Ercolano. Vigili furbetti del cartellino: 35 indagati. Smascherati dal comandante e dai carabinieri: accusati di truffa

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Ercolano. Da controllori a controllati: i «furbetti del cartellino» stavolta indossano una divisa e sono dipendenti della polizia municipale. Trentacinque gli indagati, tutti in servizio nel comando di polizia municipale della Città degli Scavi: ventotto vigili in attività, cinque impiegati amministrativi e due in pensione. L’elenco dei presunti fannulloni stavolta è lungo e colpisce dritto al Comando di corso Resina, dove ieri i carabinieri della compagnia di Torre del Greco hanno notificato gli avvisi di garanzia con la comunicazione di chiusura delle indagini preliminari. Le cattive abitudini dei lavoratori sono finite al centro di un’inchiesta avviata nel 2011, che si è sviluppata attraverso pedinamenti e occhi elettronici piazzati nei punti strategici del comando. Il materiale passato al vaglio dei carabinieri è molto ampio e, nell’ipotesi accusatoria, incastrerebbe i dipendenti in diverse circostanze decisamente inusuali, ma secondo il classico metodo dei furbetti. Badge marcati al posto di altri colleghi, vigili che se ne vanno in giro a fare la spesa benché in servizio. Oppure altri che prendono il treno e se ne vanno a spasso o, addirittura, se ne tornano a casa dopo aver marcato. E, ancora, agenti scovati a leggere comodamente il giornale nei giardinetti dopo essersi allontanati arbitrariamente dal posto di lavoro benché risultanti ancora in servizio. Insomma, un campione di varia furberia che non poteva sfuggire al comandante Francesco Zenti e ai carabinieri del maggiore Michele De Rosa che hanno deciso di andare a fondo nella vicenda. Alla fine per tutti le accuse ipotizzate spaziano dalla truffa ai danni dello stato fino al falso per l’alterazione di documenti di servizio ufficiali sui quali sarebbe stata apposta la firma falsa del comandate. Il fascicolo è stato aperto dalla sezione Reati contro la pubblica amministrazione della Procura guidata da Giovanni Colangelo. Le indagini, invece, sono state condotte dei carabinieri della compagnia di Torre del Greco, diretta dal maggiore Michele De Rosa, e dello stesso comandante dei vigili, Francesco Zenti, cui va il merito di aver scoperto per primo i furbetti. I dati rilevati dagli inquirenti mettono in evidenza le tendenze del periodo che va dal 2011 in poi, ed emerge nella maggior parte degli episodi che i badge venivano timbrati da colleghi che si prestavano gentilmente a quegli illeciti favori, ovvero, a coprire qualche ora di ritardo in entrata o al contrario in anticipo in uscita. Per altri indagati invece sono stati notati e comunicati ai pubblici ministeri titolari del procedimento veri e propri allontanamenti del tutto ingiustificati durante l’orario di lavoro: pause che potevano durare anche delle intere ore e che presumibilmente permettevano ai dipendenti di dedicarsi tranquillamente ad altre faccende del tutto slegate dall’attività lavorative. Una vicenda, quella di Ercolano, che somiglia per molti aspetti a inchieste che in passato hanno interessato anche altri comuni dell’hinterland partenopeo, come Portici o Boscoreale. Clamoroso fu proprio il caso della città della Reggia nel quale l’elenco dei dipendenti fannulloni arrivò a contare addirittura quarantacinque indagati, per i quali poi le autorità competenti decisero di procedere con gli arresti. Quel processo, però, è finito di recente con una sentenza di prescrizione mentre restano aperte le contestazioni sollevate dalla Corte dei Conti. (Paola Russo – Il Mattino)

Ercolano. Da controllori a controllati: i «furbetti del cartellino» stavolta indossano una divisa e sono dipendenti della polizia municipale. Trentacinque gli indagati, tutti in servizio nel comando di polizia municipale della Città degli Scavi: ventotto vigili in attività, cinque impiegati amministrativi e due in pensione. L’elenco dei presunti fannulloni stavolta è lungo e colpisce dritto al Comando di corso Resina, dove ieri i carabinieri della compagnia di Torre del Greco hanno notificato gli avvisi di garanzia con la comunicazione di chiusura delle indagini preliminari. Le cattive abitudini dei lavoratori sono finite al centro di un’inchiesta avviata nel 2011, che si è sviluppata attraverso pedinamenti e occhi elettronici piazzati nei punti strategici del comando. Il materiale passato al vaglio dei carabinieri è molto ampio e, nell’ipotesi accusatoria, incastrerebbe i dipendenti in diverse circostanze decisamente inusuali, ma secondo il classico metodo dei furbetti. Badge marcati al posto di altri colleghi, vigili che se ne vanno in giro a fare la spesa benché in servizio. Oppure altri che prendono il treno e se ne vanno a spasso o, addirittura, se ne tornano a casa dopo aver marcato. E, ancora, agenti scovati a leggere comodamente il giornale nei giardinetti dopo essersi allontanati arbitrariamente dal posto di lavoro benché risultanti ancora in servizio. Insomma, un campione di varia furberia che non poteva sfuggire al comandante Francesco Zenti e ai carabinieri del maggiore Michele De Rosa che hanno deciso di andare a fondo nella vicenda. Alla fine per tutti le accuse ipotizzate spaziano dalla truffa ai danni dello stato fino al falso per l’alterazione di documenti di servizio ufficiali sui quali sarebbe stata apposta la firma falsa del comandate. Il fascicolo è stato aperto dalla sezione Reati contro la pubblica amministrazione della Procura guidata da Giovanni Colangelo. Le indagini, invece, sono state condotte dei carabinieri della compagnia di Torre del Greco, diretta dal maggiore Michele De Rosa, e dello stesso comandante dei vigili, Francesco Zenti, cui va il merito di aver scoperto per primo i furbetti. I dati rilevati dagli inquirenti mettono in evidenza le tendenze del periodo che va dal 2011 in poi, ed emerge nella maggior parte degli episodi che i badge venivano timbrati da colleghi che si prestavano gentilmente a quegli illeciti favori, ovvero, a coprire qualche ora di ritardo in entrata o al contrario in anticipo in uscita. Per altri indagati invece sono stati notati e comunicati ai pubblici ministeri titolari del procedimento veri e propri allontanamenti del tutto ingiustificati durante l’orario di lavoro: pause che potevano durare anche delle intere ore e che presumibilmente permettevano ai dipendenti di dedicarsi tranquillamente ad altre faccende del tutto slegate dall’attività lavorative. Una vicenda, quella di Ercolano, che somiglia per molti aspetti a inchieste che in passato hanno interessato anche altri comuni dell’hinterland partenopeo, come Portici o Boscoreale. Clamoroso fu proprio il caso della città della Reggia nel quale l’elenco dei dipendenti fannulloni arrivò a contare addirittura quarantacinque indagati, per i quali poi le autorità competenti decisero di procedere con gli arresti. Quel processo, però, è finito di recente con una sentenza di prescrizione mentre restano aperte le contestazioni sollevate dalla Corte dei Conti. (Paola Russo – Il Mattino)