Vico Equense Rivo d’ arco una bomba ecologica a mare

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Oggi si parla tanto di ecologia, di natura, di ambiente, della necessità di preservare ,difendere e salvaguardare il patrimonio paesaggistico e naturale, se ne parla così tanto che, il cittadino ignaro e in buona fede è portato a pensare e convincersi che, veramente nel nostro Paese le cose stanno cambiando. Potenza, dei mass media, dell’appartenenza politica e della capacità di diffondere messaggi menzogneri. Con l’affermarsi della civiltà dell’immagine si riesce attraverso un attento e continuo messaggio pubblicitario a far credere, all’utenza, quello che si vuole, anche fatti e cose che non hanno nessun riscontro nella realtà.

Come nel caso delle condizioni in cui è ridotto il nostro territorio comunale, quest’azione è sostenuta dell’amministrazione comunale, che ogni giorno mistifica la realtà, con interviste e dichiarazioni assurde, come quella rilasciata il 12 marzo 2016 al Settimanale “L’Agorà”, dall’ex sindaco Gennaro Cinque ,nella quale ha affermato testualmente: “Oggi il fenomeno degli scarichi fognari direttamente in mare, devastante per la salubrità dell’acque a Vico Equense è stato risolto”.Una colossale bugia, sostenuta da un azione di falsificazione della realtà, complice il silenzio di tanti pseudo ambientalisti, che svolgono un ruolo di copertura per i responsabili del vergognoso stato in cui sono ridotti tutti gli alvei naturali.

Tra i casi più drammatici vi è certamente quello del “ Rivo d’Arco” un torrente che partendo dalle falde del Faito, nel casale di Moiano, alla congiunzione con il “Rivo Anaro”, percorre tutto il territorio del nostro Comune, fino alla marina di Seiano, dove sbocca in mare su una spiaggia che, durante tutto l’inverno, è ridotta ad incredibile deposito di “ mondezza”. Il vallone di Seiano con la piana di “ Aequa”, le cui caratteristiche morfologiche risalgono a milioni di anni fa, quando il territorio dell’intera penisola sorrentina si strutturò nella conformazione attuale, con le profonde fenditure che dai monti scendevano fino al mare, con travolgenti e tumultuosi torrenti, è stato nei millenni la culla dove è nata la civiltà aequana. Lungo il suo percorso partendo dal mare, i primi abitanti del nostro territorio trovarono le più favorevoli condizioni per sopravvivere in tempi difficili. I secoli passarono e anche sulla nostra costa si sviluppo la civiltà prima con gli Osci, i Sanniti e i Romani , in particolare in epoca imperiale, furono costruite ville patrizie e insediamenti abitativi. I romani profondi conoscitori della tecnica per la costruzione degli acquedotti, realizzarono proprio nel Rivo d’Arco un grande impianto di raccolta e distribuzione dell’acqua, indispensabile per la vita delle popolazioni insediate lungo la costa. Di tali opere ne sono ancora testimonianza i resti, in località detta “ Fontanelle”, del grande cisternone scavato in parte nella roccia e le murature di pietra di tufo locale che facevano da sostegno con numerosi archi alle condotte fino al mare.

Purtroppo da molti anni il “ Rivo d’Arco” è divenuto il raccoglitore di tutti gli scarichi prodotti nel territorio di Vico Equense : i liquami fognari a valle della R. Bosco delle frazioni collinari, i residui della lavorazione lattiero casearia, il famigerato siero, il letame delle stalle e delle porcilaie, gli scarichi della lavorazione e olive, gli scarichi dei rifiuti solidi dell’edilizia , in pratica quanto di più inquinante, velenoso e puzzolente possa esistere finisce nei nostri numerosi valloni che, sia da destra che, da sinistra confluiscono tutti nell’asta valliva del Rivo d’Arco.

Per questo sono scomparsi per sempre le sorgenti naturali, i suggestivi “ pozzali” di acqua piovana, gli anfratti e le tane di volpi, tassi, rane e serpenti che, rappresentavano il paradiso naturale di una dei luoghi più belli di tutto il nostro territorio. Ora è tutto sommerso da rifiuti, scarichi di liquami, rovi, sterpaglie , spazzatura di tutti i generi, che puntualmente ad ogni pioggia torrenziale arriva in mare. Avviene così, che, il nostro mare, con le prime forti piogge autunnali diventa per giorni di colore marrone scuro, mentre il suo fondale, ormai quasi del tutto morto, si ricolma sempre più di fango e di detriti. Un simile devastazione avviene da anni sotto gli occhi di tutti, ma nessuno vede, nessuno parla, nessuno scrive, nessuno fa niente, il problema semplicemente non esiste. In Italia abbiamo numerose leggi in difesa dell’ambiente, della salute dei cittadini , dei monti e del mare, queste leggi dovrebbero valere anche a Vico Equense; ma purtroppo non è così, nella nostra sfortunata città la difesa e la tutela del territorio, della natura e del patrimonio ambientale si risolve non facendo rispettare le leggi dello Stato, ma molto più comodamente rilasciando interviste fasulle e manipolando prezzolati mezzi d’informazione, anche sulla rete.

E’ questa un’amara realtà,che rimarrà ancora una volta senza risposta mentre il Rivo d’Arco continuerà ad essere una bomba ecologica che prima o poi esploderà con danni irreversibili per tutta la nostra comunità. Allora forse sarà tardi per mobilitarsi, ora è il momento.

Giuseppe Maffucc

Oggi si parla tanto di ecologia, di natura, di ambiente, della necessità di preservare ,difendere e salvaguardare il patrimonio paesaggistico e naturale, se ne parla così tanto che, il cittadino ignaro e in buona fede è portato a pensare e convincersi che, veramente nel nostro Paese le cose stanno cambiando. Potenza, dei mass media, dell’appartenenza politica e della capacità di diffondere messaggi menzogneri. Con l’affermarsi della civiltà dell’immagine si riesce attraverso un attento e continuo messaggio pubblicitario a far credere, all’utenza, quello che si vuole, anche fatti e cose che non hanno nessun riscontro nella realtà.

Come nel caso delle condizioni in cui è ridotto il nostro territorio comunale, quest’azione è sostenuta dell’amministrazione comunale, che ogni giorno mistifica la realtà, con interviste e dichiarazioni assurde, come quella rilasciata il 12 marzo 2016 al Settimanale “L’Agorà”, dall’ex sindaco Gennaro Cinque ,nella quale ha affermato testualmente: “Oggi il fenomeno degli scarichi fognari direttamente in mare, devastante per la salubrità dell’acque a Vico Equense è stato risolto”.Una colossale bugia, sostenuta da un azione di falsificazione della realtà, complice il silenzio di tanti pseudo ambientalisti, che svolgono un ruolo di copertura per i responsabili del vergognoso stato in cui sono ridotti tutti gli alvei naturali.

Tra i casi più drammatici vi è certamente quello del “ Rivo d’Arco” un torrente che partendo dalle falde del Faito, nel casale di Moiano, alla congiunzione con il “Rivo Anaro”, percorre tutto il territorio del nostro Comune, fino alla marina di Seiano, dove sbocca in mare su una spiaggia che, durante tutto l’inverno, è ridotta ad incredibile deposito di “ mondezza”. Il vallone di Seiano con la piana di “ Aequa”, le cui caratteristiche morfologiche risalgono a milioni di anni fa, quando il territorio dell’intera penisola sorrentina si strutturò nella conformazione attuale, con le profonde fenditure che dai monti scendevano fino al mare, con travolgenti e tumultuosi torrenti, è stato nei millenni la culla dove è nata la civiltà aequana. Lungo il suo percorso partendo dal mare, i primi abitanti del nostro territorio trovarono le più favorevoli condizioni per sopravvivere in tempi difficili. I secoli passarono e anche sulla nostra costa si sviluppo la civiltà prima con gli Osci, i Sanniti e i Romani , in particolare in epoca imperiale, furono costruite ville patrizie e insediamenti abitativi. I romani profondi conoscitori della tecnica per la costruzione degli acquedotti, realizzarono proprio nel Rivo d’Arco un grande impianto di raccolta e distribuzione dell’acqua, indispensabile per la vita delle popolazioni insediate lungo la costa. Di tali opere ne sono ancora testimonianza i resti, in località detta “ Fontanelle”, del grande cisternone scavato in parte nella roccia e le murature di pietra di tufo locale che facevano da sostegno con numerosi archi alle condotte fino al mare.

Purtroppo da molti anni il “ Rivo d’Arco” è divenuto il raccoglitore di tutti gli scarichi prodotti nel territorio di Vico Equense : i liquami fognari a valle della R. Bosco delle frazioni collinari, i residui della lavorazione lattiero casearia, il famigerato siero, il letame delle stalle e delle porcilaie, gli scarichi della lavorazione e olive, gli scarichi dei rifiuti solidi dell’edilizia , in pratica quanto di più inquinante, velenoso e puzzolente possa esistere finisce nei nostri numerosi valloni che, sia da destra che, da sinistra confluiscono tutti nell’asta valliva del Rivo d’Arco.

Per questo sono scomparsi per sempre le sorgenti naturali, i suggestivi “ pozzali” di acqua piovana, gli anfratti e le tane di volpi, tassi, rane e serpenti che, rappresentavano il paradiso naturale di una dei luoghi più belli di tutto il nostro territorio. Ora è tutto sommerso da rifiuti, scarichi di liquami, rovi, sterpaglie , spazzatura di tutti i generi, che puntualmente ad ogni pioggia torrenziale arriva in mare. Avviene così, che, il nostro mare, con le prime forti piogge autunnali diventa per giorni di colore marrone scuro, mentre il suo fondale, ormai quasi del tutto morto, si ricolma sempre più di fango e di detriti. Un simile devastazione avviene da anni sotto gli occhi di tutti, ma nessuno vede, nessuno parla, nessuno scrive, nessuno fa niente, il problema semplicemente non esiste. In Italia abbiamo numerose leggi in difesa dell’ambiente, della salute dei cittadini , dei monti e del mare, queste leggi dovrebbero valere anche a Vico Equense; ma purtroppo non è così, nella nostra sfortunata città la difesa e la tutela del territorio, della natura e del patrimonio ambientale si risolve non facendo rispettare le leggi dello Stato, ma molto più comodamente rilasciando interviste fasulle e manipolando prezzolati mezzi d’informazione, anche sulla rete.

E’ questa un’amara realtà,che rimarrà ancora una volta senza risposta mentre il Rivo d’Arco continuerà ad essere una bomba ecologica che prima o poi esploderà con danni irreversibili per tutta la nostra comunità. Allora forse sarà tardi per mobilitarsi, ora è il momento.

Giuseppe Maffucc