Tony Blair alla sinistra italiana: smettetela di parlare di scandali e tornate alla politica

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 Devo stare attento a non fare accadere un incidente diplomatico». Così Fabio Fazio parlava con il pubblico alle 15,30 nello studio tv3 della Rai di Corso Sempione a Milano, prima di registrare la puntata di Che tempo che fa con l’ex primo ministro britannico Tony Blair andata in onda su Rai 3.

Ancora prima, scherzando con i giornalisti presenti, Fazio ha detto che si sarebbe aspettato una manifestazione dei Radicali fuori dalla sede Rai e invece niente. Per la verità la manifestazione era stata minacciata nei giorni scorsi dal movimento di Pannella qualora Fazio non avesse posto una specifica domanda a Blair: «Lei sapeva dell’esistenza di un condotto umanitario per mandare in esilio Saddam Hussein, con conseguente inutilità di una guerra in Iraq?». La domanda Fazio l’ha fatta, nonostante si aspettasse la risposta «Non lo so». Così non è stato. La risposta è stata che Saddam Hussein andava eliminato perché era troppo pericoloso, visto la quantità di morti che aveva sulla coscienza. Ancora a microfoni spenti, poco prima di andare in onda. «Ha segnato la Samp? E vai!» (Fazio è tifoso della squadra di Genova). Poi dialoghi interlocutori in inglese e francese con l’ex premier, prima dell’inizio dell’intervista con la presentazione del libro di Blair “In viaggio” che sta vendendo molto bene.

Partiamo dal libro, “In viaggio” primo in classifica. Nel 53 Winston Churchill con la sua biografia vinse il premio Nobel per la letteratura. Mah, sono contento che il libro venda perché è scritto in modo diverso dal solito, ho voluto che fosse un racconto intimo ed umano.

Devo dire che ho trovato sorprendente il suo libro. Non si può essere d’accordo con alcune sue scelte, ma siamo rimasto sorpresi per la franchezza da lei dimostrata verso i lettori. So anche che ci sono state contestazioni e alcune presentazioni del libro sono addirittura saltate. Nel corso dei miei dieci anni di mandato – dal 1997 al 2007 – ho gestito numerose problematiche ed è inevitabile che a qualcuno non siano piaciute. Cosa del genere accadono anche in Italia.

In Italia la situazione è un po’ diversa. Qui ci si diverte molto, barzellette, racconti… Sì, mi piace, va sempre bene avere un po’ di humor in politica.

Uno dei temi centrali del suo libro è il tema della guerra dell’Iraq che compare continuamente nella sua narrazione. C’è un Tony Blair prima e un Tony Blair dopo la guerra? Non ho capito se lei è convinto di avere fatto la cosa giusta o se il dubbio è il suo stato permanente. Bella domanda, non avrei pensato che avrei dovuto prendere una decisone importante come questa. Durante il mio mandato sono arrivato a gestire quattro conflitti, Iraq, Afghanistan, Kosovo e Sierra Leone, conflitti analizzati e analizzati continuamente e penso di avere fatto la cosa giusta.

Il suo successore al partito Labour, Ed Miliband, ha detto che è stato un errore la partecipazione alla guerra. Ho vinto le elezioni anche dopo l’inizio della guerra in Iraq, nel 2005. Guardi anche in Afghanistan la situazione è difficile, ma una delle cose più importanti per i leader dei grandi paesi è imparare a gestire queste problematiche e rispettarci anche se non si è d’accordo. In Yemen e in Somalia abbiamo problematiche analoghe. Nel libro cerco di descrivere questi eventi e spiegare da un punto di vista umano cosa significhi prendere queste decisioni. Il punto è che i politici vengono percepiti come dei marziani ma invece siamo essere umani come gli altri e abbiamo la grande responsabilità di prendere queste decisioni.

L’ispettore Onu Hans Blick ha recentemente detto che non esistevano prove dell’esistenza di armi di distruzione di massa. Se si rilegge la relazione di Hans se ne deduce che non aveva ottenuto le interviste che doveva ottenere. Il dibattito sulla presenza di armi di distruzione di massa in Iraq continuerà ancora a lungo. Togliere di mezzo Saddam è stato difficile, ma non dimentichiamo quello che era Saddam: aveva le armi di distruzione chimica di massa. Ce ne siamo liberati in due mesi perché, in quel momento, era il problema numero uno. Personalmente penso che abbiamo fatto bene a fare quello che abbiamo fatto con Saddam.

Dopo l’11 settembre i grandi della terra avete preso in considerazione che la risposta potesse essere diversa da quella militare? Certo che si prendono in considerazione le opzioni non militari, ma sono convinto di avere fatto la scelta giusta. Sono morte 3mila persone nelle strade di New York in un giorno solo. Se fossero state 30mila o 300mila? Non è più possibile assumersi il rischio di questo estremismo. Dobbiamo combatterlo faccia e faccia ma dove è possibile provvedere con la diplomazia bisogna usare questo strumento.

Alcune persone mi hanno scritto per chiederle se non pensa che sfruttando un corridoio umanitario si potesse salvare Saddam Hussein e se oggi fosse vivo sarebbe un fattore di maggiore sicurezza. Toglierlo di mezzo è stato molto difficile. Non dimentichiamoci che durante la sua permanenza al potere ci sono stati decine di migliaia di morti. Trattenerlo lì sarebbe stato peggio. Il giudizio definitivo su cosa era giusto fare verrà con il tempo ma i politici devono fare di tutto per creare un paese migliore.

Volevo farle una domanda ingenua. So che lei è abituato a rispondere a domande scomode. Una volta in un programma Mtv dei ragazzini le fecero domande molto scomode a cui le rispose. Alla Bbc lo scorso 2 settembre ha detto che se l’Iran continuasse a sviluppare armi nucleari la risposta dell’Occidente sarebbe inevitabile. Perché solo l’Occidente può avere armi nucleari? Stessa cosa vale per la pena di morte. Personalmente io sono ovviamente contro la pena capitale, ma bisogna vedere quale sia la natura del regime che si voglia assicurare la bomba atomica: leggetevi i recenti interventi del presidente iraniano alle Nazioni Unite in cui dice che l’11 settembre è frutto del lavoro dei servizi segreti. Per me non è il caso che personaggi del genere abbiano la bomba atomica. In Medio Oriente sono molto più preoccupati dell’Iran che del conflitto mediorientale.

Il 6 luglio 1982 a 30 anni e due mesi lei tenne il suo primo discorso in parlamento dicendosi socialista perché il socialismo è essere razionale e morale, perché è per la cooperazione e non per la competizione, per l’amicizia e non per la paura e perché sostiene l’uguaglianza. Si sente ancora socialista? Sì, ci vuole una definizione basata sui valori. Il grosso problema che ha la sinistra è l’impossibilità di discernere tra valori che non hanno tempo e la capacità di tradurli in una realtà sociale. Le politiche della sinistra dovrebbero cambiare insieme alla realtà.

A pagina 50 del suo libro, sono arrivato a pagina 715 su 821, lei dice che suo padre era stato povero, apparteneva alla classe operaia e voleva diventare un borghese. Nel momento in cui il socialismo riesce a fare questo il suo compito storico è finito? Dovremmo essere in grado di stimolare che le persone siano ambiziose e che migliorino se stesse e le proprie famiglie e ciò non è in contraddizione con l’essere comprensivi e generosi. Sono diventano leader dopo quattro sconfitte. Dopo l’ultima delle quali stavo parlando con alcune persone che mi dicevano «Tra coloro che ti hanno votato contro cosa c’è che non funziona in loro?», gli ho risposto che dovevamo vedere cosa non funzionava nel nostro partito e che avremmo vinto le elezioni quando saremmo riusciti a offrire non quello che vorremo essere ma quello che la vita è.

In Italia si scrive da molti parti che la Sinistra è alla ricerca di un papa straniero, lei sta andando via o qualcuno l’ha trattenuta? Ho già avuto abbastanza problemi a fare il capo del partito laburista inglese. Alcuni miei amici di sinistra mi chiedono «Come facciamo a battere Silvio?» la mia risposta è «Smettetela di parlare di scandali e parlate di politica». Si crede che la gente sia interessata a tutto quello che i media riportano, in realtà, in base alla mia esperienza, la gente butta i giornali come carta straccia e vota in base ai programmi elettorali.

A proposito di Labour, Milliban dice che in politica bisogna essere ottimisti, cosa ne pensa? L’ottimismo è una qualità importantissima in politica, quando prendo un aereo non voglio che il pilota sia depresso, o perlomeno non voglio saperlo, vorrei piuttosto un pilota che controllasse l’aereo. Non bisogna sempre parlare di problemi.

I suoi rapporti con Berlusconi sono buoni? I miei rapporti con il premier sono buoni, probabilmente adesso diventerò molto impopolare ma devo dire che ormai sono aldilà del bene e del male, non dico solo le cose che la gente si vuole sentire dire. Quando ero primo ministro e Silvio presidente del Consiglio è stato un buon amico del mio Paese e, quando ha detto che avrebbe fatto qualcosa per noi, la sua parola l’ha mantenuta. In politica internazionale ci si preoccupa meno se il politico è di sinistra o di destra, di più se può cooperare come tu vorresti. La seconda cosa è che la politica può essere molto noiosa, così come anche le riunioni e i discorsi dei politici. Lei può dire quello che vuole di Silvio, ma non è stato mai noioso. Ha divertente alle nostre riunioni.

Per un premier è più importante avere determinazione o dubbi? Si devono sempre avere dubbi prima di decidere ma poi un leader le decisioni le deve prendere e allora deve essere determinati altrimenti non sei un leader.

Nel suo libro parla con molta sincerità dei sui momenti di debolezza. Negli ultimi tempi a Downing Street l’alcool era diventato una consolazione, penso ai suoi rapporti con Gordon Brown… Le manca il tempo trascorso come primo ministro? Ci sono stati momenti difficili. Ciò che faccio ora mi piace moltissimo: lavoro per portare la pace in Medio oriente, l’Africa, la mia fondazione per promuovere il rispetto tra le religioni, ma a volte confesso mi manca la politica.

E’ realistica l’affermazione di Obama per cui entro un anno è possibile arrivare alla pace in Medio Oriente ? Il presidente americano ha messo al centro del suo programma la volontà di centrare questo obiettivo e sa che la gente vuole la pace. Vi invito tutti a visitare la Terra santa, capisci come le sacre scritture scrivano di posti bellissimi come le colline di Gerico dove vedi a est il Mar Morto e più vicino il palazzo di Erode e a ovest la luce di Gerusalemme.

Lei sta facendo molto per la pace in Medio Oriente. Il XX secolo è stato dominato dagli estremi: comunismo, fascismo. Il XXI non sarà dominato dall’ideologia politica ma da religione e cultura. Se prendiamo gli israeliani e prendiamo i palestinesi entrambi vogliono la pace che, se dovesse arrivare, costituirebbe un enorme segnale di coesistenza pacifica in tutto il mondo. L’unica strada per arrivare alla pace e alla sicurezza è dare sovranità allo stato palestinese.

Tony Blair, in conclusione, ha anche confermato che il figlio Leo fu concepito durante un (freddo) soggiorno nella residenza della regina Elisabetta II, a Balmoral. «Credo che la cosa sconvolgente fosse che un politico potesse fare sesso con la moglie», ha raccontato alludendo alle polemiche suscitate a suo tempo dalla rivelazione fatta dalla moglie Cherie Boots. Blair ha anche raccontato alcuni aneddoti come quando inciampò nel tappeto di Buckingham Palace e cadde addosso alla regina durante la «cerimonia del bacio», prima del suo insediamento come premier, nel 1997. E di quando, dieci anni dopo, lasciando Downing Street, la moglie – presente in sala durante la registrazione- a un giornalista che le chiedeva cosa le sarebbe mancato di più, rispose: «Non tu».

La puntata di ieri di Che tempo che fa che ieri sera ha ottenuto 3.881.000 spettatori con il 14,29% di share. La seconda puntata del talk show condotto da Fabio Fazio, prodotto da RaiTre in collaborazione con Endemol Italia, che ieri ospitava anche Silvio Orlando e, in chiusura, come ogni domenica, Luciana Littizzetto, ha raggiunto picchi vicini ai 7 milioni e superiori al 24% di share (il più alto alle 21:37 con 6.913.000 spettatori e il 24,53% di share).

fonte:sole24ore               miki de lucia

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