Salerno. Presidente dell’Ordine degli architetti lancia un sos: «Recuperare le vecchie carceri e gli ex luoghi di culto»

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Salerno. Degrado chiama degrado. Ecco perché recuperare le vecchie carceri di Salerno e, più in generale, quel che resta di palazzi nobiliari ed ex luoghi di culto sfregiati dall’incuria, non è (solo) un problema architettonico, ma anche sociale. Parola di Maria Gabriella Alfano, presidente dell’Ordine degli architetti. «Bisogna puntare sull’effetto domino e ampliare quel grido di dolore che si sente da più parti in merito al centro storico alto. Unire le voci, coinvolgere i cittadini e soprattutto le associazioni per il recupero della storia di Salerno». Ex conventi trasformati in pattumiere: che fare? «Bisogna assolutamente riprendere i progetti che vinsero il concorso internazionale di idee per gli “Edifici mondo”. Fu un momento esaltante per la storia della città e non merita di restare in un cassetto». Era il 1997, sono trascorsi quasi vent’anni. Ammesso che si trovino i fondi e ci sia la volontà politica di intervenire, non c’è il rischio che siano ormai datati? «Assolutamente no. Le idee di Sejima e Nishizawa e di Monestiroli e de las Casas sono attuali, valide e applicabilissime. In particolare per un motivo: prevedevano un intervento complessivo di ridisegno di quell’area del plaium montis, con la creazione di percorsi che sarebbero stati in sé un attrattore turistico. Mi piace sottolinearlo perché ritengo che l’intervengo sul singolo edificio non sia sufficiente, se non a salvare un immobile dal degrado. Invece occorre puntare su un effetto domino». Si spieghi. «Bisogna restituire alla città il suo patrimonio storico-artistico e questo compete all’ente pubblico. Al contempo si eleva la rendita complessiva e i privati, le cui proprietà acquisiscono maggiore valore, si sentono parte di un progetto e pertanto incentivati alla cura del bene comune. Guardiamo via Ligea: l’intervento sul fronte del mare ha contribuito alla riqualificazione di quell’area, coinvolgendo anche i cittadini. Quando invece c’è l’abbandono, cresce l’inciviltà». Diciamoci la verità: nei confronti del centro storico alto non c’è mai stata grande attenzione. Anche i fondi di Più Europa che dovevano essere destinati alle vecchie carceri sono stati stornati altrove. Come se lo spiega? «È del tutto evidente che c’è una frattura tra il cuore antico di Salerno e il fronte del mare su cui si è deciso di investire in termini di sviluppo. Probabilmente perché l’area sul mare è più appetibile oltre che più agevole da un punto di vista logistico. Ciò non toglie che non si debbano lasciare morire i luoghi che hanno fatto la storia di questa città». Che tipo di intervento immagina per il perimetro che va da Santa Maria della Consolazione a via San Massimo? «Immagino un metodo basato sul concetto della rete, che sappia coinvolgere le forze culturali di una città che brilla per risorse umane e sensibilità. C’è un indiscutibile problema economico, ma anche da questo punto di vista l’associazionismo potrebbe rivelarsi prezioso». Sta pensando a un crowdfunding, cioè un finanziamento collettivo? «Perché no. Non sarebbe la prima volta. L’importante è accendere il dibattito, unire le forze, perché a quella parte di città sono affezionati tutti i salernitani: c’è la storia, ci sono le radici. Si potrebbe partire proprio dai progetti degli “Edifici mondo”, organizzando una mostra per ricordarli a chi non c’era e raccontarli a chi ne ha sentito parlare ormai vent’anni fa. Basterebbe anche semplicemente metterli on line per stimolare enti e semplici cittadini. Confido molto nella sensibilità del sindaco Vincenzo Napoli. È un collega e un uomo di cultura. Sono certa che risponderà al nostro appello». (Barbara Cangiano – La Città di Salerno) 

Salerno. Degrado chiama degrado. Ecco perché recuperare le vecchie carceri di Salerno e, più in generale, quel che resta di palazzi nobiliari ed ex luoghi di culto sfregiati dall’incuria, non è (solo) un problema architettonico, ma anche sociale. Parola di Maria Gabriella Alfano, presidente dell’Ordine degli architetti. «Bisogna puntare sull’effetto domino e ampliare quel grido di dolore che si sente da più parti in merito al centro storico alto. Unire le voci, coinvolgere i cittadini e soprattutto le associazioni per il recupero della storia di Salerno». Ex conventi trasformati in pattumiere: che fare? «Bisogna assolutamente riprendere i progetti che vinsero il concorso internazionale di idee per gli “Edifici mondo”. Fu un momento esaltante per la storia della città e non merita di restare in un cassetto». Era il 1997, sono trascorsi quasi vent’anni. Ammesso che si trovino i fondi e ci sia la volontà politica di intervenire, non c’è il rischio che siano ormai datati? «Assolutamente no. Le idee di Sejima e Nishizawa e di Monestiroli e de las Casas sono attuali, valide e applicabilissime. In particolare per un motivo: prevedevano un intervento complessivo di ridisegno di quell’area del plaium montis, con la creazione di percorsi che sarebbero stati in sé un attrattore turistico. Mi piace sottolinearlo perché ritengo che l’intervengo sul singolo edificio non sia sufficiente, se non a salvare un immobile dal degrado. Invece occorre puntare su un effetto domino». Si spieghi. «Bisogna restituire alla città il suo patrimonio storico-artistico e questo compete all’ente pubblico. Al contempo si eleva la rendita complessiva e i privati, le cui proprietà acquisiscono maggiore valore, si sentono parte di un progetto e pertanto incentivati alla cura del bene comune. Guardiamo via Ligea: l’intervento sul fronte del mare ha contribuito alla riqualificazione di quell’area, coinvolgendo anche i cittadini. Quando invece c’è l’abbandono, cresce l’inciviltà». Diciamoci la verità: nei confronti del centro storico alto non c’è mai stata grande attenzione. Anche i fondi di Più Europa che dovevano essere destinati alle vecchie carceri sono stati stornati altrove. Come se lo spiega? «È del tutto evidente che c’è una frattura tra il cuore antico di Salerno e il fronte del mare su cui si è deciso di investire in termini di sviluppo. Probabilmente perché l’area sul mare è più appetibile oltre che più agevole da un punto di vista logistico. Ciò non toglie che non si debbano lasciare morire i luoghi che hanno fatto la storia di questa città». Che tipo di intervento immagina per il perimetro che va da Santa Maria della Consolazione a via San Massimo? «Immagino un metodo basato sul concetto della rete, che sappia coinvolgere le forze culturali di una città che brilla per risorse umane e sensibilità. C’è un indiscutibile problema economico, ma anche da questo punto di vista l’associazionismo potrebbe rivelarsi prezioso». Sta pensando a un crowdfunding, cioè un finanziamento collettivo? «Perché no. Non sarebbe la prima volta. L’importante è accendere il dibattito, unire le forze, perché a quella parte di città sono affezionati tutti i salernitani: c’è la storia, ci sono le radici. Si potrebbe partire proprio dai progetti degli “Edifici mondo”, organizzando una mostra per ricordarli a chi non c’era e raccontarli a chi ne ha sentito parlare ormai vent’anni fa. Basterebbe anche semplicemente metterli on line per stimolare enti e semplici cittadini. Confido molto nella sensibilità del sindaco Vincenzo Napoli. È un collega e un uomo di cultura. Sono certa che risponderà al nostro appello». (Barbara Cangiano – La Città di Salerno)