ATRANI NESSUN COLPEVOLE PER LA MORTE DI FRANCESCA. MA MANCANO I PLUVIOMETRI

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Atrani, costiera amalfitana. Non c’è nessun colpevole per la morte di Francesca Mansi, la venticinquenne di Minori, il cui corpo è stato restituito dal mare delle isole Eolie dopo oltre tre settimane di ricerche incessanti. Nel fascicolo di inchiesta aperto dalla Procura di Salerno (il titolare è il sostituto Ernesto Sassano) non c’è nessun indagato per i due capi di accusa che, al contrario, sono stati immediatamente ipotizzati dagli inquirenti: omicidio colposo e disastro ambientale colposo.

Le indagini, però, continuano. Oggi più che mai, dal momento che ieri pomeriggio è stato effettuato l’esame esterno sul cadavere della giovane laureata in economia e barista stagionale nel bar «La Risacca» di Atrani. Il medico legale Giovanni Consalvo ha prelevato liquidi e dna e, su mandato della Procura, ha dovuto procedere anche al prelievo di un pezzo di polmone, che sarà esaminato nei prossimi giorni. Anche se, dopo tante settimane, le cause del decesso sono chiare: Francesca Mansi è morta per annegamento.

Ora se sia deceduta travolta dal fango sollevato dall’esondazione del fiume Dragone o dopo un vano tentativo di salvarsi resta un mistero che neanche il video amatoriale mandato in onda una settimana dopo la tragedia dai tg Mediaset, in cui si intravede un corpo che cerca di aggrapparsi ad una Fiat Punto bianca trascinata dalla violenza del fango, riesce a chiarire.

L’indagine della Procura, che si avvale anche della collaborazione dei carabinieri e della Capitaneria di Porto di Salerno, mira ad accertare se, prima dell’esondazione del fiume, c’’erano state avvisaglie. E se, chi di dovere, avesse preso tutte le misure necessarie per evitare una tragedia che, alla fine, c’è stata.

Le sponde del fiume sono ancora sotto sequestro, così come restano i sigilli alla strada sovrastante il Dragone, la stessa dove sono comparse varie crespe che, almeno dal primissimo sopralluogo, non si sono rivelate recenti. Perché, dicono gli inquirenti che lavorano a stretto contatto con consulenti ed esperti, se non c’è una responsabilità penale c’è quanto meno una responsabilità etica e morale. Nessun fiume, torrente o corso d’acqua della costiera amalfitana è monitorata con pluviometro, lo strumento cioè che misura la capacità delle acque piovane e dovrebbe essere il primo campanello di allarme in caso di forti e costanti precipitazioni.

L’unico pluviometro della costa d’Amalfi si trova tra Scala e Ravello, ma è insufficiente per un territorio dove, morfologicamente, le montagne rocciose arrivano direttamente a valle e, quindi, a pochi metri dalle spiagge della Divina. Sulla necessità di rivendicare maggiori controlli sulla situazione idrogeologica, i sindaci della Costiera amalfitana hanno avanzato richieste precise sia alla Provincia di Salerno che alla Regione Campania. Ma, per il momento, oltre a un piano non c’è ancora nessun finanziamento tale da poter garantire un intervento mirato. Angela Cappetta