Delitto alle Fornelle di Salerno, si ritorna nella casa

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SALERNO. Si tornerà ancora nell’appartamento delle Fornelle dove il 19 febbraio è stato ucciso Eugenio Tura De Marco. Dopo che mercoledì scorso l’esperimento giudiziale non ha sciolto i dubbi della Procura, i difensori di Luca Gentile hanno chiesto che sia disposto un incidente probatorio, una nuova simulazione dell’omicidio ma stavolta alla presenza del giudice delle indagini preliminari e con l’ausilio di due attori che possano mimare al meglio l’evento nella sua dinamicità e verificare così il racconto del 22ene, secondo cui la coltellata mortale è stata inferta per liberarsi dalla morsa della vittima, che lo teneva bloccato su una sedia e minacciava di ucciderlo. Gli avvocati Enrico Lizza e Luigi Gassani formalizzeranno l’istanza agli inizi della prossima settimana, e secondo le indiscrezioni gli inquirenti sono pronti a sostenerla. Ma la dinamica dell’omicidio non è l’unico elemento ancora irrisolto. Con l’ultimo interrogatorio dinanzi al sostituto procuratore Elena Guarino, Gentile ha fatto emergere un nuovo particolare che riguarda il cane di Tura, una femmina incrocio di barboncino che era presente in casa al momento dell’omicidio ma non è stato visto quando la sera dopo Daniela Tura De Marco ha dato l’allarme e i carabinieri sono entrati nell’appartamento. Gentile, che quando è scappato si è tirato dietro la porta chudendola, non ricorda di averlo visto uscire. Potrebbe quindi essere stato qualcun altro a entrare nell’abitazione dopo di lui e a portarlo via. Qualcuno che non si esclude possa aver fatto sparire anche l’arma del delitto, quel coltello da cucina dalla lama di venti centimetri che potrebbe essere quello mancante nel ceppo presente nella cucina di Tura, ma che non è mai stato trovato.

 Anche mercoledì, tornato alle Fornelle per la simulazione, il ragazzo ha detto di non ricordare dove l’abbia buttato e che potrebbe anche averlo lasciato nell’appartamento. «Non mi ricordo – ha ripetuto – forse l’ho lasciati qua terra o forse l’ho gettato quando sono uscito». Certo è che né dentro né fuori è stato ritrovato. E che se il cane del sessantenne risulta adesso a casa di una figlia (come è stato assicurato mercoledì al magistrato che ne chiedeva notizie) del coltello non vi è più alcuna traccia.
È uno dei fattori che fonda gli interrogativi degli inquirenti e alimenta il sospetto che il ragazzo sia stato in qualche modo aiutato. L’unico altro indagato, con l’accusa di concorso morale nel delitto, è la fidanzata Daniela, sospettata di aver determinato l’omicidio del genitore. Ma non si esclude che per lei possa arrivare presto una richiesta di archiviazione.
CLEMY DE MAIO LA CITTA DI SALERNO

SALERNO. Si tornerà ancora nell’appartamento delle Fornelle dove il 19 febbraio è stato ucciso Eugenio Tura De Marco. Dopo che mercoledì scorso l’esperimento giudiziale non ha sciolto i dubbi della Procura, i difensori di Luca Gentile hanno chiesto che sia disposto un incidente probatorio, una nuova simulazione dell’omicidio ma stavolta alla presenza del giudice delle indagini preliminari e con l’ausilio di due attori che possano mimare al meglio l’evento nella sua dinamicità e verificare così il racconto del 22ene, secondo cui la coltellata mortale è stata inferta per liberarsi dalla morsa della vittima, che lo teneva bloccato su una sedia e minacciava di ucciderlo. Gli avvocati Enrico Lizza e Luigi Gassani formalizzeranno l’istanza agli inizi della prossima settimana, e secondo le indiscrezioni gli inquirenti sono pronti a sostenerla. Ma la dinamica dell’omicidio non è l’unico elemento ancora irrisolto. Con l’ultimo interrogatorio dinanzi al sostituto procuratore Elena Guarino, Gentile ha fatto emergere un nuovo particolare che riguarda il cane di Tura, una femmina incrocio di barboncino che era presente in casa al momento dell’omicidio ma non è stato visto quando la sera dopo Daniela Tura De Marco ha dato l’allarme e i carabinieri sono entrati nell’appartamento. Gentile, che quando è scappato si è tirato dietro la porta chudendola, non ricorda di averlo visto uscire. Potrebbe quindi essere stato qualcun altro a entrare nell’abitazione dopo di lui e a portarlo via. Qualcuno che non si esclude possa aver fatto sparire anche l’arma del delitto, quel coltello da cucina dalla lama di venti centimetri che potrebbe essere quello mancante nel ceppo presente nella cucina di Tura, ma che non è mai stato trovato.

 

Anche mercoledì, tornato alle Fornelle per la simulazione, il ragazzo ha detto di non ricordare dove l’abbia buttato e che potrebbe anche averlo lasciato nell’appartamento. «Non mi ricordo – ha ripetuto – forse l’ho lasciati qua terra o forse l’ho gettato quando sono uscito». Certo è che né dentro né fuori è stato ritrovato. E che se il cane del sessantenne risulta adesso a casa di una figlia (come è stato assicurato mercoledì al magistrato che ne chiedeva notizie) del coltello non vi è più alcuna traccia.
È uno dei fattori che fonda gli interrogativi degli inquirenti e alimenta il sospetto che il ragazzo sia stato in qualche modo aiutato. L’unico altro indagato, con l’accusa di concorso morale nel delitto, è la fidanzata Daniela, sospettata di aver determinato l’omicidio del genitore. Ma non si esclude che per lei possa arrivare presto una richiesta di archiviazione.
CLEMY DE MAIO LA CITTA DI SALERNO

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