Furore Inn dagli americani agli Irollo di Castellammare di Stabia dell’hotel La Medusa

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Furore, Costiera amalfitana. Potrebbe essere finito il travaglio del Furore Inn, la struttura che doveva essere pubblica e diventare il rilancio per la cittadina della Costa d’ Amalfi, oggetto di inchieste giudiziarie, tutte chiuse con assoluzioni o prescrizioni per quanto riguarda gli illeciti urbanistici, e giornalistiche, dopo un’asta infinita e l’abbandono degli americani, che hanno perso anche i soldi versati, potrebbe essere che abbia finalmente trovato l’acquirente giusto con la speranza, ce lo auguriamo tutti, perchè se la Costiera va bene è tutto l’indotto che va bene, che venga rilanciata. Lo apprendiamo dal Vescovado di Emiliano Amato . Lo scorso 8 aprile, al termine di una procedura competitiva intrapresa dal curatore curatore fallimentare Eduardo Grimaldi, il complesso è stato acquistato dagli Irollo, famiglia di albergatori di Castellammare, proprietari dell’hotel La Medusa, per 3,2 milioni di euro (oltre imposte di legge). Finalmente si chiude una brutta pagina per il noto resort da 25 camere con centro benessere, ristoranti, piscine, campo da tennis, realizzato su vari terrazzamenti degradanti verso il mare, partendo dal piano terra e fino al quinto livello sotto strada con l’ex blocco del centro ricreativo. Inaugurato nel 2001 e chiuso negli ultimi quattro anni, aveva attraversato più di una turbolenza, sia giudiziaria che economica. Dopo l’inchiesta per presunte violazioni urbanistiche, da cui sono usciti prosciolti tutti gli indagati, la società aveva deciso di mettere in liquidazione l’albergo per fronteggiare una complessa situazione debitoria. Si è poi arrivati alla procedura esecutiva, promossa dall’istituto di credito Bnl, e la proprietà dell’immobile è stata messa all’asta, sempre deserta per quattro lunghi anni. Il giudice esecutivo aveva già fissato sei udienze di vendita, prima con un prezzo base di 8 milioni e 205mila euro, poi scesi a 6 milioni e 154mila euro quattro anni fa, fino ai 4 milioni del luglio 2013 e i 3,7 attuali dell’aprile 2014. In tutti e cinque i casi, però, l’asta era andata deserta. Nell’ottobre del 2014 la “Villa Thalia Development”, società americana rappresentata in Italia dal commercialista salernitano Marco Piemonte, si era aggiudicata l’asta per 3,5 milioni, rinunciando al definitivo acquisto nel luglio dello scorso anno col complesso ritornato all’asta con base di 3,4 milioni. Solo la procedura competitiva ha portato alla vendita. Stando a quanto appreso i nuovi proprietari hanno intenzione di avviare da subito i lavori di manutenzione straordinaria della struttura logora in diverse parti e riportare allo splendore iniziale le magnifiche aree esterne a per una riapertura quanto più rapida è possibile di quello che è stato e deve tornare ad essere il “cuore” del sistema di ospitalità del “Paese Albergo”. Un’idea di sviluppo portata avanti con passione – e non pochi problemi – dal sindaco Raffaele Ferraioli. Una strategia dimostratasi valida e che è valsa a creare una capacità ricettiva di oltre 500 posti letto in pochi anni. Un sogno divenuto realtà e che ha rischiato di essere frustrato per la ben nota vicenda giudiziaria conclusasi con un non luogo a procedere già in fase di indagini preliminari per tutti gli imputati davanti al GUP. Sentenza poi confermata dalla Cassazione. Nel frattempo però la gestione dell’Albergo a cinque stelle ha subito i contraccolpi conseguenziali e la messa in vendita all’asta conclusasi, finalmente, nei giorni scorsi. «A questo punto – spiega con orgoglio Ferraioli – Furore riprende la sua corsa verso gli ambiziosi traguardi posti già da anni nel programma e che vedrà presto colti altri due significativi obiettivi: la Zip Line sul Fiordo e il grande Giardino della Pellerina (è questo il nome che sarà dato al Parco recentemente realizzato ed in via di collaudo ndr). Due grandi, singolari attrattive che certamente faranno crescere l’appeal del paese che non c’è, Città del Vino, Paese Dipinto, Destinazione Euroea d’Eccellenza e uno dei Borghi più belli d’Italia». La travagliata storia del “Furore Inn Resort” inizia nei primi anni ottanta con la progettazione di un complesso turistico-sportivo da realizzare in contrada Sant’Elia. La struttura principale fu costruita, direttamente dal Comune, quando il piano urbanistico territoriale dell’area sorrentino-amalfitana non era ancora legge regionale. Successivamente venne costituita la “Futura srl”, una società mista con la partecipazione diretta dell’amministrazione comunale, che predispose e presentò un progetto di completamento. Nel 1997 il salto definitivo: dopo l’iter burocratico, l’inizio dei lavori che poneva fine a tutti gli ostacoli, che si erano frapposti, per il completamento del complesso ricettivo. Il Furore “Inn Resort”, dunque, dal settembre del 2001, divenne realtà con le sue attrezzature sportive (piscina, palestra, fitness, campo da tennis, e centro benessere), le 25 camere per l’ospitalitá turistica, il ristorante e le strutture complementari. A settembre del 2003, invece, scoppia lo scandalo. Si ipotizza, infatti, che per la costruzione della struttura ci sarebbero delle irregolarità. Una tesi che la Cassazione ha rigettato completamente, assolvendo tutti gli imputati dai reati contestati. Dopo la vendita si potranno liquidare i creditori, specie numerosi dipendenti, e poi dividere le somme restanti tra i soci della società mista nella qual il Comune di Furore partecipa per il 12%.

 

 
 

 

 

 

 
 

 

Furore, Costiera amalfitana. Potrebbe essere finito il travaglio del Furore Inn, la struttura che doveva essere pubblica e diventare il rilancio per la cittadina della Costa d' Amalfi, oggetto di inchieste giudiziarie, tutte chiuse con assoluzioni o prescrizioni per quanto riguarda gli illeciti urbanistici, e giornalistiche, dopo un'asta infinita e l'abbandono degli americani, che hanno perso anche i soldi versati, potrebbe essere che abbia finalmente trovato l'acquirente giusto con la speranza, ce lo auguriamo tutti, perchè se la Costiera va bene è tutto l'indotto che va bene, che venga rilanciata. Lo apprendiamo dal Vescovado di Emiliano Amato . Lo scorso 8 aprile, al termine di una procedura competitiva intrapresa dal curatore curatore fallimentare Eduardo Grimaldi, il complesso è stato acquistato dagli Irollo, famiglia di albergatori di Castellammare, proprietari dell'hotel La Medusa, per 3,2 milioni di euro (oltre imposte di legge). Finalmente si chiude una brutta pagina per il noto resort da 25 camere con centro benessere, ristoranti, piscine, campo da tennis, realizzato su vari terrazzamenti degradanti verso il mare, partendo dal piano terra e fino al quinto livello sotto strada con l'ex blocco del centro ricreativo. Inaugurato nel 2001 e chiuso negli ultimi quattro anni, aveva attraversato più di una turbolenza, sia giudiziaria che economica. Dopo l'inchiesta per presunte violazioni urbanistiche, da cui sono usciti prosciolti tutti gli indagati, la società aveva deciso di mettere in liquidazione l'albergo per fronteggiare una complessa situazione debitoria. Si è poi arrivati alla procedura esecutiva, promossa dall'istituto di credito Bnl, e la proprietà dell'immobile è stata messa all'asta, sempre deserta per quattro lunghi anni. Il giudice esecutivo aveva già fissato sei udienze di vendita, prima con un prezzo base di 8 milioni e 205mila euro, poi scesi a 6 milioni e 154mila euro quattro anni fa, fino ai 4 milioni del luglio 2013 e i 3,7 attuali dell'aprile 2014. In tutti e cinque i casi, però, l'asta era andata deserta. Nell'ottobre del 2014 la "Villa Thalia Development", società americana rappresentata in Italia dal commercialista salernitano Marco Piemonte, si era aggiudicata l'asta per 3,5 milioni, rinunciando al definitivo acquisto nel luglio dello scorso anno col complesso ritornato all'asta con base di 3,4 milioni. Solo la procedura competitiva ha portato alla vendita. Stando a quanto appreso i nuovi proprietari hanno intenzione di avviare da subito i lavori di manutenzione straordinaria della struttura logora in diverse parti e riportare allo splendore iniziale le magnifiche aree esterne a per una riapertura quanto più rapida è possibile di quello che è stato e deve tornare ad essere il "cuore" del sistema di ospitalità del "Paese Albergo". Un'idea di sviluppo portata avanti con passione – e non pochi problemi – dal sindaco Raffaele Ferraioli. Una strategia dimostratasi valida e che è valsa a creare una capacità ricettiva di oltre 500 posti letto in pochi anni. Un sogno divenuto realtà e che ha rischiato di essere frustrato per la ben nota vicenda giudiziaria conclusasi con un non luogo a procedere già in fase di indagini preliminari per tutti gli imputati davanti al GUP. Sentenza poi confermata dalla Cassazione. Nel frattempo però la gestione dell'Albergo a cinque stelle ha subito i contraccolpi conseguenziali e la messa in vendita all'asta conclusasi, finalmente, nei giorni scorsi. «A questo punto – spiega con orgoglio Ferraioli – Furore riprende la sua corsa verso gli ambiziosi traguardi posti già da anni nel programma e che vedrà presto colti altri due significativi obiettivi: la Zip Line sul Fiordo e il grande Giardino della Pellerina (è questo il nome che sarà dato al Parco recentemente realizzato ed in via di collaudo ndr). Due grandi, singolari attrattive che certamente faranno crescere l'appeal del paese che non c'è, Città del Vino, Paese Dipinto, Destinazione Euroea d'Eccellenza e uno dei Borghi più belli d'Italia». La travagliata storia del "Furore Inn Resort" inizia nei primi anni ottanta con la progettazione di un complesso turistico-sportivo da realizzare in contrada Sant'Elia. La struttura principale fu costruita, direttamente dal Comune, quando il piano urbanistico territoriale dell'area sorrentino-amalfitana non era ancora legge regionale. Successivamente venne costituita la "Futura srl", una società mista con la partecipazione diretta dell'amministrazione comunale, che predispose e presentò un progetto di completamento. Nel 1997 il salto definitivo: dopo l'iter burocratico, l'inizio dei lavori che poneva fine a tutti gli ostacoli, che si erano frapposti, per il completamento del complesso ricettivo. Il Furore "Inn Resort", dunque, dal settembre del 2001, divenne realtà con le sue attrezzature sportive (piscina, palestra, fitness, campo da tennis, e centro benessere), le 25 camere per l'ospitalitá turistica, il ristorante e le strutture complementari. A settembre del 2003, invece, scoppia lo scandalo. Si ipotizza, infatti, che per la costruzione della struttura ci sarebbero delle irregolarità. Una tesi che la Cassazione ha rigettato completamente, assolvendo tutti gli imputati dai reati contestati. Dopo la vendita si potranno liquidare i creditori, specie numerosi dipendenti, e poi dividere le somme restanti tra i soci della società mista nella qual il Comune di Furore partecipa per il 12%.

 

 

 
 
 

 

 
 

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