Salerno Bellizzi Djamal Eddine Ouali presunto terrorista islamico . venerdì estradizione

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Venerdì l’udienza per decidere sulla richiesta di estradizione. Lui non risponde al giudice La moglie: «Con l’Is non c’entriamo nulla»  Belgio, Francia, Germania. Andava e veniva Djamal Eddine Ouali, in viaggio tra i Paesi europei e la Piana del Sele per circa due anni fino all’ultimo ingresso in Italia, quello di metà gennaio, quando la sua automobile è passata dal valico del Brennero che segna il confine con l’Austria ed è scesa giù lungo la penisola sino a Bellizzi. Qui lo aspettavano i cugini, da cui Ouali si era appoggiato anche in passato. Stavolta però era diverso, c’era con lui la moglie, incinta, e insieme avevano deciso di prendere in fitto un appartamento nella vicina Montecorvino Pugliano. Lì, in via Luigi Calabritto, sono stati visti sino a sabato scorso, quando il quarantenne algerino è stato arrestato a Bellizzi con l’accusa di avere aiutato il terrorismo islamico e la donna ha lasciato l’appartamento per trasferirsi dai parenti. L’identikit. Secondo la sua versione i continui spostamenti erano legati all’esigenza di trovare lavoro e mettersi in regola con i documenti. Si qualifica come bracciante agricolo, ma pare che un lavoro non lo abbia mai avuto. Nato nella città algerina di Obejaia ha compiuto quarant’anni il 31 gennaio, pochi giorni dopo aver superato il Brennero per ritornare in Italia e quando sul suo capo pendeva già un mandato di arresto europeo. Il Tribunale di primo grado di Bruxelles lo aveva emesso il 23 dicembre, diramandolo il 6 gennaio a tutti gli stati dell’Unione. Per le autorità belghe, Oauli è tutt’altro che un immigrato in cerca di lavoro per sostenere la famiglia. Il suo nome risulta piuttosto collegato a un’organizzazione criminale di livello internazionale, che procura documenti d’identità di falsi e ha fornito alias anche agli autori degli attentati a Parigi e Bruxelles. Le accuse. Nell’ordinanza di arresto i capi d’imputazione contestati sono quelli di violazione delle leggi sull’immigrazione, falsificazione e traffico di documenti amministrativi a fini terroristici. Il suo nome è emerso all’esito del blitz del 13 ottobre in un’abitazione nel sobborgo belga di Saint-Gilles, dove furono sequestrate circa mille immagini digitalizzate collegabili alla contraffazione di carte d’identità e passaporti. Nel covo furono trovate le fotografie e gli alias utilizzati da tre terroristi appartenenti al gruppo che un mese dopo avrebbe realizzato le stragi di Parigi. C’erano le foto di Laachroui Najim, uno degli attentatori fattisi esplodere all’aeroporto di Zaventem in Belgio; di Mohamed Belkaid, ucciso durante l’irruzione del 15 marzo nell’appartamento belga in cui si nascondeva Salah Abdeslam; e anche quello dell’alias utilizzato dallo stesso Abdeslam prima dell’arresto. Il permesso di soggiorno. A “tradire” Ouali è stata le richiesta di un permesso di soggiorno presentata all’ufficio immigrazione della Questura di Salerno. La moglie lo aveva già chiesto un mese prima, documentando lo stato di gravidanza che dà diritto a restare in Italia per ricevere assistenza medica nell’intero periodo della gestazione e nei sei mesi successivi al parto. Dal luglio del 2000 una sentenza della Corte costituzionale ha esteso il diritto al permesso temporaneo anche al marito della partoriente, purché convivente. A questa opportunità aveva pensato Ouali, che una decina di giorni fa aveva depositato allo stesso ufficio anche la sua istanza. Il giallo. Possibile che un criminale internazionale, per di più legato a una rete di falsari, abbia commesso la leggerezza di presentarsi in Questura con le sue vere generalità? Se lo sono chiesto anche gli inquirenti, secondo cui non c’è però alcun dubbio che il Djamal Eddine Ouali ricercato dalla giustizia belga sia lo stesso immobilizzato sabato pomeriggio a Bellizzi in via Roma dai poliziotti della Digos coordinati dal dirigente Luigi Amato. Il blitz degli agenti incappucciati è scattato dopo che la foto dell’uomo è stata inviata alle autorità del Belgio, che venerdì sera ne hanno confermato l’identità. Nel frattempo la Questura di Salerno ne stava monitorando i movimenti e l’altro ieri è scattato l’arresto. Tra le ipotesi c’è che non avesse saputo del mandato di cattura a suo carico, che avesse lasciato il Belgio spaventato dagli ultimi arresti e magari stesse cercando di ripartire da zero con documenti regolari. Le nuove indagini. Le indagini però sono tutt’altro che chiuse. Se le accuse a Ouali sono materia degli inquirenti belgi, a Salerno si è aperto un nuovo filone di cui si occuperà il sostituto procuratore antimafia Rocco Alfano, già delegato ad altre inchieste in materia di prevenzione del terrorismo. Si vuole capire a chi l’algerino fosse legato nel territorio salernitano, quali persone frequentasse e se tra le sue amicizie vi siano altri soggetti che possano essere vicini all’estremismo islamico. La sua abitazione a Montecorvino è stata perquisita, ma al momento non risulta che siano stati trovati elementi importanti per le indagini. Al setaccio c’è il suo telefono cellulare: gli inquirenti stanno analizzando la rubrica dei contatti, i registri delle conversazioni e i messaggi ancora in memoria, e l’apparecchio sarà presto nelle mani di reparti specializzati in grado di risalire anche ad elementi che sono stati cancellati. Per l’intera giornata di ieri il personale della Digos ha raccolto informazioni e ascoltato persone che potrebbero ricostruire gli ultimi movimenti dell’arrestato.Sotto i riflettori c’è già una seconda persona, un uomo che negli ultimi giorni era stato visto di frequente con Ouali e che forse è lo straniero che divideva con lui e la moglie l’appartamento di Montecorvino. Secondo alcune indiscrezioni gli investigatori contavano di fermarlo già sabato, ma dagli inquirenti non arrivano conferme. Il questore Alfredo Anzalone si limita a complimentarsi con la Digos e a dire che sul tema «c’è una maggiore attenzione, anche per le segnalazioni giunte al capo della polizia e le direttive del ministero dell’Interno». di Clemy De Maio La Città di Salerno

Venerdì l’udienza per decidere sulla richiesta di estradizione. Lui non risponde al giudice La moglie: «Con l’Is non c’entriamo nulla»  Belgio, Francia, Germania. Andava e veniva Djamal Eddine Ouali, in viaggio tra i Paesi europei e la Piana del Sele per circa due anni fino all’ultimo ingresso in Italia, quello di metà gennaio, quando la sua automobile è passata dal valico del Brennero che segna il confine con l’Austria ed è scesa giù lungo la penisola sino a Bellizzi. Qui lo aspettavano i cugini, da cui Ouali si era appoggiato anche in passato. Stavolta però era diverso, c’era con lui la moglie, incinta, e insieme avevano deciso di prendere in fitto un appartamento nella vicina Montecorvino Pugliano. Lì, in via Luigi Calabritto, sono stati visti sino a sabato scorso, quando il quarantenne algerino è stato arrestato a Bellizzi con l’accusa di avere aiutato il terrorismo islamico e la donna ha lasciato l’appartamento per trasferirsi dai parenti. L’identikit. Secondo la sua versione i continui spostamenti erano legati all’esigenza di trovare lavoro e mettersi in regola con i documenti. Si qualifica come bracciante agricolo, ma pare che un lavoro non lo abbia mai avuto. Nato nella città algerina di Obejaia ha compiuto quarant’anni il 31 gennaio, pochi giorni dopo aver superato il Brennero per ritornare in Italia e quando sul suo capo pendeva già un mandato di arresto europeo. Il Tribunale di primo grado di Bruxelles lo aveva emesso il 23 dicembre, diramandolo il 6 gennaio a tutti gli stati dell’Unione. Per le autorità belghe, Oauli è tutt’altro che un immigrato in cerca di lavoro per sostenere la famiglia. Il suo nome risulta piuttosto collegato a un’organizzazione criminale di livello internazionale, che procura documenti d’identità di falsi e ha fornito alias anche agli autori degli attentati a Parigi e Bruxelles. Le accuse. Nell’ordinanza di arresto i capi d’imputazione contestati sono quelli di violazione delle leggi sull’immigrazione, falsificazione e traffico di documenti amministrativi a fini terroristici. Il suo nome è emerso all’esito del blitz del 13 ottobre in un’abitazione nel sobborgo belga di Saint-Gilles, dove furono sequestrate circa mille immagini digitalizzate collegabili alla contraffazione di carte d’identità e passaporti. Nel covo furono trovate le fotografie e gli alias utilizzati da tre terroristi appartenenti al gruppo che un mese dopo avrebbe realizzato le stragi di Parigi. C’erano le foto di Laachroui Najim, uno degli attentatori fattisi esplodere all’aeroporto di Zaventem in Belgio; di Mohamed Belkaid, ucciso durante l’irruzione del 15 marzo nell’appartamento belga in cui si nascondeva Salah Abdeslam; e anche quello dell’alias utilizzato dallo stesso Abdeslam prima dell’arresto. Il permesso di soggiorno. A “tradire” Ouali è stata le richiesta di un permesso di soggiorno presentata all’ufficio immigrazione della Questura di Salerno. La moglie lo aveva già chiesto un mese prima, documentando lo stato di gravidanza che dà diritto a restare in Italia per ricevere assistenza medica nell’intero periodo della gestazione e nei sei mesi successivi al parto. Dal luglio del 2000 una sentenza della Corte costituzionale ha esteso il diritto al permesso temporaneo anche al marito della partoriente, purché convivente. A questa opportunità aveva pensato Ouali, che una decina di giorni fa aveva depositato allo stesso ufficio anche la sua istanza. Il giallo. Possibile che un criminale internazionale, per di più legato a una rete di falsari, abbia commesso la leggerezza di presentarsi in Questura con le sue vere generalità? Se lo sono chiesto anche gli inquirenti, secondo cui non c’è però alcun dubbio che il Djamal Eddine Ouali ricercato dalla giustizia belga sia lo stesso immobilizzato sabato pomeriggio a Bellizzi in via Roma dai poliziotti della Digos coordinati dal dirigente Luigi Amato. Il blitz degli agenti incappucciati è scattato dopo che la foto dell’uomo è stata inviata alle autorità del Belgio, che venerdì sera ne hanno confermato l’identità. Nel frattempo la Questura di Salerno ne stava monitorando i movimenti e l’altro ieri è scattato l’arresto. Tra le ipotesi c’è che non avesse saputo del mandato di cattura a suo carico, che avesse lasciato il Belgio spaventato dagli ultimi arresti e magari stesse cercando di ripartire da zero con documenti regolari. Le nuove indagini. Le indagini però sono tutt’altro che chiuse. Se le accuse a Ouali sono materia degli inquirenti belgi, a Salerno si è aperto un nuovo filone di cui si occuperà il sostituto procuratore antimafia Rocco Alfano, già delegato ad altre inchieste in materia di prevenzione del terrorismo. Si vuole capire a chi l’algerino fosse legato nel territorio salernitano, quali persone frequentasse e se tra le sue amicizie vi siano altri soggetti che possano essere vicini all’estremismo islamico. La sua abitazione a Montecorvino è stata perquisita, ma al momento non risulta che siano stati trovati elementi importanti per le indagini. Al setaccio c’è il suo telefono cellulare: gli inquirenti stanno analizzando la rubrica dei contatti, i registri delle conversazioni e i messaggi ancora in memoria, e l’apparecchio sarà presto nelle mani di reparti specializzati in grado di risalire anche ad elementi che sono stati cancellati. Per l’intera giornata di ieri il personale della Digos ha raccolto informazioni e ascoltato persone che potrebbero ricostruire gli ultimi movimenti dell’arrestato.Sotto i riflettori c’è già una seconda persona, un uomo che negli ultimi giorni era stato visto di frequente con Ouali e che forse è lo straniero che divideva con lui e la moglie l’appartamento di Montecorvino. Secondo alcune indiscrezioni gli investigatori contavano di fermarlo già sabato, ma dagli inquirenti non arrivano conferme. Il questore Alfredo Anzalone si limita a complimentarsi con la Digos e a dire che sul tema «c’è una maggiore attenzione, anche per le segnalazioni giunte al capo della polizia e le direttive del ministero dell’Interno». di Clemy De Maio La Città di Salerno

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