Sorrento OLYMPEA: omaggio a Raffaella Pandolfi

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Quando apprendo che una giovane donna si è lanciata nel vuoto o di uomini che ricorrono a gesti estremi per urlare un amore malato, credo che, forse, avevano trasformato in dei o dee persone con le loro debolezze, le loro fragilità. Che male c’è, mi si obietterà, a voler essere Afrodite, la dea dell’amore? O Venere o Elena, dall’eterna bellezza? O Ares o Achille invincibili in battaglia? Non c’è niente di male, ma, dobbiamo ricordare, che la fantasia attinge sempre dalla realtà. L’Olimpo e i miti, identificano il dramma dell’eterno conflitto tra autorità e potere, tra vita e morte e il contrasto tra gli dei si riferisce spesso alla disputa tra leggi divine e leggi umane. In una società come quella dell’antica Grecia dove la politica e gli affari che concernono la città sono esclusiva degli uomini, il ruolo di dissidenti della dee si caricano di molteplici significati, ed è rimasto anche dopo millenni un esempio (quote rosa, femminicidi). Quel che voglio dire è che quel monte sacro dove dimorano gli dei, fu creato dagli uomini, per idealizzare le loro debolezze, le loro passioni, per questo sempre inclini a tradimenti e uccisioni. E che i veri dei, le vere dee, siamo noi, coi nostri limiti, eppure padroni del nostro domani. Le Amazzoni si tagliavano un seno per essere invitte in battaglia; ma quante donne conosciamo che hanno dovuto subire un simile dolore per sconfiggere quel mostro che si annidava in loro: non sono loro più vittoriose e coraggiose? Pensiamo alle donne da noi amate, a nostra moglie, nostra madre, nostra nonna, alle loro impercettibili rughe, a quei capelli bianchi che iniziano a far capolino, non sono più belle delle tre dee che si contesero la mela? E i vostri mariti, ragazzi…, gli sforzi dei vostri papà, che col sudore della fronte guadagnano il santo “pane quotidiano”, spesso chinando il capo a ingiustizie e soprusi, non sono pari alle dodici fatiche di Ercole?
Ecco lo spettacolo di Raffaella e delle sua amiche e colleghe non è per rinverdire ricordi scolastici, ma per dire grazie, ad uno ad uno, dai più piccoli che iniziano i primi passi, ai più grandi che sanno quando è duro e appagante il mondo della danza, e ai genitori che fanno in modo che ogni anno si ripeta questo fantastico appuntamento. E, entrando nel personale, se volete sapere qual è il mio idolo non ho difficoltà a svelarvelo, è un condottiero apparentemente sconfitto: Gesù di Nazareth e il mio “Olimpo” una tomba vuota che ci dice che, ogni giorno, è per noi, sempre, una nuova Pasqua! Un caro abbraccio a Raffaella e che il Signore la sostenga e la protegga.
Aniello Clemente.
https://lateologia.wordpress.com/2016/06/11/olympea-omaggio-a-raffaella-pandolfi/Quando apprendo che una giovane donna si è lanciata nel vuoto o di uomini che ricorrono a gesti estremi per urlare un amore malato, credo che, forse, avevano trasformato in dei o dee persone con le loro debolezze, le loro fragilità. Che male c’è, mi si obietterà, a voler essere Afrodite, la dea dell’amore? O Venere o Elena, dall’eterna bellezza? O Ares o Achille invincibili in battaglia? Non c’è niente di male, ma, dobbiamo ricordare, che la fantasia attinge sempre dalla realtà. L’Olimpo e i miti, identificano il dramma dell’eterno conflitto tra autorità e potere, tra vita e morte e il contrasto tra gli dei si riferisce spesso alla disputa tra leggi divine e leggi umane. In una società come quella dell’antica Grecia dove la politica e gli affari che concernono la città sono esclusiva degli uomini, il ruolo di dissidenti della dee si caricano di molteplici significati, ed è rimasto anche dopo millenni un esempio (quote rosa, femminicidi). Quel che voglio dire è che quel monte sacro dove dimorano gli dei, fu creato dagli uomini, per idealizzare le loro debolezze, le loro passioni, per questo sempre inclini a tradimenti e uccisioni. E che i veri dei, le vere dee, siamo noi, coi nostri limiti, eppure padroni del nostro domani. Le Amazzoni si tagliavano un seno per essere invitte in battaglia; ma quante donne conosciamo che hanno dovuto subire un simile dolore per sconfiggere quel mostro che si annidava in loro: non sono loro più vittoriose e coraggiose? Pensiamo alle donne da noi amate, a nostra moglie, nostra madre, nostra nonna, alle loro impercettibili rughe, a quei capelli bianchi che iniziano a far capolino, non sono più belle delle tre dee che si contesero la mela? E i vostri mariti, ragazzi…, gli sforzi dei vostri papà, che col sudore della fronte guadagnano il santo “pane quotidiano”, spesso chinando il capo a ingiustizie e soprusi, non sono pari alle dodici fatiche di Ercole?
Ecco lo spettacolo di Raffaella e delle sua amiche e colleghe non è per rinverdire ricordi scolastici, ma per dire grazie, ad uno ad uno, dai più piccoli che iniziano i primi passi, ai più grandi che sanno quando è duro e appagante il mondo della danza, e ai genitori che fanno in modo che ogni anno si ripeta questo fantastico appuntamento. E, entrando nel personale, se volete sapere qual è il mio idolo non ho difficoltà a svelarvelo, è un condottiero apparentemente sconfitto: Gesù di Nazareth e il mio “Olimpo” una tomba vuota che ci dice che, ogni giorno, è per noi, sempre, una nuova Pasqua! Un caro abbraccio a Raffaella e che il Signore la sostenga e la protegga.
Aniello Clemente.
OLYMPEA: omaggio a Raffaella Pandolfi