Morte sospetta di Palma Casanova ad Atrani blitz dei carabinieri all’ospedale Ruggi di Salerno

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Blitz dei Nas ieri  mattina presso il reparto dell’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona, è stato senz’altro la più «imponente» acquisizione d’atti degli ultimi mesi, scirvono Petronilla Carillo e  Sabino Russo su Il Mattino .  Su disposizione del sostituto procuratore Elena Guarino, i militari del Nucleo Antisofisticazioni, agli ordini del capitano Gianfranco Di Sario, sono tornati ieri mattina a Ginecologia non soltanto per prendere una serie di carte necessarie a chiarire alcuni «dubbi» sulla morte di Palma Casanova, la commerciante di Atrani  in Costiera amalfitana deceduta dopo un banale intervento ad alcune cisti ovariche, ma anche per acquisire una voluminosa documentazione relativa agli elenchi dei ricoveri effettuati negli ultimi mesi all’interno del reparto; ai registri di sala operatoria; agli elenchi per i posti letto; alle liste d’attesa; alle consulenze di professionisti esterni. Tutto, insomma. O quasi. Una inchiesta delicata, quella sua morte delle 56enne di Atrani, anche perché nel corso dei sequestri, i carabinieri non avrebbero trovato un reperto importante ai fini delle indagini: il sigma, ovvero una parte dell’intestino. Proprio nel corso degli interrogatori di personale e pazienti legati, in un qualche modo, al caso Casanova, i carabinieri si sono imbattuti in una serie di «racconti-denuncia» in base ai quali ci sarebbe una «vendita» di posti letto in cambio di regali. Un punto, questo, sul quale ha aperto una indagine interna anche il commissario straordinario dell’azienda ospedaliera universitaria, Nicola Cantone. Inchiesta, quella interna, che si intreccia con quella giudiziaria e che, al momento, avrebbe portato già a qualche risultato. Il riscontro incrociato dei dati del sistema informatizzato delle registrazioni di ingresso e dimissione di alcune pazienti giunte in pronto soccorso con quelli di ricovero delle stesse in Ginecologia avrebbero rilevato, infatti, alcune anomalie, sulle quali è stato chiesto al primario del reparto di fare chiarezza. Ma le risposte ottenute dal manager Nicola Cantone, però, sarebbero state ritenute dallo stesso insoddisfacenti. Su queste incongruenze, del resto, sta lavorando anche la Procura. In particolare sarebbe emerso che alcune pazienti sarebbero giunte in pronto soccorso e poi dimesse. Fin qui nulla di strano, se non fosse che subito dopo risulterebbero ricoverate in reparto. Il sospetto è che si sia utilizzato il tempo per la registrazione delle dimissioni per conservare il posto letto. Per questo motivo Cantone aveva dato inizio a una stretta sui tempi di trasmissione dei dati della procedura, disponendo che le dimissioni dovessero avvenire non oltre le ore 11 e immediatamente scaricate dal sistema informatico, così come la scheda di dimissione deve essere effettuata tramite il sistema informatico entro 24 dalla stessa. Ora tocca ai carabinieri del Nas verificare una serie di altri dettagli.

Era il 22 aprile scorso quando, dopo essere entrata in sala operatoria, per la seconda volta in tre giorni, Palma Casanova muore. Soltanto il martedì la commerciante di Atrani era andata al San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona per essere sottoposta ad un intervento di routine: cisti ovariche, in laparoscopia. Doveva essere un intervento semplice e poco invasivo, invece qualcosa non è andato per il verso giusto: probabilmente i medici che l’hanno operata hanno commesso un errore, le hanno perforato l’intestino e, durante il post operatorio, nessuno se ne sarebbe accorto. La Casanova, dunque, è entrata in sala operatoria martedì 19 aprile: non era in day hospital ma ricoverata. Giovedì mattina, dopo averla tenuta per più di un giorno in osservazione, i medici decidono di dimetterla. Una volta a casa la situazione precipita velocemente: venerdì inizia ad avere forti fastidi addominali, la pancia le si gonfia e i familiari decidono di portarla in ospedale a Castiglione di Ravello. Di qui intubata viene trasferita al Ruggi e sottoposta a nuovo intervento, muore in sala operatoria. Tredici medici, tutti quelli che hanno avuto contatti con la vittima, finiscono iscritti nel registro degli indagati. E, mentre si attendono ancora gli esiti dell’autopsia, dai primi rilievi peritali, i consulenti della Procura si rendono conto che qualcosa non è andato come doveva. Il pm Guarino chiede ulteriori accertamenti ma, quando i Nas vanno in ospedale non trovano il sigma: il pezzo di intestino che le era stato prelevato per essere sottoposto ad autopsia. Il resto è cronaca di questi giorni. pe.car.

Blitz dei Nas ieri  mattina presso il reparto dell'ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d'Aragona, è stato senz'altro la più «imponente» acquisizione d'atti degli ultimi mesi, scirvono Petronilla Carillo e  Sabino Russo su Il Mattino .  Su disposizione del sostituto procuratore Elena Guarino, i militari del Nucleo Antisofisticazioni, agli ordini del capitano Gianfranco Di Sario, sono tornati ieri mattina a Ginecologia non soltanto per prendere una serie di carte necessarie a chiarire alcuni «dubbi» sulla morte di Palma Casanova, la commerciante di Atrani  in Costiera amalfitana deceduta dopo un banale intervento ad alcune cisti ovariche, ma anche per acquisire una voluminosa documentazione relativa agli elenchi dei ricoveri effettuati negli ultimi mesi all'interno del reparto; ai registri di sala operatoria; agli elenchi per i posti letto; alle liste d'attesa; alle consulenze di professionisti esterni. Tutto, insomma. O quasi. Una inchiesta delicata, quella sua morte delle 56enne di Atrani, anche perché nel corso dei sequestri, i carabinieri non avrebbero trovato un reperto importante ai fini delle indagini: il sigma, ovvero una parte dell'intestino. Proprio nel corso degli interrogatori di personale e pazienti legati, in un qualche modo, al caso Casanova, i carabinieri si sono imbattuti in una serie di «racconti-denuncia» in base ai quali ci sarebbe una «vendita» di posti letto in cambio di regali. Un punto, questo, sul quale ha aperto una indagine interna anche il commissario straordinario dell'azienda ospedaliera universitaria, Nicola Cantone. Inchiesta, quella interna, che si intreccia con quella giudiziaria e che, al momento, avrebbe portato già a qualche risultato. Il riscontro incrociato dei dati del sistema informatizzato delle registrazioni di ingresso e dimissione di alcune pazienti giunte in pronto soccorso con quelli di ricovero delle stesse in Ginecologia avrebbero rilevato, infatti, alcune anomalie, sulle quali è stato chiesto al primario del reparto di fare chiarezza. Ma le risposte ottenute dal manager Nicola Cantone, però, sarebbero state ritenute dallo stesso insoddisfacenti. Su queste incongruenze, del resto, sta lavorando anche la Procura. In particolare sarebbe emerso che alcune pazienti sarebbero giunte in pronto soccorso e poi dimesse. Fin qui nulla di strano, se non fosse che subito dopo risulterebbero ricoverate in reparto. Il sospetto è che si sia utilizzato il tempo per la registrazione delle dimissioni per conservare il posto letto. Per questo motivo Cantone aveva dato inizio a una stretta sui tempi di trasmissione dei dati della procedura, disponendo che le dimissioni dovessero avvenire non oltre le ore 11 e immediatamente scaricate dal sistema informatico, così come la scheda di dimissione deve essere effettuata tramite il sistema informatico entro 24 dalla stessa. Ora tocca ai carabinieri del Nas verificare una serie di altri dettagli.

Era il 22 aprile scorso quando, dopo essere entrata in sala operatoria, per la seconda volta in tre giorni, Palma Casanova muore. Soltanto il martedì la commerciante di Atrani era andata al San Giovanni di Dio e Ruggi d'Aragona per essere sottoposta ad un intervento di routine: cisti ovariche, in laparoscopia. Doveva essere un intervento semplice e poco invasivo, invece qualcosa non è andato per il verso giusto: probabilmente i medici che l'hanno operata hanno commesso un errore, le hanno perforato l'intestino e, durante il post operatorio, nessuno se ne sarebbe accorto. La Casanova, dunque, è entrata in sala operatoria martedì 19 aprile: non era in day hospital ma ricoverata. Giovedì mattina, dopo averla tenuta per più di un giorno in osservazione, i medici decidono di dimetterla. Una volta a casa la situazione precipita velocemente: venerdì inizia ad avere forti fastidi addominali, la pancia le si gonfia e i familiari decidono di portarla in ospedale a Castiglione di Ravello. Di qui intubata viene trasferita al Ruggi e sottoposta a nuovo intervento, muore in sala operatoria. Tredici medici, tutti quelli che hanno avuto contatti con la vittima, finiscono iscritti nel registro degli indagati. E, mentre si attendono ancora gli esiti dell'autopsia, dai primi rilievi peritali, i consulenti della Procura si rendono conto che qualcosa non è andato come doveva. Il pm Guarino chiede ulteriori accertamenti ma, quando i Nas vanno in ospedale non trovano il sigma: il pezzo di intestino che le era stato prelevato per essere sottoposto ad autopsia. Il resto è cronaca di questi giorni. pe.car.