Salerno. Ospedale Ruggi, mazzette e assenteismo. Indagini intrecciate

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 Si intrecciano le indagini che interessano il reparto di ginecologia con quelle del secondo filone dell’inchiesta fannulloni. Uno dei quattro medici per i quali è stato avviato il procedimento disciplinare dopo la morte della commerciante di Atrani operata di cisti ovariche, infatti, è anche presente nella lista dei presunti assenteisti. Si tratta del professionista che nel corso delle verifiche portate avanti dai carabinieri dei Nas all’indomani del decesso di Palma Casanova risulta come colui il quale avrebbe consegnato a un portantino la parte di intestino, poi scomparsa misteriosamente e ritenuta importantissima dalla Procura, perchè avrebbe potuto dimostrare la conseguenzialità tra la morte della donna e l’operazione (forse sbagliata) in laparoscopia. Il medico, martedì scorso, è comparso dinanzi alla commissione disciplinare per chiarire la sua posizione in merito all’accusa di aver prestato la propria attività a «nero» presso una clinica pugliese. Le indagini, che portarono a inizio mese di giugno alla rinuncia dell’incarico da parte del medico, partirono in seguito a una denuncia che giunse sulla scrivania dell’attuale manager del Ruggi Nicola Cantone in cui si segnalava la presenza presso una struttura di Bari di due anestesisti dell’azienda ospedaliera universitaria che avrebbero lavorato senza alcuna autorizzazione. Da qui l’avvio delle verifiche e l’invio da parte della clinica di tutta la documentazione, nella quale sarebbe emerso che i due in alcune occasioni sarebbero risultati presenti sia in Puglia che a Salerno. Per questo motivo, poi, sarebbero stati inseriti anche nella lista dei presunti assenteisti del Ruggi. L’incartamento, in ogni caso, fu successivamente acquisito dai carabinieri dei Nas e inviato alla Procura, che a quel punto aprì un fascicolo d’indagine, ipotizzando i reati di truffa e falso. L’anestesista, però, nel corso dell’audizione dell’altro giorno in ospedale, ha respinto tutte le accuse in merito alla marcatura al Ruggi in contemporanea con la sua presenza a Bari e ha detto di non aver mai ricevuto indicazioni dall’azienda ospedaliera sull’attività extramoenia, nonostante in tre occasioni abbia presentato regolare richiesta, richiamando di conseguenza la legge Balduzzi sul silenzio assenso. Prosegue, nel frattempo, anche l’altro filone d’indagine sui presunti interventi «pilotati» in ginecologia da e verso strutture private in cambio di soldi, nate dopo gli accertamenti per far luce sulla morte e sul decorso post-intervento chirurgico della commerciante di Atrani, che vede l’avvio dei procedimenti disciplinari per i due medici che operarono la donna. Al vaglio degli inquirenti l’attività svolta da uno dei due ginecologi presso una struttura privata, dove secondo alcune denunce presentate in Procura sarebbero state indirizzate alcune pazienti per interventi salva-vita, insieme all’altro chirurgo convenzionato con l’azienda ospedaliera e finito al centro delle verifiche della magistratura. Sulla presenza del chirurgo in sala operatoria fu presentato nel 2014 un esposto anonimo all’allora direttore generale Vincenzo Viggiani, in cui si contestava l’espletamento dell’attività professionale del medico senza autorizzazione, revocata un anno mezzo prima dal precedente manager Elvira Lenzi in seguito al coinvolgimento dello stesso nel caso della garza dimenticata per 7 mesi nell’addome di una paziente. Autorizzazione poi concessa da Viggiani nel mese di novembre del 2014 e scaduta a dicembre scorso, dopo il quale, però, avrebbe comunque continuato ad essere presente fin quando non è poi esploso lo scandalo in neurochirurgia. Sotto la lente d’ingrandimento della Procura anche la denuncia di una paziente, che in un video al vaglio dei magistrati, ha raccontato di essere stata avvicinata da alcuni sanitari del reparto, che l’avrebbero indirizzata verso il centro esterno in questione, dove svolgono la propria attività i due, e di essere stata poi operata al Ruggi dal chirurgo convenzionato. Sabino Russo Il Mattino 

 Si intrecciano le indagini che interessano il reparto di ginecologia con quelle del secondo filone dell'inchiesta fannulloni. Uno dei quattro medici per i quali è stato avviato il procedimento disciplinare dopo la morte della commerciante di Atrani operata di cisti ovariche, infatti, è anche presente nella lista dei presunti assenteisti. Si tratta del professionista che nel corso delle verifiche portate avanti dai carabinieri dei Nas all'indomani del decesso di Palma Casanova risulta come colui il quale avrebbe consegnato a un portantino la parte di intestino, poi scomparsa misteriosamente e ritenuta importantissima dalla Procura, perchè avrebbe potuto dimostrare la conseguenzialità tra la morte della donna e l'operazione (forse sbagliata) in laparoscopia. Il medico, martedì scorso, è comparso dinanzi alla commissione disciplinare per chiarire la sua posizione in merito all'accusa di aver prestato la propria attività a «nero» presso una clinica pugliese. Le indagini, che portarono a inizio mese di giugno alla rinuncia dell'incarico da parte del medico, partirono in seguito a una denuncia che giunse sulla scrivania dell'attuale manager del Ruggi Nicola Cantone in cui si segnalava la presenza presso una struttura di Bari di due anestesisti dell'azienda ospedaliera universitaria che avrebbero lavorato senza alcuna autorizzazione. Da qui l'avvio delle verifiche e l'invio da parte della clinica di tutta la documentazione, nella quale sarebbe emerso che i due in alcune occasioni sarebbero risultati presenti sia in Puglia che a Salerno. Per questo motivo, poi, sarebbero stati inseriti anche nella lista dei presunti assenteisti del Ruggi. L'incartamento, in ogni caso, fu successivamente acquisito dai carabinieri dei Nas e inviato alla Procura, che a quel punto aprì un fascicolo d'indagine, ipotizzando i reati di truffa e falso. L'anestesista, però, nel corso dell'audizione dell'altro giorno in ospedale, ha respinto tutte le accuse in merito alla marcatura al Ruggi in contemporanea con la sua presenza a Bari e ha detto di non aver mai ricevuto indicazioni dall'azienda ospedaliera sull'attività extramoenia, nonostante in tre occasioni abbia presentato regolare richiesta, richiamando di conseguenza la legge Balduzzi sul silenzio assenso. Prosegue, nel frattempo, anche l'altro filone d'indagine sui presunti interventi «pilotati» in ginecologia da e verso strutture private in cambio di soldi, nate dopo gli accertamenti per far luce sulla morte e sul decorso post-intervento chirurgico della commerciante di Atrani, che vede l'avvio dei procedimenti disciplinari per i due medici che operarono la donna. Al vaglio degli inquirenti l'attività svolta da uno dei due ginecologi presso una struttura privata, dove secondo alcune denunce presentate in Procura sarebbero state indirizzate alcune pazienti per interventi salva-vita, insieme all'altro chirurgo convenzionato con l'azienda ospedaliera e finito al centro delle verifiche della magistratura. Sulla presenza del chirurgo in sala operatoria fu presentato nel 2014 un esposto anonimo all'allora direttore generale Vincenzo Viggiani, in cui si contestava l'espletamento dell'attività professionale del medico senza autorizzazione, revocata un anno mezzo prima dal precedente manager Elvira Lenzi in seguito al coinvolgimento dello stesso nel caso della garza dimenticata per 7 mesi nell'addome di una paziente. Autorizzazione poi concessa da Viggiani nel mese di novembre del 2014 e scaduta a dicembre scorso, dopo il quale, però, avrebbe comunque continuato ad essere presente fin quando non è poi esploso lo scandalo in neurochirurgia. Sotto la lente d'ingrandimento della Procura anche la denuncia di una paziente, che in un video al vaglio dei magistrati, ha raccontato di essere stata avvicinata da alcuni sanitari del reparto, che l'avrebbero indirizzata verso il centro esterno in questione, dove svolgono la propria attività i due, e di essere stata poi operata al Ruggi dal chirurgo convenzionato. Sabino Russo Il Mattino