Ercolano. Incursione notturna al molo La Favorita, in fiamme il gozzo di un pescatore

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Ercolano. Prima il furto, poi le fiamme: è la complessa e appariscente azione dei malviventi che la notte scorsa hanno incendiato un gozzo al molo La Favorita. L’imbarcazione presa di mira misura circa quattro metri ed è in legno, dal valore decisamente modico. Eppure nella prima fase del raid è stato interamente smontato il motore e messo da parte, mentre il resto della barca è stato incendiato. Sul posto sono intervenuti i militari della Capitaneria di Porto di Torre del Greco, allertati da una segnalazione giunta nel cuore della notte. Ad attenderli c’era già il proprietario del gozzo, un pescatore di Ercolano che ha riferito di aver proceduto per primo allo spegnimento del rogo. Gli investigatori hanno eseguito i rilievi per poter ricostruire quanto meno le modalità con le quali l’imbarcazione è stata data alle fiamme. Per quanto concerne, invece, il motivo di un simile e inconsueto episodio, ci sarebbero già diverse interpretazioni. A fornire una prima lettura dei fatti è stato il comandante della Capitaneria Rosario Meo, che non ha escluso di voler portare avanti un’indagine molto ampia. Il lavoro delle forze dell’ordine si sta difatti svolgendo in diverse direzioni, non ultima quella di una possibile ritorsione a seguito di minacce. In questo caso, proprio per la particolarità dell’episodio, i militari non hanno potuto fare a meno di ipotizzare anche un retroscena legato alla malavita locale. Una necessità che scaturisce sia dal difficile passato della città degli Scavi, che dalle modalità con le quali è stato compiuto il gesto. In casi come questo per le forze dell’ordine è determinante fugare ogni dubbio in tal senso, proprio per evitare che un fatto apparentemente irrilevante possa essere invece spia di un fenomeno più inquietante. Naturalmente al vaglio degli investigatori della Guardia costiera ci sono anche altre spiegazioni. Fra queste c’è la possibilità che il raid sia opera di un gruppetto di teppisti proveniente da Torre del Greco, che avrebbe già precedenti simili. Una banda che a detta delle forze dell’ordine si sarebbe già scagliata contro altre imbarcazioni ormeggiate al porto di Torre del Greco. Di solito, però, i vandali in questione lasciano tracce decisamente meno palesi: si tratta soprattutto di lievi danneggiamenti senza alcun motivo. L’eventualità che questa volta il “branco” di teppisti abbia deciso di spostarsi sul molo di Ercolano è anche plausibile, l’unico punto debole di una simile ricostruzione è proprio il danno arrecato al gozzo. Il modo in cui è stato smontato il motore dell’imbarcazione lascia pensare a mani esperte più che al divertimento di un gruppo di ragazzini. E non solo, anche le fiamme sono un segnale da interpretare con maggiore attenzione, proprio perché chi ha agito non ha scelto affatto una forma discreta. Alla luce delle varie ipotesi, il comandante della Capitaneria ha assicurato che l’intera vicenda sarà approfondita con accertamenti che dovranno anche confermare la versione dei fatti resa dal proprietario del gozzo. L’uomo, ascoltato nelle ore successive all’incendio, ha però affermato di non aver ricevuto alcuna minaccia di recente. Dichiarazioni che non hanno influenzato la decisione delle forze dell’ordine di voler prendere in considerazione anche la più temuta pista del racket. L’attività investigativa si preannuncia infine anche impegnativa per la totale assenza di occhi elettronici che possano aver ripreso l’azione. Un dettaglio di cui forse i malviventi che hanno appiccato il rogo a bordo dell’imbarcazione erano già a conoscenza. (Paola Russo – Il Mattino) 

Ercolano. Prima il furto, poi le fiamme: è la complessa e appariscente azione dei malviventi che la notte scorsa hanno incendiato un gozzo al molo La Favorita. L’imbarcazione presa di mira misura circa quattro metri ed è in legno, dal valore decisamente modico. Eppure nella prima fase del raid è stato interamente smontato il motore e messo da parte, mentre il resto della barca è stato incendiato. Sul posto sono intervenuti i militari della Capitaneria di Porto di Torre del Greco, allertati da una segnalazione giunta nel cuore della notte. Ad attenderli c’era già il proprietario del gozzo, un pescatore di Ercolano che ha riferito di aver proceduto per primo allo spegnimento del rogo. Gli investigatori hanno eseguito i rilievi per poter ricostruire quanto meno le modalità con le quali l’imbarcazione è stata data alle fiamme. Per quanto concerne, invece, il motivo di un simile e inconsueto episodio, ci sarebbero già diverse interpretazioni. A fornire una prima lettura dei fatti è stato il comandante della Capitaneria Rosario Meo, che non ha escluso di voler portare avanti un’indagine molto ampia. Il lavoro delle forze dell’ordine si sta difatti svolgendo in diverse direzioni, non ultima quella di una possibile ritorsione a seguito di minacce. In questo caso, proprio per la particolarità dell’episodio, i militari non hanno potuto fare a meno di ipotizzare anche un retroscena legato alla malavita locale. Una necessità che scaturisce sia dal difficile passato della città degli Scavi, che dalle modalità con le quali è stato compiuto il gesto. In casi come questo per le forze dell’ordine è determinante fugare ogni dubbio in tal senso, proprio per evitare che un fatto apparentemente irrilevante possa essere invece spia di un fenomeno più inquietante. Naturalmente al vaglio degli investigatori della Guardia costiera ci sono anche altre spiegazioni. Fra queste c’è la possibilità che il raid sia opera di un gruppetto di teppisti proveniente da Torre del Greco, che avrebbe già precedenti simili. Una banda che a detta delle forze dell’ordine si sarebbe già scagliata contro altre imbarcazioni ormeggiate al porto di Torre del Greco. Di solito, però, i vandali in questione lasciano tracce decisamente meno palesi: si tratta soprattutto di lievi danneggiamenti senza alcun motivo. L’eventualità che questa volta il “branco” di teppisti abbia deciso di spostarsi sul molo di Ercolano è anche plausibile, l’unico punto debole di una simile ricostruzione è proprio il danno arrecato al gozzo. Il modo in cui è stato smontato il motore dell’imbarcazione lascia pensare a mani esperte più che al divertimento di un gruppo di ragazzini. E non solo, anche le fiamme sono un segnale da interpretare con maggiore attenzione, proprio perché chi ha agito non ha scelto affatto una forma discreta. Alla luce delle varie ipotesi, il comandante della Capitaneria ha assicurato che l’intera vicenda sarà approfondita con accertamenti che dovranno anche confermare la versione dei fatti resa dal proprietario del gozzo. L’uomo, ascoltato nelle ore successive all’incendio, ha però affermato di non aver ricevuto alcuna minaccia di recente. Dichiarazioni che non hanno influenzato la decisione delle forze dell’ordine di voler prendere in considerazione anche la più temuta pista del racket. L’attività investigativa si preannuncia infine anche impegnativa per la totale assenza di occhi elettronici che possano aver ripreso l’azione. Un dettaglio di cui forse i malviventi che hanno appiccato il rogo a bordo dell’imbarcazione erano già a conoscenza. (Paola Russo – Il Mattino)