte dello stipendio (lo ha fatto pure a Torino) pur di indossare la maglia azzurra. «Ma non va bene nel gioco di Sarri e sono stato frainteso in Spagna. Pensavo a uno scherzo allora ho detto: “lo prendo solo gratis…”. Poi noi abbiamo Gabbiadini che può fare potenzialmente 30 gol in serie A». Normale che sull’affare Immobile sia calato un certo gelo: i manager dell’attaccante della Nazionale sono gli stessi di Lapadula. Ed è chiaro che al momento De Laurentiis non ha tanta voglia di parlare con loro. Svela il colpo sognato, più che sfiorato. «Era Tolisso. Ho offerto una cifra enorme. Ma il giocatore non vuole venire e non posso puntargli una pistola alla testa… ma pure per Aulas non è vendibile». Insomma, inutile perdere tempo è la sintesi del De Laurentiis-pensiero. Uno sforzo a centrocampo dovrà essere comunque fatto. Di tempo ce ne sta, eccome. D’altronde il mercato vero e proprio si infiammerà alla fine dell’Europeo. Quindi, armarsi di pazienza e mettere in conto che tutti i nomi fatti fino ad adesso possono anche essere sostituiti da altri. Nel frattempo, il ds Giuntoli potrebbe parlare con l’Udinese non solo per Widmer ma anche per il ritorno di Zapata. Il colombiano è cercato anche dal Sassuolo: nel club di Squinzi c’è Duncan, classe ‘93, che il Napoli ha sondato. Attenzione al pressing di Albiol che non ha ancora rinunciato all’idea di tornare al Valencia: sul piatto, dicono in Spagna, potrebbe esserci uno scambio con il centrale tedesco ma di origini albanesi, Shkodran Mustafi. Ma il Napoli alza il muro: Albiol resta. Si tratta con Meunier, ma al momento non ci sono accelerazioni anche se il belga ha espresso gradimento per il Napoli. Spiragli per Herrera, ma è tutto rinviato alla prossima settimana. (Pino Taormina – Il Mattino) 

Conoscendo De Laurentiis poteva anche essere un po’ più arrabbiato, ieri, dopo lo scippo di Lapadula da parte del Milan. Poteva prendersela con Galliani o con Sebastiani. O magari persino con il bomber così tanto inseguito. O con i suoi agenti. Invece pare proprio che il presidente abbia accettato il rovescio come una delle possibili battute d’arresto in un mercato dove il numero uno azzurro lascia intendere che non si strapperà i capelli per nessuno. «Ho una squadra fortissima, non posso pretendere che uno che ha fatto il numero uno in una squadra venga da noi a fare il numero due… né posso chiedere a chi dei miei ha disputato una stagione favolosa di fare un passo indietro». De Laurentiis torna a parlare dopo qualche giorno: l’ultima volta aveva lanciato il messaggio a Higuain («lo vorrei con me per sempre»), adesso ha come obiettivo quello di far capire a tutti che il mancato ingaggio del bomber del Pescara non è proprio la fine del mondo. Ammesso che per qualcuno lo sia. Ed è sarcastico, a modo suo. «Lapadula ha fatto benissimo ad andare al Milan. Posso capirlo, che veniva a fare da noi? La riserva di Higuain, Callejon, Gabbiadini e di Insigne? Lì sarà meno stressato, troverà una società in costruzione, ha meno obblighi e giocherà di più. Sono contentissimo per lui e che Dio lo protegga». Certo, gli obiettivi primari rimangono inalterati: un terzino e un centrocampista. Ben sapendo che quando c’è il Napoli di mezzo sono tutti lì ad alzare il prezzo. Come stanno facendo, per esempio, il Verona per Ionita e il Bologna per Diawara. E che non è mai facile chiudere un’operazione in quattro e quattr’otto anche per la storia dei contratti sul modello cinematografico, pieni zeppi di paragrafi su cui l’uomo dei conti Chiavelli difficilmente passa sopra. Dunque: il concetto e il rigore di De Laurentiis sono ribaditi entrambi nell’intervento di ieri. «Un sugo buono non si fa con mille chili di pomodori… ma con i pelati migliori. Io prenderò i pomodori e a Sarri il compito di cucinarli». L’identikit è sempre lo stesso. «C’è bisogno di gente innamorata di Napoli. Chi non lo è, non ha cultura». Uno di quelli a cui batte il cuore è, ovviamente, Ciro Immobile. È di Torre Annunziata e pare persino disposto a tagliarsi parte dello stipendio (lo ha fatto pure a Torino) pur di indossare la maglia azzurra. «Ma non va bene nel gioco di Sarri e sono stato frainteso in Spagna. Pensavo a uno scherzo allora ho detto: “lo prendo solo gratis…”. Poi noi abbiamo Gabbiadini che può fare potenzialmente 30 gol in serie A». Normale che sull’affare Immobile sia calato un certo gelo: i manager dell’attaccante della Nazionale sono gli stessi di Lapadula. Ed è chiaro che al momento De Laurentiis non ha tanta voglia di parlare con loro. Svela il colpo sognato, più che sfiorato. «Era Tolisso. Ho offerto una cifra enorme. Ma il giocatore non vuole venire e non posso puntargli una pistola alla testa… ma pure per Aulas non è vendibile». Insomma, inutile perdere tempo è la sintesi del De Laurentiis-pensiero. Uno sforzo a centrocampo dovrà essere comunque fatto. Di tempo ce ne sta, eccome. D’altronde il mercato vero e proprio si infiammerà alla fine dell’Europeo. Quindi, armarsi di pazienza e mettere in conto che tutti i nomi fatti fino ad adesso possono anche essere sostituiti da altri. Nel frattempo, il ds Giuntoli potrebbe parlare con l’Udinese non solo per Widmer ma anche per il ritorno di Zapata. Il colombiano è cercato anche dal Sassuolo: nel club di Squinzi c’è Duncan, classe ‘93, che il Napoli ha sondato. Attenzione al pressing di Albiol che non ha ancora rinunciato all’idea di tornare al Valencia: sul piatto, dicono in Spagna, potrebbe esserci uno scambio con il centrale tedesco ma di origini albanesi, Shkodran Mustafi. Ma il Napoli alza il muro: Albiol resta. Si tratta con Meunier, ma al momento non ci sono accelerazioni anche se il belga ha espresso gradimento per il Napoli. Spiragli per Herrera, ma è tutto rinviato alla prossima settimana. (Pino Taormina – Il Mattino)