Napoli truffa Euroimmobiliare, gli indagati

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Leandro Del Gaudio Il MattinoCirca duecento posizioni da analizzare, montagne di carte arrivate (ma sono solo una parte) dagli istituti di credito. Poi: tre manager della Euromobiliare indagati, sulla scorta delle accuse messe nero su bianco da parte del principale accusato, in questa storia di soldi spariti, di risparmiatori alla canna del gas, ma anche di risparmiatori pronti a tutto pur di riavere indietro i propri soldi. Eccola l’inchiesta a carico di L.C., promoter della Euromobiliare, sul consulente per anni legato a una banca di investimenti, a sua volta cresciuta all’ombra della Credem. Una vicenda tutta da esplorare, che attende le conclusioni della Procura di Napoli, in questi mesi impegnata a ricostruire giri di quattrini, ma anche precise responsabilità di gestione tra il promoter e i suoi responsabili gerarchici. Inchiesta coordinata dal pm Mario Canale, agli atti finiscono tesi contrapposte: non ci sono solo le testimonianze delle parti offese, ma anche lo scontro di versioni di almeno quattro soggetti coinvolti nella verifica investigativa. Da un lato, quasi ad anticipare tutti, c’è una denuncia firmata circa cinque mesi fa dal promoter L.C, che gioca una carta a sorpresa: tramite il suo legale Achille Formoso, ammette, confessa, sostiene di aver commesso degli errori. Ma rilancia e spara alto. In sintesi: sostiene di aver applicato il cosiddetto «schema Ponzi», che consisteva nell’assicurare alte potenzialità di incasso al risparmiatore «A», grazie agli investimenti di un potenziale risparmiatore «B», in una sorta di «carosello» fondato sulla fiducia, dove – se viene meno una pedina importante – inevitabile diventa il default collettivo. Tutto sarebbe avvenuto con l’ok della sua filiera di comando, dice.Manovre rischiose, azzardate, con le quali si prometteva investimenti anche dell’otto per cento l’anno (cifra astronomica visti i tassi di interesse garantiti ai risparmiatori da parte delle banche in questo periodo), manovre su cui oggi sono al lavoro i finanzieri del nucleo di polizia tributaria agli ordini del colonnello Giovanni Salerno. Una diretta ammissione di colpa, che viene però sottoscritta assieme a una serie di accuse rivolte ai superiori gerarchici del promoter, che fa nomi e cognomi, cita circostanze specifiche e si dice pronto a fornire chiarimenti: «Sono stati loro ad assecondare il mio lavoro – è la sintesi del ragionamento -, erano perfettamente a conoscenza di tutto quanto avveniva nel mio ufficio, ma anche delle strategie che decidevo di adottare». Inutile dire che si tratta di una versione respinta al mittente dai diretti interessati, che si preparano a dare battaglia nel corso del seguito del procedimento giudiziario. Da dicembre scorso L.C. è stato licenziato dalla Euromobiliare, mentre mancano all’appello una ventina di milioni per decine di creditori che si dicono truffati.Intanto, alcuni momenti di tensione o tentativi di chiarimento tra L.C. e i tre manager finora iscritti nel registro degli indagati emergono anche da altri documenti acquisiti in questi mesi da parte degli inquirenti. Agli atti finiscono infatti i cosiddetti screenshot di una conversazione intrecciata tra il promoter licenziato con l’accusa di aver fatto sparire soldi dei risparmiatori e uno dei tre manager oggi finiti sotto i riflettori: quest’ultimo ha avuto la lucidità di salvare i messaggi e i tentativi di chiarimento di Capasso. Sono fotografie di una conversazione intrecciata da L.C. e il suo ex capoufficio, che risale alla fase in cui la banca decide di licenziare il suo dipendente. Inchiesta per truffa, falso, appropriazione indebita, nel corso dei mesi ci sono sempre nuovi filoni da battere ed ipotesi di reato da verificare. Una trentina i risparmiatori da ascoltare (sono le potenziali parti offese), l’incubo che ad affidare i soldi nelle mani di L.C. ci sia anche qualche commerciante del Vasto-Arenaccia ben ammanigliato con la camorra. E non è tutto. Si indaga anche sulla gestione di un ristorante a Pozzuoli, che sarebbe riconducibile allo stesso promoter, alla luce di alcuni versamenti autorizzati da L.C. tramite un conto corrente di un pensionato che gli aveva affidato risparmi. C’entra il riciclaggio in questa storia? Ipotesi non formalizzata agli atti, ma la domanda – inutile dirlo – gli inquirenti se la sono posta.

Leandro Del Gaudio Il MattinoCirca duecento posizioni da analizzare, montagne di carte arrivate (ma sono solo una parte) dagli istituti di credito. Poi: tre manager della Euromobiliare indagati, sulla scorta delle accuse messe nero su bianco da parte del principale accusato, in questa storia di soldi spariti, di risparmiatori alla canna del gas, ma anche di risparmiatori pronti a tutto pur di riavere indietro i propri soldi. Eccola l'inchiesta a carico di L.C., promoter della Euromobiliare, sul consulente per anni legato a una banca di investimenti, a sua volta cresciuta all'ombra della Credem. Una vicenda tutta da esplorare, che attende le conclusioni della Procura di Napoli, in questi mesi impegnata a ricostruire giri di quattrini, ma anche precise responsabilità di gestione tra il promoter e i suoi responsabili gerarchici. Inchiesta coordinata dal pm Mario Canale, agli atti finiscono tesi contrapposte: non ci sono solo le testimonianze delle parti offese, ma anche lo scontro di versioni di almeno quattro soggetti coinvolti nella verifica investigativa. Da un lato, quasi ad anticipare tutti, c'è una denuncia firmata circa cinque mesi fa dal promoter L.C, che gioca una carta a sorpresa: tramite il suo legale Achille Formoso, ammette, confessa, sostiene di aver commesso degli errori. Ma rilancia e spara alto. In sintesi: sostiene di aver applicato il cosiddetto «schema Ponzi», che consisteva nell'assicurare alte potenzialità di incasso al risparmiatore «A», grazie agli investimenti di un potenziale risparmiatore «B», in una sorta di «carosello» fondato sulla fiducia, dove – se viene meno una pedina importante – inevitabile diventa il default collettivo. Tutto sarebbe avvenuto con l'ok della sua filiera di comando, dice.Manovre rischiose, azzardate, con le quali si prometteva investimenti anche dell'otto per cento l'anno (cifra astronomica visti i tassi di interesse garantiti ai risparmiatori da parte delle banche in questo periodo), manovre su cui oggi sono al lavoro i finanzieri del nucleo di polizia tributaria agli ordini del colonnello Giovanni Salerno. Una diretta ammissione di colpa, che viene però sottoscritta assieme a una serie di accuse rivolte ai superiori gerarchici del promoter, che fa nomi e cognomi, cita circostanze specifiche e si dice pronto a fornire chiarimenti: «Sono stati loro ad assecondare il mio lavoro – è la sintesi del ragionamento -, erano perfettamente a conoscenza di tutto quanto avveniva nel mio ufficio, ma anche delle strategie che decidevo di adottare». Inutile dire che si tratta di una versione respinta al mittente dai diretti interessati, che si preparano a dare battaglia nel corso del seguito del procedimento giudiziario. Da dicembre scorso L.C. è stato licenziato dalla Euromobiliare, mentre mancano all'appello una ventina di milioni per decine di creditori che si dicono truffati.Intanto, alcuni momenti di tensione o tentativi di chiarimento tra L.C. e i tre manager finora iscritti nel registro degli indagati emergono anche da altri documenti acquisiti in questi mesi da parte degli inquirenti. Agli atti finiscono infatti i cosiddetti screenshot di una conversazione intrecciata tra il promoter licenziato con l'accusa di aver fatto sparire soldi dei risparmiatori e uno dei tre manager oggi finiti sotto i riflettori: quest'ultimo ha avuto la lucidità di salvare i messaggi e i tentativi di chiarimento di Capasso. Sono fotografie di una conversazione intrecciata da L.C. e il suo ex capoufficio, che risale alla fase in cui la banca decide di licenziare il suo dipendente. Inchiesta per truffa, falso, appropriazione indebita, nel corso dei mesi ci sono sempre nuovi filoni da battere ed ipotesi di reato da verificare. Una trentina i risparmiatori da ascoltare (sono le potenziali parti offese), l'incubo che ad affidare i soldi nelle mani di L.C. ci sia anche qualche commerciante del Vasto-Arenaccia ben ammanigliato con la camorra. E non è tutto. Si indaga anche sulla gestione di un ristorante a Pozzuoli, che sarebbe riconducibile allo stesso promoter, alla luce di alcuni versamenti autorizzati da L.C. tramite un conto corrente di un pensionato che gli aveva affidato risparmi. C'entra il riciclaggio in questa storia? Ipotesi non formalizzata agli atti, ma la domanda – inutile dirlo – gli inquirenti se la sono posta.