Pagavano per ricoverarsi. Nuova bufera sull’ospedale

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SALERNO. Una nuova inchiesta giudiziaria fa tremare gli ambienti del Ruggi, e ripropone lo scambio soldi-salute che già ha portato nei mesi scorsi all’arresto del primario di neurochirurgia Luciano Brigante. Stavolta le richieste di denaro riguarderebbero non tanto le liste d’attesa per l’ingresso in sala operatoria quanto lo stesso ricovero, in reparti sovraffollati dove trovare un posto letto o ottenere una prestazione ambulatoriale può diventare una corsa a ostacoli. Su questa nuova ipotesi di concussione si stanno concentrando in questi giorni le indagini del sostituto procuratore Elena Guarino e dei carabinieri del Nas coordinati dal capitano Gianfranco Di Sario. Un’inchiesta ancora alle fasi iniziali, che pare coinvolga in particolare due reparti e che prende le mosse dalle rivelazioni fatte agli inquirenti da alcuni dipendenti della struttura ospedaliera, dichiarazioni su cui adesso si stanno cercando riscontri con l’attività investigativa. Nel mirino ci sono i comportamenti di medici e infermieri che riuscirebbero a intervenire sulla disponibilità dei posti letto, a volte per favorire amici o conoscenti e altre volte in cambio soldi o regalie. Al momento è soltanto un’ipotesi, su cui però gli inquirenti sono decisi ad andare fino in fondo verificando quali possano essere i metodi (e le responsabilità) per una manomissione del sistema informatico.

Tra i meccanismi non si esclude quello di un ritardo nella registrazione delle dimissioni, in modo che i letti risultino ancora occupati ma pronti per essere liberati in un attimo quando arriva il paziente “giusto”. Se nel maggiore ospedale della provincia stia davvero accadendo questo è ancora presto per dirlo, ma di certo c’è che l’inchiesta è in corso e che al vaglio della Procura ci sono anche le posizioni di alcuni medici al vertice di reparti e dipartimenti. leggi anche: Ruggi, inchiesta sugli straordinari La Procura indaga sui dipendenti che hanno lavorato 18 ore di seguito. Sala operatoria di nuovo allagata Da quando, a fine aprile, è scomparso dall’ospedale il reperto biologico di una donna deceduta dopo un doppio intervento chirurgico, negli uffici della Procura sono sfilati decine di camici bianchi che da quella vicenda sono partiti per raccontare cosa non va nelle stanze del Ruggi, tratteggiando un clima di illegalità da cui ha preso avvio la nuova indagine. Si è parlato, tra l’altro, di anomalie segnalate per iscritto a capi dipartimento che poi avrebbero consigliato di lasciar perdere, suggerendo agli interlocutori di evitare prese di posizione che avrebbero danneggiato tutti.

Per giorni medici e infermieri sono stati ascoltati dal magistrato e dai carabinieri, che continuano a indagare anche sul reperto scomparso cercando di capire se si sia stato buttato per errore o se invece la scomparsa di quel tratto di intestino perforato sia stato il tentativo di inquinare le indagini sul decesso di Palmina Casanova, la 56enne di Atrani morta dopo un intervento in laparoscopia che pare le abbia lesionato il duodeno.

 Da quell’inchiesta (che vede tredici medici indagati per omicidio colposo e un altro fascicolo aperto per l’ipotesi di favoreggiamento) si è aperto però un autentico vaso di Pandora, che rischia di fare abbattere sull’ospedale di via San Leonardo una nuova bufera.

LA CITTA DI SALERNO

SALERNO. Una nuova inchiesta giudiziaria fa tremare gli ambienti del Ruggi, e ripropone lo scambio soldi-salute che già ha portato nei mesi scorsi all’arresto del primario di neurochirurgia Luciano Brigante. Stavolta le richieste di denaro riguarderebbero non tanto le liste d’attesa per l’ingresso in sala operatoria quanto lo stesso ricovero, in reparti sovraffollati dove trovare un posto letto o ottenere una prestazione ambulatoriale può diventare una corsa a ostacoli. Su questa nuova ipotesi di concussione si stanno concentrando in questi giorni le indagini del sostituto procuratore Elena Guarino e dei carabinieri del Nas coordinati dal capitano Gianfranco Di Sario. Un’inchiesta ancora alle fasi iniziali, che pare coinvolga in particolare due reparti e che prende le mosse dalle rivelazioni fatte agli inquirenti da alcuni dipendenti della struttura ospedaliera, dichiarazioni su cui adesso si stanno cercando riscontri con l’attività investigativa. Nel mirino ci sono i comportamenti di medici e infermieri che riuscirebbero a intervenire sulla disponibilità dei posti letto, a volte per favorire amici o conoscenti e altre volte in cambio soldi o regalie. Al momento è soltanto un’ipotesi, su cui però gli inquirenti sono decisi ad andare fino in fondo verificando quali possano essere i metodi (e le responsabilità) per una manomissione del sistema informatico.

Tra i meccanismi non si esclude quello di un ritardo nella registrazione delle dimissioni, in modo che i letti risultino ancora occupati ma pronti per essere liberati in un attimo quando arriva il paziente “giusto”. Se nel maggiore ospedale della provincia stia davvero accadendo questo è ancora presto per dirlo, ma di certo c’è che l’inchiesta è in corso e che al vaglio della Procura ci sono anche le posizioni di alcuni medici al vertice di reparti e dipartimenti. leggi anche: Ruggi, inchiesta sugli straordinari La Procura indaga sui dipendenti che hanno lavorato 18 ore di seguito. Sala operatoria di nuovo allagata Da quando, a fine aprile, è scomparso dall’ospedale il reperto biologico di una donna deceduta dopo un doppio intervento chirurgico, negli uffici della Procura sono sfilati decine di camici bianchi che da quella vicenda sono partiti per raccontare cosa non va nelle stanze del Ruggi, tratteggiando un clima di illegalità da cui ha preso avvio la nuova indagine. Si è parlato, tra l’altro, di anomalie segnalate per iscritto a capi dipartimento che poi avrebbero consigliato di lasciar perdere, suggerendo agli interlocutori di evitare prese di posizione che avrebbero danneggiato tutti.

Per giorni medici e infermieri sono stati ascoltati dal magistrato e dai carabinieri, che continuano a indagare anche sul reperto scomparso cercando di capire se si sia stato buttato per errore o se invece la scomparsa di quel tratto di intestino perforato sia stato il tentativo di inquinare le indagini sul decesso di Palmina Casanova, la 56enne di Atrani morta dopo un intervento in laparoscopia che pare le abbia lesionato il duodeno.

 Da quell’inchiesta (che vede tredici medici indagati per omicidio colposo e un altro fascicolo aperto per l’ipotesi di favoreggiamento) si è aperto però un autentico vaso di Pandora, che rischia di fare abbattere sull’ospedale di via San Leonardo una nuova bufera.

LA CITTA DI SALERNO