Il terzo millennio nelle chiavi del sassofono

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Oggi, quinto appuntamento nella Chiesa di Santa Apollonia alle ore 20, con il Festival di Musica da Camera, promosso dal Conservatorio Statale di Musica “G.Martucci” e dalla Bottega San Lazzaro

Di OLGA CHIEFFI

Questa sera, alle ore 20, quinto appuntamento della III edizione del Festival di Musica da Camera Sant’Apollonia. Un evento, nato dalla sinergia del Conservatorio di Musica “G.Martucci” di Salerno, con un progetto del Dipartimento di Musica d’Insieme, presieduto da Francesca Taviani, da un’idea di Anna Bellagamba con Chiara Natella e la sua Bottega San Lazzaro. Protagonista assoluto di questa serata sarà il sassofono, strumento il cui insegnamento è nato proprio qui a Salerno, con la fondazione della prima cattedra sul suolo nazionale, nel nostro conservatorio. Negli ultimi anni, il saxofono e in genere tutti gli strumenti a fiato, hanno ampliato le loro risorse musicali con l’utilizzo di molte tecniche che prima erano esclusivamente prerogativa del jazz e della musica contemporanea. Con l’incessante evoluzione delle forme di espressione musicale, queste tecniche sono state rivalutate e studiate sia per quanto riguarda l’aspetto compositivo, con tutto il bagaglio di una simbologia di scrittura, sia nella pratica dell’improvvisazione. Gli anni ’70 saranno decisivi in questo senso, vediamo proprio in questo decennio il fiorire di partiture che rivelano, da parte dei compositori, una concezione del tutto nuova dello strumento. La collaborazione e l’interazione tra l’autore e l’interprete, l’equilibrio tra il compositore e il suo alter ego, risulteranno perentori per la creazione delle opere più significative. Un primo esempio di questa fusione-unione d’intenti la troviamo nella figura di Ryo Noda, la cui famosa pagina “Murasaki No Fuchi I” datata 1981, verrà eseguita da Deborah Batà e Vincenzo Varriale. La ricerca sullo strumento, portata qui agli estremi opposti, esplorando ed esasperando le possibilità timbriche, dinamiche e di registro del sassofono, soggiace alla volontà del compositore di rifarsi timbricamente allo “Shakuhachi” una delle voci più amate della tradizione giapponese. Situazioni morbide, mielose, cariche d’ipnotismo e di attesa, si alternano a quelle più intense, senza respiro, attraverso l’utilizzo di multifonici, flatter, slap. Vincenzo Varriale eseguirà “A Sud di sud est”, una composizione di Emilio Galante dedicata a Mario Marzi, in duo con il pianista Pasquale Cardenia, un inno al carattere fisiologico del sassofono, emblema di una civiltà urbana, nella quale il senso recondito delle emozioni giunge soltanto come eco. Il mezzosoprano Luana Grieco e la sassofonista Deborah Batà si incontreranno nel segno di Ichiro Nodaira, autore di “Dashu No Sho”, composto nel 2001, commissionato da Claude Delangle, un canto d’amore giapponese che fa appello a infinite sottigliezze pur di mostrare anche attraverso la possibilità di scelta, la bellezza e l’interiorità sonora. Finale affidato al Barry Cockroft di “Slap me”, datato 2005, proposto da Deborah Batà e Vincenzo Varriale, che strizza l’occhio al jazz con i suoi glissè, effetti percussivi e lo slap, imitante la tecnica del contrabbasso inizialmente adottata da Bill Johnson, che si produce dando un particolare colpo secco della lingua sull’ancia, l’effetto è quello di tanti piccoli “schiocchi” secchi a determinate altezze sonore, quasi intriganti baci lanciati ad una ragazza.

Oggi, quinto appuntamento nella Chiesa di Santa Apollonia alle ore 20, con il Festival di Musica da Camera, promosso dal Conservatorio Statale di Musica “G.Martucci” e dalla Bottega San Lazzaro

Di OLGA CHIEFFI

Questa sera, alle ore 20, quinto appuntamento della III edizione del Festival di Musica da Camera Sant’Apollonia. Un evento, nato dalla sinergia del Conservatorio di Musica “G.Martucci” di Salerno, con un progetto del Dipartimento di Musica d’Insieme, presieduto da Francesca Taviani, da un’idea di Anna Bellagamba con Chiara Natella e la sua Bottega San Lazzaro. Protagonista assoluto di questa serata sarà il sassofono, strumento il cui insegnamento è nato proprio qui a Salerno, con la fondazione della prima cattedra sul suolo nazionale, nel nostro conservatorio. Negli ultimi anni, il saxofono e in genere tutti gli strumenti a fiato, hanno ampliato le loro risorse musicali con l’utilizzo di molte tecniche che prima erano esclusivamente prerogativa del jazz e della musica contemporanea. Con l’incessante evoluzione delle forme di espressione musicale, queste tecniche sono state rivalutate e studiate sia per quanto riguarda l’aspetto compositivo, con tutto il bagaglio di una simbologia di scrittura, sia nella pratica dell’improvvisazione. Gli anni ’70 saranno decisivi in questo senso, vediamo proprio in questo decennio il fiorire di partiture che rivelano, da parte dei compositori, una concezione del tutto nuova dello strumento. La collaborazione e l’interazione tra l’autore e l’interprete, l’equilibrio tra il compositore e il suo alter ego, risulteranno perentori per la creazione delle opere più significative. Un primo esempio di questa fusione-unione d’intenti la troviamo nella figura di Ryo Noda, la cui famosa pagina “Murasaki No Fuchi I” datata 1981, verrà eseguita da Deborah Batà e Vincenzo Varriale. La ricerca sullo strumento, portata qui agli estremi opposti, esplorando ed esasperando le possibilità timbriche, dinamiche e di registro del sassofono, soggiace alla volontà del compositore di rifarsi timbricamente allo “Shakuhachi” una delle voci più amate della tradizione giapponese. Situazioni morbide, mielose, cariche d’ipnotismo e di attesa, si alternano a quelle più intense, senza respiro, attraverso l’utilizzo di multifonici, flatter, slap. Vincenzo Varriale eseguirà “A Sud di sud est”, una composizione di Emilio Galante dedicata a Mario Marzi, in duo con il pianista Pasquale Cardenia, un inno al carattere fisiologico del sassofono, emblema di una civiltà urbana, nella quale il senso recondito delle emozioni giunge soltanto come eco. Il mezzosoprano Luana Grieco e la sassofonista Deborah Batà si incontreranno nel segno di Ichiro Nodaira, autore di “Dashu No Sho”, composto nel 2001, commissionato da Claude Delangle, un canto d’amore giapponese che fa appello a infinite sottigliezze pur di mostrare anche attraverso la possibilità di scelta, la bellezza e l’interiorità sonora. Finale affidato al Barry Cockroft di “Slap me”, datato 2005, proposto da Deborah Batà e Vincenzo Varriale, che strizza l’occhio al jazz con i suoi glissè, effetti percussivi e lo slap, imitante la tecnica del contrabbasso inizialmente adottata da Bill Johnson, che si produce dando un particolare colpo secco della lingua sull’ancia, l’effetto è quello di tanti piccoli “schiocchi” secchi a determinate altezze sonore, quasi intriganti baci lanciati ad una ragazza.