Rosarno. Carabiniere uccide immigrato che l’aveva aggredito. Il pm: il militare ha sparato per difendersi

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Rosarno. Quel che resta sullo scenario di una tragedia sono sei sedie di plastica capovolte, quel disordine frutto di una rissa, un telone di plastica squarciato da un coltello, un televisore spento ed il cadavere di un extracomunitario di 26 anni, Sekine Traore, originario del Mali, ucciso da un carabiniere, l’appuntato Antonino Catalano. Si è dovuto difendere con la pistola di ordinanza, il militare, dopo essere stato accoltellato dal giovane maliano. È quel che resta di una tragedia consumata in una baracca dell’inferno dei migranti di Rosarno, dove c’è lo «spaccio» del campo e dove l’ultimo oggetto rimasto appeso e indenne a quelle «mura» di plastica è una chitarra senza corde che nel rosone ospita le lancette, ferme, di un orologio. Il tempo si è fermato tra il dramma dell’immigrazione e la tragedia appena avvenuta. Attimi inafferrabili, tranne gli ultimi con il corpo di un extracomunitario ucciso, lo sparo di un militare, secondo la prima versione degli inquirenti, per difendersi dopo aver subito una aggressione. Ma la verità è ancora un pendolo che oscilla tra testimonianze diverse su quel che è successo nella tendopoli di San Ferdinando, ad un passo da Rosarno, dove nel periodo invernale migliaia di extracomunitari sono impegnati, sfruttati e sottopagati, nella raccolta delle arance nella piana di Gioia Tauro. Secondo la prima ricostruzione offerta dagli inquirenti il carabiniere è intervenuto insieme ad altri colleghi e ad alcuni poliziotti per sedare una lite tra due extracomunitari. Tutto sarebbe iniziato per il no ad una richiesta di una sigaretta o per la difesa di un borsello con 250 euro. Uno dei due migranti avrebbe iniziato il lancio di oggetti contro i militari, fin quando ha colpito un carabiniere con un grosso pezzo di ferro, procurandogli una profonda ferita alla fronte, vicino agli occhi. Il militare, ferito e sanguinante, ha reagito sparando e uccidendo l’uomo con un colpo all’addome. Cinque punti di sutura al volto per il carabiniere, ricoverato all’ospedale di Gioia Tauro. Nella rissa restano feriti altri due carabinieri ed un poliziotto, uno dei quali avrebbe riportato la frattura della mandibola. Sul posto è intervenuto il procuratore della Repubblica di Palmi, Ottavio Sferlazza, ed i vertici del Comando provinciale dei carabinieri di Reggio Calabria con la polizia scientifica per i rilievi nella tenda dello spaccio abusivo del campo dove si è scatenata la lite, solo una piccola fetta di territorio dopo vivono 500 migranti difficili. Parlano gli inquirenti ed il loro racconto inizia dalle nove e trenta del mattino quando arriva la chiamata al 112 per sedare una lite che si sta sviluppando all’interno di una tenda ad opera di un cittadino maliano nei confronti di due altri extracomunitari. «Dammi una sigaretta» avrebbe detto il ragazzo del Mali ad un extracomunitario del Burkina Faso. Al diniego ricevuto oppone l’atto di forza e lo ferisce con un fendente all’avambraccio destro e successivamente aggredisce anche un altro, un giovane ghanese, tentando di rapinarlo del borsello contenente circa 250 euro. A questo punto le vittime fuggono dalla tenda insieme ad altri extracomunitari, intimoriti dal trambusto. I carabinieri tentano di parlare con il cittadino maliano, rassicurandolo e cercando di riportarlo alla calma. Ma, sempre secondo la prima ricostruzione degli inquirenti, questi, in evidente stato di alterazione psicofisica, continua a brandire il coltello, colpendo con dei fendenti ripetutamente le pareti di plastica della tenda e, con fare deciso e minaccioso, cerca di attingere chiunque gli si avvicini. Arrivano i rinforzi, altri carabinieri ed una pattuglia della Polizia: intimano al ragazzo del Mali di posare il coltello a terra ma l’uomo, dopo aver lanciato pietre ed altri oggetti contro le forze dell’ordine, si avventa contro di loro colpendo con un fendente al volto, all’altezza dell’occhio destro, uno dei militari intervenuti. L’uomo viene allontanato. Pochi secondi e, raccontano gli investigatori, «si scaglia ancora una volta contro il militare precedentemente ferito al viso che reagisce all’aggressione con un colpo della pistola d’ordinanza colpendo l’uomo all’addome». Il carabiniere è ora indagato. «Il militare – dice il procuratore di Palmi, Ottavio Sferlazza – dovrà essere iscritto nel registro degli indagati come atto dovuto a garanzia dei diritti della difesa, in relazione all’autopsia che sarà eseguita sul corpo della vittima, ma il quadro che si delinea è di una legittima difesa da parte del militare». Nei verbali degli investigatori ci sono anche le parole dei testimoni della rissa, oltre che delle intimidazioni del giovane del Mali rivolte al carabiniere con gesti aggressivi fino alla coltellata che avrebbe raggiunto al volto e all’occhio destro lo stesso militare. Nella tendopoli, un vero e proprio ghetto nei pressi degli agrumeti, emergono anche ricostruzioni diverse. I migranti, molti dei quali senza permesso di soggiorno né diritti, parlano con i pochi volontari che continuano a lavorare in zona. Ammettono la lite dopo che uno dei protagonisti era stato derubato del borsello con i 250 euro ma nessuno ha visto qualcuno scagliarsi contro i carabinieri. Nel ghetto tutti adesso hanno paura, tra le disumane condizioni di sfruttamento dei lavoratori migranti che permettono alle arance di Rosarno di arrivare nei mercati di tutta Italia. Un tempo i migranti erano tutti ricoverati nella “Cartiera”, uno stabile fatiscente abbattuto dopo la rivolta di dieci anni fa, solo in pochi hanno trovato una casa decente ma a fitti alti. Chi è rimasto nella tendopoli della Protezione civile deve convivere con centinaia di persone, insufficienti le docce ed i servizi. Tende previste per 350 persone, ma ce ne sono oltre mille, in balia di aggressioni notturne di caporali stranieri o, addirittura, degli stessi agricoltori della zona che poi li sfruttano per pochi euro all’ora nei campi. La rabbia torna a salire e c’è il rischio di nuove rivolte. (Antonio Manzo – Il Mattino)

Rosarno. Quel che resta sullo scenario di una tragedia sono sei sedie di plastica capovolte, quel disordine frutto di una rissa, un telone di plastica squarciato da un coltello, un televisore spento ed il cadavere di un extracomunitario di 26 anni, Sekine Traore, originario del Mali, ucciso da un carabiniere, l’appuntato Antonino Catalano. Si è dovuto difendere con la pistola di ordinanza, il militare, dopo essere stato accoltellato dal giovane maliano. È quel che resta di una tragedia consumata in una baracca dell’inferno dei migranti di Rosarno, dove c’è lo «spaccio» del campo e dove l’ultimo oggetto rimasto appeso e indenne a quelle «mura» di plastica è una chitarra senza corde che nel rosone ospita le lancette, ferme, di un orologio. Il tempo si è fermato tra il dramma dell’immigrazione e la tragedia appena avvenuta. Attimi inafferrabili, tranne gli ultimi con il corpo di un extracomunitario ucciso, lo sparo di un militare, secondo la prima versione degli inquirenti, per difendersi dopo aver subito una aggressione. Ma la verità è ancora un pendolo che oscilla tra testimonianze diverse su quel che è successo nella tendopoli di San Ferdinando, ad un passo da Rosarno, dove nel periodo invernale migliaia di extracomunitari sono impegnati, sfruttati e sottopagati, nella raccolta delle arance nella piana di Gioia Tauro. Secondo la prima ricostruzione offerta dagli inquirenti il carabiniere è intervenuto insieme ad altri colleghi e ad alcuni poliziotti per sedare una lite tra due extracomunitari. Tutto sarebbe iniziato per il no ad una richiesta di una sigaretta o per la difesa di un borsello con 250 euro. Uno dei due migranti avrebbe iniziato il lancio di oggetti contro i militari, fin quando ha colpito un carabiniere con un grosso pezzo di ferro, procurandogli una profonda ferita alla fronte, vicino agli occhi. Il militare, ferito e sanguinante, ha reagito sparando e uccidendo l’uomo con un colpo all’addome. Cinque punti di sutura al volto per il carabiniere, ricoverato all’ospedale di Gioia Tauro. Nella rissa restano feriti altri due carabinieri ed un poliziotto, uno dei quali avrebbe riportato la frattura della mandibola. Sul posto è intervenuto il procuratore della Repubblica di Palmi, Ottavio Sferlazza, ed i vertici del Comando provinciale dei carabinieri di Reggio Calabria con la polizia scientifica per i rilievi nella tenda dello spaccio abusivo del campo dove si è scatenata la lite, solo una piccola fetta di territorio dopo vivono 500 migranti difficili. Parlano gli inquirenti ed il loro racconto inizia dalle nove e trenta del mattino quando arriva la chiamata al 112 per sedare una lite che si sta sviluppando all’interno di una tenda ad opera di un cittadino maliano nei confronti di due altri extracomunitari. «Dammi una sigaretta» avrebbe detto il ragazzo del Mali ad un extracomunitario del Burkina Faso. Al diniego ricevuto oppone l’atto di forza e lo ferisce con un fendente all’avambraccio destro e successivamente aggredisce anche un altro, un giovane ghanese, tentando di rapinarlo del borsello contenente circa 250 euro. A questo punto le vittime fuggono dalla tenda insieme ad altri extracomunitari, intimoriti dal trambusto. I carabinieri tentano di parlare con il cittadino maliano, rassicurandolo e cercando di riportarlo alla calma. Ma, sempre secondo la prima ricostruzione degli inquirenti, questi, in evidente stato di alterazione psicofisica, continua a brandire il coltello, colpendo con dei fendenti ripetutamente le pareti di plastica della tenda e, con fare deciso e minaccioso, cerca di attingere chiunque gli si avvicini. Arrivano i rinforzi, altri carabinieri ed una pattuglia della Polizia: intimano al ragazzo del Mali di posare il coltello a terra ma l’uomo, dopo aver lanciato pietre ed altri oggetti contro le forze dell’ordine, si avventa contro di loro colpendo con un fendente al volto, all’altezza dell’occhio destro, uno dei militari intervenuti. L’uomo viene allontanato. Pochi secondi e, raccontano gli investigatori, «si scaglia ancora una volta contro il militare precedentemente ferito al viso che reagisce all’aggressione con un colpo della pistola d’ordinanza colpendo l’uomo all’addome». Il carabiniere è ora indagato. «Il militare – dice il procuratore di Palmi, Ottavio Sferlazza – dovrà essere iscritto nel registro degli indagati come atto dovuto a garanzia dei diritti della difesa, in relazione all’autopsia che sarà eseguita sul corpo della vittima, ma il quadro che si delinea è di una legittima difesa da parte del militare». Nei verbali degli investigatori ci sono anche le parole dei testimoni della rissa, oltre che delle intimidazioni del giovane del Mali rivolte al carabiniere con gesti aggressivi fino alla coltellata che avrebbe raggiunto al volto e all’occhio destro lo stesso militare. Nella tendopoli, un vero e proprio ghetto nei pressi degli agrumeti, emergono anche ricostruzioni diverse. I migranti, molti dei quali senza permesso di soggiorno né diritti, parlano con i pochi volontari che continuano a lavorare in zona. Ammettono la lite dopo che uno dei protagonisti era stato derubato del borsello con i 250 euro ma nessuno ha visto qualcuno scagliarsi contro i carabinieri. Nel ghetto tutti adesso hanno paura, tra le disumane condizioni di sfruttamento dei lavoratori migranti che permettono alle arance di Rosarno di arrivare nei mercati di tutta Italia. Un tempo i migranti erano tutti ricoverati nella “Cartiera”, uno stabile fatiscente abbattuto dopo la rivolta di dieci anni fa, solo in pochi hanno trovato una casa decente ma a fitti alti. Chi è rimasto nella tendopoli della Protezione civile deve convivere con centinaia di persone, insufficienti le docce ed i servizi. Tende previste per 350 persone, ma ce ne sono oltre mille, in balia di aggressioni notturne di caporali stranieri o, addirittura, degli stessi agricoltori della zona che poi li sfruttano per pochi euro all’ora nei campi. La rabbia torna a salire e c’è il rischio di nuove rivolte. (Antonio Manzo – Il Mattino)