Napoli. Assenteismo in Comune, licenziati quattro «furbetti» e sospesi altri tre dipendenti

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Napoli. Quattro licenziamenti e tre sospensioni: due di tre mesi e una di sei. Per i dipendenti comunali assenteisti la pacchia è finita. Tutte le persone coinvolte lavoravano presso il palazzo del Consiglio comunale di via Verdi e tra i quattro licenziati due sono esecutori amministrativi (livello B), due addirittura funzionari (livello D). La notizia è arrivata ieri, nel cuore del pomeriggio, quando sono stati notificati gli atti firmati dal coordinamento servizio autonomo personale del Comune di Napoli (dirigente Carmen Olivieri), in seguito ad un’indagine svolta dal nucleo di polizia giudiziaria della Municipale, su delega del pm, Ida Frongillo, del pool coordinato da Alfonso D’Avino. I fatti risalgono all’estate dello scorso anno, quando gli uomini del comandante dei caschi bianchi, Ciro Esposito, per circa 40 giorni filmano e pedinano i «furbetti» di via Verdi. Trasmessi e depositati gli atti al pm, terminano le indagini preliminari e ad agosto arrivano i sette avvisi di garanzia. Dopo circa tre mesi (novembre 2015), il Comune avanza al pm la richiesta di fornire gli elementi necessari per agire sotto l’aspetto disciplinare. Le immagini – da quanto si apprende – fugherebbero ogni dubbio. Per questo motivo l’Ente ha poi deciso di applicare la legge Brunetta e di agire immediatamente, al di là dell’esito del processo. Infatti, seppure si dovesse arrivare alla prescrizione (poniamo l’ipotesi), il licenziamento rimarrebbe effettivo. Ma chi sono i magnifici sette? I primi tre, due dei quali sono marito e moglie (la terza figura è una donna), vivono nello stesso comprensorio a corso Arnaldo Lucci. Una comodità andare al lavoro in compagnia. Peccato che a turno, dei tre, soltanto uno si recava nel suo ufficio di via Verdi, senza mai dimenticare però il tesserino dei suoi colleghi. Gli altri rimanevano comodamente a casa. Prendi uno, paghi tre. L’altro uomo licenziato, invece, era solito accompagnare in moto la figlia all’università, ma soltanto dopo aver timbrato regolarmente il cartellino. Il venerdì invece, sempre durante l’orario di lavoro, si recava fuori Napoli, nei pressi di Licola, per trascorrere in albergo qualche ora in compagnia di un’amica. Per il Comune si configura, in tutti questi casi, «falsa attestazione», mentre l’accusa della procura è «truffa aggravata e continuata ai danni della pubblica amministrazione». Passiamo agli altri tre, quelli sospesi a tempo, ai quali viene contestato «l’atto in sé», ma non l’assenza dal servizio. Cosa vuol dire? Che timbravano per i colleghi o, in alcuni casi, succedeva il contrario. Erano i colleghi a passare il loro badge sul contatore elettronico. Uno dei dipendenti sospesi per tre mesi è collegato all’uomo in moto che accompagnava la figlia all’Università. In almeno un’occasione ha timbrato al suo posto. La donna sospesa per sei mesi lavora invece al Suap (sportello unico per le attività produttive) ed è istruttore direttivo amministrativo. Gli episodi contestati dalla magistratura sono quattro: era solita chiedere ad un collega la cortesia di timbrare per lei il cartellino. La sua dirigente ha però confermato che in tutte le occasioni contestate la donna è sempre stata presente sul posto di lavoro. Tre dei comunali licenziati erano distaccati presso il consigliere comunale Marco Mansueto che ricandidato al Comune, nella lista Napoli popolare (in coalizione con la Valente), non è stato rieletto. Una brutta pagina quella degli assenteisti, che ancora una volta porta sotto la luce dei riflettori fatti di una gravità inaudita. Basti pensare quanto costano questi dipendenti alla collettività ogni anno. Per non parlare del rischio di infangare il buon nome della maggior parte degli onesti dipendenti comunali. (Valerio Esca – Il Mattino)

Napoli. Quattro licenziamenti e tre sospensioni: due di tre mesi e una di sei. Per i dipendenti comunali assenteisti la pacchia è finita. Tutte le persone coinvolte lavoravano presso il palazzo del Consiglio comunale di via Verdi e tra i quattro licenziati due sono esecutori amministrativi (livello B), due addirittura funzionari (livello D). La notizia è arrivata ieri, nel cuore del pomeriggio, quando sono stati notificati gli atti firmati dal coordinamento servizio autonomo personale del Comune di Napoli (dirigente Carmen Olivieri), in seguito ad un’indagine svolta dal nucleo di polizia giudiziaria della Municipale, su delega del pm, Ida Frongillo, del pool coordinato da Alfonso D’Avino. I fatti risalgono all’estate dello scorso anno, quando gli uomini del comandante dei caschi bianchi, Ciro Esposito, per circa 40 giorni filmano e pedinano i «furbetti» di via Verdi. Trasmessi e depositati gli atti al pm, terminano le indagini preliminari e ad agosto arrivano i sette avvisi di garanzia. Dopo circa tre mesi (novembre 2015), il Comune avanza al pm la richiesta di fornire gli elementi necessari per agire sotto l’aspetto disciplinare. Le immagini – da quanto si apprende – fugherebbero ogni dubbio. Per questo motivo l’Ente ha poi deciso di applicare la legge Brunetta e di agire immediatamente, al di là dell’esito del processo. Infatti, seppure si dovesse arrivare alla prescrizione (poniamo l’ipotesi), il licenziamento rimarrebbe effettivo. Ma chi sono i magnifici sette? I primi tre, due dei quali sono marito e moglie (la terza figura è una donna), vivono nello stesso comprensorio a corso Arnaldo Lucci. Una comodità andare al lavoro in compagnia. Peccato che a turno, dei tre, soltanto uno si recava nel suo ufficio di via Verdi, senza mai dimenticare però il tesserino dei suoi colleghi. Gli altri rimanevano comodamente a casa. Prendi uno, paghi tre. L’altro uomo licenziato, invece, era solito accompagnare in moto la figlia all’università, ma soltanto dopo aver timbrato regolarmente il cartellino. Il venerdì invece, sempre durante l’orario di lavoro, si recava fuori Napoli, nei pressi di Licola, per trascorrere in albergo qualche ora in compagnia di un’amica. Per il Comune si configura, in tutti questi casi, «falsa attestazione», mentre l’accusa della procura è «truffa aggravata e continuata ai danni della pubblica amministrazione». Passiamo agli altri tre, quelli sospesi a tempo, ai quali viene contestato «l’atto in sé», ma non l’assenza dal servizio. Cosa vuol dire? Che timbravano per i colleghi o, in alcuni casi, succedeva il contrario. Erano i colleghi a passare il loro badge sul contatore elettronico. Uno dei dipendenti sospesi per tre mesi è collegato all’uomo in moto che accompagnava la figlia all’Università. In almeno un’occasione ha timbrato al suo posto. La donna sospesa per sei mesi lavora invece al Suap (sportello unico per le attività produttive) ed è istruttore direttivo amministrativo. Gli episodi contestati dalla magistratura sono quattro: era solita chiedere ad un collega la cortesia di timbrare per lei il cartellino. La sua dirigente ha però confermato che in tutte le occasioni contestate la donna è sempre stata presente sul posto di lavoro. Tre dei comunali licenziati erano distaccati presso il consigliere comunale Marco Mansueto che ricandidato al Comune, nella lista Napoli popolare (in coalizione con la Valente), non è stato rieletto. Una brutta pagina quella degli assenteisti, che ancora una volta porta sotto la luce dei riflettori fatti di una gravità inaudita. Basti pensare quanto costano questi dipendenti alla collettività ogni anno. Per non parlare del rischio di infangare il buon nome della maggior parte degli onesti dipendenti comunali. (Valerio Esca – Il Mattino)