I RITI DELLA SETTIMANA SANTA IN COSTA D’ AMALFI

0

I RITI DELLA SETTIMANA SANTA IN COSTA D’AMALFI VISTI DA SIGISMONDO NASTRI, DECANO DEI GIORNALISTI DELLA COSTIERA AMALFITANA

Non mi dite, per piacere, che sono cose… fritte e rifritte. Se le tradizioni rimangono, per nostra fortuna, inalterate, mi sembra normale che non le si possa raccontare in modo diverso anno dopo anno. Stabilito questo principio, parto – come si sembra giusto – dalla domenica delle Palme.Quando nelle chiese – ma, soprattutto, fuori dalle chiese – si procederà alla benedizione dei ramoscelli d’olivo e, appunto, delle palme. Un rito che avveniva, una volta, durante la celebrazione della messa e che poi s’è preferito spostare all’esterno, per rievocare, con un corteo processionale, l’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme. Farò benedire anch’io un ramoscello d’ulivo, non tanto per scambiarlo con parenti e amici (pure questo è da farsi), ma da utilizzare a Pasqua, insieme all’acqua santa (che troverò in parrocchia), per la benedizione della mensa. Credo che questo avvenga ancora in molte case. 
Torno alla domenica delle Palme. In Costiera siamo abituati alle belle palme intrecciate, come solo a Conca dei Marini (e a Praiano, ma pure a Sorrento, se ricordo bene) sanno fare. Palme lunghissime – chissà se e quante se ne troveranno, dopo che il punteruolo rosso ha fatto strage di queste piante -, altre più corte, piccolissime, a forma di panierini, barchette, croci, addobbate con fiori, coccarde e, naturalmente, rametti d’olivo. Una volta benedette, ai miei tempi, venivano esposte al balcone o alla finestra di casa, rimanendo lì fino alla Pasqua dell’anno successivo. 
Quando ero ragazzo, ad Amalfi, le compravamo dai pescivendoli (Masaniello, Paolillo sotto ‘a Sciulia, ecc.). Addirittura c’era chi le chiamava “pesci”. Chiarisco, a scanso di equivoci, che la tradizione di queste palme non è soltanto nostra. E’ alquanto diffusa su tutto il territorio nazionale. Ogni anno ne viene donata una anche al Papa. 
La giornata di giovedì santo sarà ai riti penitenziali, che sfociano nella processione dei Battenti. 
Venerdì ci sarà quella del Cristo morto.
I Battenti sono i veri protagonisti di questo tempo di Passione. Bisogna venire in Costiera per rendersene conto. Vestiti di una lunga tunica bianca, incappucciati, in qualche caso (ad Amalfi) col capo coronato di rovi (mi viene un dubbio: ci sono più cespugli di rovi nei nostri giardini?), cinti alla vita da un nodoso cilicio, che anticamente adoperavano per percuotersi a sangue, escono per le strade al calar delle ombre per la visita a Gesù sacramentato (i cosiddetti “Sepolcri”). Poi, la sera di venerdì costituiscono l’elemento coreografico più significativo, e più suggestivo, della processione di Gesù morto, che si svolge, quasi in contemporanea, in tutti i paesi, con modalità solo apparentemente uguali, ma, in effetti, diverse nelle forme e nei contenuti.
Ogni comunità, infatti, è gelosa custode dei propri riti, che si sono conservati intatti nel tempo. 
A Minori, la sera del giovedì santo, e fino all’alba del giorno seguente, i Battenti, incolonnati dietro una grande croce, portata a spalla, sfilano per le vie del centro e quelle delle frazioni illustrando alcuni episodi significativi della vita del Cristo. Durante le soste programmate, si stringono in cerchio e cantano, con suggestivo effetto corale. 
La sera del venerdì, dopo la dolorosa liturgia della schiodatura di Cristo che avviene in Basilica, prende il via, alla sola luce delle torce, la processione di Gesù morto. Di grande suggestione sono gli antichissimi canti interpretati dai Battenti: col tono ‘e vasce il giovedì e col tono ‘e coppe il venerdì. La doppia melodia serviva, in origine, a differenziare le due Arciconfraternite locali: quella del SS. Rosario, posta su in alto a Villamena, e quella del SS. Sacramento, sita in basso, alle spalle della basilica di Santa Trofimena. 
Oggi esiste solo quest’ultima, ma i due modi di cantare non si sono integrati.
Il culmine della solennità lo si raggiunge con la processione di venerdì santo. A Minori, come a Ravello e ad Amalfi. Si potrebbe dire che c’è quasi sovrapposizione di immagini su scenari diversi: i paesi immersi in un buio profondo, rotto soltanto dalle torce messe ad ardere lungo le vie, dai lampioni tenuti in mano dai Battenti. Cerco di trovarne tracce nei miei ricordi lontani.
A Ravello il corteo, partendo dalla cattedrale di san Pantaleone, raggiunge il monastero di santa Chiara, lungo il percorso per Cimbrone. Poi, al ritorno, si spinge fino a piazza Fontana. Ai lati del catafalco sfila uno stuolo di bambini vestiti da angioletti.
Particolarmente ricca di pathos la processione ad Amalfi: quando compare, sulla sommità del Duomo, la bara dorata del Cristo, seguita dalla statua della Madonna in lacrime, la folla dei fedeli è presa da sincera commozione. Il corteo percorre lentamente le vie del centro fino a piazza Municipio. Qui Gesù viene deposto nel sepolcro allestito nella chiesetta di san Nicola dei Greci. Ancora più mesto è il rientro, con la bara vuota, preceduta dalla Addolorata. Struggenti i canti: “Sento l’amaro pianto / della dolente Madre / che gira tra le squadre / in cerca del suo ben”. E ancora: “Sento l’amato Figlio / che dice: Madre, addio, / più fier del dolor mio / il tuo mi passa / mi passa il sen”.
A Minori l’ambiente è caratterizzato dal luccichio di migliaia di lumini posti sui terrazzi, sui davanzali, sui muri, in modo da creare un paesaggio da favola. Lo scenario, così, diventa spettrale.
A Maiori la “Via Crucis” attraversa il Lungomare Amendola, il corso Reginna, fino al Piazzale della Chiesa di S. Domenico, da poco restituita al culto, dove è prevista la drammatizzazione delle ultime stazioni. Poi, la processione del Cristo Morto e dell’Addolorata verso la Collegiata e la venerazione della reliquia della S. Croce. 
L’unica nota stonata di queste processioni sono i flash di smartphone, tablet e apparecchi fotografici.
Sono manifestazioni nelle quali si fondono (e si confondono) religiosità e folclore, devozione e tradizione popolare. Fondamentali per il recupero di quei valori spirituali trasmessi fino a noi dalle precedenti generazioni. E’ significativo, perciò, che ogni anno a vestire il lungo camicione bianco dei Battenti, col cappuccio che lascia scoperti solamente gli occhi, siano non solo anziani, ma anche giovani e ragazzi.
Che altro dire? Una volta si legavano le campane il giovedì santo per essere poi suonate a distesa all’annuncio della resurrezione, quando, in tutte le chiese, veniva scoperta la gloria, ossia la statua del Cristo trionfante, con la bandiera in mano, posta sull’altare, fino a quel momento tenuta nascosta da un velo. Una scena che, da bambini, ci riempiva di gioia.
Chiudo questo mio intervento, che spero non vi abbia annoiato, con una segnalazione. Lunedì in albis, quello della Pasquetta, si celebra a Maiori la Madonna della Libera, alla quale è dedicata una chiesetta di via Nuova Chiunzi. E’ la festa del piccolo rione di Casa Imperato, al quale anch’io appartengo, ma è molto molto sentita da tutti i maioresi. Ci può, ci vada.
Sigismondo Nastri
P.S. Mi scuso con gli autori delle foto. Le ho trovate nel pc, non so da dove sono state tratte.

I RITI DELLA SETTIMANA SANTA IN COSTA D'AMALFI VISTI DA SIGISMONDO NASTRI, DECANO DEI GIORNALISTI DELLA COSTIERA AMALFITANA

Non mi dite, per piacere, che sono cose… fritte e rifritte. Se le tradizioni rimangono, per nostra fortuna, inalterate, mi sembra normale che non le si possa raccontare in modo diverso anno dopo anno. Stabilito questo principio, parto – come si sembra giusto – dalla domenica delle Palme.Quando nelle chiese – ma, soprattutto, fuori dalle chiese – si procederà alla benedizione dei ramoscelli d'olivo e, appunto, delle palme. Un rito che avveniva, una volta, durante la celebrazione della messa e che poi s’è preferito spostare all’esterno, per rievocare, con un corteo processionale, l’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme. Farò benedire anch'io un ramoscello d'ulivo, non tanto per scambiarlo con parenti e amici (pure questo è da farsi), ma da utilizzare a Pasqua, insieme all'acqua santa (che troverò in parrocchia), per la benedizione della mensa. Credo che questo avvenga ancora in molte case. 
Torno alla domenica delle Palme. In Costiera siamo abituati alle belle palme intrecciate, come solo a Conca dei Marini (e a Praiano, ma pure a Sorrento, se ricordo bene) sanno fare. Palme lunghissime – chissà se e quante se ne troveranno, dopo che il punteruolo rosso ha fatto strage di queste piante -, altre più corte, piccolissime, a forma di panierini, barchette, croci, addobbate con fiori, coccarde e, naturalmente, rametti d’olivo. Una volta benedette, ai miei tempi, venivano esposte al balcone o alla finestra di casa, rimanendo lì fino alla Pasqua dell’anno successivo. 
Quando ero ragazzo, ad Amalfi, le compravamo dai pescivendoli (Masaniello, Paolillo sotto 'a Sciulia, ecc.). Addirittura c’era chi le chiamava “pesci”. Chiarisco, a scanso di equivoci, che la tradizione di queste palme non è soltanto nostra. E’ alquanto diffusa su tutto il territorio nazionale. Ogni anno ne viene donata una anche al Papa. 
La giornata di giovedì santo sarà ai riti penitenziali, che sfociano nella processione dei Battenti. 
Venerdì ci sarà quella del Cristo morto.
I Battenti sono i veri protagonisti di questo tempo di Passione. Bisogna venire in Costiera per rendersene conto. Vestiti di una lunga tunica bianca, incappucciati, in qualche caso (ad Amalfi) col capo coronato di rovi (mi viene un dubbio: ci sono più cespugli di rovi nei nostri giardini?), cinti alla vita da un nodoso cilicio, che anticamente adoperavano per percuotersi a sangue, escono per le strade al calar delle ombre per la visita a Gesù sacramentato (i cosiddetti "Sepolcri"). Poi, la sera di venerdì costituiscono l’elemento coreografico più significativo, e più suggestivo, della processione di Gesù morto, che si svolge, quasi in contemporanea, in tutti i paesi, con modalità solo apparentemente uguali, ma, in effetti, diverse nelle forme e nei contenuti.
Ogni comunità, infatti, è gelosa custode dei propri riti, che si sono conservati intatti nel tempo. 
A Minori, la sera del giovedì santo, e fino all’alba del giorno seguente, i Battenti, incolonnati dietro una grande croce, portata a spalla, sfilano per le vie del centro e quelle delle frazioni illustrando alcuni episodi significativi della vita del Cristo. Durante le soste programmate, si stringono in cerchio e cantano, con suggestivo effetto corale. 
La sera del venerdì, dopo la dolorosa liturgia della schiodatura di Cristo che avviene in Basilica, prende il via, alla sola luce delle torce, la processione di Gesù morto. Di grande suggestione sono gli antichissimi canti interpretati dai Battenti: col tono ‘e vasce il giovedì e col tono ‘e coppe il venerdì. La doppia melodia serviva, in origine, a differenziare le due Arciconfraternite locali: quella del SS. Rosario, posta su in alto a Villamena, e quella del SS. Sacramento, sita in basso, alle spalle della basilica di Santa Trofimena. 
Oggi esiste solo quest’ultima, ma i due modi di cantare non si sono integrati.
Il culmine della solennità lo si raggiunge con la processione di venerdì santo. A Minori, come a Ravello e ad Amalfi. Si potrebbe dire che c’è quasi sovrapposizione di immagini su scenari diversi: i paesi immersi in un buio profondo, rotto soltanto dalle torce messe ad ardere lungo le vie, dai lampioni tenuti in mano dai Battenti. Cerco di trovarne tracce nei miei ricordi lontani.
A Ravello il corteo, partendo dalla cattedrale di san Pantaleone, raggiunge il monastero di santa Chiara, lungo il percorso per Cimbrone. Poi, al ritorno, si spinge fino a piazza Fontana. Ai lati del catafalco sfila uno stuolo di bambini vestiti da angioletti.
Particolarmente ricca di pathos la processione ad Amalfi: quando compare, sulla sommità del Duomo, la bara dorata del Cristo, seguita dalla statua della Madonna in lacrime, la folla dei fedeli è presa da sincera commozione. Il corteo percorre lentamente le vie del centro fino a piazza Municipio. Qui Gesù viene deposto nel sepolcro allestito nella chiesetta di san Nicola dei Greci. Ancora più mesto è il rientro, con la bara vuota, preceduta dalla Addolorata. Struggenti i canti: “Sento l’amaro pianto / della dolente Madre / che gira tra le squadre / in cerca del suo ben”. E ancora: “Sento l’amato Figlio / che dice: Madre, addio, / più fier del dolor mio / il tuo mi passa / mi passa il sen”.
A Minori l’ambiente è caratterizzato dal luccichio di migliaia di lumini posti sui terrazzi, sui davanzali, sui muri, in modo da creare un paesaggio da favola. Lo scenario, così, diventa spettrale.
A Maiori la “Via Crucis” attraversa il Lungomare Amendola, il corso Reginna, fino al Piazzale della Chiesa di S. Domenico, da poco restituita al culto, dove è prevista la drammatizzazione delle ultime stazioni. Poi, la processione del Cristo Morto e dell’Addolorata verso la Collegiata e la venerazione della reliquia della S. Croce. 
L'unica nota stonata di queste processioni sono i flash di smartphone, tablet e apparecchi fotografici.
Sono manifestazioni nelle quali si fondono (e si confondono) religiosità e folclore, devozione e tradizione popolare. Fondamentali per il recupero di quei valori spirituali trasmessi fino a noi dalle precedenti generazioni. E’ significativo, perciò, che ogni anno a vestire il lungo camicione bianco dei Battenti, col cappuccio che lascia scoperti solamente gli occhi, siano non solo anziani, ma anche giovani e ragazzi.
Che altro dire? Una volta si legavano le campane il giovedì santo per essere poi suonate a distesa all'annuncio della resurrezione, quando, in tutte le chiese, veniva scoperta la gloria, ossia la statua del Cristo trionfante, con la bandiera in mano, posta sull'altare, fino a quel momento tenuta nascosta da un velo. Una scena che, da bambini, ci riempiva di gioia.
Chiudo questo mio intervento, che spero non vi abbia annoiato, con una segnalazione. Lunedì in albis, quello della Pasquetta, si celebra a Maiori la Madonna della Libera, alla quale è dedicata una chiesetta di via Nuova Chiunzi. E’ la festa del piccolo rione di Casa Imperato, al quale anch’io appartengo, ma è molto molto sentita da tutti i maioresi. Ci può, ci vada.
Sigismondo Nastri
P.S. Mi scuso con gli autori delle foto. Le ho trovate nel pc, non so da dove sono state tratte.