Maiori, l’ appello di Antonio Apicella “Ho pagato il mio debito con la giustizia, ora aiutatemi a vivere”

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Maiori, Costiera amalfitana l’ appello di Antonio Apicella “Ho pagato il mio debito con la giustizia, ora aiutatemi a vivere”. Da poco più di 20 giorni, dopo aver trascorso due anni nel carcere circondariale di Fuorni, per un furto di un’Ape car, ha varcato il cancello del penitenziario, scrive Gaetano De Stefano su La Città di Salerno.  Ma per Antonio Apicella, 39 anni, di Maiori, la riconquista della libertà non ha avuto un sapore dolce. E, soprattutto, non è stata come aveva tante volte sognato, durante il periodo in cui era rinchiuso in una cella. Perché lo Stato si è dimenticato di lui. E il Comune di Maiori, dove l’uomo risiede, l’ha abbandonato a se stesso. Dopo quasi un mese, infatti, nonostante le sue buone intenzioni non è riuscito a trovare un posto di lavoro per sbarcare il lunario. E se non fosse per la generosità di suo fratello Giuseppe, dovrebbe dormire sotto i ponti. Insomma una storia triste, che sembra essere il perfetto esempio di come i servizi sociali funzionino a mezzo servizio, in quanto non riescono ad adempiere alcuni specifici compiti per i quali sono preposti. «Mi reco quasi ogni giorno negli uffici comunali – confessa rassegnato Apicella – ma tutte le volte ricevo solo promesse». Nel frattempo i giorni passano e i problemi aumentano. Ma nessuno fa niente. «L’assistente sociale – rimarca il 39enne – di fronte alle mie insistenze non ha saputo darmi nessuna risposta concreta. Anzi una sì: mi ha detto che in Italia tutto funziona così». Al danno, dunque, si è aggiunta pure la beffa. Ma, intanto, per Apicella, la vita è sempre più complicata. Al di là dei suoi errori, la cattiva sorte sembra essersi accanito contro di lui: il fato crudele l’ha già privato della moglie, deceduta qualche tempo fa. Ora gli resta un figlio che, però, vive con una zia, non essendo lui in grado di assicurargli il minimo sostentamento. «Mi sono rivolto anche al sindaco Antonio Capone – evidenza – ma anche in questo caso non sono riuscito a cavare un ragno dal buco. Il primo cittadino, infatti, continua a dirmi che è tutto a posto ma, nel frattempo, io resto sempre in mezzo ad una strada». Apicella vorrebbe essere in grado di mantenere la sua famiglia, senza tornare a delinquere

Maiori, Costiera amalfitana l' appello di Antonio Apicella "Ho pagato il mio debito con la giustizia, ora aiutatemi a vivere". Da poco più di 20 giorni, dopo aver trascorso due anni nel carcere circondariale di Fuorni, per un furto di un’Ape car, ha varcato il cancello del penitenziario, scrive Gaetano De Stefano su La Città di Salerno.  Ma per Antonio Apicella, 39 anni, di Maiori, la riconquista della libertà non ha avuto un sapore dolce. E, soprattutto, non è stata come aveva tante volte sognato, durante il periodo in cui era rinchiuso in una cella. Perché lo Stato si è dimenticato di lui. E il Comune di Maiori, dove l’uomo risiede, l’ha abbandonato a se stesso. Dopo quasi un mese, infatti, nonostante le sue buone intenzioni non è riuscito a trovare un posto di lavoro per sbarcare il lunario. E se non fosse per la generosità di suo fratello Giuseppe, dovrebbe dormire sotto i ponti. Insomma una storia triste, che sembra essere il perfetto esempio di come i servizi sociali funzionino a mezzo servizio, in quanto non riescono ad adempiere alcuni specifici compiti per i quali sono preposti. «Mi reco quasi ogni giorno negli uffici comunali – confessa rassegnato Apicella – ma tutte le volte ricevo solo promesse». Nel frattempo i giorni passano e i problemi aumentano. Ma nessuno fa niente. «L’assistente sociale – rimarca il 39enne – di fronte alle mie insistenze non ha saputo darmi nessuna risposta concreta. Anzi una sì: mi ha detto che in Italia tutto funziona così». Al danno, dunque, si è aggiunta pure la beffa. Ma, intanto, per Apicella, la vita è sempre più complicata. Al di là dei suoi errori, la cattiva sorte sembra essersi accanito contro di lui: il fato crudele l’ha già privato della moglie, deceduta qualche tempo fa. Ora gli resta un figlio che, però, vive con una zia, non essendo lui in grado di assicurargli il minimo sostentamento. «Mi sono rivolto anche al sindaco Antonio Capone – evidenza – ma anche in questo caso non sono riuscito a cavare un ragno dal buco. Il primo cittadino, infatti, continua a dirmi che è tutto a posto ma, nel frattempo, io resto sempre in mezzo ad una strada». Apicella vorrebbe essere in grado di mantenere la sua famiglia, senza tornare a delinquere