Champios League Simeone sconfitto con onore vince il Real Madrid ai rigori

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Champions al Real Madrid, Atletico ko ai rigori: di Ronaldo il penalty decisivo

Una squadra di portenti ha giocato in difesa per più di 100 minuti su 120 e ha vinto la Champions. L’ultimo rigore, dopo il palo colpito da Juanfran, lo ha segnato il peggior giocatore in campo, che è pure il miglior giocatore al mondo, Cristiano Ronaldo.  
Questa coppa l’avrebbe meritata l’Atletico, per come ha giocato la finale, per come l’ha rincorsa, per quello che ha dato. E’ stato squadra assai più del Real, ma i rigori, dopo 120′, hanno dato ragione al Real. In Champions League conta la storia e sull’ultimo rigore il timbro ce l’ha messo lui, Cristiano Ronaldo, la storia recente del Real Madrid.  

COME LA DECIMA. Anche a Lisbona, nel 4-1 sull’Atletico, Cristiano aveva segnato solo su rigore. E come era successo a Lisbona, anche stavolta il primo colpo del Real lo ha piazzato Sergio Ramos. Allora segnò di testa, su calcio d’angolo, riprese la Coppa a una manciata di secondi dalla fine, la strappò dalle grinfie di Simeone e la consegnò ad Ancelotti. Era la Decima. Stavolta ha piegato la partita dopo un quarto d’ora, sfruttando un altro calcio da fermo, una punizione di Kroos avvelenata da un tocco di testa di Bale, Sergio ci ha messo il piede e la punta dello scarpino era anche al di là della linea del fuorigioco. Ma per Simeone prendere un gol così, lo stesso di Lisbona, su un calcio da fermo, è stata una coltellata. E dire che poco prima era arrivato anche il preannuncio, con una punizione di Bale che Benzema, anticipando Casemiro, aveva toccato davanti a Oblak, fenomenale a respingere. 
 
AVVIO REAL. Solo il primo quarto d’ora è stato del Real Madrid. Zidane aveva dato a quell’insieme di campioni un buon equilibrio. La lezione di Ancelotti era ben presente nello sviluppo della gara delle merengues e prendeva le sembianze di Casemiro, non a caso indicato da un tecnico pragmatico come Simeone l’avversario da temere di più. Attorno al brasiliano si muovevano Modric con la sua tecnica infinita e Kroos con la sua testa pensante.  
 
POSSESSO ATLETICO. Andato in vantaggio, il Real ha lasciato l’iniziativa all’Atletico che ha avanzato i suoi terzini, Juanfran e Filipe Luis, costringendo ogni tanto il trio d’attacco a dare una mano alla squadra per recuperare palla. Le parti si erano ribaltate, il Real difendeva, l’Atletico attaccava. Poteva essere anche una scelta, per far partire nello spazio libero i contropiedisti più forti d’Europa, Cristiano e Bale. Ma mentre il gallese almeno ci provava, Ronaldo, fisicamente a pezzi, proprio non c’era. Così, niente contropiede e palla sempre all’Atletico che, non potendo disporre della tecnica dei blancos, faticava ad arrivare a conclusioni pulite e pericolose. Anche perché Torres non era fino a quel momento di grande aiuto al più incisivo Griezmann. 
 
CAMBIO MODULO. Nella ripresa Simeone ha aumentato il peso dell’attacco con Carrasco (per Augusto Fernandez) e col 4-2-3-1: Griezmann, Saul e Carrasco alle spalle di Torres. E al primo movimento fatto bene, in area di rigore, proprio l’ex milanista si è fatto mettere a terra dall’incauto e intempestivo Pepe. Solo che il rigore battuto da Griezmann si è schiantato sulla traversa. La partita non è cambiata, difesa Real, attacco Atletico, con due gravi difetti per ciascuna squadra: ai colchoneros mancava la chiusura efficace dell’azione, alle merengues le ripartenze. L’unica volta che il Real è scattato in contropiede, Modric ha dato a Benzema la palla del 2-0, ma Oblak ha fatto il secondo miracolo della serata.  
 
IL PARI. Con la prima sostituzione, Simeone aveva rimesso la squadra in corsa, sostenuta da due fantastici uomini-squadra, Gabi e Koke. Non si capiva invece, sull’altro fronte, il cambio di Kroos, che stava bene sul campo, con Isco: il centrocampo ha perso equilibrio. In una delle sue peggiori serate, Ronaldo ha cercato il gol da fenomeno per cancellare d’un colpo i suoi tormenti e l’ha sbagliato, sulla linea Savic ha poi respinto il tiro di Bale e appena l’Atletico ha rovesciato il gioco, ha pareggiato. A destra Juanfran ha sfruttato lo spazio lasciato libero da Bale e Marcelo e ha piazzato al centro la palla giusta di Gabi, Carrasco ha anticipato Lucas Vazquez e ha ripreso la finale. Aveva fatto troppo poco il Real per meritare di vincerla già al 90′. Nei supplementari, il Real era stremato, l’Atletico no, anzi, e l’ha spinto ancora più indietro, continuando a tenere la palla nel centrocampo

Champions al Real Madrid, Atletico ko ai rigori: di Ronaldo il penalty decisivo

Una squadra di portenti ha giocato in difesa per più di 100 minuti su 120 e ha vinto la Champions. L’ultimo rigore, dopo il palo colpito da Juanfran, lo ha segnato il peggior giocatore in campo, che è pure il miglior giocatore al mondo, Cristiano Ronaldo.  
Questa coppa l’avrebbe meritata l’Atletico, per come ha giocato la finale, per come l’ha rincorsa, per quello che ha dato. E’ stato squadra assai più del Real, ma i rigori, dopo 120', hanno dato ragione al Real. In Champions League conta la storia e sull’ultimo rigore il timbro ce l’ha messo lui, Cristiano Ronaldo, la storia recente del Real Madrid.  


COME LA DECIMA. Anche a Lisbona, nel 4-1 sull’Atletico, Cristiano aveva segnato solo su rigore. E come era successo a Lisbona, anche stavolta il primo colpo del Real lo ha piazzato Sergio Ramos. Allora segnò di testa, su calcio d’angolo, riprese la Coppa a una manciata di secondi dalla fine, la strappò dalle grinfie di Simeone e la consegnò ad Ancelotti. Era la Decima. Stavolta ha piegato la partita dopo un quarto d’ora, sfruttando un altro calcio da fermo, una punizione di Kroos avvelenata da un tocco di testa di Bale, Sergio ci ha messo il piede e la punta dello scarpino era anche al di là della linea del fuorigioco. Ma per Simeone prendere un gol così, lo stesso di Lisbona, su un calcio da fermo, è stata una coltellata. E dire che poco prima era arrivato anche il preannuncio, con una punizione di Bale che Benzema, anticipando Casemiro, aveva toccato davanti a Oblak, fenomenale a respingere. 
 
AVVIO REAL. Solo il primo quarto d’ora è stato del Real Madrid. Zidane aveva dato a quell’insieme di campioni un buon equilibrio. La lezione di Ancelotti era ben presente nello sviluppo della gara delle merengues e prendeva le sembianze di Casemiro, non a caso indicato da un tecnico pragmatico come Simeone l’avversario da temere di più. Attorno al brasiliano si muovevano Modric con la sua tecnica infinita e Kroos con la sua testa pensante.  
 
POSSESSO ATLETICO. Andato in vantaggio, il Real ha lasciato l’iniziativa all’Atletico che ha avanzato i suoi terzini, Juanfran e Filipe Luis, costringendo ogni tanto il trio d’attacco a dare una mano alla squadra per recuperare palla. Le parti si erano ribaltate, il Real difendeva, l’Atletico attaccava. Poteva essere anche una scelta, per far partire nello spazio libero i contropiedisti più forti d’Europa, Cristiano e Bale. Ma mentre il gallese almeno ci provava, Ronaldo, fisicamente a pezzi, proprio non c’era. Così, niente contropiede e palla sempre all’Atletico che, non potendo disporre della tecnica dei blancos, faticava ad arrivare a conclusioni pulite e pericolose. Anche perché Torres non era fino a quel momento di grande aiuto al più incisivo Griezmann. 
 
CAMBIO MODULO. Nella ripresa Simeone ha aumentato il peso dell’attacco con Carrasco (per Augusto Fernandez) e col 4-2-3-1: Griezmann, Saul e Carrasco alle spalle di Torres. E al primo movimento fatto bene, in area di rigore, proprio l’ex milanista si è fatto mettere a terra dall’incauto e intempestivo Pepe. Solo che il rigore battuto da Griezmann si è schiantato sulla traversa. La partita non è cambiata, difesa Real, attacco Atletico, con due gravi difetti per ciascuna squadra: ai colchoneros mancava la chiusura efficace dell’azione, alle merengues le ripartenze. L’unica volta che il Real è scattato in contropiede, Modric ha dato a Benzema la palla del 2-0, ma Oblak ha fatto il secondo miracolo della serata.  
 
IL PARI. Con la prima sostituzione, Simeone aveva rimesso la squadra in corsa, sostenuta da due fantastici uomini-squadra, Gabi e Koke. Non si capiva invece, sull’altro fronte, il cambio di Kroos, che stava bene sul campo, con Isco: il centrocampo ha perso equilibrio. In una delle sue peggiori serate, Ronaldo ha cercato il gol da fenomeno per cancellare d’un colpo i suoi tormenti e l’ha sbagliato, sulla linea Savic ha poi respinto il tiro di Bale e appena l’Atletico ha rovesciato il gioco, ha pareggiato. A destra Juanfran ha sfruttato lo spazio lasciato libero da Bale e Marcelo e ha piazzato al centro la palla giusta di Gabi, Carrasco ha anticipato Lucas Vazquez e ha ripreso la finale. Aveva fatto troppo poco il Real per meritare di vincerla già al 90'. Nei supplementari, il Real era stremato, l’Atletico no, anzi, e l’ha spinto ancora più indietro, continuando a tenere la palla nel centrocampo