Cardinal Bertone , il Vaticano apre inchiesta su appartamento “Non lo lascio”

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Bertone non lascia l’appartamento “incriminato” Sarebbe come “dargliela vinta a tutti quelli che mi attaccano, agli avversari che vogliono solo quello”. Così il cardinale Tarcisio Bertone, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, all’indomani della conferma dell’inchiesta aperta dal Vaticano sui finanziamenti della ristrutturazione dell’attico dell’ex Segretario di Stato della Santa Sede. Sulle lettere che il prelato avrebbe scritto circa i fondi destinati ai bambini malati dell’ospedale pediatrico Bambin Gesù, Bertone sostiene che – contrariamente a quanto uscito sui giornali – le missive escludono “ogni coinvolgimento economico della Fondazione. Lo scrivo esplicitamente: se si trovano contributi di “terzi”, dei benefattori, va bene, ma assolutamente nulla deve essere a carico della Fondazione. Nella lettera è molto chiaro. Io stesso ho cercato benefattori che pagassero la ristrutturazione di un appartamento che, lo ricordo, non è mio ma di proprietà del Governatorato. Poiché non se ne sono trovati, ho pagato di tasca mia, e salato, con i miei risparmi”. Il cardinale ha ribadito che “di queste manovre, di questa filiera di pagamenti io non sapevo assolutamente nulla” e ha precisato che la donazione di 150 mila euro fatta al Bambin Gesù non era a titolo di “risarcimento” ma, “considerato il danno provocato da altri”, a sostegno della ricerca sulle malattie rare”. “Io non ho restituito nulla – ha aggiunto – perché non ho rubato nulla. La presidente dell’ospedale ha riconosciuto la mia estraneità, il cardinale Parolin ha detto che la questione è risolta. Saranno altri se mai a dover rispondere, io non sono sotto indagine”. Riguardo il suo coinvolgimento nella vicenda, Bertone è convinto che si tratti di una “manovra evidente per distogliere l’attenzione dal processo VatiLeaks. Che altro motivo ci sarebbe per uscire adesso? Bertone fa sempre notizia”. Poi, qualche sassolino dalla scarpa sull’appartamento al centro delle polemiche: “Se penso a tutto quello che è stato scritto… L’attico che non è un attico, per dire: io sto sotto, al terzo piano. Il terrazzo è condominiale, ci passeggiano tutti gli inquilini. Mi hanno anche ringraziato per i lavori. Li ho fatti perché era così disastrato che filtrava l’acqua, quando già ci abitavo mi pioveva in camera da letto”. Una casa che gli fu assegnata non perché grande o piccola ma perché libera. “Del resto – ha spiegato – le metrature degli appartamenti disponibili tendono ad essere ampie, ai tempi li facevano così. Ci sarà una trentina di cardinali che vive in appartamenti anche più grandi. D’altra parte che si può fare, ricavarne monolocali? Si ha idea di quanto costerebbe? E qui non c’è nulla di lussuoso. Abbiamo risanato ambienti abbandonati. Come ho già spiegato, non ci vivo da solo, ma con una comunità di tre suore che mi aiutano, e la segretaria. Ci sono le camere per tutti, la biblioteca, l’archivio”.

Bertone non lascia l'appartamento "incriminato" Sarebbe come "dargliela vinta a tutti quelli che mi attaccano, agli avversari che vogliono solo quello". Così il cardinale Tarcisio Bertone, in un'intervista rilasciata al Corriere della Sera, all'indomani della conferma dell'inchiesta aperta dal Vaticano sui finanziamenti della ristrutturazione dell'attico dell'ex Segretario di Stato della Santa Sede. Sulle lettere che il prelato avrebbe scritto circa i fondi destinati ai bambini malati dell'ospedale pediatrico Bambin Gesù, Bertone sostiene che – contrariamente a quanto uscito sui giornali – le missive escludono "ogni coinvolgimento economico della Fondazione. Lo scrivo esplicitamente: se si trovano contributi di “terzi”, dei benefattori, va bene, ma assolutamente nulla deve essere a carico della Fondazione. Nella lettera è molto chiaro. Io stesso ho cercato benefattori che pagassero la ristrutturazione di un appartamento che, lo ricordo, non è mio ma di proprietà del Governatorato. Poiché non se ne sono trovati, ho pagato di tasca mia, e salato, con i miei risparmi". Il cardinale ha ribadito che "di queste manovre, di questa filiera di pagamenti io non sapevo assolutamente nulla" e ha precisato che la donazione di 150 mila euro fatta al Bambin Gesù non era a titolo di "risarcimento" ma, "considerato il danno provocato da altri", a sostegno della ricerca sulle malattie rare". "Io non ho restituito nulla – ha aggiunto – perché non ho rubato nulla. La presidente dell’ospedale ha riconosciuto la mia estraneità, il cardinale Parolin ha detto che la questione è risolta. Saranno altri se mai a dover rispondere, io non sono sotto indagine". Riguardo il suo coinvolgimento nella vicenda, Bertone è convinto che si tratti di una "manovra evidente per distogliere l’attenzione dal processo VatiLeaks. Che altro motivo ci sarebbe per uscire adesso? Bertone fa sempre notizia". Poi, qualche sassolino dalla scarpa sull'appartamento al centro delle polemiche: "Se penso a tutto quello che è stato scritto… L’attico che non è un attico, per dire: io sto sotto, al terzo piano. Il terrazzo è condominiale, ci passeggiano tutti gli inquilini. Mi hanno anche ringraziato per i lavori. Li ho fatti perché era così disastrato che filtrava l’acqua, quando già ci abitavo mi pioveva in camera da letto". Una casa che gli fu assegnata non perché grande o piccola ma perché libera. "Del resto – ha spiegato – le metrature degli appartamenti disponibili tendono ad essere ampie, ai tempi li facevano così. Ci sarà una trentina di cardinali che vive in appartamenti anche più grandi. D’altra parte che si può fare, ricavarne monolocali? Si ha idea di quanto costerebbe? E qui non c’è nulla di lussuoso. Abbiamo risanato ambienti abbandonati. Come ho già spiegato, non ci vivo da solo, ma con una comunità di tre suore che mi aiutano, e la segretaria. Ci sono le camere per tutti, la biblioteca, l’archivio".

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