Napoli. Rimossi 82.500 metri quadrati di basoli in pietra vesuviana. I Comitati: «Se sono nei depositi vogliamo vederli»

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Napoli. Il mistero della pietra lavica si infittisce. Gli assessori comunali Carmine Piscopo e Mario Calabrese hanno assicurato che il basolato vesuviano non sarà rimosso dal centro storico che si trova all’interno dei confini della tutela Unesco. E che l’antica pavimentazione non sarà mai sostituita con le pallide e fragili lastre di pietra etnea. Sì, ma tutto intorno le piastrelle prodotte fino ad inizio Novecento con la lava raffreddata dello «Sterminator vesevo» stanno sparendo a poco a poco. Non una sola strada, via Marotta, ha cambiato faccia agli Orefici, ma tutto il Borgo. E sulle panchine di pietra etnea fa bella mostra il simbolo del Comune di Napoli. Basta passeggiare un po’ per la città per scoprire che la pietra etnea sta invadendo tutto. Piazza Municipio, ad esempio, e le zone vicine. La strada della vecchia dogana a pochi passi dal Beverello. La parte alta intorno alla stazione di Toledo a Montecalvario. Che fine hanno fatto i basoli vesuviani rimossi? Piscopo e Calabrese assicurano che ogni pietra tolta dalla strada è stata catalogata e messa in un deposito. «Serviranno – hanno spiegato – a integrare la pavimentazione originale delle strade che ricadono nel perimetro della tutela Unesco del centro storico». I comitati dei cittadini però insistono e stanno preparando un dossier da inviare al sindaco de Magistris, alla Soprintendenza e al ministero dei Beni culturali. Un po’ come è avvenuto per la Cassa armonica della Villa comunale. «Secondo le nostre rilevazioni – spiega Antonio Pariante del Comitato Portosalvo – nel centro storico sono stati sostituiti 82.500 metri quadrati di basoli vesuviani con la pietra etnea. Dove sono ora? Il Comune dice che si trovano ben custoditi in un deposito, bene andiamoli a vedere. Così staremo tutti più tranquilli. Anche se questo non risolve che togliendo quelle pavimentazioni, Napoli viene stravolta poco a poco. E la sua storia e la sua tradizione mortificate. Questo è molto grave». La discussione sale di tono anche all’interno del consiglio comunale. «In merito al cambio di pavimentazione in atto in molte zone della città – spiega il consigliere comunale del Pd Carmine Attanasio – farò una interrogazione urgente sul fatto che si sta privilegiando l’utilizzo di pietra etnea. La pietra lavica vesuviana è da sempre la “carta d’identità” di strade e piazze storiche di Napoli e non si comprende per quale motivo s’insiste nell’usare materiali diversi». E anche scadenti, secondo l’esponente del Pd. «Le nostre strade – prosegue – stanno letteralmente sprofondando considerato che non si effettua più la manutenzione ordinaria delle strade a basoli e sampietrini e che non chiudendo le “fughe” si favorisce l’infiltrazione dell’acqua piovana sotto alla pavimentazione provocando l’abbassamento della sedi stradali, un vero e proprio disastro considerato che, in futuro, il ripristino dell’originario stato dei luoghi ci costerà decine e decine di milioni di euro». Basta vedere come è ridotta via Chiaia. La pavimentazione con pietra etnea fatta circa cinque anni fa è a pezzi. Da oggi partono i lavori di rifacimento e il Comune ha emanato una ordinanza in cui detta le regole della viabilità (è strada pedonale) dal 30 marzo al 30 aprile 2016 tra cui la sospensione del percorso ciclabile. (Vincenzo Esposito – Corriere del Mezzogiorno) 

Napoli. Il mistero della pietra lavica si infittisce. Gli assessori comunali Carmine Piscopo e Mario Calabrese hanno assicurato che il basolato vesuviano non sarà rimosso dal centro storico che si trova all’interno dei confini della tutela Unesco. E che l’antica pavimentazione non sarà mai sostituita con le pallide e fragili lastre di pietra etnea. Sì, ma tutto intorno le piastrelle prodotte fino ad inizio Novecento con la lava raffreddata dello «Sterminator vesevo» stanno sparendo a poco a poco. Non una sola strada, via Marotta, ha cambiato faccia agli Orefici, ma tutto il Borgo. E sulle panchine di pietra etnea fa bella mostra il simbolo del Comune di Napoli. Basta passeggiare un po’ per la città per scoprire che la pietra etnea sta invadendo tutto. Piazza Municipio, ad esempio, e le zone vicine. La strada della vecchia dogana a pochi passi dal Beverello. La parte alta intorno alla stazione di Toledo a Montecalvario. Che fine hanno fatto i basoli vesuviani rimossi? Piscopo e Calabrese assicurano che ogni pietra tolta dalla strada è stata catalogata e messa in un deposito. «Serviranno – hanno spiegato – a integrare la pavimentazione originale delle strade che ricadono nel perimetro della tutela Unesco del centro storico». I comitati dei cittadini però insistono e stanno preparando un dossier da inviare al sindaco de Magistris, alla Soprintendenza e al ministero dei Beni culturali. Un po’ come è avvenuto per la Cassa armonica della Villa comunale. «Secondo le nostre rilevazioni – spiega Antonio Pariante del Comitato Portosalvo – nel centro storico sono stati sostituiti 82.500 metri quadrati di basoli vesuviani con la pietra etnea. Dove sono ora? Il Comune dice che si trovano ben custoditi in un deposito, bene andiamoli a vedere. Così staremo tutti più tranquilli. Anche se questo non risolve che togliendo quelle pavimentazioni, Napoli viene stravolta poco a poco. E la sua storia e la sua tradizione mortificate. Questo è molto grave». La discussione sale di tono anche all’interno del consiglio comunale. «In merito al cambio di pavimentazione in atto in molte zone della città – spiega il consigliere comunale del Pd Carmine Attanasio – farò una interrogazione urgente sul fatto che si sta privilegiando l’utilizzo di pietra etnea. La pietra lavica vesuviana è da sempre la “carta d’identità” di strade e piazze storiche di Napoli e non si comprende per quale motivo s’insiste nell’usare materiali diversi». E anche scadenti, secondo l’esponente del Pd. «Le nostre strade – prosegue – stanno letteralmente sprofondando considerato che non si effettua più la manutenzione ordinaria delle strade a basoli e sampietrini e che non chiudendo le “fughe” si favorisce l’infiltrazione dell’acqua piovana sotto alla pavimentazione provocando l’abbassamento della sedi stradali, un vero e proprio disastro considerato che, in futuro, il ripristino dell’originario stato dei luoghi ci costerà decine e decine di milioni di euro». Basta vedere come è ridotta via Chiaia. La pavimentazione con pietra etnea fatta circa cinque anni fa è a pezzi. Da oggi partono i lavori di rifacimento e il Comune ha emanato una ordinanza in cui detta le regole della viabilità (è strada pedonale) dal 30 marzo al 30 aprile 2016 tra cui la sospensione del percorso ciclabile. (Vincenzo Esposito – Corriere del Mezzogiorno