CIOFFI ROMPE IL SILENZIO DEI POLITICI LOCALI SUL REFERENDUM DEL 17 E ATTACCA L’IPOCRISIA DEL PARTITO DEMOCRATICO

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La nota di Antonio Cioffi, consigliere di opposizione minorese, si scaglia sui circoli PD della Costa e si schiera sul referendum di Domenica 17 Aprile:
“In costa d’Amalfi, con manifesti kitsch (che compaiono circa una volta ogni cinque anni), il PD locale si appunta sul petto medaglie per la difesa dell’ ambiente e parla di urgenza nel trovare soluzioni per i depuratori ora che, ormai, le risorse sono bloccate proprio grazie alla loro stessa lentezza…Cattiva amministrazione e incoerenza che vanno di pari passo… Pensare che nella vicina Maiori gli stessi gran progressisti ( e riscoperti ambientalisti ) dell’area politica in questione, abbattevano con somma urgenza alberi protetti per fare favori agli amici imprenditori (ma pur sempre di sinistra sia chiaro) ai quali serviva una maggiore vista mare dai propri appartamenti…..
Ma oltre i singoli (tristi) episodi locali, il silenzio della politica è assordante. IL 17 aprile gli italiani saranno chiamati a votare un referendum abrogativo sulla norma relativa alle trivellazioni dei giacimenti a 12.000 miglia dalla costa. In costiera, travolti da un indifferenza e una passività ormai storica, si prevede una affluenza bassa pari alla media nazionale. Eppure si tratta di un argomento cosi importante da coinvolgere il futuro dei nostri figli, che passa sotto gamba come un tema di secondo ordine.
La politica locale, ossi i sindaci e le amministrazioni o opposizioni che siano, non hanno speso una parola. In giro c’è poco e niente, locandine e manifesti non pervenuti. Un deserto di idee e di confronto. Ma la battaglia è di quelle importanti: democrazia e partecipazione vs lobby petrolifere, fautori dell’energie rinnovabili vs combustibili fossili, protezione del nostro mare vs rischio di perdite di petrolio.
Per quello che si legge sembra essere di fronte a una disputa tra progressisti ed “eco rivoluzionari” ma il quadro è molto più sfaccettato e complesso: gli interessi dell’Eni in questa situazione, le lobby petrolifere che pagano le royalites (i diritti ) più bassi al mondo (il 7% di quello che si estrae), interessi politici ed economici ben riflessi da episodi quali l’ultimo scandalo che ha riguardato il giacimento petrolifero “Tempa Rossa” e il ministro Guidi dimissionario.
In tutto questo marasma il presidente del consiglio inneggia all’astensione (vergogna!), il presidente della repubblica Mattarella non ha firmato per un unico electionday (elezioni amministrative più referendum) e si spendono 300 milioni…”La nota di Antonio Cioffi, consigliere di opposizione minorese, si scaglia sui circoli PD della Costa e si schiera sul referendum di Domenica 17 Aprile:
“In costa d’Amalfi, con manifesti kitsch (che compaiono circa una volta ogni cinque anni), il PD locale si appunta sul petto medaglie per la difesa dell’ ambiente e parla di urgenza nel trovare soluzioni per i depuratori ora che, ormai, le risorse sono bloccate proprio grazie alla loro stessa lentezza…Cattiva amministrazione e incoerenza che vanno di pari passo… Pensare che nella vicina Maiori gli stessi gran progressisti ( e riscoperti ambientalisti ) dell’area politica in questione, abbattevano con somma urgenza alberi protetti per fare favori agli amici imprenditori (ma pur sempre di sinistra sia chiaro) ai quali serviva una maggiore vista mare dai propri appartamenti…..
Ma oltre i singoli (tristi) episodi locali, il silenzio della politica è assordante. IL 17 aprile gli italiani saranno chiamati a votare un referendum abrogativo sulla norma relativa alle trivellazioni dei giacimenti a 12.000 miglia dalla costa. In costiera, travolti da un indifferenza e una passività ormai storica, si prevede una affluenza bassa pari alla media nazionale. Eppure si tratta di un argomento cosi importante da coinvolgere il futuro dei nostri figli, che passa sotto gamba come un tema di secondo ordine.
La politica locale, ossi i sindaci e le amministrazioni o opposizioni che siano, non hanno speso una parola. In giro c’è poco e niente, locandine e manifesti non pervenuti. Un deserto di idee e di confronto. Ma la battaglia è di quelle importanti: democrazia e partecipazione vs lobby petrolifere, fautori dell’energie rinnovabili vs combustibili fossili, protezione del nostro mare vs rischio di perdite di petrolio.
Per quello che si legge sembra essere di fronte a una disputa tra progressisti ed “eco rivoluzionari” ma il quadro è molto più sfaccettato e complesso: gli interessi dell’Eni in questa situazione, le lobby petrolifere che pagano le royalites (i diritti ) più bassi al mondo (il 7% di quello che si estrae), interessi politici ed economici ben riflessi da episodi quali l’ultimo scandalo che ha riguardato il giacimento petrolifero “Tempa Rossa” e il ministro Guidi dimissionario.
In tutto questo marasma il presidente del consiglio inneggia all’astensione (vergogna!), il presidente della repubblica Mattarella non ha firmato per un unico electionday (elezioni amministrative più referendum) e si spendono 300 milioni…”