Napoli. Faida di camorra. A Coroglio parcheggiatore abusivo ucciso tra i locali della movida. Raid anche contro un bar

0

Napoli. Le scosse premonitrici, poi il terremoto. Non si sa né dove né quando, solo che ci sarà. Ed è infine arrivato di notte, sull’onda del grilletto di una pistola. Dopo le intimidazioni, l’agguato. Una escalation di violenza che, come accade quando c’è fermento nel mondo della malavita organizzata, rappresenta lo sciame sismico che anticipa il disastro che incombe. Gli investigatori non tralasciano nessuna pista, ma l’ipotesi che maggiormente tiene banco è quella della camorra: un omicidio maturato nelle dinamiche di potere che vedono principalmente due gruppi contrapposti, quello dei Giannelli e quello dei d’Ausilio, sullo scenario di Bagnoli, regno dalle mille prospettive ma con un trono vacante. La vittima è Gaetano Arrigo, 43 anni, di Bagnoli. Precedenti penali che spaziavano dalla truffa alle lesioni, passando per la detenzione abusiva di armi. Da qualche tempo il suo luogo di lavoro era l’area della movida, quelle strade che in corrispondenza delle «serate» nei locali diventano enormi e illegali distese di automobili infilate come tessere del tetris l’una accanto all’altra per occupare tutti gli spazi. Arrigo, per gli investigatori, era una sorte di punto di riferimento per i parcheggiatori abusivi del posto. Lo hanno ucciso intorno alle due del mattino, mentre era al «lavoro» tra via Coroglio e via Cattolica. I killer sono arrivati a bordo di un’automobile. Gli hanno sparato contro almeno sei colpi di pistola centrandolo tra torace e volto e lasciandolo agonizzante al suolo mentre gli altri guardiamacchine cercavano riparo. La vittima è deceduta mentre veniva trasportata all’ospedale San Paolo, inutili gli sforzi dei sanitari di salvarlo in extremis. Una esecuzione in pieno stile camorra che porta, per le modalità, la firma della criminalità organizzata ed apre le indagini a diversi scenari, tutti relativi al rapporto che sussiste tra chi governa la sosta abusiva e chi ne gestisce la «concessione». L’omicidio potrebbe essere stato una punizione per un ammanco di soldi, conseguenza dell’appropriazione non dovuta di denaro, quella che in gergo viene chiamata “una siringa” al gruppo di riferimento. Ma c’è un altro elemento, forse troppo singolare per restare solo una coincidenza, che porta gli investigatori verso la pista dell’agguato maturato nelle lotte di potere: nello stesso quartiere, a pochi minuti di distanza, è stato messo a segno l’ennesimo atto intimidatorio nei confronti di persone legate al cosiddetto gruppo Giannelli, il manipolo di pregiudicati che avrebbe trovato il suo leader in Alessandro Giannelli, 38 anni, detenuto, che secondo gli inquirenti prima di essere arrestato aveva stretto patti di alleanza con i clan di Pianura e del Rione Traiano ed aveva avuto un ruolo di primo piano nei fatti di sangue che hanno scosso Bagnoli, Cavalleggeri e Fuorigrotta agli inizi dell’anno. Ignoti, sempre probabilmente a bordo di un’automobile, hanno esploso due colpi di pistola contro un bar di viale Cavalleggeri Aosta, all’altezza di via Luigi Rizzo. Un raid che è costato caro a un sedicenne che si trovava in zona e che non risulta avere nulla a che fare con la criminalità: è stato colpito violentemente alla testa col calcio di una pistola ed è finito in ospedale per trauma cranico. Contro lo stesso bar, gestito da un parente stretto di Giannelli, a febbraio erano stati esplosi altri colpi d’arma da fuoco e la saracinesca era stata danneggiata da una bomba carta; agli inizi di maggio nello stesso punto era rimasto ferito, raggiunto da un proiettile, il figlio minorenne del trentottenne. Negli ultimi giorni, invece, a essere preso di mira è stato un centro scommesse, sempre a Cavalleggeri, gestito da persone ritenute vicine per vincoli di parentela allo stesso gruppo criminale: colpi di pistola e una bomba carta la notte del 10 giugno, mentre un altro ordigno, non scoppiato, era stato piazzato quattro giorni fa. In questo «assalto» al gruppo Giannelli potrebbe rientrare anche l’omicidio di Arrigo. Tra i precedenti del parcheggiatore abusivo spicca un arresto del 2012, quando l’uomo venne fermato con l’accusa di fare parte di un nuovo gruppo che cercava di imporsi attraverso intimidazioni e racket tra Bagnoli e Fuorigrotta. Finirono in manette 14 persone, che secondo gli inquirenti avevano intenzione di affermare il predominio sulle aree che prima erano dello sgominato clan d’Ausilio: era proprio il nucleo originario di quello che venne poi definito «gruppo Giannelli». A stravolgere gli scenari l’incredibile evasione di Felice d’Ausilio, trentottenne figlio del boss Mimi ‘o sfregiato, «fine pena mai» nel carcere di massima sicurezza di Nuchis: il giovane ha approfittato di un permesso ed è sparito nel nulla. Radio-mala mormora che la sua presenza, e soprattutto il forte valore simbolico del cognome che porta, sarebbe sufficiente a ricompattare quel che resta del clan d’Ausilio riunendo vecchi pregiudicati e nuove leve in un tentativo di «Restaurazione» sul quartiere. (Nico Falco – Il Mattino) 

Napoli. Le scosse premonitrici, poi il terremoto. Non si sa né dove né quando, solo che ci sarà. Ed è infine arrivato di notte, sull’onda del grilletto di una pistola. Dopo le intimidazioni, l’agguato. Una escalation di violenza che, come accade quando c’è fermento nel mondo della malavita organizzata, rappresenta lo sciame sismico che anticipa il disastro che incombe. Gli investigatori non tralasciano nessuna pista, ma l’ipotesi che maggiormente tiene banco è quella della camorra: un omicidio maturato nelle dinamiche di potere che vedono principalmente due gruppi contrapposti, quello dei Giannelli e quello dei d’Ausilio, sullo scenario di Bagnoli, regno dalle mille prospettive ma con un trono vacante. La vittima è Gaetano Arrigo, 43 anni, di Bagnoli. Precedenti penali che spaziavano dalla truffa alle lesioni, passando per la detenzione abusiva di armi. Da qualche tempo il suo luogo di lavoro era l’area della movida, quelle strade che in corrispondenza delle «serate» nei locali diventano enormi e illegali distese di automobili infilate come tessere del tetris l’una accanto all’altra per occupare tutti gli spazi. Arrigo, per gli investigatori, era una sorte di punto di riferimento per i parcheggiatori abusivi del posto. Lo hanno ucciso intorno alle due del mattino, mentre era al «lavoro» tra via Coroglio e via Cattolica. I killer sono arrivati a bordo di un’automobile. Gli hanno sparato contro almeno sei colpi di pistola centrandolo tra torace e volto e lasciandolo agonizzante al suolo mentre gli altri guardiamacchine cercavano riparo. La vittima è deceduta mentre veniva trasportata all’ospedale San Paolo, inutili gli sforzi dei sanitari di salvarlo in extremis. Una esecuzione in pieno stile camorra che porta, per le modalità, la firma della criminalità organizzata ed apre le indagini a diversi scenari, tutti relativi al rapporto che sussiste tra chi governa la sosta abusiva e chi ne gestisce la «concessione». L’omicidio potrebbe essere stato una punizione per un ammanco di soldi, conseguenza dell’appropriazione non dovuta di denaro, quella che in gergo viene chiamata “una siringa” al gruppo di riferimento. Ma c’è un altro elemento, forse troppo singolare per restare solo una coincidenza, che porta gli investigatori verso la pista dell’agguato maturato nelle lotte di potere: nello stesso quartiere, a pochi minuti di distanza, è stato messo a segno l’ennesimo atto intimidatorio nei confronti di persone legate al cosiddetto gruppo Giannelli, il manipolo di pregiudicati che avrebbe trovato il suo leader in Alessandro Giannelli, 38 anni, detenuto, che secondo gli inquirenti prima di essere arrestato aveva stretto patti di alleanza con i clan di Pianura e del Rione Traiano ed aveva avuto un ruolo di primo piano nei fatti di sangue che hanno scosso Bagnoli, Cavalleggeri e Fuorigrotta agli inizi dell’anno. Ignoti, sempre probabilmente a bordo di un’automobile, hanno esploso due colpi di pistola contro un bar di viale Cavalleggeri Aosta, all’altezza di via Luigi Rizzo. Un raid che è costato caro a un sedicenne che si trovava in zona e che non risulta avere nulla a che fare con la criminalità: è stato colpito violentemente alla testa col calcio di una pistola ed è finito in ospedale per trauma cranico. Contro lo stesso bar, gestito da un parente stretto di Giannelli, a febbraio erano stati esplosi altri colpi d’arma da fuoco e la saracinesca era stata danneggiata da una bomba carta; agli inizi di maggio nello stesso punto era rimasto ferito, raggiunto da un proiettile, il figlio minorenne del trentottenne. Negli ultimi giorni, invece, a essere preso di mira è stato un centro scommesse, sempre a Cavalleggeri, gestito da persone ritenute vicine per vincoli di parentela allo stesso gruppo criminale: colpi di pistola e una bomba carta la notte del 10 giugno, mentre un altro ordigno, non scoppiato, era stato piazzato quattro giorni fa. In questo «assalto» al gruppo Giannelli potrebbe rientrare anche l’omicidio di Arrigo. Tra i precedenti del parcheggiatore abusivo spicca un arresto del 2012, quando l’uomo venne fermato con l’accusa di fare parte di un nuovo gruppo che cercava di imporsi attraverso intimidazioni e racket tra Bagnoli e Fuorigrotta. Finirono in manette 14 persone, che secondo gli inquirenti avevano intenzione di affermare il predominio sulle aree che prima erano dello sgominato clan d’Ausilio: era proprio il nucleo originario di quello che venne poi definito «gruppo Giannelli». A stravolgere gli scenari l’incredibile evasione di Felice d’Ausilio, trentottenne figlio del boss Mimi ‘o sfregiato, «fine pena mai» nel carcere di massima sicurezza di Nuchis: il giovane ha approfittato di un permesso ed è sparito nel nulla. Radio-mala mormora che la sua presenza, e soprattutto il forte valore simbolico del cognome che porta, sarebbe sufficiente a ricompattare quel che resta del clan d’Ausilio riunendo vecchi pregiudicati e nuove leve in un tentativo di «Restaurazione» sul quartiere. (Nico Falco – Il Mattino)