Depuratore Positano restano i sigilli

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Positano, come quasi tutti i depuratori della Costiera amalfitana, si è visto il depuratore sequestrato, ma non per l’inquinamento del mare, bensì solo per le emissioni nell’aria. Il Comune di Positano ha chieso il dissequestro, con l’avvocato Michele Sarno, ma il Tribunale del Riesame di Salerno ieri ha rigettato il ricorso. Il sequestro rientra nel piano di indagine straordinaria in tema ambientale, avviata dalla procura di Salerno, diretta da Corrado Lembo, anche con l’impiego di nuove tecniche investigative. Le indagini, condotte dai carabinieri del nucleo operativo ecologico e dalla capitaneria di porto di Salerno avrebbero accertato i reati di emissione in atmosfera in assenza di autorizzazione e di smaltimento illecito dei rifiuti. Irregolarità che sono emerse in seguito alle verifiche, nel corso delle quali è stato scoperto che la linea di trattamento dei fanghi, installata presso il depuratore, avrebbe prodotto emissioni in atmosfera in assenza dell’autorizzazione. Le motivazioni della difesa, circa il superamento della necessità della misura cautelare del sequestro preventivo, non sono state ritenute sufficienti dal Riesame per rivedere l’ordinanza emessa dal gip. La posizione di Michele De Lucia però si attenua perché cade l’accusa di omissione d’atti d’ufficio mentre resta in piedi solo quella relativa alla violazione delle norme che disciplinano la tutela ambientale. Il legale del sindaco attende ora le motivazioni del Riesame per sollevare un nuovo ricorso. Sono state le articolate indagini espletate dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico e dalla Capitaneria di porto di Salerno ad accertare emissioni in atmosfera in assenza di autorizzazione facendo contestare agli indagati anche l’accusa di smaltimento illecito dei rifiuti. Secondo le accuse contestate dalla Procura la linea di trattamento dei fanghi, installata presso il depuratore, avrebbe prodotto emissioni in atmosfera in assenza dell’autorizzazione; ancora, sempre in assenza del necessario nullaosta, si sarebbe proceduto allo smaltimento di rifiuti liquidi prodotti dall’impianto stesso. Restano indagati il sindaco della cittadina costiera Michele De Lucia, il responsabile dei Lavori pubblici Raffaele Fata e i direttori e dirigenti della Ausino Mariano Agrusta, Matilde Milito, Giuseppe Viatagliano, Massimo Matucciello, Iolanda Giuliano, Domenico Bevilacqua e Franco Vaccaro. Le indagini della Procura proseguono per accertare l’ipotesi di reato di scarico illegale in mare di rifiuti reflui che danneggiano le acque; accusa, questa, non riconosciuta dal Gip. Sotto sequestro resta quindi la sola linea di trattamento dei fanghi installata presso il depuratore del Comune di Positano e non l’intero impianto come invece richiesto dal pool di magistrati che hanno coordinato le indagini. Secondo la tesi del Gip non vi è infatti «alcun indizio che gli indicati sversamenti abbiano effettivamente messo a rischio l’integrità del tratto di mare antistante il litorale di Positano». Il depuratore risulta infatti «collegato ad una condotta sottomarina di circa 700 metri attraverso la quale vengono sversati in mare i reflui derivanti dal ciclo di lavorazione e che a causa dell’inadeguatezza strutturale dell’impianto – pure sottoposta a vari interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria non risultano sempre conformi ai parametri di legge» per periodi ben precisi. Quello di Positano è infatti un sequestro ben diverso da quello avvenuto in altri Comuni dove i sigilli sono stati posti non soltanto alla griglia di lavorazione dei fanghi ma anche all’intero impianto.

Positano, come quasi tutti i depuratori della Costiera amalfitana, si è visto il depuratore sequestrato, ma non per l'inquinamento del mare, bensì solo per le emissioni nell'aria. Il Comune di Positano ha chieso il dissequestro, con l'avvocato Michele Sarno, ma il Tribunale del Riesame di Salerno ieri ha rigettato il ricorso. Il sequestro rientra nel piano di indagine straordinaria in tema ambientale, avviata dalla procura di Salerno, diretta da Corrado Lembo, anche con l’impiego di nuove tecniche investigative. Le indagini, condotte dai carabinieri del nucleo operativo ecologico e dalla capitaneria di porto di Salerno avrebbero accertato i reati di emissione in atmosfera in assenza di autorizzazione e di smaltimento illecito dei rifiuti. Irregolarità che sono emerse in seguito alle verifiche, nel corso delle quali è stato scoperto che la linea di trattamento dei fanghi, installata presso il depuratore, avrebbe prodotto emissioni in atmosfera in assenza dell’autorizzazione. Le motivazioni della difesa, circa il superamento della necessità della misura cautelare del sequestro preventivo, non sono state ritenute sufficienti dal Riesame per rivedere l’ordinanza emessa dal gip. La posizione di Michele De Lucia però si attenua perché cade l'accusa di omissione d'atti d'ufficio mentre resta in piedi solo quella relativa alla violazione delle norme che disciplinano la tutela ambientale. Il legale del sindaco attende ora le motivazioni del Riesame per sollevare un nuovo ricorso. Sono state le articolate indagini espletate dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico e dalla Capitaneria di porto di Salerno ad accertare emissioni in atmosfera in assenza di autorizzazione facendo contestare agli indagati anche l'accusa di smaltimento illecito dei rifiuti. Secondo le accuse contestate dalla Procura la linea di trattamento dei fanghi, installata presso il depuratore, avrebbe prodotto emissioni in atmosfera in assenza dell'autorizzazione; ancora, sempre in assenza del necessario nullaosta, si sarebbe proceduto allo smaltimento di rifiuti liquidi prodotti dall'impianto stesso. Restano indagati il sindaco della cittadina costiera Michele De Lucia, il responsabile dei Lavori pubblici Raffaele Fata e i direttori e dirigenti della Ausino Mariano Agrusta, Matilde Milito, Giuseppe Viatagliano, Massimo Matucciello, Iolanda Giuliano, Domenico Bevilacqua e Franco Vaccaro. Le indagini della Procura proseguono per accertare l'ipotesi di reato di scarico illegale in mare di rifiuti reflui che danneggiano le acque; accusa, questa, non riconosciuta dal Gip. Sotto sequestro resta quindi la sola linea di trattamento dei fanghi installata presso il depuratore del Comune di Positano e non l'intero impianto come invece richiesto dal pool di magistrati che hanno coordinato le indagini. Secondo la tesi del Gip non vi è infatti «alcun indizio che gli indicati sversamenti abbiano effettivamente messo a rischio l'integrità del tratto di mare antistante il litorale di Positano». Il depuratore risulta infatti «collegato ad una condotta sottomarina di circa 700 metri attraverso la quale vengono sversati in mare i reflui derivanti dal ciclo di lavorazione e che a causa dell'inadeguatezza strutturale dell'impianto – pure sottoposta a vari interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria non risultano sempre conformi ai parametri di legge» per periodi ben precisi. Quello di Positano è infatti un sequestro ben diverso da quello avvenuto in altri Comuni dove i sigilli sono stati posti non soltanto alla griglia di lavorazione dei fanghi ma anche all'intero impianto.