Corteo anti-Renzi, guerriglia a Napoli. Sassi e lacrimogeni, 14 agenti feriti sul Lungomare. Città ostaggio dei violenti

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Napoli. Il bilancio finale è sconfortante: 14 agenti della Polizia di Stato finiti in ospedale o medicati in strada nelle ambulanze. Colpiti da sassi e fumogeni lanciati nel corso di un corteo non autorizzato. Termina così, con un bilancio da guerriglia metropolitana, la lunga giornata che vede arrivare a Napoli il presidente del Consiglio Matteo Renzi per presiedere il vertice sulla cabina di regia per l’area di Bagnoli. Finisce nel peggiore dei modi: con gli scontri causati al termine di un estenuante corteo – ripetiamo, non autorizzato eppure tollerato dai vertici della Questura – che vanno in scena a pochi metri dagli chalet della Villa Comunale, sotto gli occhi di incolpevoli passanti e turisti terrorizzati che, all’ora di pranzo, si trovavano in quell’angolo di cartolina che è via Caracciolo. Non doveva accadere, eppure è successo. Ci si chiede perché e la risposta non manca. Perché c’è chi ha versato benzina sul fuoco e chi su quel fuoco ci ha soffiato, in questo mercoledì da dimenticare, almeno sul fronte dell’ordine pubblico in città. E dire che gli allarmi e le preoccupazioni non erano stati certo sottovalutati alla vigilia dell’arrivo del premier nel capoluogo campano; tuttavia il solito manipolo di violenti è riuscito a rovinare quella che doveva essere una civile manifestazione di dissenso. Gli investigatori della Digos della Questura di Napoli sono in possesso di materiale definito «interessante»: alcune foto e video che ritraggono giovani con il volto travisato, armati di bastoni, san pietrini e che impugnano contenitori che assomigliano molto da vicino a bottiglie molotov. E allora riannodiamo il nastro e ricominciamo dall’inizio. Cioè dalla cronaca di questa giornata convulsa, scomposta, che alla fine ha determinato due conseguenze: la paralisi del centro storico, immobilizzato dallo zigzagare di un corteo che ha continuamente cambiato il suo itinerario mettendo sotto scacco la mobilità cittadina; e un consistente numero di agenti delle forze dell’ordine contusi e medicati (fortunatamente nessuno in gravi condizioni). Dalle 11 del mattino alle 17: sei ore durante le quali i napoletani hanno dovuto subire uno stop and go, lunghissime ed estenuanti soste bloccati in auto o a bordo dei mezzi pubblici sotto un sole cocente. La fine di un incubo culminato nel tentativo di alcune centinaia di violenti che volevano a tutti i costi raggiungere la sede del «Mattino», dove nel pomeriggio il presidente del Consiglio avrebbe tenuto una diretta in streaming sulla web tv del giornale, è giunta solo poco prima delle 17: quando cioè i manifestanti che si sono riuniti per tenere un’assemblea nella Galleria Umberto I hanno stazionato davanti al teatro San Carlo, a poca distanza dalla Prefettura. Il concentramento di chi protestava contro l’arrivo del premier a Napoli è iniziato alle 10, nella centralissima piazza Dante. È qui che si sono radunate le tante sigle dell’universo che contesta le scelte sulla cabina di regia per Bagnoli. Dai centri sociali ai sindacati di base, da Iskra ai movimenti dei disoccupati, agli attivisti di «Bagnoli Libera», ai Carc. A partire dalle 11 Napoli si è trasformata in un Risiko. Pur non avendo ottenuto alcuna autorizzazione, il corteo composto da poco meno di mille persone – scortato da un robusto servizio di poliziotti, carabinieri e finanzieri – ha iniziato a deviare, zigzagando nel tentativo di avvicinare la zona del lungomare. Inutili tutti i tentativi di mediazione da parte dei rappresentanti delle forze dell’ordine, con in testa il questore vicario Sara Amato e il dirigente della Digos, Luigi Bonagura. Alle 14 la situazione è degenerata. A far precipitare le cose è stato il tentativo di forzare il blocco stradale creato dalle forze dell’ordine posizionate in piazza Vittoria. Qui un centinaio di giovani (molti dei quali armati di pietre, bottiglie e biglie di ferro) hanno iniziato una sassaiola contro le divise. Immediata la risposta, con idranti e gas lacrimogeni. In breve tutta la zona del lungomare si è trasformata in teatro di guerriglia metropolitana: alcune auto e bus con a bordo turisti stranieri sono rimasti coinvolti nel lancio dei lacrimogeni. Nella calca che si è creata mentre il corteo indietreggiava, tra piazza della Vittoria e il consolato americano, alcuni veicoli sono stati avvolti dal fumo fortunatamente senza nessuna seria conseguenza per gli occupanti. Come detto, 14 poliziotti hanno dovuto far ricorso alle cure mediche. Ma questa versione viene contestata dagli organizzatori della manifestazione, che durante l’assemblea tenuta nel pomeriggio hanno fornito una versione diversa dei fatti, sostenendo di «essere stati provocati dalla polizia con il lancio di lacrimogeni». Eddy Sorge, di «Bagnoli Libera», ha parlato anche di un paio di attivisti rimasti feriti, uno alla testa e un altro alla gamba. (Giuseppe Crimaldi – Il Mattino) 

Napoli. Il bilancio finale è sconfortante: 14 agenti della Polizia di Stato finiti in ospedale o medicati in strada nelle ambulanze. Colpiti da sassi e fumogeni lanciati nel corso di un corteo non autorizzato. Termina così, con un bilancio da guerriglia metropolitana, la lunga giornata che vede arrivare a Napoli il presidente del Consiglio Matteo Renzi per presiedere il vertice sulla cabina di regia per l’area di Bagnoli. Finisce nel peggiore dei modi: con gli scontri causati al termine di un estenuante corteo – ripetiamo, non autorizzato eppure tollerato dai vertici della Questura – che vanno in scena a pochi metri dagli chalet della Villa Comunale, sotto gli occhi di incolpevoli passanti e turisti terrorizzati che, all’ora di pranzo, si trovavano in quell’angolo di cartolina che è via Caracciolo. Non doveva accadere, eppure è successo. Ci si chiede perché e la risposta non manca. Perché c’è chi ha versato benzina sul fuoco e chi su quel fuoco ci ha soffiato, in questo mercoledì da dimenticare, almeno sul fronte dell’ordine pubblico in città. E dire che gli allarmi e le preoccupazioni non erano stati certo sottovalutati alla vigilia dell’arrivo del premier nel capoluogo campano; tuttavia il solito manipolo di violenti è riuscito a rovinare quella che doveva essere una civile manifestazione di dissenso. Gli investigatori della Digos della Questura di Napoli sono in possesso di materiale definito «interessante»: alcune foto e video che ritraggono giovani con il volto travisato, armati di bastoni, san pietrini e che impugnano contenitori che assomigliano molto da vicino a bottiglie molotov. E allora riannodiamo il nastro e ricominciamo dall’inizio. Cioè dalla cronaca di questa giornata convulsa, scomposta, che alla fine ha determinato due conseguenze: la paralisi del centro storico, immobilizzato dallo zigzagare di un corteo che ha continuamente cambiato il suo itinerario mettendo sotto scacco la mobilità cittadina; e un consistente numero di agenti delle forze dell’ordine contusi e medicati (fortunatamente nessuno in gravi condizioni). Dalle 11 del mattino alle 17: sei ore durante le quali i napoletani hanno dovuto subire uno stop and go, lunghissime ed estenuanti soste bloccati in auto o a bordo dei mezzi pubblici sotto un sole cocente. La fine di un incubo culminato nel tentativo di alcune centinaia di violenti che volevano a tutti i costi raggiungere la sede del «Mattino», dove nel pomeriggio il presidente del Consiglio avrebbe tenuto una diretta in streaming sulla web tv del giornale, è giunta solo poco prima delle 17: quando cioè i manifestanti che si sono riuniti per tenere un’assemblea nella Galleria Umberto I hanno stazionato davanti al teatro San Carlo, a poca distanza dalla Prefettura. Il concentramento di chi protestava contro l’arrivo del premier a Napoli è iniziato alle 10, nella centralissima piazza Dante. È qui che si sono radunate le tante sigle dell’universo che contesta le scelte sulla cabina di regia per Bagnoli. Dai centri sociali ai sindacati di base, da Iskra ai movimenti dei disoccupati, agli attivisti di «Bagnoli Libera», ai Carc. A partire dalle 11 Napoli si è trasformata in un Risiko. Pur non avendo ottenuto alcuna autorizzazione, il corteo composto da poco meno di mille persone – scortato da un robusto servizio di poliziotti, carabinieri e finanzieri – ha iniziato a deviare, zigzagando nel tentativo di avvicinare la zona del lungomare. Inutili tutti i tentativi di mediazione da parte dei rappresentanti delle forze dell’ordine, con in testa il questore vicario Sara Amato e il dirigente della Digos, Luigi Bonagura. Alle 14 la situazione è degenerata. A far precipitare le cose è stato il tentativo di forzare il blocco stradale creato dalle forze dell’ordine posizionate in piazza Vittoria. Qui un centinaio di giovani (molti dei quali armati di pietre, bottiglie e biglie di ferro) hanno iniziato una sassaiola contro le divise. Immediata la risposta, con idranti e gas lacrimogeni. In breve tutta la zona del lungomare si è trasformata in teatro di guerriglia metropolitana: alcune auto e bus con a bordo turisti stranieri sono rimasti coinvolti nel lancio dei lacrimogeni. Nella calca che si è creata mentre il corteo indietreggiava, tra piazza della Vittoria e il consolato americano, alcuni veicoli sono stati avvolti dal fumo fortunatamente senza nessuna seria conseguenza per gli occupanti. Come detto, 14 poliziotti hanno dovuto far ricorso alle cure mediche. Ma questa versione viene contestata dagli organizzatori della manifestazione, che durante l’assemblea tenuta nel pomeriggio hanno fornito una versione diversa dei fatti, sostenendo di «essere stati provocati dalla polizia con il lancio di lacrimogeni». Eddy Sorge, di «Bagnoli Libera», ha parlato anche di un paio di attivisti rimasti feriti, uno alla testa e un altro alla gamba. (Giuseppe Crimaldi – Il Mattino) 

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