Droga in Costiera amalfitana “Isola Felice”. Le intercettazioni dei carabinieri

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Droga in Costiera amalfitana l’operazione  “Isola Felice” che parte da Ravello per congiungersi ad Agerola sui Monti Lattari, passando per Amalfi e Atrani, si basa anche su intercettazioni che i carabinieri hanno fatto seguendo un’indagine con metodo come riporta Petronilla Carillo sul quotidiano Il Mattino di Napoli .  “Qua i cani hanno fame”  «Si possono dare a mangiare», risponde L. M.. È soltanto uno stralcio di una delle tante intercettazioni captate dai carabinieri della compagnia di Amalfi, agli ordini del tenente Roberto Martina, durante le indagini. Uno dei tanti linguaggi criptati utilizzati dai pusher sia con i propri fornitori, come nel caso dell’agerolese Milano, e sia con i propri clienti. E così sono venuti fuori frasi in codice come «porta dieci amici», «porta i biglietti», «dammi due cocktail», «porta quei cosi». Ma, quello che è emerso dal lavoro degli investigatori, è anche un’altra particolarità: il ruolo delle ragazze. Alcune erano sorelle, altre fidanzate dei giovani pusher ma tutte hanno avuto un compito preciso. Molte di loro avevano il compito di fare le sentinelle. In pratica avvertivano dell’arrivo di qualcuno, magari un ignaro passante, oppure scrutavano il lavoro dei carabinieri, avvertendo quando passava un’auto di servizio per evitare i controlli. Le modalità di spaccio erano sempre le stesse ma particolari. In genere i pusher preferivano zone difficili da raggiungere dalle pattuglie dei carabinieri: strettoie dei piccoli Comuni, scale e viuzze ad Amalfi. Insomma, erano sempre tutti molto attenti. E se i ragazzi, i giovani pusher, in genere usavano linguaggi criptati, i «capi» erano molto più silenziosi al telefono. Il loro giro d’affari non era molto esteso ma lo spaccio avveniva con cadenza anche quotidiana. In genere acquistavano solo le dosi richieste, a volte anche per uso personale anche a costo di fare trasferte giornaliere. I prezzi variavano dai dieci ai cento euro (quest’ultimo per una dose di cocaina) ma di queste cifre al pusher restava ben poco. Molti difatti spacciavano per potersi garantire la dose personale. E qualcuno si è anche trovato a non poter pagare la dose presa a credito da Milano. C’è un episodio che hanno registrato i carabinieri durante il quale un pusher, debitore nei confronti dell’agerolese, viene minacciato da N. G., braccio destro di Milano. Questi, per far valere la propria «superiorità», ricorda al ragazzo i propri rapporti di parentela con gli Afeltra-Di Martino. Un momento di tensione che, per fortuna, non portò ad alcuna azione violenta: alla fine gli accordi economici venivano sempre rispettati. Solo quando si sono visti braccati dai carabinieri, alcuni hanno deciso di avviare una piantagione di marijuana. Ma i militari dell’Arma hanno trovato e sequestrato soltanto le foglie messe ad essiccare.pe. car.

Droga in Costiera amalfitana l'operazione  "Isola Felice" che parte da Ravello per congiungersi ad Agerola sui Monti Lattari, passando per Amalfi e Atrani, si basa anche su intercettazioni che i carabinieri hanno fatto seguendo un'indagine con metodo come riporta Petronilla Carillo sul quotidiano Il Mattino di Napoli .  "Qua i cani hanno fame"  «Si possono dare a mangiare», risponde L. M.. È soltanto uno stralcio di una delle tante intercettazioni captate dai carabinieri della compagnia di Amalfi, agli ordini del tenente Roberto Martina, durante le indagini. Uno dei tanti linguaggi criptati utilizzati dai pusher sia con i propri fornitori, come nel caso dell'agerolese Milano, e sia con i propri clienti. E così sono venuti fuori frasi in codice come «porta dieci amici», «porta i biglietti», «dammi due cocktail», «porta quei cosi». Ma, quello che è emerso dal lavoro degli investigatori, è anche un'altra particolarità: il ruolo delle ragazze. Alcune erano sorelle, altre fidanzate dei giovani pusher ma tutte hanno avuto un compito preciso. Molte di loro avevano il compito di fare le sentinelle. In pratica avvertivano dell'arrivo di qualcuno, magari un ignaro passante, oppure scrutavano il lavoro dei carabinieri, avvertendo quando passava un'auto di servizio per evitare i controlli. Le modalità di spaccio erano sempre le stesse ma particolari. In genere i pusher preferivano zone difficili da raggiungere dalle pattuglie dei carabinieri: strettoie dei piccoli Comuni, scale e viuzze ad Amalfi. Insomma, erano sempre tutti molto attenti. E se i ragazzi, i giovani pusher, in genere usavano linguaggi criptati, i «capi» erano molto più silenziosi al telefono. Il loro giro d'affari non era molto esteso ma lo spaccio avveniva con cadenza anche quotidiana. In genere acquistavano solo le dosi richieste, a volte anche per uso personale anche a costo di fare trasferte giornaliere. I prezzi variavano dai dieci ai cento euro (quest'ultimo per una dose di cocaina) ma di queste cifre al pusher restava ben poco. Molti difatti spacciavano per potersi garantire la dose personale. E qualcuno si è anche trovato a non poter pagare la dose presa a credito da Milano. C'è un episodio che hanno registrato i carabinieri durante il quale un pusher, debitore nei confronti dell'agerolese, viene minacciato da N. G., braccio destro di Milano. Questi, per far valere la propria «superiorità», ricorda al ragazzo i propri rapporti di parentela con gli Afeltra-Di Martino. Un momento di tensione che, per fortuna, non portò ad alcuna azione violenta: alla fine gli accordi economici venivano sempre rispettati. Solo quando si sono visti braccati dai carabinieri, alcuni hanno deciso di avviare una piantagione di marijuana. Ma i militari dell'Arma hanno trovato e sequestrato soltanto le foglie messe ad essiccare.pe. car.