Il Napoli su Letizia , lo scugnizzo di Scampia terzino del Carpi avvistato a Sorrento

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Il Napoli su Letizia , lo scugnizzo di Scampia terzino del Carpi avvistato a Sorrento  l’altro ieri starebbe per far parte degli azzurri Gaetano Letizia (25 anni), napoletano doc trapiantato a Carpi, ha scelto la seconda opzione. Facile confondersi tra le Vele di Scampia. Uno smarrimento geografico che si fa metafora di una perdita ben più grave: quella di se stessi, della propria identità; laddove la dignità umana non ha valore, rubata dagli interessi criminali, calpestata dal degrado. Un ingranaggio a cui è difficile sfuggire se gli esempi negativi che circondano l’universo di un bambino superano di gran lunga quelli positivi. Eppure, uno su mille ce la fa. E’ la storia di Letizia, che perde la madre ad appena 3 anni ma mai l’affetto e il supporto della sua famiglia; uno che le sue origini non le ha mai rinnegate: la passione per il calcio lo portava a scorazzare per intere giornate per le strade del suo quartiere. Mezzi di fortuna per ricreare un San Paolo in miniatura: due buste della spazzatura a mo’ di pali; una traversa immaginaria, laddove non è gol se il portiere pur saltando non può nemmeno sfiorare la palla. Sono le regole non scritte del calcio da strada e Letizia – c’è da giurarlo – le conosce alla perfezione. Spettatore di blitz della polizia e criminalità diffusa, Gaetano è protagonista solo col pallone tra i piedi. Perché non provarci allora nella squadra del San Vitaliano dove già milita suo fratello maggiore Tony. Impiegato da esterno alto, in costante propensione offensiva, si guadagna le attenzioni della Rappresentativa Campania e del tecnico Enzo Leccese che gli cambia i connotati: uno spreco non sfruttare quella facilità di corsa con e senza palla, quella capacità di fare la spola nella doppia fase, su e giù senza soluzione di continuità, a coprire ed inserirsi. Il fiato regge, ci mancherebbe: è temprato a dovere dalla doppia fatica di lavoratore e giocatore; talvolta addirittura dai doppi allenamenti tra San Vitaliano e rappresentativa regionale. Ne viene fuori un esterno coi fiocchi, infaticabile pendolino sull’out destro e all’occorrenza anche su quello opposto. Ad avere l’occhio lungo sono i fratelli Cafasso, che lo portano a Pianura in serie D e ne fanno il fiore all’occhiello di una corazzata: 27 partite nella prima stagione, addirittura 34 nella seconda, impreziosita dalla prima rete e da un incontro a distanza inaspettato, di quelli che ti cambiano una vita. Al destino da predestinato non si scappa. E la svolta è dietro l’angolo. E’ il 20 giugno 2010 e allo stadio Simpatia di Pianura va in scena il ritorno della semifinale nazionale play-off tra i padroni di casa e il Carpi: il 5-0 dell’andata in favore degli emiliani è più di una sentenza, ma un clamoroso 8-2 consegna ai partenopei il passaggio del turno. La svolta non sta in una promozione destinata a non concretizzarsi, sfuggita in finale sul campo, ma anche per la mancata richiesta di ripescaggio dei campani. La svolta per Letizia è altrove e risponde al nome di Cristiano Giuntoli, direttore del Carpi (oggi al Napoli, ndr) che annota quel nome su un taccuino e se ne ricorda a due anni di distanza, quando Letizia inizia la sua avventura nel Carpi dei miracoli. Il resto è storia recente: il terzino di Scampia diventa un punto fermo dei falconi nella scalata dalla C alla A. Rendimento al top, una rete di tanto in tanto e già 4 presenze da titolare su 4 in massima serie. E’ tempo di riavvolgere il nastro dei ricordi. E’ tempo di Napoli. Non sarà una partita come le altre e Letizia lo sa bene. A guardarlo a distanza ci sarà il suo quartiere e una città intera: un applauso, please, Gaetano ce l’ha fatta. E chissà che per l’occasione un certo Cristiano Giuntoli non rispolveri un vecchio taccuino per annotare un nome che in fondo conosce bene. Letizia al Napoli è per ora solo suggestione: il sogno di un ragazzo che il “pezzotto” della maglia azzurra l’avrà indossato chissà quante volte con onore tra le Vele di Scampia.

Il Napoli su Letizia , lo scugnizzo di Scampia terzino del Carpi avvistato a Sorrento  l'altro ieri starebbe per far parte degli azzurri Gaetano Letizia (25 anni), napoletano doc trapiantato a Carpi, ha scelto la seconda opzione. Facile confondersi tra le Vele di Scampia. Uno smarrimento geografico che si fa metafora di una perdita ben più grave: quella di se stessi, della propria identità; laddove la dignità umana non ha valore, rubata dagli interessi criminali, calpestata dal degrado. Un ingranaggio a cui è difficile sfuggire se gli esempi negativi che circondano l’universo di un bambino superano di gran lunga quelli positivi. Eppure, uno su mille ce la fa. E’ la storia di Letizia, che perde la madre ad appena 3 anni ma mai l’affetto e il supporto della sua famiglia; uno che le sue origini non le ha mai rinnegate: la passione per il calcio lo portava a scorazzare per intere giornate per le strade del suo quartiere. Mezzi di fortuna per ricreare un San Paolo in miniatura: due buste della spazzatura a mo’ di pali; una traversa immaginaria, laddove non è gol se il portiere pur saltando non può nemmeno sfiorare la palla. Sono le regole non scritte del calcio da strada e Letizia – c’è da giurarlo – le conosce alla perfezione. Spettatore di blitz della polizia e criminalità diffusa, Gaetano è protagonista solo col pallone tra i piedi. Perché non provarci allora nella squadra del San Vitaliano dove già milita suo fratello maggiore Tony. Impiegato da esterno alto, in costante propensione offensiva, si guadagna le attenzioni della Rappresentativa Campania e del tecnico Enzo Leccese che gli cambia i connotati: uno spreco non sfruttare quella facilità di corsa con e senza palla, quella capacità di fare la spola nella doppia fase, su e giù senza soluzione di continuità, a coprire ed inserirsi. Il fiato regge, ci mancherebbe: è temprato a dovere dalla doppia fatica di lavoratore e giocatore; talvolta addirittura dai doppi allenamenti tra San Vitaliano e rappresentativa regionale. Ne viene fuori un esterno coi fiocchi, infaticabile pendolino sull’out destro e all’occorrenza anche su quello opposto. Ad avere l’occhio lungo sono i fratelli Cafasso, che lo portano a Pianura in serie D e ne fanno il fiore all’occhiello di una corazzata: 27 partite nella prima stagione, addirittura 34 nella seconda, impreziosita dalla prima rete e da un incontro a distanza inaspettato, di quelli che ti cambiano una vita. Al destino da predestinato non si scappa. E la svolta è dietro l’angolo. E’ il 20 giugno 2010 e allo stadio Simpatia di Pianura va in scena il ritorno della semifinale nazionale play-off tra i padroni di casa e il Carpi: il 5-0 dell’andata in favore degli emiliani è più di una sentenza, ma un clamoroso 8-2 consegna ai partenopei il passaggio del turno. La svolta non sta in una promozione destinata a non concretizzarsi, sfuggita in finale sul campo, ma anche per la mancata richiesta di ripescaggio dei campani. La svolta per Letizia è altrove e risponde al nome di Cristiano Giuntoli, direttore del Carpi (oggi al Napoli, ndr) che annota quel nome su un taccuino e se ne ricorda a due anni di distanza, quando Letizia inizia la sua avventura nel Carpi dei miracoli. Il resto è storia recente: il terzino di Scampia diventa un punto fermo dei falconi nella scalata dalla C alla A. Rendimento al top, una rete di tanto in tanto e già 4 presenze da titolare su 4 in massima serie. E’ tempo di riavvolgere il nastro dei ricordi. E’ tempo di Napoli. Non sarà una partita come le altre e Letizia lo sa bene. A guardarlo a distanza ci sarà il suo quartiere e una città intera: un applauso, please, Gaetano ce l’ha fatta. E chissà che per l’occasione un certo Cristiano Giuntoli non rispolveri un vecchio taccuino per annotare un nome che in fondo conosce bene. Letizia al Napoli è per ora solo suggestione: il sogno di un ragazzo che il “pezzotto” della maglia azzurra l’avrà indossato chissà quante volte con onore tra le Vele di Scampia.

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