Atrani morte chef Carmine Abate. In tribunale lo scontro sulle responsabilità di una morte per frana

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Atrani , Costiera amalfitana Ci sono voluti sei anni ma ieri il processo a carico di dieci persone, accusate a vario titolo di essere responsabili della morte dello chef Carmine Abate, morto nella sua cucina del ristorante Zaccaria di Atrani, a causa del cedimento del costone roccioso, è finalmente entrato nel vivo. Sul banco dei testimoni anche la moglie della vittima, parte civile assieme ai figli e difesa dagli avvocati Felice Lentini e Carlo Di Ruocco, la quale non ha potuto far altro che confermare che il marito lavorava in quel ristorante e raccontare quelle poche cose di cui era a conoscenza su quella tragica mattinata. Acquisite anche le informative tecniche relative sia alle indagini dei carabinieri e sia quelle sull’autopsia eseguita dal medico legale Giovanni Zotti. Ma l’udienza si è aperta all’insegna di non poche polemiche prima tra i difensori e il pm Carlo Paternoster, relativa al mancato inserimento nel fascicolo di un video e di alcuni interrogatori, e poi tra i difensori di parte dopo che sarebbero emerse responsabilità sia da parte del proprietario del costone roccioso, Andrea Barbaro ( dell’hotel Luna di Amalfi , al confine con la cittadina e del parcheggio Luna Rossa, sui cui lavori erano partiti degli esposti dai residenti anni prima come riportato da Positanonews, ndr )  per la mancata messa in sicurezza del tratto di roccia, e sua dei proprietari del ristorante, Annamaria Staiano e Zaccaria Pinto, per una serie di abusi edilizi commessi sulla struttura. Nel collegio difensivo, tra i tanti, gli avvocati Silverio Sica, Carmine Giovine, Agostino De Caro, Francesca Vista. Oltre a Barbaro, Pinto e Staiano, sono a processo anche Nicola Nocera (responsabile dell’area tecnica dell’Anas), Domenico Guida (direttore dei lavori nominato dall’Autorità di bacino Destra Sele), Gerardo Lombardi (responsabile del procedimento e relatore per le frane nel gruppo di supporto nominato dall’Autorità di bacino), Giovanni Polloni (tecnico geologo abilitato dalla società Acquater a sottoscrivere il piano di stralcio per l’assetto idrogeologico), Vincenzo Trassari (ingegnere incaricato del coordinamento tecnico di progetto e rischio frane), Lorenzo Rocchetti (responsabile del progetto per la società Aquater) e Crescenzo Minotta (geologo in servizio al Destra Sele). Gli imputati sono accusati di condotte omissive per non aver messo in atto azioni che evitassero la frana del costone. Sotto accusa quel piano che molti anni prima della tragedia del 2 gennaio del 2010 fu appaltato dal consorzio di Bacino avrebbe dovuto prevenire il rischio frane in quella zona. I titolari del ristorante, invece, sono responsabili della morte dello chef, secondo la Procura, in quanto, nonostante le avvisaglie per la caduta di materiale dall’alto, «non misero in atto delle azioni o non avrebbe sollecitato opere di messa in sicurezza che avrebbero potuto evi tare la morte del cuoco che quella mattina fu travolto da 8 metri cubi di materiale lapideo». Petronilla Carillo, Il Mattino

 

Atrani , Costiera amalfitana Ci sono voluti sei anni ma ieri il processo a carico di dieci persone, accusate a vario titolo di essere responsabili della morte dello chef Carmine Abate, morto nella sua cucina del ristorante Zaccaria di Atrani, a causa del cedimento del costone roccioso, è finalmente entrato nel vivo. Sul banco dei testimoni anche la moglie della vittima, parte civile assieme ai figli e difesa dagli avvocati Felice Lentini e Carlo Di Ruocco, la quale non ha potuto far altro che confermare che il marito lavorava in quel ristorante e raccontare quelle poche cose di cui era a conoscenza su quella tragica mattinata. Acquisite anche le informative tecniche relative sia alle indagini dei carabinieri e sia quelle sull'autopsia eseguita dal medico legale Giovanni Zotti. Ma l'udienza si è aperta all'insegna di non poche polemiche prima tra i difensori e il pm Carlo Paternoster, relativa al mancato inserimento nel fascicolo di un video e di alcuni interrogatori, e poi tra i difensori di parte dopo che sarebbero emerse responsabilità sia da parte del proprietario del costone roccioso, Andrea Barbaro ( dell'hotel Luna di Amalfi , al confine con la cittadina e del parcheggio Luna Rossa, sui cui lavori erano partiti degli esposti dai residenti anni prima come riportato da Positanonews, ndr )  per la mancata messa in sicurezza del tratto di roccia, e sua dei proprietari del ristorante, Annamaria Staiano e Zaccaria Pinto, per una serie di abusi edilizi commessi sulla struttura. Nel collegio difensivo, tra i tanti, gli avvocati Silverio Sica, Carmine Giovine, Agostino De Caro, Francesca Vista. Oltre a Barbaro, Pinto e Staiano, sono a processo anche Nicola Nocera (responsabile dell'area tecnica dell'Anas), Domenico Guida (direttore dei lavori nominato dall'Autorità di bacino Destra Sele), Gerardo Lombardi (responsabile del procedimento e relatore per le frane nel gruppo di supporto nominato dall'Autorità di bacino), Giovanni Polloni (tecnico geologo abilitato dalla società Acquater a sottoscrivere il piano di stralcio per l'assetto idrogeologico), Vincenzo Trassari (ingegnere incaricato del coordinamento tecnico di progetto e rischio frane), Lorenzo Rocchetti (responsabile del progetto per la società Aquater) e Crescenzo Minotta (geologo in servizio al Destra Sele). Gli imputati sono accusati di condotte omissive per non aver messo in atto azioni che evitassero la frana del costone. Sotto accusa quel piano che molti anni prima della tragedia del 2 gennaio del 2010 fu appaltato dal consorzio di Bacino avrebbe dovuto prevenire il rischio frane in quella zona. I titolari del ristorante, invece, sono responsabili della morte dello chef, secondo la Procura, in quanto, nonostante le avvisaglie per la caduta di materiale dall'alto, «non misero in atto delle azioni o non avrebbe sollecitato opere di messa in sicurezza che avrebbero potuto evi tare la morte del cuoco che quella mattina fu travolto da 8 metri cubi di materiale lapideo». Petronilla Carillo, Il Mattino