I nostri marò in Italia, Girone torna dall’ India il 2 giugno

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Gli avvocati che difendono gli interessi di Girone avevano chiesto a una ‘vacation bench’ (sezione feriale) della Corte indiana composta dai giudici Prafulla C. Pant e D.Y.Chandrachd di applicare con sollecitudine quanto disposto per il fuciliere di marina da un tribunale presso la Corte permanente di arbitrato. Rappresentando in aula l’India l’Additional Sollicitor General, Pinku Anand, aveva detto ai giudici che il governo di Delhi non aveva obiezioni alla richiesta italiana, a patto che le condizioni della libertà provvisoria siano modificate e garantite in linea con quanto già avvenuto per Massimiliano Latorre rientrato da tempo in Italia per cure mediche. Va ricordato al riguardo che quanto accaduto è in sintonia con lo spirito dell’ordinanza firmata il 29 aprile scorso dai giudici operanti nella Cpa, in cui si dispone che Italia e India cooperino per definire condizioni e modalità di rientro e permanenza in Patria di Girone. «La Corte suprema indiana ha deciso: finalmente il marò Girone potrà tornare a casa. L’ho sentito al telefono, siamo felici e soddisfatti», ha commentato il ministro della difesa, Roberta Pinotti. «È una giornata di grande soddisfazione, il governo questa volta ha fatto le cose per bene». Così il ministro dell’Interno e leader Ncd, Angelino Alfano. «È una bella giornata e abbiamo qualcosa di importante da festeggiare, ed è bello anche che ciò avvenga nei giorni della festa della Repubblica. È anche la prova, e non ci vuole uno scienziato per comprenderlo, che visto che tutto si è risolto, le cose adesso sono state fatte meglio di come erano state fatte prima». «Me l’aspettavo: il governo ha lavorato bene. La strada dell’arbitrato internazionale si è rivelata vincente», ha detto il presidente della commissione Esteri del Senato, Pier Ferdinando Casini. «Adesso però – ha aggiunto – nessun trionfalismo: lavorare per recuperare la normalità delle relazioni bilaterali con l’India, che è un grande Paese. La vicenda non è finita: lavoriamo per farla finire nel modo migliore». «Siamo felici che Salvatore Girone torni a casa, ma la vicenda dei marò è tutt’altro che un successo per il governo, incapace, come quello che lo ha preceduto, di trovare una soluzione che era a portata di mano sin dall’inizio». Lo affermano i parlamentari del M5S membri delle commissioni Esteri e Difesa. «Trovo davvero inutili le polemiche. I fatti sono fatti», ha poi aggiunto il premier parlando in Giapone dove partecipa al G7. «Confermo la stima, l’amicizia e la collaborazione con popolo e governo indiani, ringrazio tutti i livelli tecnici, a cominciare dalla Farnesina, per il lavoro importante», ha aggiunto Renzi. La vedova del pescatore Valentine Jelestine, una delle due vittime dell’incidente per il quale sono accusati i marò, è contenta della decisione presa oggi dalla Corte Suprema sul rimpatrio temporaneo di Salvatore Girone. Lo ha detto oggi al quotidiano The Hindustan Times. «È giusto che si ricongiunga con la sua famiglia – ha dichiarato Dora Jelestine – Abbiamo perdonato i due militari ormai da tanto tempo. Ho saputo poi che uno dei militari è stato colpito da un ictus e che si sta curando in Italia e mi dispiace molto». La donna, che è cristiana e abita in un villaggio dei pressi di Kollam, in Kerala, ha poi aggiunto che non c’è ragione di continuare a battersi nei tribunali «perché nulla farà tornare indietro mio marito». ‘Doramma’, come si fa chiamare, ha ottenuto dalle autorità del Kerala un impiego pubblico. Grazie al risarcimento del governo italiano, inoltre i suoi due figli hanno la possibilità di andare all’università. Nell’aprile del 2012, Roma aveva raggiunto una intesa extragiudiziaria con le famiglie di Jalestine e di Ajesh Binki attraverso una offerta a ciascuna di loro di 10 milioni di rupie (circa 150 mila euro) come «donazione ex gratia». In una commovente lettera, i parenti dei due pescatori, entrambi cristiani, avevano perdonato i «loro fratelli italiani».

Gli avvocati che difendono gli interessi di Girone avevano chiesto a una 'vacation bench' (sezione feriale) della Corte indiana composta dai giudici Prafulla C. Pant e D.Y.Chandrachd di applicare con sollecitudine quanto disposto per il fuciliere di marina da un tribunale presso la Corte permanente di arbitrato. Rappresentando in aula l'India l'Additional Sollicitor General, Pinku Anand, aveva detto ai giudici che il governo di Delhi non aveva obiezioni alla richiesta italiana, a patto che le condizioni della libertà provvisoria siano modificate e garantite in linea con quanto già avvenuto per Massimiliano Latorre rientrato da tempo in Italia per cure mediche. Va ricordato al riguardo che quanto accaduto è in sintonia con lo spirito dell'ordinanza firmata il 29 aprile scorso dai giudici operanti nella Cpa, in cui si dispone che Italia e India cooperino per definire condizioni e modalità di rientro e permanenza in Patria di Girone. «La Corte suprema indiana ha deciso: finalmente il marò Girone potrà tornare a casa. L'ho sentito al telefono, siamo felici e soddisfatti», ha commentato il ministro della difesa, Roberta Pinotti. «È una giornata di grande soddisfazione, il governo questa volta ha fatto le cose per bene». Così il ministro dell'Interno e leader Ncd, Angelino Alfano. «È una bella giornata e abbiamo qualcosa di importante da festeggiare, ed è bello anche che ciò avvenga nei giorni della festa della Repubblica. È anche la prova, e non ci vuole uno scienziato per comprenderlo, che visto che tutto si è risolto, le cose adesso sono state fatte meglio di come erano state fatte prima». «Me l'aspettavo: il governo ha lavorato bene. La strada dell'arbitrato internazionale si è rivelata vincente», ha detto il presidente della commissione Esteri del Senato, Pier Ferdinando Casini. «Adesso però – ha aggiunto – nessun trionfalismo: lavorare per recuperare la normalità delle relazioni bilaterali con l'India, che è un grande Paese. La vicenda non è finita: lavoriamo per farla finire nel modo migliore». «Siamo felici che Salvatore Girone torni a casa, ma la vicenda dei marò è tutt'altro che un successo per il governo, incapace, come quello che lo ha preceduto, di trovare una soluzione che era a portata di mano sin dall'inizio». Lo affermano i parlamentari del M5S membri delle commissioni Esteri e Difesa. «Trovo davvero inutili le polemiche. I fatti sono fatti», ha poi aggiunto il premier parlando in Giapone dove partecipa al G7. «Confermo la stima, l'amicizia e la collaborazione con popolo e governo indiani, ringrazio tutti i livelli tecnici, a cominciare dalla Farnesina, per il lavoro importante», ha aggiunto Renzi. La vedova del pescatore Valentine Jelestine, una delle due vittime dell'incidente per il quale sono accusati i marò, è contenta della decisione presa oggi dalla Corte Suprema sul rimpatrio temporaneo di Salvatore Girone. Lo ha detto oggi al quotidiano The Hindustan Times. «È giusto che si ricongiunga con la sua famiglia – ha dichiarato Dora Jelestine – Abbiamo perdonato i due militari ormai da tanto tempo. Ho saputo poi che uno dei militari è stato colpito da un ictus e che si sta curando in Italia e mi dispiace molto». La donna, che è cristiana e abita in un villaggio dei pressi di Kollam, in Kerala, ha poi aggiunto che non c'è ragione di continuare a battersi nei tribunali «perché nulla farà tornare indietro mio marito». 'Doramma', come si fa chiamare, ha ottenuto dalle autorità del Kerala un impiego pubblico. Grazie al risarcimento del governo italiano, inoltre i suoi due figli hanno la possibilità di andare all'università. Nell'aprile del 2012, Roma aveva raggiunto una intesa extragiudiziaria con le famiglie di Jalestine e di Ajesh Binki attraverso una offerta a ciascuna di loro di 10 milioni di rupie (circa 150 mila euro) come «donazione ex gratia». In una commovente lettera, i parenti dei due pescatori, entrambi cristiani, avevano perdonato i «loro fratelli italiani».

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