Avere il 75% dei voti e non governare , questo il dramma dell’Amministrazione uscente a Piano

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Piano di Sorrento. Purtroppo le mie facili previsioni, all’indomani della vittoria plebiscitaria della lista Ruggiero alle ultime elezioni comunali (75% dei consensi contro l’altra lista capeggiata da Giovanni Iaccarino che racimolò soltanto il 20% dei voti) si sono avverate. Il giorno dopo la vittoria quel poco di buono che la precedente amministrazione guidata dallo stesso Ruggiero aveva realizzato si è sciolto come neve al sole e le lotte intestine per la successione hanno caratterizzato cinque anni di immobilismo e disamministrazione del bene pubblico. Non me ne vogliano gli attuali amministratori ma proprio nulla, dico nulla, di quel faraonico programma “Piano Futura” è stato portato a compimento(e qualcuno direbbe “ e meno male!”). Ciò che è mancato è stato un governo del paese, dico un governo e non la gestione quotidiana delle emergenze che pure ha fatto quasi sempre acqua … Non è un giudizio impietoso, incattivito per qualche motivo personale ma un pacato bilancio che tanti cittadini esprimono quotidianamente. Cosa è mancato a questa maggioranza che pure ha raccolto il 75% dei consensi ? Non certo i numeri per governare, prendere decisioni ed andare avanti col programma elettorale presentato agli elettori …. ma quel senso della responsabilità nei confronti del bene pubblico, quel senso dello Stato che gli uomini della prima vituperata repubblica avevano, quell’orgoglio di essere cittadini di Piano di Sorrento, depositari di una storia , di una tradizione, di una cultura ….. Scomparsi i partiti, è scomparsa quell’appartenenza ad una visione sì “ di parte” ma comunque depositaria di un modello di città, di società che un tempo guidava le azioni dei pubblici amministratori. Oggi abbiamo venti consiglieri ognuno con il personalissimo modo di “disamministrare” , ognuno legato al suo orticello di voti, ognuno legato ai suoi particolarismi, agli interessi di bottega, di famiglia, di clan, di serbatoio di voti clientelari,una visione miope, una politica da piccolo cabotaggio, dal fiato corto, una politica deleteria che non sa risolvere né i grandi né i piccoli problemi quotidiani del cittadino. Viabilità, scuola, commercio, turismo, pulizia e decoro delle strade, salvaguardia dell’ambiente, della risorsa mare, degli spazi verdi, tempo libero dei giovani, valorizzazione dei beni comunali…..in nessuno di questi ambiti si avverte una impronta da parte di chi pur ci amministra a nome del popolo da vent’anni a questa parte. Certamente lo “strapotere” dei funzionari è un dato di fatto che però, come giustamente fa notare Fabrizio d’Esposito si è accresciuto per il vuoto, il baratro lasciato da parte di una classe politica che ha del tutto rinunciato a governare. Per obiettive deficienze, per incapacità di saper incidere sulle sorti del paese. E diamo per scontato la buona fede di tutti. Credo sia venuto il momento che quella classe di amministratori – pensionata anzitempo per dare spazio ai giovani – quel gruppo di onesti e capaci amministratori che nel 1993 diede una svolta a Piano di Sorrento, dopo lunghi anni di opposizione iniziati nel 1983, dia un proprio contributo per uscire da questo pantano istituzionale. Se non ora quando? Dopo quella breve “primavera carottese”è seguito un lungo periodo di restaurazione, di ritorno allo status quo ante. Ora ci ritroviamo nella stessa necessità di dare una svolta a Piano di Sorrento. L’esperimento di rottamare frettolosamente una classe politica ritenuta vecchia è miseramente fallito. Lo spartiacque ed il discrimine anagrafico adottato dallo stesso Ruggiero( o da chi gli suggeriva tale strategia) per scegliere i componenti della sua lista ha dato scarsissimi risultati. Purtroppo la gioventù non sempre può sostituire l’esperienza. Si sente il bisogno di un Risorgimento carottese dopo quasi vent’anni di amministrazioni dal 1997 al 2016 che hanno riportato l’orologio della storia indietro. Un tempo Piano di Sorrento era un punto di riferimento per l’intera penisola sorrentina per la sua vivacità non solo economica ma anche politico amministrativa. Nell’arena politica è stata gettata una nuova classe di amministratori pubblici che purtroppo, dopo vent’anni, ha dimostrato il suo punto debole. Una classe gettata sugli scranni consiliari senza alcuna preparazione politico amministrativa, senza alcuna disciplina di partito, senza valori ed idee anche grazie a nuovi sistemi elettorali che hanno distrutto quel collaudato sistema di selezione delle classi dirigenti che con tutti i suoi limiti dava però i suoi frutti in termini di affidabilità, esperienza, capacità gestionali. Oggi – col sistema della preferenza unica- ogni consigliere si sente padrone dei suoi 200-300-400 voti come un piccolo feudatario padrone dei suoi servi della gleba e tutti si sentono legittimati a poter- prima o poi – succedere al proprio sovrano in virtù di una forza numerica e basta. Ma non siamo nel medioevo, le leggi sono cambiate, le esigenze del paese sono mutate e l’etica del bene comune è un orizzonte ineludibile per chi desidera assumersi l’onere di amministrare le sorti di una comunità, dove le risorse sono sempre più scarse, la tutela ambientale sempre più un dovere nei confronti delle future generazioni. Gli ultimi mesi sono stati caratterizzati da una lotta senza precedenti da parte di ciascun candidato sindaco per scegliere i compagni di cordata e tutto si è risolto in un giuoco al massacro, cinico e crudele nel distruggere l’immagine dell’uno o dell’altro contendente; le liste si sono composte e ricomposte alla ricerca spasmodica di pacchetti di voti attribuiti a ciascun candidato consigliere , considerati proprietà privata , o patrimonio ereditario di ciascun consigliere. I voti dei cittadini presuntivamente attributi a ciascun candidato (sindaco o consigliere) sono stati mercanteggiati, sommati, sottratti in incontri segreti senza che i cittadini stessi fossero messi a corrente di tutte le trame e le trattative sottobanco consumate a loro insaputa e sulla loro pelle. Sarebbe stato più onesto e trasparente prevedere delle primarie per scegliere una rosa di candidati sindaci Così non è stato. Spariti i partiti che selezionavano la classe dirigente tutto è diventato più nebuloso e sempre più i cittadini sono rimasti estranei a giuochi indecifrabili, a strategie inconfessabili che hanno solo mortificato l’intelligenza del libero elettore. Passaggi di casacca immotivati, cambi di schieramento indecifrabili,tutto è servito solo ad allontanare sempre più la gente dalla politica. Anzi il giudizio dei più è quello di considerare orami la politica una cosa sporca, un affare di pochi individui che “la fanno perché hanno i loro interessi personali da difendere “.Alla faccia della democrazia, del governo del popolo. Chiuse le sezioni di partito, sempre più deserte le adunanze dei consigli comunali, il dibattito politico non interessa più nessuno, tanto meno i giovani sempre più allergici all’impegno politico, visto come “il male assoluto”. Così non era una volta, quando la voglia di partecipazione trovava i suoi canali e le sue possibilità di manifestarsi. Oggi si avverte un tale distacco tra cittadini e classe politica che veramente viene da chiedersi a che serve eleggere un consiglio comunale, a che serve eleggere un sindaco. Lasciamo che siano i funzionari pubblici a portare avanti la pubblica amministrazione. Oggi conta più un dirigente di un ufficio tecnico che un Sindaco. Il cittadino che deve risolvere un problema si reca direttamente dal funzionario. Il politico eletto non conta quasi più nulla. E nessun serio e preparato professionista ha voglia di candidarsi. E quei pochi che vorrebbero farlo sono considerati con un certo fastidio sia dagli stessi funzionari che da quella cricca di quei pochi politicanti che vivono oramai di politica e da anni non lavorano più per “fare i politici”. Ma “fare il politico” non dovrebbe essere una professione, non dovrebbe essere un modo per campare ma solo un servizio che gratuitamente e momentaneamente il libero cittadino offre alla propria comunità. Un vecchio politico mi ha confidato: “Ai giovani dico non mettetevi in politica, pensate a studiare e a trovare un lavoro onesto, chi fa politica oggi rischia di andare in galera , non vi conviene”. E intanto – aggiungo – i politicanti ringraziano. Citazione finale….. I pericoli per l’integrità dell’uomo sono: 1. la politica senza principi; 2. gli affari senza moralità; 3. la scienza senza umanità; 4. la conoscenza senza carattere; 5. la ricchezza senza lavoro; 6. il divertimento senza coscienza; 7. la religione senza sacrificio; 8. i diritti senza responsabilità. Gandhi

Piano di Sorrento. Purtroppo le mie facili previsioni, all’indomani della vittoria plebiscitaria della lista Ruggiero alle ultime elezioni comunali (75% dei consensi contro l’altra lista capeggiata da Giovanni Iaccarino che racimolò soltanto il 20% dei voti) si sono avverate. Il giorno dopo la vittoria quel poco di buono che la precedente amministrazione guidata dallo stesso Ruggiero aveva realizzato si è sciolto come neve al sole e le lotte intestine per la successione hanno caratterizzato cinque anni di immobilismo e disamministrazione del bene pubblico. Non me ne vogliano gli attuali amministratori ma proprio nulla, dico nulla, di quel faraonico programma “Piano Futura” è stato portato a compimento(e qualcuno direbbe “ e meno male!”). Ciò che è mancato è stato un governo del paese, dico un governo e non la gestione quotidiana delle emergenze che pure ha fatto quasi sempre acqua … Non è un giudizio impietoso, incattivito per qualche motivo personale ma un pacato bilancio che tanti cittadini esprimono quotidianamente. Cosa è mancato a questa maggioranza che pure ha raccolto il 75% dei consensi ? Non certo i numeri per governare, prendere decisioni ed andare avanti col programma elettorale presentato agli elettori …. ma quel senso della responsabilità nei confronti del bene pubblico, quel senso dello Stato che gli uomini della prima vituperata repubblica avevano, quell’orgoglio di essere cittadini di Piano di Sorrento, depositari di una storia , di una tradizione, di una cultura ….. Scomparsi i partiti, è scomparsa quell’appartenenza ad una visione sì “ di parte” ma comunque depositaria di un modello di città, di società che un tempo guidava le azioni dei pubblici amministratori. Oggi abbiamo venti consiglieri ognuno con il personalissimo modo di “disamministrare” , ognuno legato al suo orticello di voti, ognuno legato ai suoi particolarismi, agli interessi di bottega, di famiglia, di clan, di serbatoio di voti clientelari,una visione miope, una politica da piccolo cabotaggio, dal fiato corto, una politica deleteria che non sa risolvere né i grandi né i piccoli problemi quotidiani del cittadino. Viabilità, scuola, commercio, turismo, pulizia e decoro delle strade, salvaguardia dell’ambiente, della risorsa mare, degli spazi verdi, tempo libero dei giovani, valorizzazione dei beni comunali…..in nessuno di questi ambiti si avverte una impronta da parte di chi pur ci amministra a nome del popolo da vent’anni a questa parte. Certamente lo "strapotere" dei funzionari è un dato di fatto che però, come giustamente fa notare Fabrizio d’Esposito si è accresciuto per il vuoto, il baratro lasciato da parte di una classe politica che ha del tutto rinunciato a governare. Per obiettive deficienze, per incapacità di saper incidere sulle sorti del paese. E diamo per scontato la buona fede di tutti. Credo sia venuto il momento che quella classe di amministratori – pensionata anzitempo per dare spazio ai giovani – quel gruppo di onesti e capaci amministratori che nel 1993 diede una svolta a Piano di Sorrento, dopo lunghi anni di opposizione iniziati nel 1983, dia un proprio contributo per uscire da questo pantano istituzionale. Se non ora quando? Dopo quella breve "primavera carottese"è seguito un lungo periodo di restaurazione, di ritorno allo status quo ante. Ora ci ritroviamo nella stessa necessità di dare una svolta a Piano di Sorrento. L’esperimento di rottamare frettolosamente una classe politica ritenuta vecchia è miseramente fallito. Lo spartiacque ed il discrimine anagrafico adottato dallo stesso Ruggiero( o da chi gli suggeriva tale strategia) per scegliere i componenti della sua lista ha dato scarsissimi risultati. Purtroppo la gioventù non sempre può sostituire l’esperienza. Si sente il bisogno di un Risorgimento carottese dopo quasi vent’anni di amministrazioni dal 1997 al 2016 che hanno riportato l’orologio della storia indietro. Un tempo Piano di Sorrento era un punto di riferimento per l’intera penisola sorrentina per la sua vivacità non solo economica ma anche politico amministrativa. Nell’arena politica è stata gettata una nuova classe di amministratori pubblici che purtroppo, dopo vent’anni, ha dimostrato il suo punto debole. Una classe gettata sugli scranni consiliari senza alcuna preparazione politico amministrativa, senza alcuna disciplina di partito, senza valori ed idee anche grazie a nuovi sistemi elettorali che hanno distrutto quel collaudato sistema di selezione delle classi dirigenti che con tutti i suoi limiti dava però i suoi frutti in termini di affidabilità, esperienza, capacità gestionali. Oggi – col sistema della preferenza unica- ogni consigliere si sente padrone dei suoi 200-300-400 voti come un piccolo feudatario padrone dei suoi servi della gleba e tutti si sentono legittimati a poter- prima o poi – succedere al proprio sovrano in virtù di una forza numerica e basta. Ma non siamo nel medioevo, le leggi sono cambiate, le esigenze del paese sono mutate e l’etica del bene comune è un orizzonte ineludibile per chi desidera assumersi l’onere di amministrare le sorti di una comunità, dove le risorse sono sempre più scarse, la tutela ambientale sempre più un dovere nei confronti delle future generazioni. Gli ultimi mesi sono stati caratterizzati da una lotta senza precedenti da parte di ciascun candidato sindaco per scegliere i compagni di cordata e tutto si è risolto in un giuoco al massacro, cinico e crudele nel distruggere l’immagine dell’uno o dell’altro contendente; le liste si sono composte e ricomposte alla ricerca spasmodica di pacchetti di voti attribuiti a ciascun candidato consigliere , considerati proprietà privata , o patrimonio ereditario di ciascun consigliere. I voti dei cittadini presuntivamente attributi a ciascun candidato (sindaco o consigliere) sono stati mercanteggiati, sommati, sottratti in incontri segreti senza che i cittadini stessi fossero messi a corrente di tutte le trame e le trattative sottobanco consumate a loro insaputa e sulla loro pelle. Sarebbe stato più onesto e trasparente prevedere delle primarie per scegliere una rosa di candidati sindaci Così non è stato. Spariti i partiti che selezionavano la classe dirigente tutto è diventato più nebuloso e sempre più i cittadini sono rimasti estranei a giuochi indecifrabili, a strategie inconfessabili che hanno solo mortificato l’intelligenza del libero elettore. Passaggi di casacca immotivati, cambi di schieramento indecifrabili,tutto è servito solo ad allontanare sempre più la gente dalla politica. Anzi il giudizio dei più è quello di considerare orami la politica una cosa sporca, un affare di pochi individui che “la fanno perché hanno i loro interessi personali da difendere “.Alla faccia della democrazia, del governo del popolo. Chiuse le sezioni di partito, sempre più deserte le adunanze dei consigli comunali, il dibattito politico non interessa più nessuno, tanto meno i giovani sempre più allergici all’impegno politico, visto come “il male assoluto”. Così non era una volta, quando la voglia di partecipazione trovava i suoi canali e le sue possibilità di manifestarsi. Oggi si avverte un tale distacco tra cittadini e classe politica che veramente viene da chiedersi a che serve eleggere un consiglio comunale, a che serve eleggere un sindaco. Lasciamo che siano i funzionari pubblici a portare avanti la pubblica amministrazione. Oggi conta più un dirigente di un ufficio tecnico che un Sindaco. Il cittadino che deve risolvere un problema si reca direttamente dal funzionario. Il politico eletto non conta quasi più nulla. E nessun serio e preparato professionista ha voglia di candidarsi. E quei pochi che vorrebbero farlo sono considerati con un certo fastidio sia dagli stessi funzionari che da quella cricca di quei pochi politicanti che vivono oramai di politica e da anni non lavorano più per “fare i politici”. Ma “fare il politico” non dovrebbe essere una professione, non dovrebbe essere un modo per campare ma solo un servizio che gratuitamente e momentaneamente il libero cittadino offre alla propria comunità. Un vecchio politico mi ha confidato: “Ai giovani dico non mettetevi in politica, pensate a studiare e a trovare un lavoro onesto, chi fa politica oggi rischia di andare in galera , non vi conviene”. E intanto – aggiungo – i politicanti ringraziano. Citazione finale….. I pericoli per l’integrità dell’uomo sono: 1. la politica senza principi; 2. gli affari senza moralità; 3. la scienza senza umanità; 4. la conoscenza senza carattere; 5. la ricchezza senza lavoro; 6. il divertimento senza coscienza; 7. la religione senza sacrificio; 8. i diritti senza responsabilità. Gandhi