Euro 2016 Italia -Svezia ore 15 Stadio Municipal

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Sono ventuno le panchine azzurre di Antonio Conte che aveva debuttato il 4 settembre del 2014 a Bari contro l’Olanda, battuta per 2-0. Complessivamente il commisario tecnico ha ottenuto dodici vittorie, sei pareggi e tre sconfitte. I ko sono arrivati tutti però in gare amichevoli contro Portogallo, Belgio e Germania

Se a Lione, regina della crapula, ci siamo alzati tutti da tavola ebbri per la vittoria sul Belgio per salire sul carro azzurro guidato da Conte, qui a Tolosa, più o meno all’ora di pranzo, le 15, dopo aver vendicato il biscottone scandinavo del 2004, siamo pronti a decollare destinazione ottavi di finale. In questo senso quale posto migliore della capitale dell’industria aeronautica europea, dove viene prodotto il più grande aereo del mondo (l’Airbus 380), per completare il pieno di adesioni? Battere la Svezia di Ibra equivarrebbe a «centrare subito l’obiettivo minimo che abbiamo: proprio quello che proveremo a fare» ha spiegato Antonio Conte, stesso sguardo concentrato visto alla vigilia del debutto. La chiamano la Ville Rose, Tolosa, la bella capitale occitana dalle molte architetture, e con il centro storico tutto di mattoni rosso-rosato. E proprio la pietra d’angolo di questa prima fase potrebbe essere messa al suo posto già alla seconda partita. Per ottenere il passaporto per andare oltre la prima fase la nostra Nazionale ha pronto il suo piano di volo: «Dobbiamo attaccare tutta la Svezia, evitando di prendere certe ripartenze come accaduto contro il Belgio, sapendo dunque anche coprirci, perché Zlatan può spostare l’equilibrio di ogni squadra». Così parlo il ct, che stamattina, nella rifinitura, metterà a punto gli ultimi dettagli. Dopo le prove dell’antivigilia, alla fine il turn over sarà limitato a una pedina («Non voglio sentire parlare di stanchezza dopo una partita: abbiamo avuto il tempo di recuperare. Non penso che farò grandi cambiamenti»): da scegliere che rileverà Darmian come esterno sinistro. In corsa in un derby tutto giallorosso Florenzi, in vantaggio, e El Shaarawy (De Sciglio terza chance).  
 
PIEDI PER TERRA. Il bello è che, mentre tutti hanno una gran voglia di volare, Conte fa di tutto per tenere i piedi per terra anche se è sicuro che i suoi non lo tradiranno, dopo la pioggia di elogi piovuta sulla Nazionale: «Io penso di avere a disposizione un gruppo di ragazzi vogliosi di far bene, una sola partita non può cambiare il loro atteggiamento, siamo partiti nella maniera migliore ma non abbiamo ancora fatto niente, non ci siamo ancora qualificati; sappiamo chi siamo e da dove veniamo; piedi per terra e cerchiamo di meritare la vittoria». 
 
ATTENTI A QUEI DUE. Italia-Svezia sarà anche Pellè-Ibra, una sfida a distanza tra due centravanti molto diversi per carriera e caratura, ma determinanti nella loro squadra: «L’evoluzione di Pellè? La storia di Graziano è strana, lui è dovuto emigrare all’estero per affermarsi; confrontarsi con altre realtà gli ha dato maggiori sicurezze da tutti i punti di vista, ora è un buonissimo attaccante con mezzi fisici notevoli; ripeto, è strano che sia dovuto emigrare per affermarsi, ha avuto un percorso diverso ma sono contento perché ha dimostrato come la volontà di affermarsi non conosca ostacoli, la sua è una sfida che sta vincendo. Ibra? Zlatan è un calciatore talmente forte che può giocare in qualsiasi campionato del mondo, può spostare gli equilibri di una squadra. La Svezia è una squadra quadrata con una stella come lui». 
 
PARTICOLARI. Conte è tornato sull’approccio al match: «Bisogna bloccare la squadra in toto, quindi ci sono da analizzare sia la situazione offensiva che e difensiva, e in questo senso c’è il problema Ibra, ma ce ne sono anche altri: ci sono i calci da fermo, c’è Forsberg, Berg o Guidetti». Il ct ha allargato il ragionamento sul momento del calcio italiano e sulla necessità di puntare su un gruppo esperto: «E’ un dato di fatto che questo è un periodo non molto felice del calcio italiano; c’è la difficoltà di far emergere talenti che possono fare grandi cose, noi dobbiamo fare del nostro meglio, non so se noi siamo una squadra veterana, per me, per le mie idee di calcio, i 23 che sono qui sono i migliori: eppoi si tratta di un mese di lavoro per fare il massimo, ottimizzando tutto nel migliore dei modi». 

fonte:corrieredellosport

 
Sono ventuno le panchine azzurre di Antonio Conte che aveva debuttato il 4 settembre del 2014 a Bari contro l’Olanda, battuta per 2-0. Complessivamente il commisario tecnico ha ottenuto dodici vittorie, sei pareggi e tre sconfitte. I ko sono arrivati tutti però in gare amichevoli contro Portogallo, Belgio e Germania

Se a Lione, regina della crapula, ci siamo alzati tutti da tavola ebbri per la vittoria sul Belgio per salire sul carro azzurro guidato da Conte, qui a Tolosa, più o meno all’ora di pranzo, le 15, dopo aver vendicato il biscottone scandinavo del 2004, siamo pronti a decollare destinazione ottavi di finale. In questo senso quale posto migliore della capitale dell’industria aeronautica europea, dove viene prodotto il più grande aereo del mondo (l’Airbus 380), per completare il pieno di adesioni? Battere la Svezia di Ibra equivarrebbe a «centrare subito l’obiettivo minimo che abbiamo: proprio quello che proveremo a fare» ha spiegato Antonio Conte, stesso sguardo concentrato visto alla vigilia del debutto. La chiamano la Ville Rose, Tolosa, la bella capitale occitana dalle molte architetture, e con il centro storico tutto di mattoni rosso-rosato. E proprio la pietra d’angolo di questa prima fase potrebbe essere messa al suo posto già alla seconda partita. Per ottenere il passaporto per andare oltre la prima fase la nostra Nazionale ha pronto il suo piano di volo: «Dobbiamo attaccare tutta la Svezia, evitando di prendere certe ripartenze come accaduto contro il Belgio, sapendo dunque anche coprirci, perché Zlatan può spostare l’equilibrio di ogni squadra». Così parlo il ct, che stamattina, nella rifinitura, metterà a punto gli ultimi dettagli. Dopo le prove dell’antivigilia, alla fine il turn over sarà limitato a una pedina («Non voglio sentire parlare di stanchezza dopo una partita: abbiamo avuto il tempo di recuperare. Non penso che farò grandi cambiamenti»): da scegliere che rileverà Darmian come esterno sinistro. In corsa in un derby tutto giallorosso Florenzi, in vantaggio, e El Shaarawy (De Sciglio terza chance).  
 
PIEDI PER TERRA. Il bello è che, mentre tutti hanno una gran voglia di volare, Conte fa di tutto per tenere i piedi per terra anche se è sicuro che i suoi non lo tradiranno, dopo la pioggia di elogi piovuta sulla Nazionale: «Io penso di avere a disposizione un gruppo di ragazzi vogliosi di far bene, una sola partita non può cambiare il loro atteggiamento, siamo partiti nella maniera migliore ma non abbiamo ancora fatto niente, non ci siamo ancora qualificati; sappiamo chi siamo e da dove veniamo; piedi per terra e cerchiamo di meritare la vittoria». 
 
ATTENTI A QUEI DUE. Italia-Svezia sarà anche Pellè-Ibra, una sfida a distanza tra due centravanti molto diversi per carriera e caratura, ma determinanti nella loro squadra: «L’evoluzione di Pellè? La storia di Graziano è strana, lui è dovuto emigrare all’estero per affermarsi; confrontarsi con altre realtà gli ha dato maggiori sicurezze da tutti i punti di vista, ora è un buonissimo attaccante con mezzi fisici notevoli; ripeto, è strano che sia dovuto emigrare per affermarsi, ha avuto un percorso diverso ma sono contento perché ha dimostrato come la volontà di affermarsi non conosca ostacoli, la sua è una sfida che sta vincendo. Ibra? Zlatan è un calciatore talmente forte che può giocare in qualsiasi campionato del mondo, può spostare gli equilibri di una squadra. La Svezia è una squadra quadrata con una stella come lui». 
 
PARTICOLARI. Conte è tornato sull’approccio al match: «Bisogna bloccare la squadra in toto, quindi ci sono da analizzare sia la situazione offensiva che e difensiva, e in questo senso c'è il problema Ibra, ma ce ne sono anche altri: ci sono i calci da fermo, c’è Forsberg, Berg o Guidetti». Il ct ha allargato il ragionamento sul momento del calcio italiano e sulla necessità di puntare su un gruppo esperto: «E’ un dato di fatto che questo è un periodo non molto felice del calcio italiano; c’è la difficoltà di far emergere talenti che possono fare grandi cose, noi dobbiamo fare del nostro meglio, non so se noi siamo una squadra veterana, per me, per le mie idee di calcio, i 23 che sono qui sono i migliori: eppoi si tratta di un mese di lavoro per fare il massimo, ottimizzando tutto nel migliore dei modi». 

fonte:corrieredellosport

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