Napoli. Voti in cambio di posti ai giovani, indagate due candidate del Pd. Perquisiti i comitati elettorali

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Voti in cambio di favori. Meglio: in cambio di posti di lavoro. Alle cinque della sera si scatena la bufera su due candidate del Partito democratico alle elezioni amministrative di Napoli, il cui primo turno è appena stato archiviato. L’ordine della Procura ai carabinieri del comando provinciale di Napoli scatta esattamente all’indomani della chiusura dei seggi: partono così nella tarda mattinata di ieri le perquisizioni dei militari nelle abitazioni e nelle sedi dei rispettivi comitati elettorali di Anna Ulleto e Rosaria Giugliano. La prima, iscritta al circolo di Barra del Pd, ha ottenuto 2.263 preferenze e risulterà eletta – dopo la ripartizione definitiva dei seggi che avverrà all’esito dei ballottaggi – nel caso in cui Luigi de Magistris dovesse aggiudicarsi la poltrona di primo cittadino; la seconda si è invece candidata per la municipalità Mercato-Pendino. Sei, complessivamente, gli iscritti nel registro degli indagati: oltre a Ulleto e Giugliano i pubblici ministeri della sezione Reati contro la Pubblica amministrazione (coordinata dal procuratore aggiunto Alfonso D’Avino, uno dei magistrati che fu tra i protagonisti della «Mani pulite» partenopea) risultano indagate altre quattro persone, imprenditori e «procacciatori di voti», le definiscono gli inquirenti, cioè galoppini elettorali che avrebbero fatto da tramite – secondo l’accusa – tra alcuni giovani elettori e le due politiche. Perché su questo verte l’inchiesta che fa tremare adesso le fondamenta del Pd napoletano: un presunto giro di favori promessi a disoccupati in cambio della preferenza. L’inchiesta è solo alle prime battute e promette sviluppi. La cronaca di una giornata convulsa ha inizio quando cominciano a filtrare indiscrezioni sulla presenza degli agenti di polizia giudiziaria nella sede del Pd di Napoli. Notizia che si rivelerà poi infondata. I carabinieri, in realtà, stanno perquisendo le abitazioni e i comitati elettorali di Anna Ulleto e Rosaria Giugliano. La prima, già candidata – e non eletta nonostante i 7.714 voti raccolti – alle Regionali di un anno fa, è moglie di un imprenditore che opera nel settore delle agenzie di pulizia; anche sulla posizione del titolare dell’azienda potrebbero estendersi le verifiche degli inquirenti. Ma che cosa ipotizzano i magistrati della Procura guidata da Giovanni Colangelo? Un pactum sceleris fondato sul «do ut des», cioè su quella grande giostra che è il programma lavorativo «Garanzia Giovani», finanziato dalla Regione Campania all’indomani del varo di un progetto europeo tradotto in legge dal governo Letta e che prevede la formazione di corsi professionali per i giovani di età compresa tra i 25 e i 29 anni finanziati con fondi dell’Unione Europea. Chi vi accede ha la possibilità, almeno ipotetica, di cercare occupazione nei settori pubblico o privato. Ma, in realtà, i risultati concreti appaiono grami e le speranze di trovar lavoro si spengono poco dopo aver concluso i corsi. A meno che non ci sia un’azienda che, dopo aver utilizzato i fondi del tirocinio, garantisca l’assunzione. Ed è proprio attorno ai 500 euro mensili del tirocinio che ruota l’intera inchiesta. In realtà essa prende le mosse da un’indagine targata camorra. Alcune intercettazioni telefoniche che coinvolgono soggetti – al momento non indagati – vicini a un gruppo criminale finiscono nel fascicolo affidato al sostituto procuratore della Dda Ida Teresi. Lo sviluppo degli approfondimenti consentirà di smistare la pratica ai colleghi della sezione Reati contro la Pubblica amministrazione. Fin qui il primo atto della vicenda giudiziaria, niente affatto conclusa, come dicevamo. Il numero degli indagati potrebbe crescere già nelle prossime ore, all’esito dei riscontri che i carabinieri del comando provinciale guidato dal generale Antonio de Vita si apprestano già da stamattina a compiere. Ora gli investigatori dovranno esaminare agende, brogliacci e documenti dai quali la Procura è convinta che possano giungere i primi riscontri ai sospetti. Non solo. Ci sarebbero, allegate agli atti, anche alcune riprese videoregistrate dai militari dell’Arma che confermano l’interscambio tra elettori e candidate ora indagate. Gioverà comunque ricordare come una informazione di garanzia, nel nostro sistema giudiziario, non equivale mai ad una anticipazione di giudizio. «Se saranno riscontrati i fatti su Napoli riportati dalle agenzie di stampa, il Pd sarebbe parte lesa rispetto a certi comportamenti – dichiara il vicesegretario del Partito democratico Debora Serracchiani – Auspico che la magistratura faccia il più presto possibile chiarezza su una vicenda che, se provata, va condannata e punita senza se e senza ma». Parole e concetti scanditi in fotocopia anche dal segretario provinciale di Napoli, Venanzio Carpentieri, il quale assicura comunque piena collaborazione agli inquirenti per fare chiarezza sugli addebiti contestati alle due candidate alle amministrative, e dal segretario regionale del Pd, Assunta Tartaglione. (Giuseppe Crimaldi – Il Mattino)

Voti in cambio di favori. Meglio: in cambio di posti di lavoro. Alle cinque della sera si scatena la bufera su due candidate del Partito democratico alle elezioni amministrative di Napoli, il cui primo turno è appena stato archiviato. L’ordine della Procura ai carabinieri del comando provinciale di Napoli scatta esattamente all’indomani della chiusura dei seggi: partono così nella tarda mattinata di ieri le perquisizioni dei militari nelle abitazioni e nelle sedi dei rispettivi comitati elettorali di Anna Ulleto e Rosaria Giugliano. La prima, iscritta al circolo di Barra del Pd, ha ottenuto 2.263 preferenze e risulterà eletta – dopo la ripartizione definitiva dei seggi che avverrà all’esito dei ballottaggi – nel caso in cui Luigi de Magistris dovesse aggiudicarsi la poltrona di primo cittadino; la seconda si è invece candidata per la municipalità Mercato-Pendino. Sei, complessivamente, gli iscritti nel registro degli indagati: oltre a Ulleto e Giugliano i pubblici ministeri della sezione Reati contro la Pubblica amministrazione (coordinata dal procuratore aggiunto Alfonso D’Avino, uno dei magistrati che fu tra i protagonisti della «Mani pulite» partenopea) risultano indagate altre quattro persone, imprenditori e «procacciatori di voti», le definiscono gli inquirenti, cioè galoppini elettorali che avrebbero fatto da tramite – secondo l’accusa – tra alcuni giovani elettori e le due politiche. Perché su questo verte l’inchiesta che fa tremare adesso le fondamenta del Pd napoletano: un presunto giro di favori promessi a disoccupati in cambio della preferenza. L’inchiesta è solo alle prime battute e promette sviluppi. La cronaca di una giornata convulsa ha inizio quando cominciano a filtrare indiscrezioni sulla presenza degli agenti di polizia giudiziaria nella sede del Pd di Napoli. Notizia che si rivelerà poi infondata. I carabinieri, in realtà, stanno perquisendo le abitazioni e i comitati elettorali di Anna Ulleto e Rosaria Giugliano. La prima, già candidata – e non eletta nonostante i 7.714 voti raccolti – alle Regionali di un anno fa, è moglie di un imprenditore che opera nel settore delle agenzie di pulizia; anche sulla posizione del titolare dell’azienda potrebbero estendersi le verifiche degli inquirenti. Ma che cosa ipotizzano i magistrati della Procura guidata da Giovanni Colangelo? Un pactum sceleris fondato sul «do ut des», cioè su quella grande giostra che è il programma lavorativo «Garanzia Giovani», finanziato dalla Regione Campania all’indomani del varo di un progetto europeo tradotto in legge dal governo Letta e che prevede la formazione di corsi professionali per i giovani di età compresa tra i 25 e i 29 anni finanziati con fondi dell’Unione Europea. Chi vi accede ha la possibilità, almeno ipotetica, di cercare occupazione nei settori pubblico o privato. Ma, in realtà, i risultati concreti appaiono grami e le speranze di trovar lavoro si spengono poco dopo aver concluso i corsi. A meno che non ci sia un’azienda che, dopo aver utilizzato i fondi del tirocinio, garantisca l’assunzione. Ed è proprio attorno ai 500 euro mensili del tirocinio che ruota l’intera inchiesta. In realtà essa prende le mosse da un’indagine targata camorra. Alcune intercettazioni telefoniche che coinvolgono soggetti – al momento non indagati – vicini a un gruppo criminale finiscono nel fascicolo affidato al sostituto procuratore della Dda Ida Teresi. Lo sviluppo degli approfondimenti consentirà di smistare la pratica ai colleghi della sezione Reati contro la Pubblica amministrazione. Fin qui il primo atto della vicenda giudiziaria, niente affatto conclusa, come dicevamo. Il numero degli indagati potrebbe crescere già nelle prossime ore, all’esito dei riscontri che i carabinieri del comando provinciale guidato dal generale Antonio de Vita si apprestano già da stamattina a compiere. Ora gli investigatori dovranno esaminare agende, brogliacci e documenti dai quali la Procura è convinta che possano giungere i primi riscontri ai sospetti. Non solo. Ci sarebbero, allegate agli atti, anche alcune riprese videoregistrate dai militari dell’Arma che confermano l’interscambio tra elettori e candidate ora indagate. Gioverà comunque ricordare come una informazione di garanzia, nel nostro sistema giudiziario, non equivale mai ad una anticipazione di giudizio. «Se saranno riscontrati i fatti su Napoli riportati dalle agenzie di stampa, il Pd sarebbe parte lesa rispetto a certi comportamenti – dichiara il vicesegretario del Partito democratico Debora Serracchiani – Auspico che la magistratura faccia il più presto possibile chiarezza su una vicenda che, se provata, va condannata e punita senza se e senza ma». Parole e concetti scanditi in fotocopia anche dal segretario provinciale di Napoli, Venanzio Carpentieri, il quale assicura comunque piena collaborazione agli inquirenti per fare chiarezza sugli addebiti contestati alle due candidate alle amministrative, e dal segretario regionale del Pd, Assunta Tartaglione. (Giuseppe Crimaldi – Il Mattino)