Napoli. Esame avvocati, in 61 copiarono dal sito internet. 300 le copie annullate. Pm interrogherà i praticanti bocciati

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Napoli. Probabilmente non sarà un record nazionale, di quelli destinati a far gridare allo scandalo e magari essere citati nelle sedi istituzionali a proposito di malcostume e rispetto delle regole. Probabilmente non sarà ricordata come una pagina nera per il sistema di formazione dei giovani avvocati, di quelle capaci di intaccare il prestigio della categoria forense partenopea. No, l’esame scritto per l’accesso alla professione di avvocato – parliamo del test dello scorso dicembre alla Mostra d’Oltremare – non ha riservato grosse sorprese, non ha fornito numeri degni di particolare attenzione, a dispetto dello strepito di qualche mese fa e della inevitabile apertura di un’inchiesta da parte della Procura di Napoli. Ma andiamo con ordine, a partire dai dati definitivi, numeri che saranno ufficializzati domani mattina dal sito della Corte di Appello di Napoli: sono 61 gli elaborati annullati per aver fatto copia-incolla da un sito internet che offriva la soluzione ai test somministrati ad un esercito di praticanti napoletani; mentre ci sono altri 240 compiti che sono stati annullati per il tradizionale «collo lungo», che consiste nel copiare il test dal compagno di banco o da un amico seduto nella stessa sala di esami. Un numero che sembra rispecchiare il trend delle precedenti prove di esame, che si staglia in parametri standard rispetto a quanto avvenuto negli altri distretti di Corte di Appello del Paese, secondo quanto fanno sapere i vertici del Consiglio dell’ordine degli avvocati: su 4.700 candidati napoletani, trecento copie annullate, siamo al di sotto del dieci percento delle prove cassate. Il presidente del consiglio dell’ordine degli avvocati Armando Rossi, a proposito degli elaborati annullati per la copia da siti internet, spiega: «Per quanto le statistiche siano abbastanza ridotte, è ovvio che ci troviamo di fronte a un comportamento da censurare: sono stati 300 circa in totale gli elaborati annullati, di cui 61 copiati attraverso internet. Stiamo parlando (in quest’ultimo caso) di una percentuale pari all’uno per cento, direi quasi fisiologica tenuto conto del fatto che questo fenomeno di “copiare” gli elaborati si è verificato in tutta Italia». Un dato che comunque è destinato a far riflettere, di fronte alla mancanza di schermatura delle sedi in cui si disputano le prove scritte e alla facilità con cui è stato possibile introdurre cellulari o sistemi informatici sempre più sofisticati all’interno dei saloni della Mostra: una prassi messa in campo, riuscendo ad eludere i controlli random che sono stati assicurati all’ingresso dal cordone di vigilanza. Inevitabili alcune domande: possibile che sia assicurata la connessione on line in un luogo dove dovrebbe prevalere trasparenza e rispetto delle regole? È ancora il presidente Armando Rossi a fare chiarezza: «Come Ordine degli Avvocati avevamo fatto richiesta di schermatura dell’edificio sede degli esami, richiesta inoltrata anche dal presidente della Corte di Appello al Ministero. La risposta è stata: non ci sono fondi. Ma il prossimo anno non ci troveremo di fronte a questo problema, perché la schermatura sarà obbligatoria, nel senso che diventerà legge». Internet resta così sotto accusa. In particolare, all’attenzione degli esaminatori (ma nel caso napoletano anche della Procura partenopea) era finito il sito «mininterno» che era riuscito a fornire risposte in tempo reale alla platea di praticanti di tutta Italia. Lo scorso febbraio la storia dei copia-incolla sollevò un certo scalpore, sulla scorta di indiscrezioni trapelate sull’asse Milano-Napoli. Nel capoluogo lombardo si era infatti insediata la commissione esaminatrice cui spettava il compito di valutare le prove dei napoletani. Incroci dettati dall’esigenza di trasparenza e distacco da parte dei controllori, vista la rilevanza di una prova di abilitazione di prestigio nazionale. Ma cosa accadde lo scorso dicembre alla Mostra d’Oltremare? Stando al racconto di alcuni testimoni rimasti per il momento anonimi, furono quattro o cinque i telefonini cellulari inseriti all’interno del salone che ospitava gli aspiranti avvocati, anche grazie a una serie di controlli a campione. Non c’erano (o non funzionavano) metal detector, mentre tutti gli altri smartphone o palmari vennero consegnati alle commissioni prima ancora che venissero aperte le buste con le tracce dettate dal Ministero. Bastarono comunque pochi secondi per connettersi al sito «mininterno» che, già dalla sera prima la prova d’esame, prometteva di bruciare tutti sul tempo nella risposta ai testi somministrati da Roma. Poco furbi, però, almeno secondo quanto è emerso fino a questo momento, i candidati che si sono visti annullare le prove. In almeno sessantuno casi si è trattato di un copia e incolla selvaggio, privo di alcuna mediazione critica da parte del candidato. Lo stesso testo è stato così riprodotto da un elaborato all’altro, senza alcuno sforzo, offrendo agli esaminatori compiti troppo smaccatamente simili per passare inosservati. Ed è così che una volta che si è risaliti alla fonte originaria (quella del sito «mininterno», appunto) non è stato difficile selezionare i buoni rispetto ai cattivi. Un dato che sarà inevitabilmente acquisito da parte della Procura di Napoli, che dallo scorso febbraio indaga sull’esame di avvocato tenuto a dicembre del 2015. Possibile a questo punto che alcuni dei candidati bocciati per aver copiato dal sito on line saranno interrogati nelle prossime settimane. Inchiesta coordinata dal pool reati contro la pubblica amministrazione, sezione guidata dal procuratore aggiunto Alfonso D’Avino, falso è l’ipotesi principale. Interrogatori e possibili patteggiamenti a stretto giro, mentre il caso Napoli rischia di fare da precedente poco edificante in materia di accesso alla professione forense. (Leandro Del Gaudio – Il Mattino)

Napoli. Probabilmente non sarà un record nazionale, di quelli destinati a far gridare allo scandalo e magari essere citati nelle sedi istituzionali a proposito di malcostume e rispetto delle regole. Probabilmente non sarà ricordata come una pagina nera per il sistema di formazione dei giovani avvocati, di quelle capaci di intaccare il prestigio della categoria forense partenopea. No, l’esame scritto per l’accesso alla professione di avvocato – parliamo del test dello scorso dicembre alla Mostra d’Oltremare – non ha riservato grosse sorprese, non ha fornito numeri degni di particolare attenzione, a dispetto dello strepito di qualche mese fa e della inevitabile apertura di un’inchiesta da parte della Procura di Napoli. Ma andiamo con ordine, a partire dai dati definitivi, numeri che saranno ufficializzati domani mattina dal sito della Corte di Appello di Napoli: sono 61 gli elaborati annullati per aver fatto copia-incolla da un sito internet che offriva la soluzione ai test somministrati ad un esercito di praticanti napoletani; mentre ci sono altri 240 compiti che sono stati annullati per il tradizionale «collo lungo», che consiste nel copiare il test dal compagno di banco o da un amico seduto nella stessa sala di esami. Un numero che sembra rispecchiare il trend delle precedenti prove di esame, che si staglia in parametri standard rispetto a quanto avvenuto negli altri distretti di Corte di Appello del Paese, secondo quanto fanno sapere i vertici del Consiglio dell’ordine degli avvocati: su 4.700 candidati napoletani, trecento copie annullate, siamo al di sotto del dieci percento delle prove cassate. Il presidente del consiglio dell’ordine degli avvocati Armando Rossi, a proposito degli elaborati annullati per la copia da siti internet, spiega: «Per quanto le statistiche siano abbastanza ridotte, è ovvio che ci troviamo di fronte a un comportamento da censurare: sono stati 300 circa in totale gli elaborati annullati, di cui 61 copiati attraverso internet. Stiamo parlando (in quest’ultimo caso) di una percentuale pari all’uno per cento, direi quasi fisiologica tenuto conto del fatto che questo fenomeno di “copiare” gli elaborati si è verificato in tutta Italia». Un dato che comunque è destinato a far riflettere, di fronte alla mancanza di schermatura delle sedi in cui si disputano le prove scritte e alla facilità con cui è stato possibile introdurre cellulari o sistemi informatici sempre più sofisticati all’interno dei saloni della Mostra: una prassi messa in campo, riuscendo ad eludere i controlli random che sono stati assicurati all’ingresso dal cordone di vigilanza. Inevitabili alcune domande: possibile che sia assicurata la connessione on line in un luogo dove dovrebbe prevalere trasparenza e rispetto delle regole? È ancora il presidente Armando Rossi a fare chiarezza: «Come Ordine degli Avvocati avevamo fatto richiesta di schermatura dell’edificio sede degli esami, richiesta inoltrata anche dal presidente della Corte di Appello al Ministero. La risposta è stata: non ci sono fondi. Ma il prossimo anno non ci troveremo di fronte a questo problema, perché la schermatura sarà obbligatoria, nel senso che diventerà legge». Internet resta così sotto accusa. In particolare, all’attenzione degli esaminatori (ma nel caso napoletano anche della Procura partenopea) era finito il sito «mininterno» che era riuscito a fornire risposte in tempo reale alla platea di praticanti di tutta Italia. Lo scorso febbraio la storia dei copia-incolla sollevò un certo scalpore, sulla scorta di indiscrezioni trapelate sull’asse Milano-Napoli. Nel capoluogo lombardo si era infatti insediata la commissione esaminatrice cui spettava il compito di valutare le prove dei napoletani. Incroci dettati dall’esigenza di trasparenza e distacco da parte dei controllori, vista la rilevanza di una prova di abilitazione di prestigio nazionale. Ma cosa accadde lo scorso dicembre alla Mostra d’Oltremare? Stando al racconto di alcuni testimoni rimasti per il momento anonimi, furono quattro o cinque i telefonini cellulari inseriti all’interno del salone che ospitava gli aspiranti avvocati, anche grazie a una serie di controlli a campione. Non c’erano (o non funzionavano) metal detector, mentre tutti gli altri smartphone o palmari vennero consegnati alle commissioni prima ancora che venissero aperte le buste con le tracce dettate dal Ministero. Bastarono comunque pochi secondi per connettersi al sito «mininterno» che, già dalla sera prima la prova d’esame, prometteva di bruciare tutti sul tempo nella risposta ai testi somministrati da Roma. Poco furbi, però, almeno secondo quanto è emerso fino a questo momento, i candidati che si sono visti annullare le prove. In almeno sessantuno casi si è trattato di un copia e incolla selvaggio, privo di alcuna mediazione critica da parte del candidato. Lo stesso testo è stato così riprodotto da un elaborato all’altro, senza alcuno sforzo, offrendo agli esaminatori compiti troppo smaccatamente simili per passare inosservati. Ed è così che una volta che si è risaliti alla fonte originaria (quella del sito «mininterno», appunto) non è stato difficile selezionare i buoni rispetto ai cattivi. Un dato che sarà inevitabilmente acquisito da parte della Procura di Napoli, che dallo scorso febbraio indaga sull’esame di avvocato tenuto a dicembre del 2015. Possibile a questo punto che alcuni dei candidati bocciati per aver copiato dal sito on line saranno interrogati nelle prossime settimane. Inchiesta coordinata dal pool reati contro la pubblica amministrazione, sezione guidata dal procuratore aggiunto Alfonso D’Avino, falso è l’ipotesi principale. Interrogatori e possibili patteggiamenti a stretto giro, mentre il caso Napoli rischia di fare da precedente poco edificante in materia di accesso alla professione forense. (Leandro Del Gaudio – Il Mattino)