Benedetto XVI: domani 20 maggio 2016 alla Pontificia Università Gregoriana storia e attualità di un pontificato

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Per il Cav. Attilio De Lisa della Diocesi di Teggiano-Policastro la vicinanza di sempre sottolineando un grande Papa come chi lo ha preceduto e succeduto

Infatti il pontificato di Benedetto XVI è stato oggetto di numerose analisi su questioni specifiche, ma non ancora di un bilancio storico complessivo. È quanto invece si propone il volume (pubblichiamo un estratto delle conclusioni) Oltre la crisi della Chiesa. Il pontificato di Benedetto XVI (Lindau 2016, pp. 512) di Roberto Regoli, direttore del Dipartimento di storia della Chiesa alla Gregoriana. Il testo verrà presentato domani 20 maggio 2016 alle ore 18, all’aula magna della Pontificia università Gregoriana, presso la quale Joseph Ratzinger insegnò nel 1972-’73. Dopo il saluto di padre Nuno da Silva Gonçalves, decano della Facoltà di storia e beni culturali della Chiesa e prossimo rettore dell’università, interverranno, con l’autore: monsignor Georg Gänswein, prefetto della Casa Pontificia, e lo storico Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio. Introduce e modera l’incontro Paolo Rodari, vaticanista di La Repubblica. Il libro dedica ampio spazio non solo alla valutazione esteriore (pontificato espansivo o depressivo?), o a questioni come gli abusi sui minori e l’ecumenismo, ma fa emergere le grandi problematiche della vita interna della Chiesa.
Il venir meno della memoria del passato – anche recente – è un fatto solo apparentemente paradossale, in un mondo dove il continuo flusso delle notizie e delle informazioni rischia di offuscare la percezione del segno lasciato nella storia da avvenimenti e persone. Non è esente da questo rischio il pontificato di Benedetto XVI (2005-2013), oggi ricordato quasi esclusivamente per il modo inaspettato con cui si è concluso, ovvero la rinuncia all’esercizio attivo del ministero petrino da parte del pontefice. Eppure, come nota Roberto Regoli nel volume «Oltre la crisi della Chiesa. Il pontificato di Benedetto XVI» – in uscita il 26 maggio per i tipi di Lindau -, esso appare significativo «non solo per la sua imprevedibile conclusione, quanto per le questioni da esso aperte e non ancora chiuse». Anche per questo il libro di Regoli – che sarà presentato il 20 maggio alle 18 presso la Pontificia Università Gregoriana da monsignor Georg Gänswein, prefetto della Casa Pontificia nonché segretario particolare del papa emerito, e dallo storico Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio – appare utile per riflettere su una stagione ecclesiale frequentemente (talora colpevolmente) dimenticata, ma di rilievo essenziale per la comprensione dei nodi fondamentali del cattolicesimo contemporaneo. Il volume, a fronte della letteratura esistente su Benedetto XVI, rappresenta un unicum. Il suo obiettivo infatti non è tracciare una biografia di Joseph Ratzinger, né offrire una chiave di lettura di uno o più aspetti particolari del suo magistero, ma fornire al lettore una prima sistematizzazione della storia del suo pontificato, o meglio – per usare le parole di Regoli – «una griglia interpretativa». Un obiettivo ambizioso, soprattutto se si tiene conto della quantità e della qualità delle fonti bibliografiche e documentarie attualmente disponibili. Oltre all’ampio ventaglio dei discorsi, delle encicliche e dei documenti che nel loro insieme compongono il discorso pubblico del papato, l’autore deve infatti ricorrere alle analisi degli osservatori contemporanei, alle indiscrezioni della stampa italiana e internazionale e alle vere e proprie «fughe di notizie» che hanno costellato gli otto anni del pontificato, sia all’interno della Curia (si veda il caso Vatileaks, che nel 2012 porta alla pubblicazione di documenti riservati del pontefice e all’arresto del maggiordomo Paolo Gabriele) sia all’esterno, come accade con la divulgazione da parte dell’organizzazione Wikileaks della corrispondenza diplomatica statunitense, in cui non è raro trovare giudizi sul funzionamento della macchina curiale di Benedetto. L’aleatorietà di molte ricostruzioni appare lampante in occasione del conclave del 2005, a cui è dedicato il primo capitolo. Qui Regoli fa i conti con le molteplici e contraddittorie versioni di quanto accaduto nella Cappella Sistina, diffuse all’indomani dell’elezione di Ratzinger da fonti cardinalizie anonime, «che possono nascondersi dietro l’amore per il vero o la malizia dei risentimenti». A questo proposito l’autore non può fare a meno di notare che «i cardinali più chiacchieroni nei dettagli sono quelli che nei propri racconti mostrano maggiormente un’attitudine antiratzingeriana», che non riesce a dare ragione della rapidità sorprendente con cui Ratzinger viene eletto papa dopo solo quattro scrutini. A dispetto dei limiti delle fonti a cui il libro deve necessariamente fare riferimento, il quadro complessivo offerto da Regoli è assai dettagliato. Dopo l’analisi del periodo del pre-conclave e del conclave, dove già si delineano molte di quelle che saranno le priorità del successore di Giovanni Paolo II (al punto che, sostiene Regoli, «chi voleva votare Ratzinger non avrebbe potuto dire di non sapere a chi stava dando la sua preferenza»), il libro si articola in altri sette capitoli, ai quali corrispondono altrettanti dossier-chiave del pontificato benedettino, dal governo della Curia allo sviluppo del dialogo ecumenico, dal rapporto con il mondo della cultura alle relazioni diplomatiche della Santa Sede, fino ad arrivare all’istituzione del «papato emerito», destinata ad animare ancora a lungo il dibattito teologico e canonistico. Di tutte le principali questioni affrontate da Benedetto XVI – soprattutto quelle più spinose – l’autore offre una disamina lucida e capace di valutare criticamente sia le scelte del papa sia il modo con cui esse sono state di volta in volta recepite dai commentatori. Nei primi capitoli viene presentata la «rivoluzione gentile» con cui Ratzinger assume gradualmente il controllo della Curia, partendo dalla nomina dei numeri due di alcuni dicasteri fino ad arrivare ai vertici delle varie Congregazioni. Un cambiamento che avviene «secondo una logica non personalistica, ma di visione teologica», e nel quale d’altra parte emerge a più riprese la difficoltà di «individuare uomini fidati, liberi e di governo». Tale difficoltà traspare nelle frequenti crisi che attraversano il pontificato, mostrando al mondo l’immagine di un Palazzo apostolico dove non vi è «né riserbo, né obbedienza» e lasciando intendere che vi sia chi dall’interno cerca di sabotare l’azione di Benedetto XVI. A questo proposito se è vero che, come sottolinea Regoli, «cadere nella vetusta dicotomia storiografica e giornalistica di un papa isolato o solitario al comando sarebbe una scorciatoia facile», è pur vero che negli anni di Ratzinger «il ruolo del capo è sovraesposto pubblicamente», in quanto è il pontefice stesso in più di un’occasione a proteggere i suoi principali collaboratori assumendosi la responsabilità delle loro mancanze, il che denota una «evidente inversione dei ruoli». Alle difficoltà nella gestione della Curia si uniscono quelle del dialogo con una base ecclesiale che in molti casi appare sempre più lontana dalle acquisizioni magisteriali (papali e collegiali) in ordine alla fede, alla morale, alla dottrina e al rapporto con la società contemporanea, configurando nella sostanza «tanti scismi anonimi». Secondo la lettura di Regoli la risposta di Ratzinger alla crisi della Chiesa passa per la continua riproposizione di «un “cristianesimo bello”, per cui la fede, come afferma lo stesso papa al clero di Bressanone [6 agosto 2008] si basa proprio sulle virtù naturali: l’onestà, la gioia, la disponibilità ad ascoltare il prossimo, la capacità di perdonare, la generosità, la bontà, la cordialità tra le persone». Per il pontefice infatti i credenti hanno bisogno «in certo qual modo di isole, nelle quali viva e dalle quali si diffonda la fede in Dio e la profonda semplicità del Cristianesimo; oasi, arche di Noè, nelle quali l’uomo può sempre trovare rifugio». Nella visione di Benedetto XVI tutto questo passa anche per una rinnovata sensibilità liturgica, che gli causa le opposizioni di molte Chiese locali, di fronte alle quali il papa segue la propria linea con la stessa determinazione dimostrata anche nell’affrontare altre urgenze del governo universale della Chiesa (una su tutte, il drammatico problema degli abusi sessuali sui minori). Tra i molti aspetti del pontificato toccati da Regoli si segnala infine la sottolineatura del rinnovato impegno per l’unità dei cristiani, che riguarda in particolare i rapporti con gli anglicani – si veda l’istituzione degli ordinariati personali per quanti desiderano rientrare nella comunione con Roma -, il dialogo con gli ortodossi (di natura più politica che teologica) e la volontà di sanare la frattura con i lefebvriani, che attraversa l’intero pontificato e rappresenta uno dei molti dossier lasciati in eredità da Ratzinger al suo successore. Anche le nuove vie perseguite da Benedetto XVI in campo ecumenico non trovano unanimità di consensi nella compagine ecclesiale, il che porta l’autore a concludere, con una nota di ironia, che «il vecchio Benedetto XVI sembra più giovane di altri vescovi e teologi» e «più accogliente di certi settori dell’episcopato verso i gruppi che cercano l’unità della fede e dei sacramenti». Roberto Regoli, «Oltre la crisi della Chiesa. Il pontificato di Benedetto XVI», Lindau, Torino 2016, pp. 512, € 29,50.?Per il Cav. Attilio De Lisa della Diocesi di Teggiano-Policastro la vicinanza di sempre sottolineando un grande Papa come chi lo ha preceduto e succeduto

Infatti il pontificato di Benedetto XVI è stato oggetto di numerose analisi su questioni specifiche, ma non ancora di un bilancio storico complessivo. È quanto invece si propone il volume (pubblichiamo un estratto delle conclusioni) Oltre la crisi della Chiesa. Il pontificato di Benedetto XVI (Lindau 2016, pp. 512) di Roberto Regoli, direttore del Dipartimento di storia della Chiesa alla Gregoriana. Il testo verrà presentato domani 20 maggio 2016 alle ore 18, all’aula magna della Pontificia università Gregoriana, presso la quale Joseph Ratzinger insegnò nel 1972-’73. Dopo il saluto di padre Nuno da Silva Gonçalves, decano della Facoltà di storia e beni culturali della Chiesa e prossimo rettore dell’università, interverranno, con l’autore: monsignor Georg Gänswein, prefetto della Casa Pontificia, e lo storico Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio. Introduce e modera l’incontro Paolo Rodari, vaticanista di La Repubblica. Il libro dedica ampio spazio non solo alla valutazione esteriore (pontificato espansivo o depressivo?), o a questioni come gli abusi sui minori e l’ecumenismo, ma fa emergere le grandi problematiche della vita interna della Chiesa.
Il venir meno della memoria del passato – anche recente – è un fatto solo apparentemente paradossale, in un mondo dove il continuo flusso delle notizie e delle informazioni rischia di offuscare la percezione del segno lasciato nella storia da avvenimenti e persone. Non è esente da questo rischio il pontificato di Benedetto XVI (2005-2013), oggi ricordato quasi esclusivamente per il modo inaspettato con cui si è concluso, ovvero la rinuncia all’esercizio attivo del ministero petrino da parte del pontefice. Eppure, come nota Roberto Regoli nel volume «Oltre la crisi della Chiesa. Il pontificato di Benedetto XVI» – in uscita il 26 maggio per i tipi di Lindau -, esso appare significativo «non solo per la sua imprevedibile conclusione, quanto per le questioni da esso aperte e non ancora chiuse». Anche per questo il libro di Regoli – che sarà presentato il 20 maggio alle 18 presso la Pontificia Università Gregoriana da monsignor Georg Gänswein, prefetto della Casa Pontificia nonché segretario particolare del papa emerito, e dallo storico Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio – appare utile per riflettere su una stagione ecclesiale frequentemente (talora colpevolmente) dimenticata, ma di rilievo essenziale per la comprensione dei nodi fondamentali del cattolicesimo contemporaneo. Il volume, a fronte della letteratura esistente su Benedetto XVI, rappresenta un unicum. Il suo obiettivo infatti non è tracciare una biografia di Joseph Ratzinger, né offrire una chiave di lettura di uno o più aspetti particolari del suo magistero, ma fornire al lettore una prima sistematizzazione della storia del suo pontificato, o meglio – per usare le parole di Regoli – «una griglia interpretativa». Un obiettivo ambizioso, soprattutto se si tiene conto della quantità e della qualità delle fonti bibliografiche e documentarie attualmente disponibili. Oltre all’ampio ventaglio dei discorsi, delle encicliche e dei documenti che nel loro insieme compongono il discorso pubblico del papato, l’autore deve infatti ricorrere alle analisi degli osservatori contemporanei, alle indiscrezioni della stampa italiana e internazionale e alle vere e proprie «fughe di notizie» che hanno costellato gli otto anni del pontificato, sia all’interno della Curia (si veda il caso Vatileaks, che nel 2012 porta alla pubblicazione di documenti riservati del pontefice e all’arresto del maggiordomo Paolo Gabriele) sia all’esterno, come accade con la divulgazione da parte dell’organizzazione Wikileaks della corrispondenza diplomatica statunitense, in cui non è raro trovare giudizi sul funzionamento della macchina curiale di Benedetto. L’aleatorietà di molte ricostruzioni appare lampante in occasione del conclave del 2005, a cui è dedicato il primo capitolo. Qui Regoli fa i conti con le molteplici e contraddittorie versioni di quanto accaduto nella Cappella Sistina, diffuse all’indomani dell’elezione di Ratzinger da fonti cardinalizie anonime, «che possono nascondersi dietro l’amore per il vero o la malizia dei risentimenti». A questo proposito l’autore non può fare a meno di notare che «i cardinali più chiacchieroni nei dettagli sono quelli che nei propri racconti mostrano maggiormente un’attitudine antiratzingeriana», che non riesce a dare ragione della rapidità sorprendente con cui Ratzinger viene eletto papa dopo solo quattro scrutini. A dispetto dei limiti delle fonti a cui il libro deve necessariamente fare riferimento, il quadro complessivo offerto da Regoli è assai dettagliato. Dopo l’analisi del periodo del pre-conclave e del conclave, dove già si delineano molte di quelle che saranno le priorità del successore di Giovanni Paolo II (al punto che, sostiene Regoli, «chi voleva votare Ratzinger non avrebbe potuto dire di non sapere a chi stava dando la sua preferenza»), il libro si articola in altri sette capitoli, ai quali corrispondono altrettanti dossier-chiave del pontificato benedettino, dal governo della Curia allo sviluppo del dialogo ecumenico, dal rapporto con il mondo della cultura alle relazioni diplomatiche della Santa Sede, fino ad arrivare all’istituzione del «papato emerito», destinata ad animare ancora a lungo il dibattito teologico e canonistico. Di tutte le principali questioni affrontate da Benedetto XVI – soprattutto quelle più spinose – l’autore offre una disamina lucida e capace di valutare criticamente sia le scelte del papa sia il modo con cui esse sono state di volta in volta recepite dai commentatori. Nei primi capitoli viene presentata la «rivoluzione gentile» con cui Ratzinger assume gradualmente il controllo della Curia, partendo dalla nomina dei numeri due di alcuni dicasteri fino ad arrivare ai vertici delle varie Congregazioni. Un cambiamento che avviene «secondo una logica non personalistica, ma di visione teologica», e nel quale d’altra parte emerge a più riprese la difficoltà di «individuare uomini fidati, liberi e di governo». Tale difficoltà traspare nelle frequenti crisi che attraversano il pontificato, mostrando al mondo l’immagine di un Palazzo apostolico dove non vi è «né riserbo, né obbedienza» e lasciando intendere che vi sia chi dall’interno cerca di sabotare l’azione di Benedetto XVI. A questo proposito se è vero che, come sottolinea Regoli, «cadere nella vetusta dicotomia storiografica e giornalistica di un papa isolato o solitario al comando sarebbe una scorciatoia facile», è pur vero che negli anni di Ratzinger «il ruolo del capo è sovraesposto pubblicamente», in quanto è il pontefice stesso in più di un’occasione a proteggere i suoi principali collaboratori assumendosi la responsabilità delle loro mancanze, il che denota una «evidente inversione dei ruoli». Alle difficoltà nella gestione della Curia si uniscono quelle del dialogo con una base ecclesiale che in molti casi appare sempre più lontana dalle acquisizioni magisteriali (papali e collegiali) in ordine alla fede, alla morale, alla dottrina e al rapporto con la società contemporanea, configurando nella sostanza «tanti scismi anonimi». Secondo la lettura di Regoli la risposta di Ratzinger alla crisi della Chiesa passa per la continua riproposizione di «un “cristianesimo bello”, per cui la fede, come afferma lo stesso papa al clero di Bressanone [6 agosto 2008] si basa proprio sulle virtù naturali: l’onestà, la gioia, la disponibilità ad ascoltare il prossimo, la capacità di perdonare, la generosità, la bontà, la cordialità tra le persone». Per il pontefice infatti i credenti hanno bisogno «in certo qual modo di isole, nelle quali viva e dalle quali si diffonda la fede in Dio e la profonda semplicità del Cristianesimo; oasi, arche di Noè, nelle quali l’uomo può sempre trovare rifugio». Nella visione di Benedetto XVI tutto questo passa anche per una rinnovata sensibilità liturgica, che gli causa le opposizioni di molte Chiese locali, di fronte alle quali il papa segue la propria linea con la stessa determinazione dimostrata anche nell’affrontare altre urgenze del governo universale della Chiesa (una su tutte, il drammatico problema degli abusi sessuali sui minori). Tra i molti aspetti del pontificato toccati da Regoli si segnala infine la sottolineatura del rinnovato impegno per l’unità dei cristiani, che riguarda in particolare i rapporti con gli anglicani – si veda l’istituzione degli ordinariati personali per quanti desiderano rientrare nella comunione con Roma -, il dialogo con gli ortodossi (di natura più politica che teologica) e la volontà di sanare la frattura con i lefebvriani, che attraversa l’intero pontificato e rappresenta uno dei molti dossier lasciati in eredità da Ratzinger al suo successore. Anche le nuove vie perseguite da Benedetto XVI in campo ecumenico non trovano unanimità di consensi nella compagine ecclesiale, il che porta l’autore a concludere, con una nota di ironia, che «il vecchio Benedetto XVI sembra più giovane di altri vescovi e teologi» e «più accogliente di certi settori dell’episcopato verso i gruppi che cercano l’unità della fede e dei sacramenti». Roberto Regoli, «Oltre la crisi della Chiesa. Il pontificato di Benedetto XVI», Lindau, Torino 2016, pp. 512, € 29,50.?

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