Salerno. Completato il restauro dei busti d’argento di San Gaio e San Fortunato. Presentazione il 27 giugno al Duomo

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Salerno. La prossima festa di San Matteo brillerà di nuova luce, quella emanata dai busti argentei di San Gaio e San Fortunato – due dei tre martiri portati in processione, prima della statua del santo patrono, insieme a San Giuseppe e San Gregorio VII – il cui restauro è stato finalmente completato. Reso possibile grazie a un progetto ideato dal Club Inner Wheel Salerno Carf in collaborazione con il Club Rotary Salerno, dalla Curia di Salerno e dalla Fondazione della Comunità salernitana onlus, il restauro, costato circa settemila euro, è stato coadiuvato dalla Soprintendenza Bsae di Salerno e Avellino. I busti di San Fortunato e San Gaio erano gli ultimi che mancavano nel restyling cominciato anni fa grazie all’impegno della fondazione presieduta da Antonia Autori che il prossimo 27 giugno, alle 17.30, nel Duomo di Salerno, presenterà nel dettaglio la natura dell’intervento eseguito dalla restauratrice Cristina De Vita. All’incontro prenderanno parte anche il sindaco di Salerno, Vincenzo Napoli, Francesca Casule, soprintendente Beap di Salerno e Avellino, Marisa Parisi Sarnelli, presidente Inner Wheel Salerno Carf, Vittorio Salemme, presidente club Rotary Salerno, Rosanna Romano, funzionario della Soprintendenza Beap di Salerno nonché direttrice dei lavori di restauro effettuati sulle statue, e monsignor Luigi Moretti, arcivescovo di Salerno. I due busti recentemente restaurati, custoditi nella Cappella del Tesoro del duomo di Salerno, sono stati realizzati all’inizio del 1700; San Gaio, dagli scultori argentieri Benedetto Monaco e Tommaso Rivaldi, mentre San Fortunato dal solo Rivaldi. Il culto di questi santi martiri ha origini molto lontane e del loro martirio si conosce molto poco: furono giustiziati ai tempi delle persecuzioni cristiane operate dall’imperatore Diocleziano. Insieme con Ante, terzo martire il cui busto viene portato in processione per le strade della città ogni 21 settembre, Gaio e Fortunato furono decollati su di un ceppo marmoreo vicino al tempio di Priapo nei pressi della foce del fiume Irno. Non molto distante da lì, anni dopo, fu eretta una chiesa dove furono conservate le spoglie dei tre ma a causa dei continui saccheggi saraceni, nel X secolo il vescovo Bernardo decise di farli trasportare nella chiesa di San Giovanni Battista. Quando la chiesa fu demolita per far posto al grandioso tempio eretto da Guiscardo in onore di San Matteo, l’arcivescovo Alfano I collocò le reliquie dei tre martiri nella cripta vicino all’altare dedicato al santo patrono. Le opere sono di grande finezza, realizzate in lamine d’argento cesellato e sbalzato e rappresentano i santi come giovani uomini vestiti con abiti molto curati: un panneggio copre le spalle e la schiena di entrambi e lascia intravedere una tunica sottostante riccamente decorata stretta da una cintola composta di elementi finemente sbalzati in rame dorato. Entrambe le statue recano uno stendardo nella mano sinistra; sia sulle spalle sia sulla cintola sono presenti elementi di decorazione raffiguranti nappe in metallo dorate. Il progetto d’intervento e manutenzione effettuato sui due busti ha interessato sia le superfici esterne sia il ripristino di quelle interne permettendo così di giungere allo splendore di un tempo. Anche le basi in legno, dove poggiano i busti, sono state oggetto di restauro e presevazione. «La valorizzazione del patrimonio artistico salernitano – ha affermato con orgoglio la presidente della Fondazione Salernitana onlus, Antonia Autuori – è tra le priorità di quanti hanno sostenuto questa causa poiché le opere storico-artistiche sono la ricchezza e memoria della nostra città: a difesa del passato, del presente e del futuro». (Fiorella Loffredo – La Città di Salerno) 

Salerno. La prossima festa di San Matteo brillerà di nuova luce, quella emanata dai busti argentei di San Gaio e San Fortunato – due dei tre martiri portati in processione, prima della statua del santo patrono, insieme a San Giuseppe e San Gregorio VII – il cui restauro è stato finalmente completato. Reso possibile grazie a un progetto ideato dal Club Inner Wheel Salerno Carf in collaborazione con il Club Rotary Salerno, dalla Curia di Salerno e dalla Fondazione della Comunità salernitana onlus, il restauro, costato circa settemila euro, è stato coadiuvato dalla Soprintendenza Bsae di Salerno e Avellino. I busti di San Fortunato e San Gaio erano gli ultimi che mancavano nel restyling cominciato anni fa grazie all’impegno della fondazione presieduta da Antonia Autori che il prossimo 27 giugno, alle 17.30, nel Duomo di Salerno, presenterà nel dettaglio la natura dell’intervento eseguito dalla restauratrice Cristina De Vita. All’incontro prenderanno parte anche il sindaco di Salerno, Vincenzo Napoli, Francesca Casule, soprintendente Beap di Salerno e Avellino, Marisa Parisi Sarnelli, presidente Inner Wheel Salerno Carf, Vittorio Salemme, presidente club Rotary Salerno, Rosanna Romano, funzionario della Soprintendenza Beap di Salerno nonché direttrice dei lavori di restauro effettuati sulle statue, e monsignor Luigi Moretti, arcivescovo di Salerno. I due busti recentemente restaurati, custoditi nella Cappella del Tesoro del duomo di Salerno, sono stati realizzati all’inizio del 1700; San Gaio, dagli scultori argentieri Benedetto Monaco e Tommaso Rivaldi, mentre San Fortunato dal solo Rivaldi. Il culto di questi santi martiri ha origini molto lontane e del loro martirio si conosce molto poco: furono giustiziati ai tempi delle persecuzioni cristiane operate dall’imperatore Diocleziano. Insieme con Ante, terzo martire il cui busto viene portato in processione per le strade della città ogni 21 settembre, Gaio e Fortunato furono decollati su di un ceppo marmoreo vicino al tempio di Priapo nei pressi della foce del fiume Irno. Non molto distante da lì, anni dopo, fu eretta una chiesa dove furono conservate le spoglie dei tre ma a causa dei continui saccheggi saraceni, nel X secolo il vescovo Bernardo decise di farli trasportare nella chiesa di San Giovanni Battista. Quando la chiesa fu demolita per far posto al grandioso tempio eretto da Guiscardo in onore di San Matteo, l’arcivescovo Alfano I collocò le reliquie dei tre martiri nella cripta vicino all’altare dedicato al santo patrono. Le opere sono di grande finezza, realizzate in lamine d'argento cesellato e sbalzato e rappresentano i santi come giovani uomini vestiti con abiti molto curati: un panneggio copre le spalle e la schiena di entrambi e lascia intravedere una tunica sottostante riccamente decorata stretta da una cintola composta di elementi finemente sbalzati in rame dorato. Entrambe le statue recano uno stendardo nella mano sinistra; sia sulle spalle sia sulla cintola sono presenti elementi di decorazione raffiguranti nappe in metallo dorate. Il progetto d’intervento e manutenzione effettuato sui due busti ha interessato sia le superfici esterne sia il ripristino di quelle interne permettendo così di giungere allo splendore di un tempo. Anche le basi in legno, dove poggiano i busti, sono state oggetto di restauro e presevazione. «La valorizzazione del patrimonio artistico salernitano – ha affermato con orgoglio la presidente della Fondazione Salernitana onlus, Antonia Autuori – è tra le priorità di quanti hanno sostenuto questa causa poiché le opere storico-artistiche sono la ricchezza e memoria della nostra città: a difesa del passato, del presente e del futuro». (Fiorella Loffredo – La Città di Salerno)