La Pascale, fidanzata di Berlusconi, si fa fotografare in lacrime alla finestra dell’ospedale. La famiglia non gradisce

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Gli esegeti del pianto hanno di che sbizzarrirsi. Perché nel giorno in cui il Cavaliere va sotto i ferri tenendo in apprensione la comunità forzitalista, la sua fidanzata gli ruba la scena con leggiadra maestria dando il via al gioco delle interpretazioni. Mentre nel seminterrato del padiglione Q dell’ospedale San Raffaele i chirurghi armeggiano intorno al cuore ballerino dell’illustre paziente, infatti, su al sesto piano Francesca Pascale si affaccia a una finestra del reparto solventi e, in favore di teleobiettivi, si asciuga una lacrima. Poi inforca gli occhiali scuri e scompare alla vista. Perché la Pascale piange? È solo tensione? Oppure sa che l’intervento a cui è sottoposto Silvio è ben più complicato e delicato di quel che i medici vorrebbero far credere? E ancora: perché ostentare la lacrimuccia davanti al plotone di fotografi e cameraman schierati proprio sotto la sua finestra? Un gesto voluto? O una cosa casuale? «Tutte le donne sono facili a commuoversi, poi quando sono donne che amano un uomo hanno tutto il diritto di farlo», dice Paolo Berlusconi mentre lascia l’ospedale. «Ora sta a mio fratello – aggiunge – completare l’opera però sicuramente il suo cuore e molto forte e molto buono. Sono sicuro che supererà anche questa prova e tornerà tra noi come è sempre stato, con più forza e più determinazione di prima». Il fratello di Silvio la fa facile. Del resto, se è solo una «questione di fragilità femminile» non c’è ragione di dedicarci del tempo. E anche Fedele Confalonieri – che non solo è il migliore amico dell’illustre paziente, ma è anche il custode dell’armonia berlusconiana – tenta di liquidare la faccenda come un’inezia. I giornalisti lo tampinano, vogliono la sua versione dei fatti, e lui ridacchia: «Voi vorreste farmi credere che da qua sotto siete riusciti a vedere le lacrime di Francesca che stava lassù? Via, non scherziamo». Un altro suo storico amico, Gianni Letta, è sorridente. «È andato tutto bene, nel migliore dei modi. Io non gli ho parlato, è in terapia intensiva», dice. Lei, la Pascale, del suo pianto non parla e non vuol parlare. Quando i chirurghi annunciano la conclusione del loro lavoro si precipita giù, nel seminterrato, e si accomoda accanto al letto dove giace un Berlusconi intorpidito dal dormiveglia postoperatorio. Ma sa, la fidanzata del leader, che quel suo pianto alla finestra infarcisce le cronache di giornata più ancora dei resoconti dei medici. E sa anche che «la famiglia», ovvero i 5 figli, non ha gradito il gesto. Specie Marina, la primogenita del Cavaliere, della quale si dice che abbia osservato con una smorfia infastidita le immagini della Francesca lacrimante che in un baleno hanno fatto il giro d’Italia. Marina aveva già avuto da ridire sulla Pascale e sulle altre donne del cerchio magico berlusconiano (a cominciare da Maria Rosaria Rossi) colpevoli – a detta sua – di aver sottoposto il babbo a un eccessivo stress preelettorale, di averlo forzatamente condotto a comizi di nessun valore strategico malgrado i segnali di malessere già manifestati da Silvio. E ora questo pianto le appare come un’ulteriore forzatura, come il tentativo di ribadire una sorta di esclusiva sugli affetti del Cavaliere e, dunque, sul diritto di condizionarlo, consigliarlo, guidarlo, affiancarlo, assisterlo. A dimostrazione del fatto che dietro le lacrime non c’è solo una «questione di amore», ma anche una lotta di potere. I messaggi d’affetto sono tanti, dentro e fuori Forza Italia. Si è fatto sentire, con una telefonata all’ad del Milan Adriano Galliani, anche il presidente della Fifa Gianni Infantino. Un vecchio guerriero rossonero, Gennaro Gattuso, gli banda un «grande bacione». «Il presidente è il presidente di club più vincente al mondo, sono da 30 anni che ha portato il Milan sul tetto del mondo», sottolinea Ringhio. (Roberto Pezzini – Il Mattino)

Gli esegeti del pianto hanno di che sbizzarrirsi. Perché nel giorno in cui il Cavaliere va sotto i ferri tenendo in apprensione la comunità forzitalista, la sua fidanzata gli ruba la scena con leggiadra maestria dando il via al gioco delle interpretazioni. Mentre nel seminterrato del padiglione Q dell’ospedale San Raffaele i chirurghi armeggiano intorno al cuore ballerino dell’illustre paziente, infatti, su al sesto piano Francesca Pascale si affaccia a una finestra del reparto solventi e, in favore di teleobiettivi, si asciuga una lacrima. Poi inforca gli occhiali scuri e scompare alla vista. Perché la Pascale piange? È solo tensione? Oppure sa che l’intervento a cui è sottoposto Silvio è ben più complicato e delicato di quel che i medici vorrebbero far credere? E ancora: perché ostentare la lacrimuccia davanti al plotone di fotografi e cameraman schierati proprio sotto la sua finestra? Un gesto voluto? O una cosa casuale? «Tutte le donne sono facili a commuoversi, poi quando sono donne che amano un uomo hanno tutto il diritto di farlo», dice Paolo Berlusconi mentre lascia l’ospedale. «Ora sta a mio fratello – aggiunge – completare l’opera però sicuramente il suo cuore e molto forte e molto buono. Sono sicuro che supererà anche questa prova e tornerà tra noi come è sempre stato, con più forza e più determinazione di prima». Il fratello di Silvio la fa facile. Del resto, se è solo una «questione di fragilità femminile» non c’è ragione di dedicarci del tempo. E anche Fedele Confalonieri – che non solo è il migliore amico dell’illustre paziente, ma è anche il custode dell’armonia berlusconiana – tenta di liquidare la faccenda come un’inezia. I giornalisti lo tampinano, vogliono la sua versione dei fatti, e lui ridacchia: «Voi vorreste farmi credere che da qua sotto siete riusciti a vedere le lacrime di Francesca che stava lassù? Via, non scherziamo». Un altro suo storico amico, Gianni Letta, è sorridente. «È andato tutto bene, nel migliore dei modi. Io non gli ho parlato, è in terapia intensiva», dice. Lei, la Pascale, del suo pianto non parla e non vuol parlare. Quando i chirurghi annunciano la conclusione del loro lavoro si precipita giù, nel seminterrato, e si accomoda accanto al letto dove giace un Berlusconi intorpidito dal dormiveglia postoperatorio. Ma sa, la fidanzata del leader, che quel suo pianto alla finestra infarcisce le cronache di giornata più ancora dei resoconti dei medici. E sa anche che «la famiglia», ovvero i 5 figli, non ha gradito il gesto. Specie Marina, la primogenita del Cavaliere, della quale si dice che abbia osservato con una smorfia infastidita le immagini della Francesca lacrimante che in un baleno hanno fatto il giro d’Italia. Marina aveva già avuto da ridire sulla Pascale e sulle altre donne del cerchio magico berlusconiano (a cominciare da Maria Rosaria Rossi) colpevoli – a detta sua – di aver sottoposto il babbo a un eccessivo stress preelettorale, di averlo forzatamente condotto a comizi di nessun valore strategico malgrado i segnali di malessere già manifestati da Silvio. E ora questo pianto le appare come un’ulteriore forzatura, come il tentativo di ribadire una sorta di esclusiva sugli affetti del Cavaliere e, dunque, sul diritto di condizionarlo, consigliarlo, guidarlo, affiancarlo, assisterlo. A dimostrazione del fatto che dietro le lacrime non c’è solo una «questione di amore», ma anche una lotta di potere. I messaggi d’affetto sono tanti, dentro e fuori Forza Italia. Si è fatto sentire, con una telefonata all’ad del Milan Adriano Galliani, anche il presidente della Fifa Gianni Infantino. Un vecchio guerriero rossonero, Gennaro Gattuso, gli banda un «grande bacione». «Il presidente è il presidente di club più vincente al mondo, sono da 30 anni che ha portato il Milan sul tetto del mondo», sottolinea Ringhio. (Roberto Pezzini – Il Mattino)