La Raggi a Roma caso internazionale, Movimento Cinque Stelle vince 19 ballottaggi su 20 pesca piu voti della sinistra

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ROMA. Dalla telefonata alla «gemella» torinese Chiara Appendino, fino agli auguri con tanto di invito della collega (socialista) Anne Hidalgo, sindaco di Parigi. La prima giornata di Virginia Raggi, «la sindaca di Roma», inizia tardi, dopo pranzo. Dormita lunga per smaltire le ore piccole passate a festeggiare con Beppe Grillo e il direttorio del M5S «la nuova era a Cinque Stelle», in un hotel con vista sui Fori Imperiali (a luglio ci sarà un grande evento di piazza). «Virginia» – in attesa della proclamazione ufficiale in programma domani, il giorno dopo ci sarà il passaggio di consegne con il commissario Tronca – trascorre poi la giornata tra riunioni di maggioranza, un’intervista a Euronews (che sarà tradotta in 18 lingue, segno dell’attenzione del mondo sul caso Roma) e un altro party questa volta al teatro Flaiano a due passi dal Pantheon. Il risveglio è salutato da un mazzo di fiori del vicino di casa, ma anche dalla ressa dei giornalisti e delle telecamere che l’aspettano davanti al cancello della sua casa al quartiere Ottavia, nella periferia Nord della Capitale. Fuori ad aspettarla un’auto di grossa cilindrata di un amico del M5S che sostituisce per un giorno l’utilitaria dell’avvocato. Per essere il primo giorno le dichiarazioni ufficiali sono con i giri contanti. A differenza dell’intervista di 25 minuti con Euronews: «Per risolvere il problema del debito del Comune – ha detto la pentastellata – da oggi mi aspetto la massima lealtà dal Governo Renzi». Il primo obiettivo è rinegoziare i tassi di interesse dei mutui. Dopo il debito, la nuova inquilina del Campidoglio ha annunciato al canale televisivo internazionale che metterà in piedi «un piano di tagli agli sprechi». Un’operazione da un miliardo di euro, ampiamente annunciata in campagna elettorale dal M5S. L’intervista ha toccato anche il tema delle consulenze affidatele dalla Asl di Civitavecchia e non dichiarate nel 2013 e nel 2014. Su questo aspetto, raccontano da Euronews, il sindaco grillino ha «chiarito» e ha spiegato di non aver voluto fornire delucidazioni nel merito sabato scorso per non violare il silenzio elettorale (cosa accaduta, stando alle accuse del Pd). E proprio sul clima respirato in campagna elettorale, la nuova stella del movimento di Grillo ha scritto su Facebook: «Segno che siamo più forti e che i romani, soprattutto, sono più forti». Proprio ai romani la notte dell’elezione ha voluto rivolgere un appello per dire che «non dovete aspettarvi il cambiamento da noi, ma deve partire da voi». Grillo su questo punto è stato molto più diretto: «Proveranno a metterci in difficoltà, a far vedere che non sappiamo governare, mettendo le foto per strada dei rifiuti». C’è poi il fronte molto più attuale della squadra. Finora in quattro hanno detto sì (Paolo Berdini all’urbanistica, Paola Muraro ai rifiuti, Luca Bergamo alla cultura e Andrea Lo Cicero allo sport). Quasi fatta per la torinese, strappata all’Appendino, Cristina Pronello ai trasporti e Marcello Minenna (Consob) al bilancio. «E’ quasi fatta», ha detto Roberta Lombardi, parlamentare e membro del mini direttorio romano. Che ha assistito anche lei alla prima riunione di maggioranza tra il sindaco e gli eletti pentastellati. Una falange di 29 consiglieri comunali che alla fine sederanno nella parte sinistra dell’Aula Giulio Cesare, sfrattando così il Pd. Simone Canettieri , Il Mattino

Nnei 20 comuni in cui si è presentato (su 126 totali di questa ultima tornata elettorale) il M5s ottiene la vittoria in 19 casi riflette Paolo Maniero su Il Mattino . Emblematico è il caso di Torino: Chiara Appendino ha battuto Piero Fassino in rimonta, ricalcando lo schema già visto nel 2012 a Parma e nel 2014 a Livorno, dove al secondo turno si sfidarono un candidato del centrosinistra e uno del M5s. Ebbene, oggi a Torino come allora in Emilia e in Toscana gli elettori del centrodestra si sono in gran parte riversati sulla Appendino. Il nuovo sindaco, spiega l’Istituto Cattaneo di Bologna nell’esame dei flussi elettorali, non solo ha conservato i voti raccolti al primo turno, ma ha pescato a grandi mani nei bacini del leghista Alberto Morano, di Osvaldo Napoli (Forza Italia) e dell’ex azzurro Roberto Rosso. Al primo turno Fassino si era attestato a quota 160.023, rispetto a 118.273 della Appendino. Il 19 giugno i cittadini recatisi alle urne sono calati da 382.503 a 371.644: Fassino ha sostanzialmente confermato i consensi (168.880) mentre Appendino ha registrato un boom: 202.764 voti, cioè un incremento di 84.491. L’elettorato di centrodestra ha pesato anche a Roma, dove però la Raggi partiva da una posizione di vantaggio su Roberto Giachetti. Il nuovo sindaco della capitale aveva ottenuto 461.190 voti al primo turno, contro i 325.835 di Giachetti. Al ballottaggio la candidata di M5s è balzata a 770.564 consensi, con un incremento quindi di 309.374, mentre il suo «competitor» è salito di soli 51.100 voti, fino a quota 376.935. Tra il primo e il secondo turno c’è stato un calo di 160.446 elettori: il 5 giugno 1.307.945 e 1.147.499 domenica. Il grosso dei voti in più di Raggi sono venuti dunque dall’elettorato di Giorgia Meloni (269.760), da quello di Alfio Marchini (143.829) e da quello degli altri candidati minori di area di destra, visto che Stefano Fassina aveva ottenuto solo (58.498). Da notare che il solo Salvini aveva dato indicazioni di voto per Raggi al secondo turno, e che la Lega a Roma aveva ricevuto solo 32.175 voti. Quindi il nuovo sindaco ha ottenuto voti dagli elettori che avevano votato centrodestra. Stesso scenario a Carbonia dove Paola Massidda (M5s) ha superato l’uscente Pd Giuseppe Casti. Il voto di Torino, Roma e Carbonia, insomma, conferma che laddove il M5s arriva al ballottaggio vince. «Oggi come oggi vincono sempre loro», è la realistica ammissione del presidente della Lombardia, il leghista Roberto Maroni. E quando non è presente al ballottaggio, il M5s condiziona comunque il risultato: a Grosseto i flussi elettorali dicono che i voti grillini sono finiti al candidato del centrodestra Antonio Vivarelli Colonna secondo una precisa strategia: indebolire il centrosinistra per indebolire Renzi. In questo senso, osserva l’Istituto Cattaneo, mentre in passato, nella fase «movimentista», l’elettorato grillino tra destra e sinistra sceglieva la sinistra oggi, nella fase «politica», la scelta è più dettata dalla tattica. È il tripolarismo all’italiana. Il M5s spariglia e mette spalle al muro i due schieramenti che per vent’anni e più si sono contesi Comuni e Regioni. Uno schema che a Napoli trova una sua variante: il M5s c’è ma non sfonda perchè a fare da terzo incomodo è Luigi de Magistris, il sindaco senza partito e anti-sistema che umilia Pd e Forza Italia e cattura quasi per intero il consenso dei cinque stelle che non arrivano neppure al 10 per cento. Cinque stelle, in verità, emarginati anche a Milano dove le percentuali sono le stesse di Napoli ma con la differenza che nel capoluogo lombardo lo schema centrosinistra-centrodestra ha retto. A Milano Giuseppe Sala ha sconfitto Stefano Parisi al termine di una sfida tutto sommato equilibrata e mai uscita dai binari di una sostanziale correttezza. La vittoria del centrosinistra nel 2011, che interruppe il lungo regno del centrodestra, non resta un caso isolato. Sala, seppure con una storia personale e una impostazione diverse, ha replicato il successo del sindaco arancione Giuliano Pisapia. La chiave della vittoria di Sala sta soprattutto nell’aver tentato fino all’ultimo di riunire le diverse anime del centrosinistra contro un avversario che, a sua volta, è riuscito a ricompattare in un’unica alleanza partiti (vedi Ncd) che in molte altre città si sono presentati divisi. Milano rimane quindi una sorta di «laboratorio politico» nazionale con la conferma dei due schieramenti tradizionali che sono riusciti a rendere ininfluente il M5s. Per questo, sia il centrodestra che il centrosinistra guardano al voto milanese come la base da cui ripartire. Ci guarda soprattutto il centrodestra al punto che c’è chi intravede in Parisi il profilo del futuro leader della coalizione. Nei sei capoluoghi di Regione, il M5s vince a Torino e a Roma, il «rivoluzionario» de Magistris si riconferma a Napoli, il centrosinistra mantiene Milano e Bologna, il centrodestra si riprende Trieste strappandola al Pd. Più articolata la situazione dei 14 capoluoghi di provincia. Un primo dato che salta agli occhi è l’impresa del M5s a Carbonia. Significativo anche il risultato di Clemente Mastella che strappa Benevento al centrosinistra. Altra giunta persa dal centrosinistra è quella di Brindisi dove si impone Angela Carluccio. Così come il Pd deve cedere Novara a Alessandro Canelli del centrodestra, scelto dal 40 per cento dell’elettorato del M5s, rivela l’Istituto Cattaneo. La mappa dei 14 capoluoghi di provincia è riassumibile in dieci comuni persi dal centrosinistra, che tuttavia è riuscito nell’impresa di vincere a Varese, dopo 23 anni di gestione della Lega Nord. Nell’insieme quindi la nuova geografia di queste città vede 6 giunte governate dal centrodestra, una dal M5S, 3 da civiche e 4 dal centrosinistra.

ROMA. Dalla telefonata alla «gemella» torinese Chiara Appendino, fino agli auguri con tanto di invito della collega (socialista) Anne Hidalgo, sindaco di Parigi. La prima giornata di Virginia Raggi, «la sindaca di Roma», inizia tardi, dopo pranzo. Dormita lunga per smaltire le ore piccole passate a festeggiare con Beppe Grillo e il direttorio del M5S «la nuova era a Cinque Stelle», in un hotel con vista sui Fori Imperiali (a luglio ci sarà un grande evento di piazza). «Virginia» – in attesa della proclamazione ufficiale in programma domani, il giorno dopo ci sarà il passaggio di consegne con il commissario Tronca – trascorre poi la giornata tra riunioni di maggioranza, un'intervista a Euronews (che sarà tradotta in 18 lingue, segno dell'attenzione del mondo sul caso Roma) e un altro party questa volta al teatro Flaiano a due passi dal Pantheon. Il risveglio è salutato da un mazzo di fiori del vicino di casa, ma anche dalla ressa dei giornalisti e delle telecamere che l'aspettano davanti al cancello della sua casa al quartiere Ottavia, nella periferia Nord della Capitale. Fuori ad aspettarla un'auto di grossa cilindrata di un amico del M5S che sostituisce per un giorno l'utilitaria dell'avvocato. Per essere il primo giorno le dichiarazioni ufficiali sono con i giri contanti. A differenza dell'intervista di 25 minuti con Euronews: «Per risolvere il problema del debito del Comune – ha detto la pentastellata – da oggi mi aspetto la massima lealtà dal Governo Renzi». Il primo obiettivo è rinegoziare i tassi di interesse dei mutui. Dopo il debito, la nuova inquilina del Campidoglio ha annunciato al canale televisivo internazionale che metterà in piedi «un piano di tagli agli sprechi». Un'operazione da un miliardo di euro, ampiamente annunciata in campagna elettorale dal M5S. L'intervista ha toccato anche il tema delle consulenze affidatele dalla Asl di Civitavecchia e non dichiarate nel 2013 e nel 2014. Su questo aspetto, raccontano da Euronews, il sindaco grillino ha «chiarito» e ha spiegato di non aver voluto fornire delucidazioni nel merito sabato scorso per non violare il silenzio elettorale (cosa accaduta, stando alle accuse del Pd). E proprio sul clima respirato in campagna elettorale, la nuova stella del movimento di Grillo ha scritto su Facebook: «Segno che siamo più forti e che i romani, soprattutto, sono più forti». Proprio ai romani la notte dell'elezione ha voluto rivolgere un appello per dire che «non dovete aspettarvi il cambiamento da noi, ma deve partire da voi». Grillo su questo punto è stato molto più diretto: «Proveranno a metterci in difficoltà, a far vedere che non sappiamo governare, mettendo le foto per strada dei rifiuti». C'è poi il fronte molto più attuale della squadra. Finora in quattro hanno detto sì (Paolo Berdini all'urbanistica, Paola Muraro ai rifiuti, Luca Bergamo alla cultura e Andrea Lo Cicero allo sport). Quasi fatta per la torinese, strappata all'Appendino, Cristina Pronello ai trasporti e Marcello Minenna (Consob) al bilancio. «E' quasi fatta», ha detto Roberta Lombardi, parlamentare e membro del mini direttorio romano. Che ha assistito anche lei alla prima riunione di maggioranza tra il sindaco e gli eletti pentastellati. Una falange di 29 consiglieri comunali che alla fine sederanno nella parte sinistra dell'Aula Giulio Cesare, sfrattando così il Pd. Simone Canettieri , Il Mattino

Nnei 20 comuni in cui si è presentato (su 126 totali di questa ultima tornata elettorale) il M5s ottiene la vittoria in 19 casi riflette Paolo Maniero su Il Mattino . Emblematico è il caso di Torino: Chiara Appendino ha battuto Piero Fassino in rimonta, ricalcando lo schema già visto nel 2012 a Parma e nel 2014 a Livorno, dove al secondo turno si sfidarono un candidato del centrosinistra e uno del M5s. Ebbene, oggi a Torino come allora in Emilia e in Toscana gli elettori del centrodestra si sono in gran parte riversati sulla Appendino. Il nuovo sindaco, spiega l'Istituto Cattaneo di Bologna nell'esame dei flussi elettorali, non solo ha conservato i voti raccolti al primo turno, ma ha pescato a grandi mani nei bacini del leghista Alberto Morano, di Osvaldo Napoli (Forza Italia) e dell'ex azzurro Roberto Rosso. Al primo turno Fassino si era attestato a quota 160.023, rispetto a 118.273 della Appendino. Il 19 giugno i cittadini recatisi alle urne sono calati da 382.503 a 371.644: Fassino ha sostanzialmente confermato i consensi (168.880) mentre Appendino ha registrato un boom: 202.764 voti, cioè un incremento di 84.491. L'elettorato di centrodestra ha pesato anche a Roma, dove però la Raggi partiva da una posizione di vantaggio su Roberto Giachetti. Il nuovo sindaco della capitale aveva ottenuto 461.190 voti al primo turno, contro i 325.835 di Giachetti. Al ballottaggio la candidata di M5s è balzata a 770.564 consensi, con un incremento quindi di 309.374, mentre il suo «competitor» è salito di soli 51.100 voti, fino a quota 376.935. Tra il primo e il secondo turno c'è stato un calo di 160.446 elettori: il 5 giugno 1.307.945 e 1.147.499 domenica. Il grosso dei voti in più di Raggi sono venuti dunque dall'elettorato di Giorgia Meloni (269.760), da quello di Alfio Marchini (143.829) e da quello degli altri candidati minori di area di destra, visto che Stefano Fassina aveva ottenuto solo (58.498). Da notare che il solo Salvini aveva dato indicazioni di voto per Raggi al secondo turno, e che la Lega a Roma aveva ricevuto solo 32.175 voti. Quindi il nuovo sindaco ha ottenuto voti dagli elettori che avevano votato centrodestra. Stesso scenario a Carbonia dove Paola Massidda (M5s) ha superato l'uscente Pd Giuseppe Casti. Il voto di Torino, Roma e Carbonia, insomma, conferma che laddove il M5s arriva al ballottaggio vince. «Oggi come oggi vincono sempre loro», è la realistica ammissione del presidente della Lombardia, il leghista Roberto Maroni. E quando non è presente al ballottaggio, il M5s condiziona comunque il risultato: a Grosseto i flussi elettorali dicono che i voti grillini sono finiti al candidato del centrodestra Antonio Vivarelli Colonna secondo una precisa strategia: indebolire il centrosinistra per indebolire Renzi. In questo senso, osserva l'Istituto Cattaneo, mentre in passato, nella fase «movimentista», l'elettorato grillino tra destra e sinistra sceglieva la sinistra oggi, nella fase «politica», la scelta è più dettata dalla tattica. È il tripolarismo all'italiana. Il M5s spariglia e mette spalle al muro i due schieramenti che per vent'anni e più si sono contesi Comuni e Regioni. Uno schema che a Napoli trova una sua variante: il M5s c'è ma non sfonda perchè a fare da terzo incomodo è Luigi de Magistris, il sindaco senza partito e anti-sistema che umilia Pd e Forza Italia e cattura quasi per intero il consenso dei cinque stelle che non arrivano neppure al 10 per cento. Cinque stelle, in verità, emarginati anche a Milano dove le percentuali sono le stesse di Napoli ma con la differenza che nel capoluogo lombardo lo schema centrosinistra-centrodestra ha retto. A Milano Giuseppe Sala ha sconfitto Stefano Parisi al termine di una sfida tutto sommato equilibrata e mai uscita dai binari di una sostanziale correttezza. La vittoria del centrosinistra nel 2011, che interruppe il lungo regno del centrodestra, non resta un caso isolato. Sala, seppure con una storia personale e una impostazione diverse, ha replicato il successo del sindaco arancione Giuliano Pisapia. La chiave della vittoria di Sala sta soprattutto nell'aver tentato fino all'ultimo di riunire le diverse anime del centrosinistra contro un avversario che, a sua volta, è riuscito a ricompattare in un'unica alleanza partiti (vedi Ncd) che in molte altre città si sono presentati divisi. Milano rimane quindi una sorta di «laboratorio politico» nazionale con la conferma dei due schieramenti tradizionali che sono riusciti a rendere ininfluente il M5s. Per questo, sia il centrodestra che il centrosinistra guardano al voto milanese come la base da cui ripartire. Ci guarda soprattutto il centrodestra al punto che c'è chi intravede in Parisi il profilo del futuro leader della coalizione. Nei sei capoluoghi di Regione, il M5s vince a Torino e a Roma, il «rivoluzionario» de Magistris si riconferma a Napoli, il centrosinistra mantiene Milano e Bologna, il centrodestra si riprende Trieste strappandola al Pd. Più articolata la situazione dei 14 capoluoghi di provincia. Un primo dato che salta agli occhi è l'impresa del M5s a Carbonia. Significativo anche il risultato di Clemente Mastella che strappa Benevento al centrosinistra. Altra giunta persa dal centrosinistra è quella di Brindisi dove si impone Angela Carluccio. Così come il Pd deve cedere Novara a Alessandro Canelli del centrodestra, scelto dal 40 per cento dell'elettorato del M5s, rivela l'Istituto Cattaneo. La mappa dei 14 capoluoghi di provincia è riassumibile in dieci comuni persi dal centrosinistra, che tuttavia è riuscito nell'impresa di vincere a Varese, dopo 23 anni di gestione della Lega Nord. Nell'insieme quindi la nuova geografia di queste città vede 6 giunte governate dal centrodestra, una dal M5S, 3 da civiche e 4 dal centrosinistra.