Rassegna Teatrale Saviano. “La Vozzapp Drim Tiater” ha presentato “Dall’inferno col sorriso … in Paradiso”

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Saviano, Antonio Romano – L’ultimo appuntamento della dodicesima edizione della Rassegna Teatrale, ha proposto un musical su tema dantesco, portato in scena dalla gruppo teatrale “La Vozzapp Drim Tiater” da Ottaviano, con consenso di pubblico che ha apprezzato questa gradevole novità nel panorama teatrale, raccontata da un gruppo di giovani attori. Titolo dell’opera riferita alla commedia dantesca, “Dall’inferno col sorriso … in Paradiso” di Anna Saviano, docente del Liceo Classico “A. Diaz” di Ottaviano, con regia di Antonio Annunziata. Le musiche e i canti relative allo spettacolo si devono a Giuseppe Gentile, definito dallo stesso regista, nel senso evidente e positivo del termine, “cesellatore della tastiera”. Si sono distinti diversi ruoli propri della celebre Divina Commedia di Dante Alighieri riveduti e corretti in chiave ironica e comica. La musica e le canzoni della nostra epoca, ristudiate e corrette, divengono elementi recitativi, forza trainante del racconto scenico che alterna momenti musicali e parti recitative. Il ruolo di Dante è stato affidato a Marco Stellaro, quello di Beatrice ad Alessandra Palazzi. E ancora nel ruolo del poeta Virgilio, Alessandro Romano. Altri ruoli particolari sono interpretati da vari attori e alcuni assumo valenza propria; è il caso di quello che impersona la lussuria nonché altro vizio capitale che sono interpretati da Diana Uritu. Il personaggio di Francesca invece è interpretata da Annalucia Cavaliere. Ci riferiamo alla vicenda di Paolo Malatesta e Francesca da Polenta rivisti in chiave ironia e musicale. Sono due figure di amanti, personaggi storici, entrati a far parte del fiabesco sentimentale. A loro è consacrata parte del V canto, quello dei lussuriosi, della Divina Commedia di Dante Alighieri. Francesca, come molti sanno almeno dai ricordi scolastici, era sposata con Gianciotto. Un amore nefasto; causa di morte fisica nonché eterna per mano del marito di Francesca. Il tutto avvenne leggendo il libro che spiegava l’amore tra Lancillotto e Ginevra; i due trovarono modo di iniziare la loro passione. La tragica vicenda culmina con il duplice omicidio degli amanti; una storia che è stata rievocata; conosciuta, ammirata è la versione che ne ha dato nel 1914 il compositore Riccardo Zandonai nella “Francesca da Rimini”. Emerge una riflessione, pur nel contesto comico – ironico di come è presentata l’opera, che induce al silenzio: come sia possibile che l’attrazione innocente, si trasformi in peccato degno dell’Inferno! Emerge la tragicità del conflitto tra morale e passione; due forze indomabili. Altro ruolo interpretativo, oltre a Ciacco il goloso che in scena appare con una pancia rigonfia è quello relativo a Ugolino della Gherardesca che è stato un politico ghibellino comandante navale del XIII secolo. I disaccordi con Ruggieri degli Ubaldini arcivescovo di Pisa, portarono la sua posizione a peggiorare; finì con alcuni figli e nipoti rinchiuso in una torre, dove finì la sua esistenza terrena. La sua infelice storia è riportata, nel canto XXXIII dell’Inferno dell’opera dantesca. Altri personaggi portati in scena sono quelli di Ulisse e Penelope, quest’ultima interpretata da Marika Vitale e poi ancora quello di Caronte il demone traghettatore delle anime, del mostro della Medusa ed altro. Le belle coreografie sono state ideate e dirette da Erminia Bifulco: per rendere più suggestiva la scena ci sono tutto un gioco di luci, dei fasci luminosi che invadono la scena e disegnano, sullo sfondo retrostante, effetti sorprendenti, una sorta di cornici di luci in movimento. Naturalmente al tutto è associato ad un corpo di ballo e un coro che sottolinea determinati passaggi. Alla base del palco, inoltre sono state riprodotte delle forme strane che rappresentano delle lingue di fuoco per rimarcare meglio il luogo dove si svolge l’azione scenica. Completa il quadro degli attori Asia Bifulco che ha interpretato diversi ruoli. I costumi sono stati ideati da Maria Pennacchio titolare di un omonima, rinomata sartoria teatrale napoletana . Davvero, in sintesi, uno strano Dante che ora legge il giornale ora si concede un assaggio gastronomico in una tavola imbandita nel girone dei golosi; per non parlare quando resta, letteralmente, a bocca aperta, in un contesto di comicità, nella visione di Beatrice ed altro ancora. All’inizio dello spettacolo una presentatrice fa partire il racconto scenico che è un viaggio di cerchio in cerchio. Più che una presentatrice è una voce narrante, un ruolo affidato a Giuliana Paganini: sarà lei ad aprire e chiudere questa favola teatrale con delle importanti riflessioni. La storia potrebbe continuare e descrivere il purgatorio; ma va bene così; si voleva descrivere il male sia quale angelo decaduto sia nei suoi molteplici aspetti. Male che non è solo nell’inferno ma, purtroppo, anche nel mondo reale e si è voluto sottolineare, metter in risalto quanto per gli uomini sia importante la pace. (Per l’ufficio stampa: Antonio Romano).Saviano, Antonio Romano – L’ultimo appuntamento della dodicesima edizione della Rassegna Teatrale, ha proposto un musical su tema dantesco, portato in scena dalla gruppo teatrale “La Vozzapp Drim Tiater” da Ottaviano, con consenso di pubblico che ha apprezzato questa gradevole novità nel panorama teatrale, raccontata da un gruppo di giovani attori. Titolo dell’opera riferita alla commedia dantesca, “Dall’inferno col sorriso … in Paradiso” di Anna Saviano, docente del Liceo Classico “A. Diaz” di Ottaviano, con regia di Antonio Annunziata. Le musiche e i canti relative allo spettacolo si devono a Giuseppe Gentile, definito dallo stesso regista, nel senso evidente e positivo del termine, “cesellatore della tastiera”. Si sono distinti diversi ruoli propri della celebre Divina Commedia di Dante Alighieri riveduti e corretti in chiave ironica e comica. La musica e le canzoni della nostra epoca, ristudiate e corrette, divengono elementi recitativi, forza trainante del racconto scenico che alterna momenti musicali e parti recitative. Il ruolo di Dante è stato affidato a Marco Stellaro, quello di Beatrice ad Alessandra Palazzi. E ancora nel ruolo del poeta Virgilio, Alessandro Romano. Altri ruoli particolari sono interpretati da vari attori e alcuni assumo valenza propria; è il caso di quello che impersona la lussuria nonché altro vizio capitale che sono interpretati da Diana Uritu. Il personaggio di Francesca invece è interpretata da Annalucia Cavaliere. Ci riferiamo alla vicenda di Paolo Malatesta e Francesca da Polenta rivisti in chiave ironia e musicale. Sono due figure di amanti, personaggi storici, entrati a far parte del fiabesco sentimentale. A loro è consacrata parte del V canto, quello dei lussuriosi, della Divina Commedia di Dante Alighieri. Francesca, come molti sanno almeno dai ricordi scolastici, era sposata con Gianciotto. Un amore nefasto; causa di morte fisica nonché eterna per mano del marito di Francesca. Il tutto avvenne leggendo il libro che spiegava l’amore tra Lancillotto e Ginevra; i due trovarono modo di iniziare la loro passione. La tragica vicenda culmina con il duplice omicidio degli amanti; una storia che è stata rievocata; conosciuta, ammirata è la versione che ne ha dato nel 1914 il compositore Riccardo Zandonai nella “Francesca da Rimini”. Emerge una riflessione, pur nel contesto comico – ironico di come è presentata l’opera, che induce al silenzio: come sia possibile che l’attrazione innocente, si trasformi in peccato degno dell’Inferno! Emerge la tragicità del conflitto tra morale e passione; due forze indomabili. Altro ruolo interpretativo, oltre a Ciacco il goloso che in scena appare con una pancia rigonfia è quello relativo a Ugolino della Gherardesca che è stato un politico ghibellino comandante navale del XIII secolo. I disaccordi con Ruggieri degli Ubaldini arcivescovo di Pisa, portarono la sua posizione a peggiorare; finì con alcuni figli e nipoti rinchiuso in una torre, dove finì la sua esistenza terrena. La sua infelice storia è riportata, nel canto XXXIII dell’Inferno dell’opera dantesca. Altri personaggi portati in scena sono quelli di Ulisse e Penelope, quest’ultima interpretata da Marika Vitale e poi ancora quello di Caronte il demone traghettatore delle anime, del mostro della Medusa ed altro. Le belle coreografie sono state ideate e dirette da Erminia Bifulco: per rendere più suggestiva la scena ci sono tutto un gioco di luci, dei fasci luminosi che invadono la scena e disegnano, sullo sfondo retrostante, effetti sorprendenti, una sorta di cornici di luci in movimento. Naturalmente al tutto è associato ad un corpo di ballo e un coro che sottolinea determinati passaggi. Alla base del palco, inoltre sono state riprodotte delle forme strane che rappresentano delle lingue di fuoco per rimarcare meglio il luogo dove si svolge l’azione scenica. Completa il quadro degli attori Asia Bifulco che ha interpretato diversi ruoli. I costumi sono stati ideati da Maria Pennacchio titolare di un omonima, rinomata sartoria teatrale napoletana . Davvero, in sintesi, uno strano Dante che ora legge il giornale ora si concede un assaggio gastronomico in una tavola imbandita nel girone dei golosi; per non parlare quando resta, letteralmente, a bocca aperta, in un contesto di comicità, nella visione di Beatrice ed altro ancora. All’inizio dello spettacolo una presentatrice fa partire il racconto scenico che è un viaggio di cerchio in cerchio. Più che una presentatrice è una voce narrante, un ruolo affidato a Giuliana Paganini: sarà lei ad aprire e chiudere questa favola teatrale con delle importanti riflessioni. La storia potrebbe continuare e descrivere il purgatorio; ma va bene così; si voleva descrivere il male sia quale angelo decaduto sia nei suoi molteplici aspetti. Male che non è solo nell’inferno ma, purtroppo, anche nel mondo reale e si è voluto sottolineare, metter in risalto quanto per gli uomini sia importante la pace. (Per l’ufficio stampa: Antonio Romano).